Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for dicembre 2012

Il 2012 è finito e tutte le webzine fanno classifiche, riassunti, compilation, speciali di fine anno.
A The Webzine regnano indolenza e svogliatezza per cui vi salutiamo con le canzoni che, fuse in un unico ascolto ininterrotto, rappresentano il mood della redazione in questo istante. Per un capodanno in cui l’inebriamento provenga anche dall’udito.
















Read Full Post »

Fotoreport a cura di LaMyrtha







Read Full Post »

ETICHETTA: Universal
GENERE: Hard rock, grunge

TRACKLIST:
Been Away Too Long
Non State Actor
By Crooked Steps
A Thousand Days Before
Blood on the Valley Before
Bones of Birds
Taree
Attrition
Black Saturday
Halfway There
Worse Dreams
Eyelid’s Mouth
Rowing

Per l’uscita del nuovo lavoro in studio dei Soundgarden, distante più di quindici anni dal precedente full-length di inediti, Down On The Upside, occorre trascinare il giudizio su terreni un po’ più vasti: la bellezza e l’originalità oggettiva di un disco è, in questo senso, un corredo essenziale ad una sorta di utilità, o meglio, necessità, del prodotto, da calcolare, entrambe, anche tenendo conto dei precedenti della band e dello status del genere (il grunge ma anche, in questo caso, l’hard rock).
Ritornati all’ovile tutti gli ex componenti, ormai ultraquarantenni e con diverse esperienze curricolari notevoli (senza attribuirle ne citiamo alcune, sparse: Audioslave, i Probot di Dave Grohl, Pearl Jam, Mark Lanegan, il lavoro solista di Cornell con Timbaland, Pigeonhed, Sunn O))), No WTO Combo, ecc.), abbandonate anche le droghe – come ci tengono a specificare nelle recenti interviste – ripescano dal passato una grinta e un furore che sicuramente non avevano esportato con siffatta esplosività nei progetti collaterali. Recuperano invece poco dell’originalità e dell’effetto novità che sia nel grunge più classico degli esordi, sia nei momenti più melodici del secondo periodo, erano due loro fondamentali pregi. “Been Away Too Long”, “Attrition” e “Non-State Actor” sono le canzoni più incisive, gonfie di riff possenti e tempi martellanti, seppur non altrettanto marziali e “dritti”. Per queste incursioni nei territori metal e hard rock, ricollegabili agli inizi quanto a ventate di fresco che giungono forse da deliri punk à la Foo Fighters, Cornell riesce a rifulgere di una vocalità devastante, graffiante ed esteso come ai vecchi tempi, anche se la pulizia del suono è qui controproducente ed eccessiva, forse l’errore più vistoso di questo tentativo di aggiornamento. “By Crooked Steps” e “Taree” si avvicinano spavaldamente al mainstream, con un certo grado di orecchiabilità che, supportata da arrangiamenti belli pieni e corposi, le riallinea con le parti più grezze del disco.
Strumentalmente, la band riesuma tutte le sue qualità in realtà mai sopite. Linee di basso e batteria sempre sostenute e con un groove che si muove tra funky, grunge e hard rock, riff spaccaorecchie di sapore zeppeliniano, una voce sempre di lusso. La composizione mantiene mediamente un buon livello anche se il rubinetto perde acqua dalla parte dell’originalità. Tanti, infatti, sono i brani che staccano poco dal passato, e se tratteggiare una linea di continuità con la produzione che fu il loro fiore all’occhiello era il loro obiettivo, nonché l’esaltante volere dei fan di vecchia data, le nostalgie devono anche fare i conti con la realtà di un estro creativo un po’ calato e di una presenza sul mercato leggermente meno agevole e giustificabile, in queste vesti. Riconnettendosi all’inizio della recensione, sui due piani della critica troviamo, in sintesi, un quasi perfetto revival grunge, consacrazione della loro grandezza nell’esprimere e modellare questo linguaggio pienamente nineties e dall’altro lato un prodotto obsolescente che una band così difficilmente saprà svecchiare con un seguito all’altezza.

Read Full Post »

Fotoreport a cura di LaMyrtha





Read Full Post »

Fotoreport a cura di LaMyrtha






Read Full Post »

L’anno sta finendo, tanti parlano di fine del mondo ma noi ce ne sbattiamo e vi mandiamo ai migliori concerti del Triveneto (ma non solo). Buone feste nei migliori live club d’Italia.

