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Archive for gennaio 2012

Recensione di ANDREA MARIGO
ETICHETTA: RCA
GENERE: Rock

TRACKLIST:
1. The End
2. Radioactive
3. Pyro
4. Mary
5. The Face
6. The Immortals
7. Back Down South
8. Beach Side
9. No Money
10.Pony Up
11.Birthday
12.Mi Amigo
13.Pickup Truck

Voto 3.5/5

Eʼ necessario precisare che a me dei Kings of Leon faceva impressione il suono della chitarra del leader Caleb Followill, ma impressione nel senso di ribrezzo, allora non li ho mai presi in considerazione. Per informazione è una 325, non dico la marca perchè forse sarebbe pubblicità occulta. Ma che cazzo di chitarra è?! Il mondo usa la 335, lui no.
Allora voi vi starete chiedendo il motivo per il quale recensisco un album dei Kings of Leon.
Eʼ presto detto: successe un fatto nel 2008, il fatto si identifica con lʼ uscita di “Use Somebody”, singolone rock da stadio pieno, ma nulla da fare, me ne sono innamorato.
Per restare comunque fedele alla mia idea di partenza, con estremo fare da ignorante, continuai a rifiutarmi di ascoltarli.
Venne però il giorno che mi ritrovai tra le mani “Come Around Sundown”. Dopo lʼ istinto di liberarmene imprecando, ci riflettei, lo guardai, e la copertina mi convinse. Partendo sempre dal presupposto che lʼ onda di dover riempire gli stadi col rock aleggia qua e là, e non in quanto a somiglianza dei brani con altre band da stadio pieno (esempio U2), ma come idea che trasuda dalla tracklist, ben pensata e programmata per fare lʼocchiolino alle vendite, cʼè qualcosa di più.
Appreso che la gran voce di Followill ce lʼhanno in pochi, i pezzi sono vari tra loro, non stancano e..sono belli. Belli nel senso che hanno la capacità di essere amati dal grande pubblico e allo stesso tempo vengono caratterizzati da un sound generale che non risulta mai banale, quindi vanno a smuovere lʼ orecchio dellʼ ascoltatore più esigente. I brani sono quindi convincenti, la produzione non è così scontata come può sembrare ma va alla ricerca dellʼ essenziale, che non è lo scarno ma è quel livello dove non si sente il bisogno ne di aggiungere ne di togliere nulla. “Back Down South”, “Pony Up” e “Mi Amigo” sono un viaggio nella polvere texana, “Mary” io la
percepisco come una dedica ricca di compassione a una ragazza triste che batte in un saloon, “The End”, “Radioactive”, “The Immortals”, “The Face”, sono tutti potenziali singoli, diversi tra loro.
“Pyro” a mio avviso è il brano migliore, ripaga lʼ attesa di una risposta a “Use Somebody”. Interessante è inoltre il modo di comporre che i tre fratelloni con cugino a volte adottano, estremamente basilare: tre accordi che si ripetono e manco te ne accorgi, portando a risultato compiuto brani che ti si attaccano in testa e non se ne vanno più.
Se volevate una conferma sul proverbio “chi disprezza compra”, io ve lo confermo ed ho comprato.

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DA VENERDI’ 3 FEBBRAIO
UN NUOVO PUNTO DI RIFERIMENTO PER LA MUSICA
A DUE PASSI DA PADOVA

STUDIO 2
Vigonovo
Via del Lavoro 4
ingresso riservato a chi possiede la tessera

Orario di apertura: Lunedì-Giovedì 8.00-23.00
Venerdì-Sabato 8.00-17.00
21.30-5.00
Domenica 17.30-3.00

http://www.studio2club.it
Infoline: +39 345 8276956

Si apre venerdì 3 febbraio la stagione musicale dello STUDIO 2.
Studio di registrazione tecnologico e avanzato di giorno, dal 3 febbraio diventa a tutti gli effetti live club di tendenza munito di cocktail bar, luogo dove si fa musica dal vivo e si ascolta musica proposta durante deejay set.

Studio 2 ambisce ad essere a tutti gli effetti uno spazio urbano versatile per incontrarsi, creare e condividere: se durante il giorno gli artisti potranno registrare e lavorare nella massima tranquillità in uno studio progettato da professionisti del settore, di notte importanti artisti nazionali ed internazionali si daranno il turno per movimentare le serate; a seguire vi saranno dj set elettronici per saltare e ballare fino a notte fonda.
Denominatore comune di tutti coloro che lavorano all’interno dello Studio 2 è la passione per la buona musica e l’obiettivo è proprio quello di scegliere il meglio per chi passi a trovarci.

IL PROGRAMMA DEL MESE DI FEBBRAIO
03.02.12 CASA DEL MIRTO (gratis)
04.02.12 VINTAGE VIOLENCE (gratis)
05.02.12 APERITIVO-JAM SESSION with CRANK TRIO + MEGAHERTZ Late Show (gratis)
11.02.12 FABIO CINTI, CARCANO e MARCO SANTORO (10 €)
12.02.12 THE CHAP (5€)
17.02.12 BASSI MAESTRO (10€)
18.02.12 LOMBROSO (10€)
19.02.12 APERITIVO-JAM SESSION with RINALDO-DI VINCI-DAVI’ TRIO (gratis)
24.02.12 DAVIDE FERRARIO (5€)
25.02.12 MIKE JOYCE (The Smiths) (10€)

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Ritorna IN BREVE, rubrica assente da tempo, per parlare di tre uscite da noi ritenute molto interessanti, a cavallo tra duemilaundici e duemiladodici. Il primo, anno dell’aria fritta e di qualche piacevole novità, il secondo già partito bene ma che come il 2011 finirà per il deludere.
Ma tenteremo di non sconvolgere la vostra mente aperta oltre.

MARCO SPIEZIA – SMILE 🙂
folk/cantautorato – 2011 – etichetta: Accorgitene TM/Screenplay
Missione: saltare. New wave, indie, alt-rock, tutti i generi più in voga degli ultimi anni rimangono fuori da questa piccola perla di rumore acustico folk-swing di ottima fattura. Da maneggiare con cura, perché è un fragile e intenso lavoro di chitarra acustica e sfiatacchiamenti ska che non deludono mai; niente riff orientaleggianti di natura pacchiana, niente fisarmoniche a gogò, ma tanta voglia di fare tanto con poco, usando solo i classici strumenti della “band”. Piccola gemma di letteratura suburbana e musica ballabile senza le pretese di essere vintage. E ora: scatenarsi sotto il palco.

L’AMO – DI PRIMAVERA IN PRIMAVERA (ascolta qui)
indie pop – 2011 – etichetta: Fallo dischi
Un bel disco. Ci si sentirebbe in colpa a concludere qui, tante sono le cose da discutere. Di Primavera in Primavera è un album bollente, un forte calderone rock dalle distorsioni calde, che fondono alt-rock punkeggiante italico à-la-TARM, con i vizi new wave del primo periodo di militanza di Davide Toffolo nei Futuritmi. Come dei Joy Division in panico e con il triplo della voglia di spaccare, la vena è ballerina, potente, incalzante e sbrodolata con una produzione mediocre ma che dà la giusta dimensione del rock fatto con le palle. Sentire “Sulla Svirilizzazione di Quagliarella”, in conclusione, per credere, sviscerando anche tutta l’ironia di liriche veramente fuori dal comune. Per un’etichetta come Fallo Dischi, un’altra uscita veramente spettacolare.

JET SET ROGER – LA COMPAGNIA DEGLI UMANI
pop rock – 2011 – etichetta: Kandinski Records
Questa è musica d’autore, pop rock italiano che con il cantautorato ci va a nozze, ma che non smette di contaminarsi di nuove bellezze d’oltreoceano. Come un indie pop sfrontato e semplificato, freddo, che penetra in alcuni di questi italianissimi brani (“Guarda Fuori”, “Ti Avvelenerò”), mentre invece il suo cuore è britannico, spostando il raggio d’azione verso un brit-pop più pazzerello e bohemien, alto di spalle, dalle forti venature liriche. Cinismo e metafisica trascendentale per dei testi misantropi e di grande pregio, mentre l’inquietudine del pop nero di La Compagnia degli Umani vi permeerà della sua malizia profondamente idealista, romantica. Un Wilde in musica negli anni della musica fallita. Da non perdere.

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Recensione a cura di FRANCESCO DEL RE
ETICHETTA: Epic Records
GENERE: Grunge, alternative rock

TRACKLIST:
1. Brain of J
2. Faithfull
3. No Way
4. Given To Fly
5. Wishlist
6. Pilate
7. Do The Evolution
8. Untitled (The Color Red)
9. MFC
10. Low Light
11. In Hiding
12. Push Me, Pull Me
13. All Those Yesterdays

Sono passati svariati anni dalla prima volta che presi questo album tra le mani.
Allora ero poco più che un adolescente, uno che i Pearl Jam li aveva sentiti nominare solo quando gli amici, teenagers brufolosi, coi capelli lunghi ed unticci, si facevano grossi rivelando alle masse che, sorpresa delle sorprese, a Seattle negli anni ’90 non ci suonavano solo i Nirvana.
Con gli echi delle voci di quei ragazzini in testa e con il portafogli stranamente pieno (una quindicina di euro, una enormità), un giorno mi ritrovai ad aver comprato Yield, così, senza neanche avere una vaga idea di cosa potesse contenere.
Lo ascoltai qualche volta, ma mi stufò in fretta. Era roba forte, ma non mi trasportava. A sedici anni hai bisogno che la gente ti parli chiaramente, senza che tu ti ci debba concentrare troppo.
L’innamoramento vero e proprio arrivò qualche anno più tardi, ormai verso la fine del liceo, e fu una vera e propria folgorazione.