15/12/2012 – GLI SPORTIVI @ GARAGE CLUB, San Martino di Lupari (PD)
15/12/2012 – VANILLA SKY @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
15/12/2012 – COSMETIC @ TETRIS, Trieste
15/12/2012 – NU BOHEMIEN @ REVOLUTION, Molveno (VI)
15/12/2012 – GIUDA @ COVO CLUB, Bologna
15/12/2012 – CHAMBERS @ YOURBAN, Thiene (VI)
15/12/2012 – PIANO MAGIC @ INTERZONA, Verona
16/12/2012 – PIANO MAGIC @ LOOOP, Padova
16/12/2012 – 99 POSSE @ PONZIANA SOCIAL CLUB, Trieste
16/12/2012 – SAM MICKENS @ ZUNI, Ferrara
16/12/2012 – THE DEATH OF ANNA KARINA @ BOCCIODROMO, Vicenza
19/12/2012 – ELIO E ROBERTO PROSSEDA @ TEATRO COMUNALE, Sasso Marconi (BO)
20/12/2012 – JENNIFER GENTLE + LUCA E ALBERTO FERRARI @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
21/12/2012 – LO STATO SOCIALE @ INTERZONA, Verona
21/12/2012 – MOMBU @ TETRIS, Trieste
21/12/2012 – NOBRAINO @ TEATRO MIELA, Trieste
21/12/2012 – CAPTAIN MANTELL @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
22/12/2012 – MIDNIGHT MAGIC @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
22/12/2012 – PINK HOLY DAYS e AUCAN DJSET @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
22/12/2012 – THE LOVE BANDITS @ ZUNI, Ferrara
22/12/2012 – EDIPO @ VINILE CLUB, Rosà (VI)
22/12/2012 – STONER KEBAB e MONDRIAN OAK @ TETRIS, Trieste
22/12/2012 – MAKAKO JUMP @ CASA DELLE CULTURE, Trieste
22/12/2012 – GIUDA @ ETNOBLOG, Trieste
23/12/2012 – FATHER MURPHY @ ZUNI, Ferrara
24/12/2012 – FAMILY AFFAIR @ TETRIS, Trieste
28/12/2012 – DESTRAGE @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
28/12/2012 – EVA MON AMOUR @ ROYAL SOUND CAFE, Scardovari (RO)
29/12/2012 – EVA MON AMOUR @ BROTHERS, Grezzana (VR)
29/12/2012 – MORAVAGINE @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
31/12/2012 – GALAXY666 @ TETRIS, Trieste

Read Full Post »

Fotoreport a cura di LaMyrtha







Prossimi concerti:
25 GENNAIO 2013  LUGANO (CH) – STUDIO FOCE
26 GENNAIO 2013  TORINO – SPAZIO 211
08 FEBBRAIO 2013 BARCELLONA (S) – LA [2]

Read Full Post »

Apocalypse Wow!
la compilation della fine del mondo

Trentaquattro band a contatto con la fine del mondo.

diNotte Records e Vulcanophono trasformano le loro visioni in un regalo: Apocalypse Wow!

Ad ogni gruppo è stato chiesto di proporre un brano seguendo il proprio stile, ne sono uscite 34 finezze; nessun limite di genere, nessuna costrizione.

Dal 19 Dicembre 2012 sarà in free-download su Rockit, due giorni prima della fine del mondo secondo i Maya, così ce la saremo già scaricata tutti.

LATO A

1) The morning tale – Angus Mc Og

2) Down – Versailles

3) Domani – Mr. Brace

4) Banana song – ED

5) Bathysphere (Smog cover) – Melampus

6) What Fury Can’t Say – His Clancyness

7) Carreggiata – Mangiacassette

8) Goodnight – Pip Carter Lighter Maker

9) Molliche – Setti

10) T.T.T. – Brothers In Law

11) Saints –  Karibean

12) ZigZag – Honeybird and the Birdies

13) May gray –  May Gray

14) Your miserable life (Movie Star Junkies cover) – Bob Corn

15) Il Noi – Wolther Goes Stranger & Welcome Back Sailors

16) Ultimo giorno sulla terra – Emme Stefani

17) Tum Tum Pa Tu Tum tum tum pa – The Crazy Crazy World Of Mr. Rubik

LATO B

1)  Il giudizio universale – il Fratello

2) La gente – Babalot

3) 2012. Tutto questo finirà! Avremo la luce negli occhi. Il passato è passato, il futuro è dorato – Dadamatto

4) Rituale per arrivare presto alla fine – Above The Tree

5) This world (is killing me) – Montgomery

6) Waiting for the apocalypse eating ice cream on the sand – Mic Bombatomica

7) Helsinki – Tempelhof

8) Scatola nera –  Ebrei

9) Asteroid – Disquieted By

10) Mi ha da dà – Chewingum

11) Meglio meno pesi – Gioacchino Turù e Vanessa V.

12) Esegesi del decadimento – Death of Anna Karina

13) To do – Three Lakes

14) Sad Animal –  Lovecats

15) Through the almost unknown – Rella the woodcutter

16) Una vita stupenda – Pop X

17) Tu sei la fine del mondo –  I Camillas

Apocalypse Wow! verrà presentata ufficialmente in due serate live con alcuni dei gruppi coinvolti, il 21 e il 22 dicembre. La prima serata a La Tenda di Modena ospiterà i Camillas, Welcome Back Sailors e Above the Tree, mentre durante la seconda a Villa Zamboni a Valeggio sul Mincio (VR) saliranno sul palco Brothers in Law, Pop_X e gli Ebrei.

HYPERLINK “http://www.Vulcanophono.com/”Vulcanophono.com

HYPERLINK “http://www.dinotterecords.com”

Read Full Post »

Fotoreport a cura di LaMyrtha



TOUR
16.12 Modena – La Riffa
18.12 Livorno – Teatro C
19.12 La Spezia – Origami
21.12 Castiglione delle Stiviere (MN) – Arci Dallò
23.12 Ravenna – Passatelli in Bronson @ Bronson [w/ Zen Circus – Criminal Jokers – Flora & Fauna]
20.01.13 Cusano Milanino (MI) – Agorà
24.01.13 Benevento – Morgana
25.01.13 Sarno (SA) – Key Drum
26.01.13 Napoli – Mamamu
27.01.13 Latina – Sottoscala 9
15.02.13 Montichiari (BS) – Galeter
02.03 Sarnano (MC) – Revers

Read Full Post »

ETICHETTA: Frenchkiss
GENERE: Alternative rock

TRACKLIST:
So He Begins to Lie
3×3
Octopus
Real Talk
Kettling
Day Four
Coliseum
V.A.L.I.S.
Team A
Truth
The Healing
We Are Not Good People
Mean
Left Skeleton

Esiste una sindrome non scientificamente riconosciuta che si aggira tetra tra gli ascoltatori di musica mainstream: l’ansia da cambiamento. Ne esiste un’altra, diametralmente opposta, l’applauso cieco al cambiamento. Si parla, in sostanza, di cambio di direzione, quel salto improvviso di una band da un linguaggio all’altro che viene talvolta additato al pubblico ludibrio, altre volte osannato senza discernimento. Cercando di giudicare con estrema sincerità, pur partendo da un presupposto di apprezzamento più che onesto dei primi due dischi (saltando la mezza catastrofe para-elettronica che fu Intimacy), si giunge facilmente a separare la bellezza di alcune parti di questo disco dalla sua qualità di “nuovo” nella discografia dei londinesi. L’indie rock degli esordi, una fraseologia per certi versi ormai classica, in particolare, nella scena britannica, permea solo alcuni passaggi delle dodici (quattordici comprese le due bonus track) canzoni di questo Four, con riferimento alla loro tradizionale chitarra soft punk e ad alcune scelte di batteria (e il momento principale a ricollegarli al loro passato è il primo singolo estratto “Octopus”, che è anche il brano migliore del disco). Per il resto Kele Okereke e soci intraprendono un percorso di scoperta verso codici più propriamente punk, con inserti grunge, un lessico più generalmente hard rock e una produzione, se vogliamo, più piena e “grossa”. Il sound non differisce molto da quello di prima, ma un senso generale di suono iperpompato si sente nella potente “So He Begins to Lie” iniziale e in “Kettling”, che ricorda band alt-pop come i My Chemical Romance e i Fall Out Boy, voce, naturalmente, esclusa. In “Real Talk” ci si avvicina a scelte funk ma senza lo stile dei Red Hot dei bei tempi, producendo quindi un pezzo che scorre piuttosto insipido, così come “Coliseum”, un salto negli anni settanta senza troppo stile con un riff quasi metal che si è sentito in decine di altre canzoni, ma che si apprezza possibilmente al primo ascolto per la diversità da tutto ciò che mai è stato fatto dai Bloc Party (basta ascoltare il bizzarro screaming finale). “3×3” è la consacrazione della volontà inespressa di elevarsi a band da stadio, ma il risultato è commercialmente solo parziale. In sintesi, nessun anthem come ne ricordiamo in Silent Alarm o A Weekend In The City.

La prima sensazione che si avverte all’ascolto di questo disco, senz’altro ben suonato (vedasi un Matt Thong come sempre originalissimo dietro le pelli), è che manchi di una direzione ben precisa. Tante le strade esplorate, ma senza addentrarsi mai a fondo in nessuna. L’amaro in bocca è lasciato in particolare dalla mancanza di presa delle canzoni. Timbro vocale a parte, nessuno si è mai azzardato (a ragione) a giudicare i Bloc Party una band originale, ma è risultata sempre fondamentale in contesto indie/alternative per la bellezza quantomeno radiofonica di molti brani, vezzo che in questo disco non ricompare, pur senza una svolta intellettuale. L’impressione, dunque, è che si sia voluto fare una scelta di cambiamento ammiccante senza riuscirci. Tolto questo velo polemico, lo si ascolta facilmente, forse troppo, in particolare in virtù del dubbio, fortunatamente sventato, che le derive dance/electro di Kele Okereke (qualcuno ricorda Tenderoni?) non portassero nel baratro anche i suoi BP. E speriamo quindi in un Five, se esisterà, più convinto e convincente del predecessore.

ascolta qui:

Read Full Post »

Otto dicembre duemiladodici. Marghera. E’ il secondo appuntamento celebrativo della celebre etichetta indipendente italiana La Tempesta Dischi di Enrico Molteni a tenersi al CSO Rivolta e, come l’altra volta, le presenze sono state tante.
Interessante il cartellone, interessante la disposizione degli artisti, spalmati su quasi otto ore di musica tra dj e live set sparsi in ben tre padiglioni (Hangar, Nite Park e Sherwood Open Live). Diciamo, per dovere di cronaca, che parleremo di tutti gli artisti che si sono esibiti eccetto Iori’s Eyes e i dj set di Niveau Zero, Dente e Il Genio, non seguiti per motivi logistici.