Il disco inizia forte, “Brain of J.”, “Faithfull” e “No Way” sono una partenza con sgommata, roba il cui ascolto andrebbe reso illegale in auto, perché stare nei limiti stradali con questa musica nelle orecchie diventa improbabile, parlo per esperienza.
Ma il vero sapore dei Pearl Jam sta proprio nel fatto che simili pezzi non si posso semplicemente bollare come “forti”. Per quanto trascinante, la loro musica è sempre lucidamente pensante, una profondità pienamente espressa dal caldissimo timbro della voce di Eddie Vedder.
Circondato da angeli e divinità puoi passare alla traccia quattro, e qui, se sei davvero disposto ad ascoltare, è possibile che ti venga da piangere. “Given To Fly” è un pezzo meraviglioso, che trasuda passione e desiderio, vero ed onesto, di vivere. Il testo è di una semplicità sconcertante, un ragazzo da un momento all’altro prende e si alza aria, sospinto dal vento, senza sapere se stia volando sopra il mare o se stia rovinosamente precipitando, in fondo non è neanche importante, l’unica cosa degna di nota è la sensazione dell’aria sulla pelle, l’essere tremendamente in alto, tanto da farti urlare a pieni polmoni, a te stesso, agli amici, ai nemici, a tutti, “hei, guardatemi adesso!”. Le due tracce successive sembrano fatte apposta per essere sottovalutate, giusto perché più avanti ci si possa mangiare le mani pensando a quanto si è stati stupidi a voler a tutti i costi correre verso la traccia sette. “Wishlist”, vale a dire “lista di desideri”, quasi una lista della spesa, esprime con grazia leggera ed eterea i “sogni nel cassetto” di Vedder. Ma la canzone non ti permette di andartene, non si può semplicemente vagheggiare il proprio futuro con un sorriso trasognante, bisogna restare ancorati al proprio mondo e prendere quello che c’è di buono, renderlo prezioso esattamente come fosse uno dei nostri sogni.
“Pilate” è invece un pezzo molto più acido, che mantiene però sempre quella corposità che tutto l’album sembra avere, come se il disco in sé fosse fatto di una densa materia nera, inquietante, appiccicosa, ma allo stesso tempo leggera e sostanziosa.
Ecco, ci siamo abbuffati, abbiamo la pancia piena e stiamo digerendo. Quale momento migliore per sferrare un deciso pugno nelle budella?
“Do The Evolution” è una canzone che getta ombre e dubbi su tutta questa millenaria macchina della società, legittimata dal posto di rilievo che l’evoluzione ha serbato per la specie umana a rivoltarsi contro la propria stessa natura.
L’argomento è di quelli già sentiti, in questo caso è l’espressione che fa la differenza. Le chitarre non sono semplicemente distorte, la voce non è semplicemente graffiante. All’interno di questa nuvola di rumore che il brano costantemente emette risiede un cuore di disperazione, di partecipazione al dramma che si compie. La società non è solo un mostro nemico ed avverso, ma qualcosa di intimamente interiore, che risiede nella sostanza di tutti noi, uomini, prodotti della stessa evoluzione, processo intriso di sangue per sua stessa natura.
Ultimo sussulto di questa incredibile scarica è “Red Dot”, brevissimo pezzo che afferma, come in una divertente filastrocca, quanto gli uomini siano folli ad andare in guerra, regalando qualche sorrisetto per i suoi costanti cambi di velocità e la quasi comica voce in falsetto di Jack Irons, ma risultando allo stesso tempo vagamente inquietante.
Da qui alla fine in disco si acquieta, si fa più corposo e caldo, tornando immerso in quella materia nera di cui si parlava prima. “MFC”, “Low Light” ed “In Hiding” sono tre pezzi in climax, una salita in cui le riflessioni dell’ascoltatore, finalmente libere di essere vomitate al di fuori , mano a mano si sostituiscono al crescere dei pezzi, fino ad arrivare al ritornello di In Hiding, momento in cui, con un acuto che tutte le cover band dei Pearl Jam, prima o poi, nella loro carriera, avranno definito quantomeno “scomodo”, Vedder comunica il suo senso di libertà nel nascondersi, non visto dal mondo.
Come un punto esclamativo alla fine della frase, “Push Me, Pull Me” stronca questa armoniosa salita con delle sonorità fuori dal normale, come se fossero mosse da pistoni ed ingranaggi. Si ricomincia a parlare di genesi, di dei, di angeli, è quasi una summa di tutto quello che c’è stato in precedenza, trovando posto anche per l’oceano e le onde, da sempre grandi protagonisti delle liriche della band.
Infine la calma.
“All Those Yesterdays” affronta un’altra delle tematiche molto vicine alla sensibilità di Eddie Vedder, vale a dire il rapporto col passato. La canzone si rivolge ad un ipotetico interlocutore, un uomo in fuga.
Dove corri? Non vorresti fermarti? In fondo il passato, per quanto possa essere stato doloroso, farà sempre parte di te, allontanarlo non fa altro che privarti di una grande ricchezza. D’altronde il tempo per scappare ce l’hai, ma ora sei stanco, riposati.
Quando vorrai, potrai scappare di nuovo.
Scappare non è un crimine.

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La Mela di Newton è uno spazio-sala_concerti-bar di Padova dove da qualche tempo i migliori concerti acustici di artisti veneti e non allietano le serate di un piccolo stormo di musicodipendenti di vario genere. Si dice piccolo, perché, tutto sommato, una quarantina di persone rischia già di sovrappopolare il suo interno che, tra un vinello e l’altro, è ben presto ribollente di un’atmosfera più che favorevole ad esecuzioni live molto intime e raccolte.
Una situazione di questo tipo ha accolto Artemoltobuffa, il progetto di Alberto Muffato che, giocando in casa, ha facilmente entusiasmato un pubblico caloroso fatto soprattutto di amici che presto ritorneranno a seguire la band in virtù della pubblicazione del loro nuovo album. Stanotte/Stamattina e L’Aria Misteriosa, ottimi capitoli nella discografia regionale che ogni buon fan del pop veneto di qualità dovrebbe possedere, vengono sviscerati insieme a qualche pezzo nuovo per un set acustico tiepido e quasi confidenziale, dove vengono messe in risalto le canzoni come delle storie raccontate, perché questo sono. Grazie al contesto molto “privato” della Mela, pezzi ormai storici come “Se Un Giorno”, “Scarpe Nuove” e “La Scena Patetica” riassumono tutta la tradizione di Artemoltobuffa nel fondere cantautorato e pop di classe, resuscitando anche la loro splendida reinterpretazione-traduzione di “Most Beautiful Widow in Town” degli statunitensi Sparklehorse. Elogiato così anche lo scomparso Mark Linkous, ex frontman dei suddetti, si ritorna con un encore che conclude un set ben suonato, grazie all’apporto tecnicamente superbo di tutti i membri della band. A dimostrazione che anche in Veneto, la musica coi coglioni esiste.
Sicuramente da rivedere anche in elettrico per apprezzare quella parte più soft noise che dai dischi traspare (basta ricordare la stupenda “Lucciole”). Se capitate nei pressi di un loro concerto, non lasciateveli scappare.


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I Battles pubblicheranno da febbraio in poi una serie di remix del loro recente disco Glass Drop. I primi due ad uscire saranno “Wall Street”, remixato da Gui Boratto, e “Swettie & Shag” ad opera di The Field.
Ecco il video di quest’ultima

La serie di remix si intitolerà Dross Glop e si può già preordinare qui 

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ETICHETTA: Autoproduzione
GENERE: Nu metal, crossover

TRACKLIST:
1. Intro
2. Rendendo Grazia alla Farmacia
3. Amigo
4. Audrey
5. Mi Odio
6. Tempo A Se
7. Terre Umide
8. Il Tuo Ruolo
9. Ignoti Volti di Gesso
10. Bornthenreborn

L’Italia musicale migliore non è mai stata quella crossover, genere che nonostante qualche esponente di grande caratura ha sempre faticato ad affermarsi nello Stivale; nel suo periodo di massima espansione, sia mediatica che di affetto da parte del pubblico, ha visto proliferare band in tutto il mondo, con contaminazioni metal, elettroniche, hip hop, punk, che lo hanno esteso verso tutte le direzioni possibili, prosciugandone completamente le capacità evolutive e riproduttive.
Ora, Syncoop è un progetto molto interessante, soprattutto perchè, dicevamo, Linea 77 a parte, in Italia questo tipo di nu metal ha avuto una scarsa diffusione. Sicuramente viviamo un periodo in cui le folle sono orientate verso altri tipi di contesto, ma lo zoccolo duro di ex fanatici dei Korn, dei Rage Against The Machine, ma anche dei più commerciali Linkin Park è rimasto, e può gradire anche una band leggermente più complessa come questa. Fate Come Se Non Ci Fossi è il manifesto di quella scena a cavallo tra anni novanta e duemila, i primi Korn che hanno influenzato anche band fuori dal settore (come gli italianissimi Deasonika, band che nella strofa di “Rendendo Grazia alla Farmacia” viene rievocata in maniera molto distinguibile), e quelle band più “metallose” come gli Ill Nino, ricordati dallo screamo utilizzato in “Amigo” e in altre sezioni di “Audrey” e “Terre Umide”, brano con qualche influenza più punkeggiante che in parte si connette con le sonorità del Teatro degli Orrori (non per il sound, quanto per la struttura). I testi sono senz’altro un appiglio notevole per chi li vuole ascoltare non solo per le musiche, devastanti ed intense per la maggior parte, grazie a distorsioni granitiche e ritmiche violentissime, utilizzando un linguaggio a suo modo forbito, lontano dalla superficialità e dalla volgarità di alcune formazioni analoghe. Trema un po’ la base su cui si fonda il tutto, ormai anacronistica quando tocca certi tipi di screaming e di riffing, ma è logico quando si parla di crossover. Rimane un disco ben fatto, rivalutabile anche a partire dal suo essere una semplice autoproduzione, priva di grandi mezzi a risollevarne la qualità come accadeva per le band mainstream più affermate nel contesto nu.
Il disco è di forte impatto, anche psicologico, grazie a dei testi che approfondiscono alcune tematiche sociali di rabbia generazionale-adolescenziale. I riff contribuiscono a figurarsi immaginifiche e vivaci esecuzioni live, mentre le vibranti liriche altalenanti, come da tradizione, tra melodia e urla sgraziate, connettono il lavoro sia al panorama emo che a quello metallaro. Insomma, un disco apprezzabile lungo semirette diverse, con orizzonti ancora da esplorare e la possibilità di raggiungere sia le nicche che il grande pubblico. Dipende da loro.