La giornata si scalda presto con un Hangar già semipieno e la musica tribal-techno degli Hardcore Tamburo, nuova reincarnazione dei Sick Tamburo, che scaldano l’ambiente con ritmiche sospese tra tribale, techno e dance, inserendo anche qualche traccia (come “La Canzone del Rumore”) del repertorio dei Sick. Assolutamente divertenti, particolare l’idea anche scenica dei bidoni di latta che, insieme al tradizionale passamontagna, dona al progetto un approccio più carismatico e originale.
Umberto Maria Giardini, con la sua nuova reincarnazione (dopo Moltheni, Pineda e le innumerevoli collaborazioni), presenta un po’ dei nuovi brani, tranquilli ma con un’evoluzione tipicamente post-rock: parti melodiche particolarmente dilatate che sfociano in finali brutali, qui impreziositi comunque da dei testi molto interessanti (cosa che non accade molto spesso su questi generi).
Un set qualitativamente ottimo, forse poco coinvolgente se posizionato a questo punto della serata.
Il Pan del Diavolo con il loro divertentissimo folk (o alternative folk? come lo vogliamo chiamare?)  sono ormai un’istituzione della musica italiana e già l’accoglienza è più calorosa rispetto alle band precedenti. Il set fila liscio tra i loro principali successi con particolare attenzione agli estratti dall’ultimo lavoro Piombo Polvere e Carbone (la migliore tra queste “Scimmia Urlatore”). Un set dove, per la prima volta nella serata, si può anche saltare (soprattutto con “Pertanto”). Buon lancio per Appino, salto nel nite park uscendo nella parte aperta del Rivolta a sorbirsi un po’ di ghiaccio post-nevicata siberiana e si scopre che il frontman degli Zen Circus sta suonando la prima canzone chitarra e voce, con un sound che ricorda immediatamente le canzoni più tranquille del Circo Zen. Ma dal secondo brano si scopre la formazione che lo accompagnerà nel nuovo disco e nel tour nel corso del 2013, ovvero Giulio Favero e Franz Valente del Teatro degli Orrori. La band si trasfigura completamente in qualcosa di molto più ruvido, con tanto di parti in screaming accennato, tra grunge, post-punk, alternative rock. In questo breve set trova spazio Radio Friendly Unit Shifter dei Nirvana, in finale di set, veramente potentissima. Una piacevolissima sorpresa.
Finito il set di Appino è già l’ora dei Tre Allegri Ragazzi Morti, la band di punta di questo roster, che orienta, per forza di cose, le mode nell’etichetta. Il nuovo disco che uscirà a giorni, Nel Giardino dei Fantasmi, viene presentato con sei tracce, “sei fantasmi”, primi accenni di un lavoro che sembra già molto interessante, riprendendo sempre quel groove reggae che li aveva visti rinnovare dopo così tanto tempo, ma con delle evoluzioni un po’ diverse, che si avrà certo modo di esplorare seguendo il prossimo tour dedicato. Tra i brani recenti (da Primitivi del Futuro) eseguiti i due singoli “La Faccia della Luna” e, in apertura, “Puoi Dirlo a Tutti”, una delle più apprezzate nel pubblico di tutta la setlist. Nel finale, invece, salto indietro nel tempo con “Il Mondo Prima”, “Il Principe in Bicicletta” e “Occhi Bassi”, anche se quest’ultima non è proprio la conclusione perfetta per un live così. La band, proprio come tutte quelle precedenti, ha suonato molto bene, si è contraddistinto anche Toffolo per una voce più intonata della media mentre il sound stranamente ottimale dell’Hangar ha fatto il resto.
Finiscono i pordenonesi e scatta il delirio al Nite Park. I Ninos du Brasil sparano i bassi talmente alti che non si riesce a sentire niente, lo stabile si trasforma in una sorta di rave gigante, forse complice l’acustica terribile che in questo istante più che far sentire il concerto erutta frequenze basse a profusione. La band in realtà è più tranquilla, ballabile, e tutto sommato originale, fondendo dance, techno e musica brasiliana in una miscela che in Italia senz’altro non s’era sentita prima. Divertenti, ma penalizzati dall’acustica. Sul palco principale è ora dei Mellow Mood, con i fari puntati contro ormai da qualche mese grazie ad una presenza sul territorio nordestino notevole, con veramente decine e decine di concerti all’anno che li hanno portati sostanzialmente dovunque. Reggae, reggaeton e accenni ska, un genere che, come si sa, va molto in queste zone e infatti il set è molto gradito. Il complesso, inoltre, tecnicamente se la cava molto bene e tiene alto l’onore del genere con una scelta dei suoni senz’altro azzeccata.
Saltati gli Iori’s Eyes che non siamo riusciti sfortunatamente a seguire, è l’ora degli headliner, il Teatro degli Orrori, il cui set stasera brilla per una potenza inaudita causata soprattutto da un mixing veramente perfetto ad opera del fonico. Solitamente, questa band nei concerti non si ricorda certo per la pulizia dei suoni e la precisione sul palco ma in questa serata l’equilibrio di tutti gli strumenti era tale da schiarire un po’ tutto, spingendo ulteriormente un sound già infernale e evidenziando una bravura tecnica sicuramente accresciuta da Dell’Impero Delle Tenebre a oggi. Un set veramente caldo, con estratti da ogni disco che sono stati, in ordine sparso, tra gli altri, “Non Vedo l’Ora”, “Io Cerco Te”, “Skopje”, “La Canzone di Tom”, “Due”, “E’ Colpa Mia”, “A Sangue Freddo” e “Padre Nostro”. Coinvolgente il frontman Pierpaolo Capovilla come sempre, devastante Franz alla batteria. Il set si è concluso con un paio di minuti strumentali che Favero presenta come “la parte finale di Lezione di Musica, suonata di solito a fine concerto, un pezzo che si chiama Tempesta”.
Parte in questo momento al Nite Park il Dj/Vj set degli Aucan che i bresciani stanno portando in giro ultimamente. Immagini e sound da trip, è techno delle più distruttive, dritta, senza mai decollare mai, martellando lentamente dentro le orecchie dell’ascoltatore. Un’ora di set veramente diretta e che annulla definitivamente i timpani degli astanti, già provati da TDO e Ninos du Brasil.

Una nota di colore da citare è rappresentata dall’utilizzo anche di espedienti pubblicitari e di partecipazione diversi. L’hashtag #tempestarivolta ha permesso di seguire i tweet dei presenti (o di chi non ha potuto partecipare) da uno schermo nell’area espositiva, mentre ai primi mille ingressi è stato regalato un particolare nuovo fumetto di Davide Toffolo intitolato I Cacciatori.

L’evento, in sostanza, ha dimostrato quanto sia in termini di pubblico sia in importanza e qualità della musica questa etichetta pordenonese sia ormai l’unico punto di riferimento per la parte più mainstream della nostra produzione indipendente nazionale, iniziando anche a travalicare i confini con l’esperienza della Tempesta International. Eventi come questo sono imperdibili, quindi, dopo Ferrara 2010 e Marghera 2011, è una promessa, ne recensiremo anche altri.

*video di vari utenti presi da YouTube

Read Full Post »

Intervista e foto a cura di Cesare Veronesi (LaMyrtha)

INTERVISTA
1- Songs of a lifetime, il tuo spettacolo, presenta un forte legame con il passato, ed in particolare con il prog-rock degli anni 70?
Sicuramente, è la storia della mia vita in musica, quindi del mio passato con KC e ELP, ma anche delle canzoni che mi hanno fatto crescere, proprio come quelle dei Beatles. Il progressive rock è stato un capitolo fondamentale per la mia vicenda artistica, ma io sono anche un songwriter, la canzone – che il progressive aveva abbattuto – è molto nelle mie corde e i miei album solisti lo testimoniano. Lo show sarà proprio una rassegna di canzoni, e mi sta piacendo molto il raccontarle a voi amici italiani.

2- Che ricordi hai del periodo di King Crimson e di Emerson Lake and Palmer? Sei rimasto in buoni rapporti con i colleghi di quel tempo? E’ possibile ipotizzare delle future collaborazioni?
I ricordi sono straordinari, con i KC c’era qualcosa di magico, eravamo una band straordinariamente democratica ma quel primo line-up del 1969, che ricordo con gioia, finì troppo presto. Giles e McDonald erano stanchi della vita on the road in United States, quella formazione finì rapidamente e nacque per me una nuova occasione con Keith. Con gli ELP ci fu un successo planetario, straordinario, eravamo diventati molto ricchi con una musica originale e innovativa, fu una cosa eccezionale. I rapporti in generale sono molto buoni, le future collaborazioni? Chi può dirlo… Mai dire mai!
3- Negli anni 70 ricordo che c’era una grande rivalità tra Keith Emerson e Rick Wakeman, per te che suonavi il basso chi era, se c’era, un ipotetico rivale? Chris Squire?
Bella domanda! Noi bassisti – anche se io mi considero anche un chitarrista acustico! – abbiamo sempre lavorato nell’ombra e le rivalità erano più nascoste… Chris è stato ed è ancora un favoloso bassista, ma ricordo con grande piacere anche altri colleghi come Mike Rutherford, John Wetton, Hugh Hopper, tutti con la propria personalità, con la propria originalità. Oggi purtroppo si inseguono molto le note più veloci e le scale incredibili ma senza creatività. Rimpiango molto quel modo di suonare il basso, melodico e peculiare, funzionale ai pezzi ma con spazi solisti eccitanti!
4- In Italia c’è sempre molto interesse per il progressive; si assiste anche in Inghilterra ad un ritorno verso questo tipo di musica?
E’ un interesse molto di nicchia, vedo che si muove molto attraverso internet, una versione aggiornata del passaparola che si faceva negli anni ’60 e ’70. In Inghilterra non c’è molto spazio per chi propone questa musica, ma credo anche altrove: si tratta di un rock che parlava un altro linguaggio, che muoveva masse di giovani interessati a queste novità. Oggi la musica è un affare poco importante, che non ha alcun impatto sulla società. Pensa a un concerto come quello di Hyde Park del 69 quando debuttarono i KC: ebbe una risonanza incredibile, oggi ci sono tanti festival ma nessuno ha quell’impatto sulla società.
5- Secondo la tua opinione, a distanza di tempo, il progressive ha avuto molta influenza sulla musica degli anni successivi?
Certo, ne sono convinto. Ha avuto influenza nella scrittura: abbiamo dimostrato che si poteva superare la forma canzone, ma che anche la canzone poteva essere ricca di variazioni, pensa alla mia Lucky Man, scritta in gioventù con i primi accordi che conoscevo, poi arricchita dall’estro di Keith. Un’altra influenza c’è stata nel modo di suonare: si doveva saper suonare bene e questa cosa ancora oggi, se vuoi fare un disco importante, risale al prog-rock.
6- Come sta procedendo questo tour italiano? Ti sta regalando emozioni e soddisfazioni?
Eccezionale. Desideravo da tempo tornare da voi, mi avete sempre riservato grandi applausi e non sono cose che si dimenticano. A Piacenza, la starting gig, il teatro era stracolmo, la serata romana è stata eccellente e caldissima, ieri a Bologna altrettanto piacevole con un pubblico attento, preparato ma anche molto disinvolto nell’apprezzare le mie canzoni. Grazie amici italiani!