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DATE TOUR
27.01 CACAO, Crespano del Grappa (VI)
03.02 TNT, Belvedere di Tezze sul Brenta (VI)
04.02 YOURBAN MUSIC LAB, Thiene (VI)
+ altre date da confermare

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Che cosa unisce Haddaway e Hot Gossip?

What is love!

Nuovo free download per Hot Gossip che, come promesso, continuano a rilasciare inediti e cover prima dell’uscita del nuovo album Hopeless, prevista per il 16 marzo.
Dopo 666 Christmas 666 (endless summer song) la band modella a colpi di scure un singolo dance che ha caratterizzato gli anni 90: What Is Love di Haddaway
Non è semplicemente un tuffo nel passato ma, una vera e propria rilettura. Il brano, che vede la partecipazione straordinaria di Andrea Poggio dei Green Like July, si trasforma in una cavalcata sferragliante, che alterna momenti di calma ad imboscate improvvise.

Tutta per voi

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Recensione a cura di RENATO RANCAN
ETICHETTA: Ricordi
GENERE: Prog italiano

TRACKLIST:
1. Canto del capro
2. Trittico
3. Euterpe
4. Scinsione (T.R.M.)
5. Melos
6. Galassia
7. Affresco

Ogni tanto, nello strano percorso dell’uomo, un incontrarsi di svariate coincidenze favorevoli dà alla luce un movimento artistico in grado di esprimere in pochissimo tempo una quantità incredibile di capolavori. Solo a posteriori si riesce a stento a capire come sia stato possibile un tale mescolarsi di belle menti, ma forse è meglio sedersi e semplicemente godere delle opere lasciate da questi momenti magici.
Si prenda ad esempio l’Antica Grecia di 2400 anni fa, quando il mitico regno di armonia e perfezione del dio Apollo si scontrò con un’oscena processione danzante proveniente dall’Oriente che cantava il dio Dioniso, fu la nascita della grande Atene che tutti noi conosciamo, quella dei tragici e dei filosofi, tesa tra Euripide e Socrate.
Ma senza andare così distanti pure l’Italia musicale recente ha avuto un suo momento speciale: nei primi anni anni ’70, in bilico tra il boom economico e gli anni di piombo, tra l’epoca d’oro del rock e la disco music, nacque l’unica scena rock italiana veramente originale e capace finalmente di influenzare a sua volta i gruppi d’oltre Manica, sto parlando ovviamente del progressive italiano, o spaghetti prog come amano chiamarlo in America.
Andando a spulciare tra le centinaia di produzioni dell’epoca si rimane a bocca aperta: ogni paese aveva il suo nugolo di musicisti in grado di sfornare una manciata di canzoni di qualità, inevitabile così cercare il piccolo gioiello sconosciuto ai più ma in grado di regalare grandi emozioni, anche solo per il respirare l’aria di un tempo passato dove il mercato discografico non aveva ancora messo mano su tutto, in cui anche le pazzie di quattro ragazzi freschi di conservatorio e vittime di sostanze psicotrope potevano finire su un vinile.
In questa recensione non parlerò però di un piccolo gioiello ma di una gemma molto luminosa, seppur ancora in parte nascosta: Melos dei Cervello.

I Cervello sono stati un gruppo napoletano nato grazie all’aiuto dei concittadini Osanna, in grado di pubblicare un solo disco nel 1973, Melos appunto, e avere una notorietà effimera della durata di poco più di qualche festival, ma la loro musica è rimasta e sta venendo riscoperta. Si parla di puro prog: come vuole il genere la fanno da padrone virtuosismi, strumenti di musica classica, brani oltre i sei minuti e ritmi che raramente si assestano sui 4/4, ma l’originalità la fa da padrona, insolitamente sono totalmente assenti le tastiere, un must del genere, egregiamente sostituite da strumenti acustici, una scelta coraggiosa per l’epoca e alla fine determinante per la riuscita del prodotto; il cantato è di una qualità superiore alla media, il pensiero va subito a John De Leo dei Quintorigo, come fuori dal comune è la produzione, molto più amalgamata e secca rispetto alla concorrenza, tanto da non sembrare di quarant’anni fa, ma è la musica in sé e i temi di cui si parla a fare di questo disco un’opera speciale. L’accenno all’Antica Grecia di inizio recensione non era solo un banale sfoggio di cultura, è in quelle zone e in quell’epoca d’oro di scontri e novità che si muove la musica dei Cervello, forse unico caso italiano a trattarne, musica mediterranea, nervosa e inebriante, sette canzoni che sembrano sette fasi di un rituale dionisiaco, da lontano così confuso e inumano ma da vicino dolce e rassicurante. Sin dalla prima canzone i Cervello mettono le cose in chiaro: il “Canto del Capro” si apre bucolico, satiri e menadi danzano in corteo cantando le lodi del dio del vino, dello svelatore delle verità inconfessabili, dolorose e tremende, ma in grado di dare un ebbro piacere. Non si capisce se la vicenda si svolga con il sole a picco o nella più buia delle notti, la musica riesce ad aprirsi con tempi dispari che turbinano la testa come una sbornia alcolica, ben quattro flauti e la voce a tratti distorta sorretti da chitarre acustiche, un basso pulsante e una frizzante chitarra elettrica alla Robert Fripp. Melos appunto, la melodia greca, il lirismo di semidei che sguazzano nel dolore, nell’alcol, nell’erotismo e nel capovolgimento dei valori per poi farsi leggeri e volare su montagne e ruscelli d’acqua fresca, ma c’è anche tanto Cervello, ogni pezzo è curato nei minimi particolari, non si cade mai nella psichedelìa ma la si supera, tutto è cerebrale e ogni virtuosismo mai fine a se stesso.
Musica densa, piena e trascinante. Inutile descrivere dall’esterno i singoli momenti di un rito sacro e profano, mettete su il disco e lasciatevi rapire da questa opera che sembra partorita in una grotta abitata dai personaggi dei Dialoghi di Leucò di Cesare Pavese quando non erano ancora solo ricordi, scoprirete allora l’estasi dell’ambrosia, cosa può nascere dall’unione di Apollo e Dioniso, di Cervello e Melos, e cosa è riuscita a partorire la controversa Italia dei primi anni ’70, forse più controversa dell’Atene del 400 a.C..

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ETICHETTA: The Stream Records, Sounday Music
GENERE: Folk, world music, pop rock

TRACKLIST:
1. Have No Fear
2. Cosmic Scenery
3. Memories
4. Close My Eyes
5. Perfect Day
6. Taylor Rain
7. Sleep With Me
8. Mr. Lomax
9. Time To Move On
10. Africa
11. The Melody
12. Shine
13. Lucky Number 13
14. Yellow Tree
15. Iowa

Un collettivo artistico, come tanti, ma sostenuto da una formazione ufficiale attorno alla quale sono imperniati tantissimi featuring, collaborazioni e comparsate. Per non iniziare ad ascoltare un disco così con i soliti clichè da collettivo world music, bisogna subito chiarire che non si tratta delle solite menate etniche che vanno tanto di moda in Francia, ma che l’album contiene più di qualche influenza di assoluto interesse, che ci sono brani molto importanti e spessi dal punto di vista compositivo e che questa gente, tutto sommato, ci sa fare davvero.
Vengono da diverse nazioni le ventuno persone che hanno dato il loro contributo a Have No Fear, e la prima cosa che si percepisce è proprio la diversità di toni che produce un’eterogeneità certamente favorevole alla buona riuscita di questa sorta di concept sul quotidiano, sulla politica, sulla cultura e sulle guerre (“Africa”), abbandonando ove possibile i luoghi comuni per provare a tessere un intreccio più originale possibile, anche dal punto di vista del writing. Buone le presenze di Shane Christiansen e Hollydish, due rapper rispettivamente dalla California e dal Quebec, che colorano con sfumature palpabilmente americaneggianti alcuni dei brani meno movimentati. “Perfect Day” e “Have No Fear” sono i due episodi più intensi, mentre “Taylor Rain”, ballad dal gusto vagamente retrò, le atmosfere si placano e rifulgono di una luce più gelida. Il calore è comunque l’elemento essenziale di questo disco, sicuramente lontano dal voler essere una novità, però rientrante in un’orbita di musica folk studiata ed impegnata ascoltata da persone senza troppe pretese. Peccato, dovrebbe essere il contrario.

I brani sono tutti molto buoni, ben concepiti e prodotti. Lo spettro è molto ampio, toccando anche alcune nuances di stampo trip hop che in Italia abbiamo sentito negli ultimi anni da artisti come i LetHerDive. Strumentalmente niente di particolarmente degno di nota, ma si sottolineano senz’altro la presenza, essenziale per riempire, di archi e chitarre acustiche.
La necessità di certi dischi è finita da tempo. Ma li accogliamo sempre a braccia aperte, soprattutto per dei contenuti dai quali è ideologicamente impossibile prendere le distanze, se si ha una coscienza.