Read Full Post »

ETICHETTA: Autoproduzione
GENERE: New wave, indie rock

TRACKLIST:
Terza Persona
Nel Paese degli Umani
Tutto Finisce all’Alba
Naufragheremo

Consultando la stampa riguardo questa band, si trovano molte critiche riguardo il nome: scontato per la scelta di includere il nome femminile, banale, scomodo. Pochi sanno che Non Violentate Jennifer è il titolo di uno storico rape & revenge movie di Meir Zarchi, di trentaquattro anni fa. Se si può considerare importante il nome di una band, lo si dovrebbe fare perlomeno sul piano del significato, cercando di riportare alla luce l’oscuro legame che connette l’identità onomastica di un gruppo e la loro produzione: su questo piano, pur provando ad illuminare a giorno il perché la new wave dei fiorentini riporti il pensiero indietro a quel sanguinolento film, si fatica, e molto. Ma la critica musicale dovrebbe occuparsi delle canzoni, giusto?
Questo EP, composto di quattro canzoni, è una prova sicuramente passabile. E’ pieno il sound, tra indie rock e new wave, sixties quando serve, anni zero quasi sempre, ma con uno sguardo al passato. Devoto ad un’estetica puramente curtisiana, sembra l’ennesimo revival ma cela un certo studio nei testi che non è cosa comune in questo genere. “Terza Persona” e “Tutto Finisce all’Alba” ingannano, grazie ad un saggio mimetismo, chi pensa che si tratti di normalissimi pezzi tirati all’italiana: le influenze sono anglosassoni, risalgono a qualche decennio addietro, e stanno non tanto nel sound ma nell’attitudine pre-punk rozzissima degli Who di My Generation. A salvare particolarmente questo disco, che non brilla certo per l’originalità, è la maniera grossolana ma efficace con cui si sono inserite un po’ dovunque velature e venature dark, malinconiche, cupe, tetre, come se piovesse. Ed ecco il ritorno a quel richiamo cinematografico, forse è questa la quadra…un lavoro che va ascoltato a dovere, come oggi non si fa più. Sforzo più che coraggioso, niente di nuovo sotto il sole, ma diciamola papale papale e senza gargarismi verbali né barocchismi…ci è piaciuto.

Read Full Post »

ETICHETTA: Baffo Music
GENERE: Elettronica

Open Ending è il titolo del nuovo lavoro in studio degli Holiday in Arabia, duo elettronico (all’anagrafe Marco Ghidelli e Sebastiano Confetta) che pubblica per Baffo Music, etichetta francese, questo nuovo lavoro, sperimentazione in salsa post-electro che meriterebbe più di qualche parola per essere descritto: meriterebbe un ascolto. Una dichiarazione, questa, che esprime sinceramente la difficoltà di rendere con delle semplici lettere la bellezza di un disco, un po’ come Dante Alighieri che davanti alla visione celestiale del Paradiso nella Divina Commedia iniziò ad aver paura di non saperne descrivere lo splendore. Non siamo a livelli così trascendentali, ma la diversità di influenze che sono state inserite dentro questa calamita di generi richiede un’attenzione descrittiva che passa per vie difficilmente percorribili.
Ci si prova così, a dire che il disco inizia con uno space rock rivisitato con dell’elettronica vecchio stile, tra Kraftwerk e ambient più moderno, con “1960”, per poi piombare nella malinconica “Around Me”, perla del disco, tetra rappresentazione di un synth-pop aggiornato e riproposto secondo visioni più progressive. “Petrolio” riprende forme ambient, si pesca da linguaggi trip-hop in “Tegel”, che ha anche del post-rock, e gli Aucan degli esordi non sembrano così distanti, pur con una qualità maggiore della composizione. Che sostanzialmente si ruota dentro un contesto dark, new wave, post-punk, però senza le chitarre graffianti e banali della nuova scena revival.
L’ontologia, ovvero la scienza dell’essere in quanto essere, ci porta a speculare su cosa siano gli Holiday in Arabia, oltre ad un duo elettronico italiano. Sono un raffinato collage di ciò che l’elettronica è stata dalla sua invenzione, di cosa si può fare con degli strumenti veri filtrati attraverso l’immaginazione, la tecnologia, le idee più contorte. Sono l’evoluzione di un concetto di musica tecnica che diventa anche un sorprendente percorso artistico, limitato solo dalla difficoltà a comprendere alcune scelte, non per errori di songwriting ma per l’ignoranza dell’ascoltatore medio. Il metodo degli HiA non li farà mai uscire da un angolino, ma la qualità, si sa, non si trova in cima alle classifiche di vendite. Top.

Read Full Post »

The Webzine seguirà con un report, come l’anno scorso, la serata della Tempesta Dischi al Rivolta di Marghera (VE) di sabato prossimo (8 Dicembre 2012). Quasi tutto il roster si esibirà in concerti e dj set dalle 18.00 alle 04.00 nelle due sale live riscaldate del Rivolta, l’Hangar e il Nite Park, e nello spazio Sherwood Open Live. Ingresso: 15€
Ecco il trailer della serata dal profilo di Enrico Molteni, fondatore della Tempesta nonché bassista dei Tre Allegri Ragazzi Morti, e la lista delle band con relativi orari di esibizione.