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Ascoltare gli Psycodelic Trip è un po’ come intraprendere uno stranissimo viaggio in tutta la musica passata che conta. E’ come essere in sospensione sopra una nebulosa dove Jimmy Page, David Gilmour, Serj Tankian, Josh Homme, Tom Morello e Kurt Cobain mettono in comune tutte le loro influenze e si divertono a confondere in un unico disco gli aspetti più disparati del loro modo di fare musica.
E’ davvero raro nel duemiladodici sentire una band così, soprattutto tra la nebbia che da decenni simboleggia la pochezza artistica del Polesine,  una provincia confinata ai margini di due delle regioni più ricche, il Veneto e l’Emilia Romagna. Da chi sta organizzando questa rassegna allo storico 0Lab di Arquà Polesine e chi sta tentando di movimentare le acque tra Brenta, Adige e Po con iniziative come Grido Underground e Three Rivers, arrivano dei forti segnali di rivitalizzazione del sottobosco di ottimi artisti che popola la zona, e tra questi non possono mancare gli Psycodelic.
Un’oretta di live, un ospite alla voce (Mqx) per dimostrare che quando sai fondere grunge, stoner, crossover, psichedelia e progressive in questa maniera, non sei semplicemente l’ennesima formazione che tritura la sua passione per gli anni novanta dentro una forma canzone sentita e risentita, ma riesci anche a convogliare un’energia incredibile, fatta di buongusto, tecnica, passione e un grande amore per ciò che si sta suonando, che è impossibile non venga percepita.
Questi ragazzi potrebbero fare strada, se ne avessero l’opportunità. Sono la dimostrazione che la carica esplosiva del rock più spinto e viscerale non viene solo da adolescenti cazzoni appena usciti dalla sala prove, ma che questo tipo di tensione nervosa coabita con noi e si sviluppa dentro la nostra volontà di comporre musica rappresentativa della nostra indole. Come fanno loro, non lasciando al caso nessun dettaglio, con una compattezza sonora degna di grandi nomi come Rage Against The Machine e Queens Of The Stone Age, artisti dei quali in un modo o nell’altro è impossibile non sentire la presenza in queste musiche.  E lo ripetiamo, gli Psycodelic Trip non sono una copia di copie, ma hanno tutta l’anima di chi vuole lasciare la propria impronta personale, di chi sa rielaborare e costringere anche la più semplice delle canzoni a diventare qualcosa di nuovo e di caratteristico.

Rovigo e la bassa padovana traggono beneficio da band come questa. L’attenzione di The Webzine a questo fenomeno di riconquista degli spazi e di riaffermazione di un forte movimento artistico in zona resterà alta nel prossimo periodo.
Don’t stop listening to good music.

PLEASURE HATRED

PROSSIME DATE DEGLI PSYCODELIC TRIP
21 gennaio – CHE SARA’, Occhiobello (RO)

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The Underground’s Behind The Corner è la nuova rubrica periodica di The Webzine dedicata al movimento spontaneo che sta nascendo nel territorio bagnato da tre dei fiumi più importanti d’Italia: l’Adige, il Po e il Brenta. Musicisti stanchi di soccombere alle grandi logiche di mercato, soffocati da un pubblico mediocre che si abbevera solo di cover band, che si coalizzano per dare vita a qualcosa di radicalmente opposto a quanto conosciuto finora. Perlomeno in zona.
Molteplici sono le realtà ma l’obiettivo è uno soltanto: l’aria di cambiamento si respira da tempo, ma il risultato è ancora distante. Occorre lottare per raggiungerlo e le band che finora hanno aderito svolgono tutte il ruolo di tassello fondamentale in questo progetto. Alcuni festival a Rovigo, Verona e Padova da qualche anno propongono musica interessante, ma tra feste della birra e dell’unità sconfiggere il fantasma delle cover e del disinteresse del pubblico medio è diventato veramente impossibile. Chi ci vuole provare? Three Rivers Underground, nata da una costola del progetto Grido Underground creato e portato avanti da Mqx Singer, è una realtà tutta nuova alla quale in pochi giorni hanno già aderito in ventitre tra band, artisti solisti e DJ. Gli eventi che gravitano attorno a questo nuovo movimento sono già tantissimi, ma i primi sviluppi ufficiali arriveranno più avanti. E non mancheremo di aggiornarvi.

Le band che hanno aderito, provenienti dalle province di Rovigo, Padova, Verona e Venezia, sono:
Backing Band Project, Buena Madera, Bunch of Dimes, Edi Buoso, Elephant, Eloa Vadaath, Emanuele Cirani, Entropica, Ex Kgb, Gretel’s Revenge, Kisiljevo, L’Abat Jour, Menrovescio, Milksnake, Mqx, Psycodelic Trip, Pursuit Green, Riddim Guerrilla, Somber Light, Stefano Pastore, The Brewers, The Little Cherry On The Cake, The Restless Yellow Flowers e Uncledog.

Qui sotto i prossimi eventi per andare a godere della migliore musica da questo territorio dimenticato da tutti, ma non dal buon spirito del rock che continua a portare avanti una lotta senza quartiere per acculturare un pubblico cieco alle novità e al piacere della buona musica. The Underground’s Behind The Corner e The Webzine saranno press partner insieme ad altre realtà per questa rivoluzione che, una volta partita, vedrete, sarà inarrestabile.

21 gennaio 2012 – PSYCODELIC TRIP feat. MQX @ Che Sarà, Occhiobello (RO)
21 gennaio 2012 – BACKING BAND PROJECT @ CG Aldeno, Aldeno (TN)
21 gennaio 2012 – FUNKOWL @ Vox Musica, Cavarzere
21 gennaio 2012 – UNCLE DOG e THE SICKLE @ Alle Streghe, Piove di Sacco (PD)
26 gennaio 2012 – BACKING BAND PROJECT @ Blocco Music Hall, San Giovanni Lupatoto (VR)
27 gennaio 2012 – PURSUIT GREEN @ Jekyll Club, Cesenatico (FC)
27 gennaio 2012 – BACKING BAND PROJECT @ Bar Buri, Verona
28 gennaio 2012 – BACKING BAND PROJECT @ Lorenzi Wirt, S. Vito di Negrar (VR)
28 gennaio 2012 – MILKSNAKE @ Vox Musica, Cavarzere
29 gennaio 2012 – ELEPHANT @ Turquoise Blue Cafè, Legnaro (PD)

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Live report a cura di Alessia Radovic


I Lombroso sono uno di quei gruppi che oltre ad essere musicisti sono anche intrattenitori. Oltre a suonare e cantare, fanno battute, scherzano e cosa più importante riescono a coinvolgere il pubblico, anche il purtroppo freddino pubblico di Trieste che stenta pure a battere le mani incoraggiato dallo stesso artista.

Il concerto dura un’oretta, minuto più minuto meno; non si può chiedere di più ad un gruppo che ha solo due dischi all’attivo. In ogni caso in questi 60 minuti ci si diverte, anche se entrando nel locale s’ignora chi siano i Lombroso.
Personalmente li avevo già visti anni fa a Bergamo, Milano e al Miela, sempre in territorio triestino e tutte le volte mi hanno fatto divertire.
Si rimane affascinati dall’eccentrico Ago e da Dario, già violinista degli Afterhours, che in questo caso diventa leader e canta e suona egregiamente.
I testi quelli si, sono un po’ banalotti ma allo stesso tempo simpatici e sono parte integrante di brani decisamente orecchiabili, sopratutto quelli veloci e per così dire allegri.
Tra le canzoni eseguite tutte le più famose, da “Credi di Conoscermi” a “Insieme a Te Sto Bene” passando per “Sei Qui”.

Onestamente non trovo molto altro da dire se non suggerire di andare ad un loro dei loro concerti anche se non li conoscete perché non vi deluderanno.

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ETICHETTA: Novunque, Self
GENERE: Pop rock

TRACKLIST:
1. Sogno Antico
2. Il Mio Canto
3. Dea
4. Tutte le Parole
5. Goccia a Goccia
6. Incanto
7. Prova a Cercarmi
8. Il Tuo Ritorno
9. Giochi Ancora
10. Lontano

Il Salento alternativo pullula di artisti interessanti. Una compilation di XL di pochi mesi fa, Puglia Sounds Now, ne portò al grande pubblico alcuni (altri erano già mainstream da tempo) e tra questi non mancava Lucia Manca. Spinta da un personaggio di innegabile fama ed importanza come Giuliano Dottori degli Amor Fou, la cantautrice esordisce con un album destrutturato, volutamente semplice, dai toni tiepidi e solari, completato in maniera assolutamente geniale dall’esterofilia delle musiche sormontate da testi in italiano di ottima fattura. Mai sottovalutare il valore letterario di un disco, del resto.
Dal pop-rock in salsa indie/western di “Prova a Cercarmi”, al folk rock di “Il Tuo Ritorno”, “Il Mio Canto” e “Giochi Ancora”, passando per ingredienti vagamente vintage e inserti che ricordano non solo Pj Harvey, ma anche Bjork, i Sigur Ròs e i Mumford and Sons, non manca niente, una variazione continua di registro che riesce comunque a trovare coerenza e continuità nell’alternarsi delicato e deciso delle dieci tracce. Si potrebbero citare anche Beirut, gli Arcade Fire, i The National e Neil Young, per chiudere il cerchio e capire da dove questo self-titled prende tutta la sua forza comunicativa, imbrigliata forse da alcune soluzioni un po’ troppo prevedibili e già sentite, ma mai evitando di stupire con cambi di tempo e d’intensità degni di un lavoro molto più maturo di quello che sembra in superficie. I dettagli molto curati ed esplorati con attenzione per ricavarne il massimo risultato (non necessariamente con il minimo sforzo, vista la ricercata espressività, dal forte impatto, di un brano come “Goccia a Goccia”), donano a questo lavoro una patina di stagionatura, come segni evidenti di una crescita intellettuale ed artistica della quale è impossibile non rimanere sorpresi.

Un disco così è sicuramente poco appariscente e faticherà a trovare un posto nelle attenzioni degli hipster o dei fissati del “cantautore del momento” che popolano il sottobosco del blogging musicale italiano. Tutto sommato, i tantissimi spunti si trasformano in scintille che, viste le premesse più che discrete, riusciranno a raggiungere qualche materiale infiammabile per divampare e diventare, nel prossimo full-length, qualcosa di più solido, corposo e degno di nota. Un album prescindibile ma sicuramente di grande pregio.

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nuovi appuntamenti live per il cantautore torinese per presentare il suo ultimo album “Palazzi” (Innabilis / New Model Label – dist. Audioglobe)

www.vittoriocane.it

www.newmodellabel.com

Link a video “Quello Che”: http://www.youtube.com/watch?v=DcfjETeep_s

Prossime date (in continuo aggiornamento):

20 Gennaio  – Cagliari @ Muzak – ore 22

8 Febbraio – Roma @ Circolo Degli Artisti – ospite serata Fandango – ore 20

9 Febbraio – Palermo @ Mikalsa – ore 22

10 Febbraio – Messina @ Rapa Nui –  ore 22

11 Febbraio – Siracusa @ Il Giufà – ore 22

12 Febbraio – Modica @ G55 – ore 22

13 Febbraio – Catania @ Glamour Café – ore 22

3 Marzo – Firenze @ Circolo Aurora – ore 22

4 Marzo – Massa Carrara @ La Mandragola – ore 22

Fuori da ogni schema eppure profondamente pop. Vittorio Cane ha saputo fondere queste due anime, creando uno stile unico ed un nuovo approccio alla canzone d’autore, che ha fatto scuola a Torino e nel resto d’Italia e proporrà i brani dell’ultimo lavoro in studio, “Palazzi” e dei suoi lavori precedenti. Il disco è stato pubblicato da New Model Label ed Innabilis ed è distribuito da Audioglobe e nei principali store digitali, Itunes compreso, dove la settimana dell’uscita è stato in home page, nonchè recensito sui principali media italiani, musicali e non. “Palazzi” ci mostra un Vittorio più maturo e sicuro dei suoi mezzi, come autore e come interprete, capace di confermare la definizione di “poeta delle cose semplici”, attribuitagli dalla stampa per il secondo disco. L’album è preceduto dal singolo “Quello che”, di cui è stato realizzato anche un video. Nel disco, spicca la collaborazione nel brano “Sto Bene” con lo scrittore Christian Frascella, (autore di romanzi di successo come “Mia Sorella E’ Una Foca Monaca” e “La Sfuriata Di Bet”). Vittorio Cane ha avuto modo di farsi notare si dal suo primo disco autoprodotto, e con “Secondo” ha ampliato il suo pubblico, trainato anche dai singoli “Ci Proverò”, con la partecipazione di Mao, e “Domenica”, trasmessi in rotazione sui principali canali musicali.  A questi sono seguiti numerosi concerti in tutta Italia, e tra questi spicca l’apertura per Nick Cave al Traffic Festival di Torino.

Discografia: Vittorio  Cane (autoprodotto – 2005) – Secondo (Innabilis / New Model Label, dist. Goodfellas – 2008) – Palazzi (Innabilis / New Model Label – dist. Audioglobe – 2011)

Libri: Vittorio Cane – Tre Tempi (raccolta di testi e scritti – Manifattura Torino Poesia – 2010)

Contatto per promozione: Govind Khurana – New Model Label – govindnml@gmail.com

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ETICHETTA: Cinico Disincanto
GENERE: Folk rock

TRACKLIST:
1. Uscita Operai
2. La Lettera Viola
3. Il Diavolo nella Camera Oscura
4. I Cieli Non Sono Umani
5. Il Dado E’ Tratto
6. Eucalyptus
7. L’Attimo Ideale
8. Ruvido
9. Affari di Famiglia
10.  Tempo di Uccidere

Entrare nel mondo, a molti alieno, del folk italiano. Entrarci con passo felpato, per non fare troppo rumore, che ormai quella è musica “da comunisti”. Nell’età del berlusconiano medio, stanco di decifrare la propria realtà e in grado solo di assorbire concetti soffusi dall’alto, la musica di protesta (sociale, culturale, politica) vera e propria si è sopita, pur rimanendo, in disparte, un illuminato angolo di fervida e colorita produttività artistica. Esistono i Modena City Ramblers e il loro ex Cisco, l’imperitura Bandabardò, una lunga serie di progetti reggae e ska, ma anche rap e dancehall, che hanno in diversi modi contribuito ad una letteratura musicale piena di prese di posizione, atti di ribellione alla visione pop-centrica della musica italiana, dove dominano il disimpegno di temi d’amore o sentimentalismi sconnessi. In sostanza, la degenerazione costante di tutto quello che di buono si è fatto nel decennio precedente.
Legittimo Brigantaggio non è un progetto nuovo, malgrado non sia mai stato in grado di confermarsi come parte della deriva storica nel genere, questo zoccolo duro di artisti folk che seguendo a debita distanza la lezione di uno dei più abili storytellers del mondo della musica internazionale (ovvero Bob Dylan), si è affermato come suo elemento necessario, conquistando una notevole importanza e non affievolendo mai nella mordacità dei suoi toni e nell’ingegno delle sue tecniche di composizione e di narrazione. Con abili musicisti del calibro di Gaetano Lestingi e Ilario Parascandolo, rispettivamente cantante e batterista, il primo cuore pulsante della band, il secondo scarica elettrica necessario ad attivarlo, riescono a produrre un disco completo, totalmente realizzato nel suo obiettivo di essere un ulteriore tassello di una produzione fortemente devota al songwriting politico di ispirazione puramente world music, dove neppure i Yo Yo Mundi sembrano così distanti dal mondo rappresentato. Tra riferimenti cinematografici e letterari, da Truffaut a Sarmago passando per Flaiano, sintesi di diversi abbozzi psicologici che scolpiscono con attenzione storie e punti di vista completamente diversi (“Il Dado E’ Tratto”), ballad genuine dal tocco più etnico e una serie di filippiche, come “Affari di Famiglia”, contro una contemporeaneità ambigua, soprannaturale, distruttiva, senza il piglio laniccio di alcuni narratori autodiegetici che imperversano pericolosamente nella recente scena cantautorale.

Un lavoro onesto, maturo e semplice, con il giusto dosaggio di energia. Gridare al miracolo? No, non ce n’è bisogno, basta ascoltare questa bella prova di folk rock con lo spirito curioso di chi vuole esplorare la musica anche a livello testuale, scandagliandone riferimenti ad altre arti, sorprendendo la propria filosofia di vita con nuovi stimoli senza imbrogliarsi, spaccando in due le proprie convinzioni sui generi, sulla musica, sulla società, per ricostruirle dopo un ascolto fatto con un profluvio di adeguate attenzioni.

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Recensione di GIACOMO “JACK” CASILE
ETICHETTA: Eclectic Circus
GENERE: Pop, indie

TRACKLIST:
1. Your Symphony
2. Zombie My Dear
3. Down the Shades

“Lights On Lights Out” è il nuovo lavoro di Ed, progetto musicale attivo dal 2007 incentrato su uno stile pop/folk di chiara influenza inglese. Si tratta di un ep di breve durata dall’atmosfera intimista e malinconica, composto da tre brani prodotti dalla cantautrice marchigiana Beatrice Antolini. L’opener “Your Symphony” è davvero molto interessante; parte come la più classica delle ballate folk per poi esplodere nel bellissimo ritornello, dove il mood del pezzo cambia radicalmente diventando più scuro ed escono fuori influenze alternative rock anni ’90. Questa commistione di generi che caratterizzerà tutte e tre le tracce di “Lights On Lights Out”, ha dato luce ad un sound abbastanza convincente e personale che potrebbe essere la chiave di volta per il futuro del progetto. Si prosegue con “Zombie My Dear”, il brano apre le danze con chitarre distorte e un riff a singhiozzo molto simile a quello di “The Hardest Button To Button” dei White Stripes, per poi passare alla parte cantata che ricalca il sound del periodo psichedelico dei Beatles. La traccia mostra una parte più rock di ED ma non riesce mai a convincere appieno. Molto meglio la conclusiva “Down the Shades”, ballata dolce e malinconica che culla l’ascoltatore fino allo splendido crescendo finale.
Che dire, questo ep è un gran bel passo in avanti rispetto ai due album precedenti e proietta ED tra gli artisti nostrani da tenere d’occhio per gli anni a venire. In attesa di un prossimo lavoro più completo intanto consiglio di dare un’ascolto a “Lights On Lights Out”, visto che si tratta di una buona anticipazione.

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sabato 21 gennaio 2012 presso CSOA Cox18, via conchetta 18, Milano
con concerti di Viscera///, Block! Antonius Block!,
proiezione del film di animazione Auge
e reading di Paolo Gamerro che presenterà il suo libro Milano Horror.
In allegato trovate il comunicato stampa con tutti i dettagli della serata e la locandina.
Da questo link potrete scaricare il pdf di presentazione del progetto Rooms:
http://www.frohike.it/doc/progetto_rooms.pdf
Maggiori info sulla nostra Associazione le potete trovare qui: http://www.frohike.it/info

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Seconda metà di gennaio. Mese freddo, mese caldo, quest’anno non si sa. Musicalmente non ci ha convinto, ancora, come nuove uscite…ma il discorso live tiene sempre banco. Dove andare, quando andare, come andare: ve lo diciamo noi.