Ai primi mille ingressi verrà regalato questo fumetto di Davide Toffolo

Ecco le band che si esibiranno, i rispettivi orari e la location
19.00 – 19.35 – HARDCORE TAMBURO (Hangar)
19.35 – 20.05 – PUBBLICO TEATRO (Nite Park)
20.05 – 20.45 – UMBERTO MARIA GIARDINI (Hangar)
20.45 – 21.20 – PUBBLICO TEATRO (Nite Park)
21.20 – 22.00 – IL PAN DEL DIAVOLO (Hangar)
22.00 – 22.30 – APPINO (Nite Park)
22.30 – 23.15 – TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI (Hangar)
23.00 – 00.00 – IL GENIO DJSET (Sherwood Open Live)
23.15 – 23.45 – NINOS DU BRASIL (Hangar)
23.45 – 00.30 – MELLOW MOOD (Hangar)
00.00 – 01.15 – DENTE DJ SET (Sherwood Open Live)
00.30 – 01.15 – IORI’S EYES (Nite Park)
01.15 – 02.00 – IL TEATRO DEGLI ORRORI (Hangar)
02.00 – 03.00 AUCAN DJ SET (Nite Park)
03.00 – 04.00 – NIVEAU ZERO (Nite Park)

Prevendita €15
al Rivolta da mercoledí 10 ottobre:
mercoledí e giovedí dalle 18.00 alle 20.00
venerdí dalle 20.00 alle 24.00 e sabato dalle 17.00 alle 24.00
oppure
Online €15,00 + €1,00 costo del servizio 
su Sherwood.it
oppure
Al botteghino €15
dalle ore 17.00 l’8 dicembre 2012

Read Full Post »

Si chiama PSYCHOSIS il nuovo singolo dei Dope D.O.D.
Questo è il video, uscito da pochi giorni. Il brano è un featuring con Sean Price.

Per chi si trova in Germania la band ha in previsione tre date tedesche tra qualche giorno:
17.12 Ampere, Monaco
18.12 Cassiopeia, Berlino
19.12 Turmzimmer, Amburgo

Read Full Post »

ETICHETTA: Interbeat
GENERE: New wave

https://i1.wp.com/www.myword.it/img/2012/09/blank_250xfree.jpg

TRACKLIST:
Tu Non Lo Sai
Stars
Sogni
The Hill
Write Aloud
Names
Il Vostro Mondo
Can’t Explain
Non Ho Creduto Mai
Down Down Down

Ritorna ancora l’iperproduttivo Fausto Rossi, storica figura della new wave italiana, in giro ormai da diversi decenni a dare lustro alla nostra produzione in materia. Blank Times è il titolo di questo nuovo lavoro, l’ennesimo viaggio in un mondo caleidoscopico e anfetaminico, un viaggio all’interno della sua concezione di musica che si aggiorna ogni volta, incontrando sempre nuove influenze, più nei poeti che nei cantanti. “Write Aloud” ricorda le tonalità blues di molte perle dell’accoppiata di dischi Becoming Visible e Below the Line, rispettivamente del 2009 e del 2010, e ancora in “Il Vostro Mondo” sembra di sentire un Chuck Berry affogato nella depressione di una new wave affettatissima, all’italiana, tra Frigidaire Tango e primi Diaframma. “Non Vi Ho Creduto Mai” è forse eccessivamente semplice, ma è grazie alla sua rudimentale elementarità che colpisce l’ascoltatore. “Stars” è invece una sorta di condensato delle influenze rock, new wave e blues del disco, ma il suo effetto è quello di una ballad ambient, che può accompagnare qualche visione invernale fuori dal finestrino del treno piuttosto che di un aereo.
Fausto è comunque molto più di questo. I suoi testi sono in bilico tra una poesia bohemien, un raffinato estetismo e un surrealismo quasi futurista che non disdegna accostamenti lessicali strani e all’apparenza sbagliati. E’ effettivamente un universo a parte, dove la conoscenza dei dischi passati e di ciò che ruota intorno al sacilese è fondamentale, perlomeno per avere una visione d’insieme.
Blank Times è sostanzialmente l’ennesima prova che dimostra quanto 34 anni di presenza nella musica italiana non significhino per forza esaurimento della vena creativa, ma anzi siano utilizzabili come un rafforzativo per la conoscenza intrinseca che si ha della parte cupa di questo paese, anche dal punto di vista artistico. Fausto la incarna. Splendida prova in questo 2012.

Read Full Post »

Fotoreport a cura di LaMyrtha

https://lh3.googleusercontent.com/-GNCfE7UxK34/ULrFVE-YgzI/AAAAAAAAB7g/Rs3ECO4Bg0E/s720/Mika_%2520%25281%2520di%252045%2529.jpg
https://lh6.googleusercontent.com/-kK2fSdPvn5o/ULrFV7rcVwI/AAAAAAAAB7o/khwmNjvufww/s720/Mika_%2520%252819%2520di%252045%2529.jpg
https://lh4.googleusercontent.com/-SYSOTci_fr8/ULrFVQF0OdI/AAAAAAAAB7k/YWg6auW5mh8/s720/Mika_%2520%252824%2520di%252045%2529.jpg
https://lh3.googleusercontent.com/-MKnPtP-AMx8/ULrFZOa0ppI/AAAAAAAAB74/6aRjybNlj9Y/s512/Mika_%2520%252840%2520di%252045%2529.jpg
https://lh3.googleusercontent.com/-olv1tvn6Hec/ULrFaTO3T0I/AAAAAAAAB8E/VMOOpDCwH5U/s720/Mika_%2520%25285%2520di%252045%2529.jpg
https://lh5.googleusercontent.com/-q--th8zGEmk/ULrFaZFZlJI/AAAAAAAAB8A/fo5kdFguqmE/s720/Mika_%2520%25288%2520di%252045%2529.jpg