15 gennaio 2012 – IL GENIO live @ PANIC JAZZ CLUB, Marostica (VI)
15 gennaio 2012 – THEE PIATCIONS livle @ ZUNI, Ferrara
19 gennaio 2012 – PSYCODELIC TRIP live @ SUB.0, Arquà Polesine (RO)
20 gennaio 2012 – S.C.U.M. live @ COVO CLUB, Bologna
20 gennaio 2012 – FRANKIE HI NRG MC live @ GARAGE CLUB, San Martino di Lupari (PD)
20 gennaio 2012 – MORKOBOT live @ ZUNI, Ferrara
20 gennaio 2012 – GOLDEN SHOWER live @ TETRIS, Trieste
20 gennaio 2012 – BOOMDABASH live @ ESTRAGON, Bologna
20 gennaio 2012 – BAND OF SKULLS e LAVA LAVA LOVE live @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
20 gennaio 2012 – JOLAURLO live @ REVOLVER CLUB, San Donà di Piave (VE)
20 gennaio 2012 – PHINX live @ HOME, Treviso
20 gennaio 2012 – AIM live @ ARTERIA, Bologna
21 gennaio 2012 – WALLS e ESPERANZA live @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
21 gennaio 2012 – JOLAURLO live @ TPO, Bologna
21 gennaio 2012 – GLORY OWL e UNDEROWL live @ TETRIS, Trieste
21 gennaio 2012 – ENTICS live @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
22 gennaio 2012 – GIONATA MIRAI live @ ZUNI, Ferrara
26 gennaio 2012 – LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA live @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
27 gennaio 2012 – LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA live @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
27 gennaio 2012 – IL CANE live @ TETRIS, Trieste
27 gennaio 2012 – BANDABARDO’ live @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
27 gennaio 2012 – MOTEL CONNECTION DJ SET live @ THE BOX, Mirano (VE)
27 gennaio 2012 – SIR OLIVER SKARDY & FAHRENHEIT 451 live @ GARAGE CLUB, San Martino di Lupari (PD)
27 gennaio 2012 – MAMA MARJAS live @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
27 gennaio 2012 – DUBBY DUB e FOLLOWING FRIDAY live @ CIRCOLO BIKER PISTONI ALATI, Massafiscaglia (FE)
27 gennaio 2012 – DOPE D.O.D., FUOCO NEGLI OCCHI e MAZTEK live @ SOTTOTETTO CLUB, Bologna
28 gennaio 2012 – BALKALATAN EXPERIENCE live @ ESTRAGON, Bologna
28 gennaio 2012 – L’ORSO live @ PANENKA, Bologna
28 gennaio 2012 – ALVA NOTO e BACKSLASH live @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
28 gennaio 2012 – BOLOGNA VIOLENTA e FAST ANIMALS AND SLOW KIDS live @ COVO CLUB, Bologna
28 gennaio 2012 – BRUNORI SAS live @ SALA POLIVALENTE, Caselle di Sommacampagna (VR)
28 gennaio 2012 – MAMA.IN.INCA live @ GARAGE CLUB, San Martino di Lupari (PD)
28 gennaio 2012 – THE CYBORGS live @ APARTAMENTO HOFFMAN, Conegliano Veneto (TV)
28 gennaio 2012 – ZEN CIRCUS e VINCENZO FASANO live @ DEPOSITO GIORDANI, Pordenone
28 gennaio 2012 – SOVIET SOVIET live @ ETNOBLOG, Trieste
28 gennaio 2012 – JAMBOGABRI live @ TETRIS, Trieste
28 gennaio 2012 – THE MUSICAL BOX PLAYS GENESIS live @ GRAN TEATRO GEOX, Padova
29 gennaio 2012 – THE CYBORGS live @ BAR WOLF, Bologna
29 gennaio 2012 – RONIN, ALOS?, BOB CORN, STEFANO PILIA e THREE IN ONE GENTLEMAN SUIT live @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
29 gennaio 2012 – PERTURBAZIONE live @ PANIC JAZZ CLUB, Marostica (VI)
29 gennaio 2012 – FORTY WINKS live @ WHITE RABBIT, Legnago (VR)
29 gennaio 2012 – BLACK MANILA live @ ZUNI, Ferrara

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ETICHETTA: Novunque/Self
GENERE: Cantautorato italiano

TRACKLIST:
1. Come Ieri
2. Caos
3. Non Capiranno
4. Retrocattiva
5. L’Ultimo Giorno Che Ho
6. Stanze Vuote
7. Io Qui Ci Sono Già Stato
8. Cercando Un Senso
9. Via di Qui
10. Senza Una Ragione
11. Non Ci Sono Altre Domande

Passare dai tour con la Nannini agli album solisti non dev’essere proprio automatico. Sarà che spesso fare il “turnista”, insomma quello che interpreta canzoni altrui senza metterci mano, induce un certo sopore creativo che ha anestetizzato molti grandi; sarà che uno non riesce a farsi l’idea veramente di cosa girare con Pelù ti possa suscitare nel cervello; per questi e altri motivi, noi il debutto di Davide Ferrario ce lo immaginavamo diverso.
Pensavamo fosse un disco fragile, commerciale e banale; pensavamo fosse un disco insipido e up-to-date, avvezzo all’orecchiabilità di coretti da stadio e liriche melodrammatiche e scontate. Davamo anche per certo che non ci sarebbe piaciuto. E invece no.
F, l’iniziale del suo cognome, è una piacevole sorpresa, un bunker esplosivo di pop italiano come pochi ancora fanno, abile nel mescolare la pesantezza lirica di Bianconi con le schizofrenie del suo ex compagno di palco Franco Battiato, senza disdegnare Zampaglione, Tenco, Morgan, e non passando neppure tanto al largo dell’influenza impalpabile dei nuovi cantautori, soprattutto Brunori SAS. Si raccontano storie che per intensità assumono una compostezza più folk-indie (“Non Capiranno”, “Io Qui Ci Sono Già Stato”), ma anche ballad un pochino più downgraded, maggiormente radio-friendly, come l’introversa “Senza Una Ragione”.
Musica italiana vera e propria, che attinge dal suo universo e dallo stesso vuole fuggire. Che si compone di aria ogni giorno respirata pur volendola rigettare e distruggere. F è un esordio più che discreto, che se non altro, nella gradevolezza che il suo ascolto produce, induce anche il cauto ottimismo di chi pensa ancora che in Italia si possa fare musica senza farsi fagocitare dai meccanismi ben oliati dei talent e dei gradi network radiotelevisivi. Il pollice? Verso l’alto, naturalmente.

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ETICHETTA: Psicolabel
GENERE: Alternative rock, rock cantautorale

TRACKLIST:
1. E.C.G.
2. L’Ordine Naturale delle Cose
3. La Routine dei Guanti
4. Grave
5. Torino
6. Fine Marzo
7. Tremore #3
8. Milano
9. Tremore #2
10. La Mia Città E’ Morta

Operaja Criminale, dal nome, sembra una di quelle band iperpoliticizzate che imperversano nel circuito underground ancora piuttosto vivace dei centri sociali, talvolta ottime, altre, purtroppo, gonfie di clichè vergognosi e fuori tempo massimo. Nel loro caso, nonostante la presenza di Giorgio Canali che per i suoi trascorsi ferrettiani è spesso accomunato a visioni politiche estremistiche (e soprattutto per le liriche della sua produzione solista), società e politica sono assolutamente presenti, filtrate da uno sguardo viziato da quella voglia di raccontare in termini semplici ma efficaci tipica del cantautorato, della musica di protesta dell’epoca beat o dal folk polemico e impegnato da essa scaturito. L’impronta generazionale si sente però più che altro negli affondi continui alle città (Roma, Torino e Milano) nominate nei testi, che sono dipinte come dei mondi informi ma contemporaneamente ben delineati, in grado di essere musicati con distratte pennellate di veemenza rock tipicamente italiana. Luoghi/non-luoghi che ci contengono e circondano, ma che morirebbero senza l’uomo. Pur se i toni volgono verso una certa dolcezza, senza mai scadere nel mellifluo, la più energica dal punto di vista espressivo è “Torino”, mentre “La Mia Città E’ Morta”, come il tratto definitivo di un lungo e difficile disegno, o il passo finale di una camminata lungo un sentiero impervio e faticoso, conclude degnamente un viaggio che si può comprendere solo se esaminato come un’unica opera, una sorta di componimento epico che unisce morale didascalica e l’urgenza di dire la propria riguardo alcuni argomenti, come il lavoro, i rapporti umani e il tempo che passa inesorabile. “E.C.G.” apre Roma, Guanti e Argento con la delicatezza decadente di un Canali che manifesta la sua presenza più che altro grazie a quel sentimento di avversità politica che lo accompagna un po’ dovunque, comunicando anche il peso della sua ingombrante figura di importante personaggio musicale, che dona lustro ad un progetto come questo che però, bisogna dirlo, non dev’essere considerato solo in virtù della sua partecipazione ma vive di luce propria. Sentire la ballata coscienziosa e malata, al contempo dorata e sbiadita, dedicata a “Milano” ricrea sicuramente un’atmosfera di affetto, quasi un flebile tremito di coinvolgimento emotivo che chiunque ha visto almeno una volta il capoluogo lombardo riuscirà a sentire proprio. Una riedizione stanca, ineffabilmente caotica ma romantica della Buenos Aires “che non dorme mai”.

La forza di un disco carico, maturo e completo risiede proprio nelle parole, mentre le musiche, altalenanti tra l’accompagnamento cantautorale e l’alternative nostrana, confezionano a dovere un prodotto dove collera e lieve poesia convivono senza stridere. Ed è questo a renderlo (quasi) perfetto.

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ETICHETTA: New Model Label
GENERE: Alternative rock strumentale, sperimentale

TRACKLIST:
1. Crystal Water
2. Red Wine & White Beer
3. Butterfly Hill
4. L’Ombra di Anele
5. Mangiatori di Peccati
6. Preludio 9
7. Sandflower
8. Sei Minuti all’Alba

Misteriosa questa formazione, enigmatico questo disco. E’ complicato maneggiare con sicurezza e consapevolezza le più diverse forme sperimentale di rock che ogni tanto qualche musicista più eclettico tenta di esplorare, e così questo Km 0, primo lavoro del Codice Blu. Spesso è il post-rock il linguaggio più battuto, ma in questo caso solo i generi che in maniera tentacolare sono stati da esso raggiunti dopo averlo prima formato (shoegaze, krautrock, noise rock, prog) sono davvero udibili e distinguibili tra le influenze. L’album è molto bello, nonostante una lunghezza in certi momenti avvertibile come eccessiva; il progredire di alcuni brani è a volte inceppato da alcuni cambi un po’ forzati o semplicemente pesantemente prevedibili, per gli esperti del genere (“L’Ombra di Anele”, “Sandflower”), ma tutto sommato la banalità non è una caratteristica che si può affibbiare a questo lavoro. Difatti è improbabile che questi ragazzi assomiglino davvero a qualche altra formazione analoga, se ne esistono, e il loro diverso e ambizioso modo di comporre gli regala una caratterizzazione multiforme e variopinta, sicuramente capace di rappresentarli come personaggi a sè stante nel nebuloso universo degli sperimentatori d’Italia. “Crystal Water” e “Butterfly Hill” nascondono qualche appiglio lontano ai primi Sonic Youth, mentre è un alternative più sottomesso e semplificato che sottende a “Mangiatori di Peccati”. Il perno centrale è sempre il tentativo di muovere l’animo con un certo minimalismo, evitando il gonfiore barocco di certi orpelli di troppo che spesso scolorano opere post-rock o post-metal, trafficando con gli strumenti in maniera da individuare il sound giusto canzone per canzone, ricercando l’equilibrio adeguato a comunicare questo o quel sentimento.

In sintesi, un viaggio tra distese di luci, suoni ed emozioni, quasi lisergico, ma rilassato al punto giusto da risultare più che altro un tranquillante per le nostre giornate troppo movimentate.

Sito ufficiale

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ETICHETTA: K Brothers
GENERE: Pop Cantautorale

TRACKLIST:
1. Così
2. Per Morire Con Più Stile
3. Un Po’ Per I Tuoi Occhi
4. Grigio
5. Se Dipingessi Cristo
6. L’Acqua Spacca i Ponti
7. Nino Aveva Due Femmine
8. Non Lo So
9. Fagiolino nel Vento
10. Boccuccia
11. La Telefonata

Dalla straziante vita del suicida fallito di “Per Morire Con Più Stile” all’insoddisfazione del vivere alla giornata di “Non Lo So”, Ezio è un disco neoromantico e nichilista, devastante per la totale immersione in un pessimismo cosmico a cui costringe, malinconicamente tentennando tra le blande cornici pop di un folk cantautorale d’antan e qualche lieve schizzo rock che impenna i toni illuminando solo raramente il buio paranoico contorno che circonda gli undici brani. Undici pezzi pregiati, schemi semplici ma del tutto anticonformisti che con la saggezza del cantautore indie d’oggigiorno, intento a disegnare abbozzi di vita vissuta per il piacere del grande pubblico pur rimanendo nella ristretta nicchia dei cultori di genere (Brunori Sas vi dice niente?), che per quaranta minuti trasportano un’immensa mole di materiale dentro le nostre vene cementandosi come parte di noi, tanto è penetrante il linguaggio utilizzato.
Dal punto di vista della produzione il disco perde un po’ di botta, forse troppo compresso, per durata e per scelta dei sound; forse un po’ pretenzioso, negli arrangiamenti, ma i contenuti lo risollevano da qualsiasi difetto classificandolo immediatamente come una piccola gemma del gelido duemilaundici cantautorale italiano.

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ETICHETTA: Autoproduzione
GENERE: Pop cantautorale

TRACKLIST:
1. Libera Estate
2. Hold Me Tight
3. Segno del Destino
4. Ciao Come Stai
5. Crossfinger
6. Il Ferdinandeo
7. La Fine del Mondo
8. Magic 39
9. Prega Per Noi
10. Second Choice

Definire un disco pop nel duemiladodici può significare vezzeggiarlo ma anche criticarlo. Sarà che spesso questa etichetta si appiccica sempre più spesso a prodotti di scarso valore e che proprio per questo vendono, ma il suo significato dovrebbe essere quello di avere un contenuto “popolare”, accessibile, orecchiabile, se vogliamo alla portata di tutti. E’ proprio questo Miticaffé, del triestino Lorenzo Fragiacomo, un cantautore che ha deciso di raccontare alcune delle storie del suo vissuto personale, rielaborandola con un linguaggio volutamente semplice e una superficie ombrosa, un’atmosfera cupa e tetra che malcela la solarità di alcuni momenti più sconsolati, come l’apertura di “Libera Estate” e il divertissement semi-estivo di “Hold Me Tight”. Nei dieci episodi di questo lavoro fanno la loro comparsata numerosi interlocutori, distesi lungo innumerevoli storie che portano con la genialità della semplicità cantautorale tipicamente italiana (Paolo Conte, il Luca Carboni meno oscuro, il Vinicio Capossela meno schizzato) all’esplorazione di un mondo pesantemente intriso di quotidianità e realismo, percorrendo le ripide vie del romanticismo e dell’estetismo per tracciare testi facili da comprendere e storie in cui chiunque può immedesimarsi, pur non comprendendo tutti i riferimenti geografici che non si rifanno solo a Trieste (sbucano anche La Spezia ed altri toponimi). “Il Ferdinandeo”, “Prega Per Noi” e “Ciao Come Stai” sono le tracce più evocative, forse anche le più adeguate a descrivere, con la banalità di un italiano striminzito e ripulito, sentimenti, amarezze e delusioni di persone comuni. Comuni come le tracce, che portano con loro una genuinità dal gusto tipicamente pop che sa di “storia da bar”, da caffé italiano come le nostre strade sono piene, luoghi d’incontro che anche nella musica possono essere vivide e immaginifiche realtà dove scambiarsi informazioni, episodi ed esperienze di vita.

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ETICHETTA: So Far Away Records
GENERE: Hip hop

TRACKLIST:
1. Intro
2. Una Sera Qualunque (Versione 2011)
3. Numeri Immaginari
4. Paura (Versione 2011)
5. Non Finisce Mai
6. Sono Solo dei Pensieri, Niente di Più
7. Teresa
8. Piovono Diamanti
9. Contro Tutto e Tutti
10. Flashback
11. She’s On Fire
12. I Love You In Everyway
13. Balla Nena
14. Cronaca Nera
15. We Are Ready 2 Die
16. Eleanor Rigby

Il rap in Italia è un fenomeno a parte. Chi lo ascolta lo ritiene il nuovo cantautorato, la nuova poesia, ma regala fama ai peggiori scrittori di testi e rimatori del paese (Fabri Fibra, Mondo Marcio, Marracash, e molti altri pessimi “poeti”); chi non lo ascolta lo ritiene la forma più infima di musica cantata, forse per colpa degli elementi di cui sopra. In realtà è un genere molto nobile, forse perché il più underground: in esso pullulano decine e decine di validissimi musicisti che, tranne nei casi in cui lo autodichiarano per fare soldi, derivano davvero dalla strada e decidono di percorrere questa strada per narrare le loro avventure o semplicemente per dire la propria. Nemi, casertano e ventenne, è uno degli ultimi arrivati ma non possiamo certo dire si sia presentato male; nel genere Eleanor Rigby è niente più che un’ulteriore capitolo ben riuscito, capace di affiorare in superficie superando qualitativamente le varie uscite major: uno spaccato noir ma dal piglio cauto e ottimista, nonostante la vena polemica e provocatoria di qualche lirica (“Piovono Diamanti”, “Cronaca Nera”), che ben si sposa con il periodo di crisi che stanno vivendo sia la società che la discografia, hip hop compreso. Difficile comunque gridare al miracolo o alla novità; più realistico invece definirlo un album personale, pieno di buoni spunti per un’eventuale crescita in senso evolutivo e con dei testi a volte toccanti, altre volte più somiglianti semplici esercizi di stile (“Balla Nena”, “Una Sera Qualunque”). In poche parole, un buon inizio.
Arricchiscono la confezione molti ospiti che prestano la voce o la loro produzione per dei featuring importanti (Mondo Marcio, Piratiello e molti altri), come ormai la tradizione pretende, mentre l’anima assolutamente piena di speranza e di spirito di cronaca pervade le parole di ogni testo impreziosendo con il sacrosanto coraggio del cantautore-cantastorie delle basi a dire il vero abbastanza gonfie di cliché, ma che non potrebbero essere più azzeccate nel rappresentare ed accompagnare i diversi mood dei brani. Uscendo da un paio di concetti troppo standard di cui qualsiasi rapper, a ogni latitudine, abusa (la strada, le donne, la violenza, ecc.), di matrice fin troppo distinguibilmente americana, le ipotesi per presagire un roseo futuro per questo giovane artista ci sono tutte.
Aspetteremo.

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ETICHETTA: Quasi Mono Records
GENERE: Folk

TRACKLIST:
1. All I Do Is Sing the Blues
2. Disappeared
3. Paso Doble (Flowers and Jails)
4. Oh, What You’ve Done to Me!
5. Jane’s Choice
6. A Rabbit’s Tale
7. Loving U Ku
8. Gentle Way
9. Moonshine Once Betrayed Me
10. Ballad in Plan D

Moonshine Once Betrayed Me è un bel disco. Trotterella galante lungo tutte le sue dieci tracce rimasticando linguaggi triti e ritriti come quelli del folk e del blues, ormai ripasticciati in ogni modo anche dai nostri connazionali, con un’impronta tipicamente italiana e che si fregia di quell’atmosfera festosa che spesso accende jam session del circuito blues rock. Riferimenti si incontrano anche nel country e nel folk più cantautorale, andando dietro a Tom Waits, il Bruce Springsteen di quando non è necessario parlare solo di sogno americano, e l’immancabile Bob Dylan. L’ospitata (comprendente anche componenti degli Scisma, degli Annie Hall, dei Guru Banana e di altre band di spessore come i The Record’s) impreziosisce gradevolmente il già scintillante pacchetto, seppur il contenuto non venga in nessun modo nobilitato dai contributi forniti. Ombretta Ghidini e Laura Mantovi compongono così un disco molto attrattivo, in linea con il nome della band, che con la sua solidità ritmica dona sicurezza e pregio anche ai momenti più nervosi ed elettrici, quelli più party-oriented (“Loving U Ku”, “All I do Is Sing The Blues”, quest’ultimo il loro vero manifesto), mentre ascoltando con attenzione tutto il resto scopriamo che gli elementi più interessanti sono quelli che affondano le radici nel terreno sentimentale-neoromantico in puro stile Waits. Ma c’è anche Cash. “Jane’s Choice”, “Ballad in Plan D” e “Gentle Way” tra le migliori, ricordando anche che l’indie folk americano degli ultimi anni ha partorito tantissimi imitatori ma noi in Italia abbiamo anche saputo dare di più (anche perché gli …A Toys Orchestra, seppur rivolti verso tensioni più mainstream, sono veramente dei fighi).