Read Full Post »

01/12/2012 – ENNIO MORRICONE @ PALAFABRIS, Padova
01/12/2012 – COMANECI @ TETRIS, Trieste
01/12/2012 – DISQUIETED BY @ YOURBAN, Thiene (VI)
01/12/2012 – VIKING MOSES @ LA MELA DI NEWTON, Padova
01/12/2012 – RED WORMS’ FARM e NU BOHEMIEN @ CSO PEDRO, Padova
01/12/2012 – FAUVE! GEGEN A RHINO @ ZONA ROVERI, Bologna
01/12/2012 – LO STATO SOCIALE @ DEPOSITO GIORDANI, Pordenone
01/12/2012 – CROCODILES e ZOMBIE ZOMBIE @ COVO CLUB, Bologna
01/12/2012 – IAN ANDERSON @ PALASPORT CHIARBOLA, Trieste
02/12/2012 – CROCODILES @ LOOOP, Padova
02/12/2012 – VIKING MOSES @ ZUNI, Ferrara
03/12/2012 – DARK TRANQUILLITY, KEEP OF KALESSIN, WARBRINGER ecc. @ ESTRAGON, Bologna
03/12/2012 – SIMONE CRISTICCHI @ TEATRO COMUNALE DI MONFALCONE, Monfalcone (GO)
04/12/2012 – CAT POWER @ ESTRAGON, Bologna
04/12/2012 – DARK TRANQUILLITY @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
05/12/2012 – ASAF AVIDAN @ ZONA ROVERI, Bologna
06/12/2012 – MASHA QRELLA @ LA MELA DI NEWTON, Padova
06/12/2012 – IL PAN DEL DIAVOLO @ LE SCUDERIE, Bologna
07/12/2012 – CLUB DOGO @ ESTRAGON, Bologna
07/12/2012 – LO STATO SOCIALE @ STUDIO 2, Vigonovo (VE)
07/12/2012 – FATHER JOHN MISTY @ COVO CLUB, Bologna
07/12/2012 – CHEAP TIME @ POP CORN CLUB, Marghera (VE)
07/12/2012 – ZION TRAIN SOUND SYSTEM @ PIKA, Verona
07/12/2012 – ANADARKO e SO.LO @ TETRIS, Trieste
07/12/2012 – LN RIPLEY e AUCAN DJ SET @ TOTEM, Vicenza
07/12/2012 – SPACCAILSILENZIO! @ REALITY SHOCK, Padova
07/12/2012 – FATHER JOHN MISTY @ COVO CLUB, Bologna
07/12/2012 – ALESSANDRO GRAZIAN @ CENTRO CULTURALE CANDIANI, Mestre (VE)
07/12/2012 – SICK TAMBURO @ GARAGE CLUB, San Martino di Lupari (PD)
08/12/2012 – DAVE ROWNTREE from BLUR djset @ COVO CLUB, Bologna
08/12/2012 – DOREEN SHAFFER, DAWN PENN e MAGIC TOUCH @ ESTRAGON, Bologna
08/12/2012 – KING MASTINO @ TETRIS, Trieste
08/12/2012 – DUB SYNC @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
08/12/2012 – LA TEMPESTA FESTIVAL! @ CSO RIVOLTA, Marghera (VE)
09/12/2012 – MOVIE STAR JUNKIES @ ZUNI, Ferrara
09/12/2012 – MISSION OF BURMA @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
10/12/2012 – JOHN MAYALL @ GRAN TEATRO GEOX, Padova
11/12/2012 – ELIO LEGGE SALIERI @ TEATRO SALIERI, Legnago (VR)
12/12/2012 – MARILYN MANSON e ROB ZOMBIE @ UNIPOL ARENA, Casalecchio di Reno (BO)
12/12/2012 – THE VACCINES @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
14/12/2012 – DANIELE SCIOLLA @ TETRIS, Trieste
14/12/2012 – RIO @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
14/12/2012 – JENNIFER GENTLE + LUCA E ALBERTO FERRARI @ TEATRO BUSNELLI, Dueville (VI)
14/12/2012 – TEATRO DEGLI ORRORI @ EMPORIO MALKOVICH, Verona
14/12/2012 – MYSTERY JETS e 2PIGEONS @ COVO CLUB, Bologna
14/12/2012 – LO STATO SOCIALE e MANZONI @ TPO, Bologna
15/12/2012 – GLI SPORTIVI @ GARAGE CLUB, San Martino di Lupari (PD)
15/12/2012 – COSMETIC @ TETRIS, Trieste
15/12/2012 – NU BOHEMIEN @ REVOLUTION, Molveno (VI)
15/12/2012 – GIUDA @ COVO CLUB, Bologna
15/12/2012 – CHAMBERS @ YOURBAN, Thiene (VI)
15/12/2012 – PIANO MAGIC @ INTERZONA, Verona

Read Full Post »