Le novità non esistono più. Per questo si può essere propositivi, lucidi e solari anche quando si rivanga un territorio impervio ma già interamente scoperto ed esplorato come il folk blues. Le sirene, solitamente, tendono ad ammaliare: a queste basta fare buona musica. Quello di cui abbiamo bisogno.

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ETICHETTA: Fosbury Records, Audioglobe
GENERE: Pop, cantautorale

TRACKLIST:
1. Un Significato
2. Carta
3. Siamo Sempre Stati Solidi
4. In Favore del Vento
5. I Giorni della Lepre
6. Rompere il Limite
7. Chi Sei?
8. Un Inverno per Noi
9. In Un Pozzo di Idee
10. Non Dimentico
11. Bonjour Tristèsse
12. Nell’Acqua

Pop d’autore. Una definizione scomoda nell’epoca delle etichette svuotate di significato, ma che rappresenta senza sofisticazioni l’anima autentica e genuina della band, pretendendo con dodici pezzi di squarciare il velo dell’assenza triennale dalle scene e penetrare nuovamente nel cuore dei fans precedentemente accaparrati con grande attenzione. Lo fanno in grande stile, e con un capolavoro come Spigoli alle spalle le aspettative erano facili da tradire. Ma non l’hanno fatto.
Il disco è sostanzialmente la semplificazione più intelligente di quel linguaggio rock leggero e friabile che si respirava nel passato recente della band, rivolgendo nuovamente lo sguardo, come già fecero tempo fa, ad atmosfere acustiche pervase di pop melodico che però ammicca all’indie rarefatto e ipnotico d’oltreoceano. Barcelona, Blue October e Paper Route sono le più rock delle influenze percepibili, ma il panorama di riferimento è soprattutto quello italiano. “I Giorni della Lepre” e “Siamo Sempre Stati Solidi” sono i brani più tesi, lasciando intravedere una certa irrequietezza che si appoggia e fonda anche sull’acredine e il livore di alcuni testi particolarmente amari. L’asprezza però collima con la dolcezza e la benignità di certo lessico delicato e raffinato che ricorda il cantautorato classico quanto l’attenzione per i dettagli nel descrivere emozioni e sensazioni di Cristiano Godano e Cesare Basile. L’indice di gradevolezza schizza in alto, appunto, soprattutto quando ci si sofferma a valutare i testi, vera anima del disco, grazie a perle come “Un Inverno per Noi”, “Nell’Acqua” in conclusione e “Un Significato”, le gemme più propriamente “poetiche” della dozzina che compone Ne’ Uomini Ne’ Ragazzi. Riempitivi non ne esistono, anche se per i suoi toni un po’ dimessi ai meno avveduti risulterà un disco incapace di decollare, stravolto da una piattezza glaciale; è invece palese come nello scorrere e quindi nell’evolvere delle canzoni si riesca a scorgere un pacchetto unico di tensione e inquietudine, un blocco compatto di grande autocompiacimento pop che malcela la grandissima vena compositiva di una band matura, professionale e sicuramente avanzata rispetto alla deriva neocantautorale art-pop che in Italia scade spesso in risultati vergognosi. Di lavoro dietro questo disco ce ne dev’essere stato parecchio, e i risultati sono ovviamente chiaramente udibili.

Da Genova, un disco che non si dimenticherà tanto facilmente.

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Siamo nel 2012. Attilio Befera dell’Agenzia delle Entrate dice che servirebbe senso di responsabilità. Più o meno lo dicono tutti. Peccato, con tutte le cose a cui dobbiamo badare quotidianamente lasciamo che la gente evada le tasse dietro ad ogni angolo. Denunciamoli, anche se sono alcuni dei locali in cui vi consigliamo di andare.
Così…fa bene fare un po’ di pubblicità progresso (soprattutto se Al Bano va al funerale di Don Verzè, spiegandoci così molte cose).
Ecco dove andare nei prossimi dodici giorni d’inverno.

o3 gennaio – …A TOYS ORCHESTRA @ Blue Dahlia, Marina di Gioiosa Ionica (RC)
03 gennaio – GIONATA MIRAI @ Pitosforo Art Music Bar, Carbonia (CI)
04 gennaio – …A TOYS ORCHESTRA @ Candelai, Palermo
04 gennaio – GIONATA MIRAI @ Morgana Music Club, Benevento
05 gennaio – CRISTINA D’AVENA e i GEMBOY @ Estragon, Bologna
05 gennaio – PLANET FUNK @ Pop Corn Club, Marghera (VE)
05 gennaio – NADA @ Locomotiv Club, Bologna
05 gennaio – …A TOYS ORCHESTRA @ Muddy Waters, San Cataldo (CL)
05 gennaio – RUMATERA @ La Fornace, Porto Viro (RO)
05 gennaio – LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA @ Triade, Copertino (LE)
05 gennaio – ALESSANDRO FIORI @ Fanfulla, Roma
05 gennaio – CAPAREZZA @ Livello 11/8, Trepuzzi (LE)
05 gennaio – JOLAURLO @ Zena Music Live, Campagna (SA)
05 gennaio – MIRRORISM @ Zuni, Ferrara
06 gennaio – LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA @ Mamamia, Senigallia (AN)
06 gennaio – IS TROPICAL @ Covo Club, Bologna
06 gennaio – GIONATA MIRAI @ Festinalente, Aversa (CE)
06 gennaio – ALESSANDRO FIORI @ Kandinsky, Perugia
06 gennaio – A CLASSIC EDUCATION @ Arci Tom, Mantova
06 gennaio – …A TOYS ORCHESTRA @ Barbaradiscolab, Catania
06 gennaio – PHIDGE e MELAMPUS @ Locomotiv Club, Bologna
07 gennaio – PLANET FUNK @ Estragon, Bologna
07 gennaio – …A TOYS ORCHESTRA @ Retronouveau, Catania
07 gennaio – GIONATA MIRAI @ Chromazone, Atripalda (AV)
07 gennaio – THE HANGOVERS @ Locomotiv Club, Bologna
07 gennaio – PEAWEES e LEECHES @ Covo Club, Bologna
07 gennaio – UOCHI TOKI @ Meltin’ Pop, Arona (NO)
07 gennaio – ZEN CIRCUS @ Linea Notturna, Cagliari
07 gennaio – MORKOBOT e GRIME @ Etnoblog, Trieste
07 gennaio – AIRWAY @ Yourban Music Lab, Thiene (VI)
07 gennaio – SAMBA & THE GLITTER DISCO @ Apartamento Hoffman, Conegliano Veneto (TV)
07 gennaio – MELLOW MOOD e DOTVIBES @ Rivolta PVC, Marghera (VE)
07 gennaio – FAST ANIMALS AND SLOW KIDS @ Groove, Potenza Picena (MC)
08 gennaio – SCHONWALD @ Zuni, Ferrara
08 gennaio – GIONATA MIRAI @ Mermaid’s Tavern, Pontecagnano Faiano (SA)
10 gennaio – DEATH BY UNGA BUNGA @ Tetris, Trieste
12 gennaio – CUT @ Leoncavallo, Milano
12 gennaio – CAPTAIN MANTELL, PHINX e JOLAURLO @ Magnolia, Segrate (MI)
12 gennaio – FAST ANIMALS AND SLOW KIDS e GIONATA MIRAI @ Circolo degli Artisti, Roma
13 gennaio – AIM @ Code Club, Busto Arsizio (VA)
13 gennaio – FAST ANIMALS AND SLOW KIDS e ZEN CIRCUS @ Mamamia, Senigallia (AN)
13 gennaio – GIORGIO CANALI & I ROSSOFUOCO @ Karemaski, Arezzo
13 gennaio – THE R’S @ Vinile, Rosà (VI)
13 gennaio – SMART COPS @ Covo Club, Bologna
13 gennaio – …A TOYS ORCHESTRA @ Il Circolone, Legnano (MI)
13 gennaio – WONDERNOISE e BORDER BASTARD @ Tetris, Trieste
13 gennaio – DIAFRAMMA @ Locomotiv Club, Bologna
14 gennaio – SHANDON @ Etnoblog, Trieste
14 gennaio – POLAR FOR THE MASSES @ Voodoo Arci Club, San Giuseppe di Comacchio (FE)
14 gennaio – AIM @ Cooperativa Portalupi, Vigevano (PV)
14 gennaio – ZEN CIRCUS @ Fillmore, Cortemaggiore (PC)
14 gennaio – GIORGIO CANALI & I ROSSOFUOCO @ Vinile 45, Brescia
14 gennaio – …A TOYS ORCHESTRA @ Caracol, Pisa
14 gennaio – CASA DEL MIRTO @ Locomotiv Club, Bologna
14 gennaio – THEGIORNALISTI @ Covo Club, Bologna
14 gennaio – LOMBROSO @ Tetris, Trieste
15 gennaio – IL GENIO @ Panic Jazz Club, Marostica (VI)
15 gennaio – THEE PIATCIONS @ Zuni, Ferrara

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