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Archive for the ‘ARTISTA: Atomika Kakato’ Category

Ciao ragazzi. Un’intervista un po’ particolare per voi. Il vostro disco mi è piaciuto molto, nonostante, bisogna ammetterlo, la new wave sia un genere talmente (ab)usato e (ri)utilizzato da aver raggiunto probabilmente la soglia di sopportazione di molti. Volevo chiedervi di fare un’analisi di questa scena dal punto di vista della band. Perché ha fatto successo negli anni ’80, quali linguaggi funzionano ancora oggi, e perché questo revivalismo è molto di moda al giorno d’oggi?
Non so perché la new wave ha avuto successo, So che mi piacevano questi suoni cupi, queste voci spezzate, questi giri di basso potenti ma avvolgenti… Eravamo nel pieno della guerra fredda, contrapposizioni forti, e questo era ciò che usciva e che, senza accorgercene è entrato in noi. Il bello è che abbiamo assimilato tutto, lentamente, nel profondo e adesso a 25 anni di distanza esce “masticato”, digerito, vissuto, arricchito e con un pizzico di ironia in più.

Voi vi riconoscete nelle etichette che i recensori spesso utilizzano per definire questo genere? Mi riferisco a indie rock, new wave, dark wave, post-punk. Da recensore ho spesso a che fare con questi termini, ma mi rendo conto di come a molti vadano stretti…
Per riallacciarsi alla prima domanda, non parlerei di revival della new wave, ma di un nuovo genere, la nostra “Old wave”, fatta da chi ha vissuto e interiorizzato suoni, temi, mondi ed emozioni della new wave. Non credo sia una new wave riproposta.

A cosa si deve la scelta del vostro nome? E quello del disco?
Da un lato gli anni 80 sono il periodo della guerra fredda, gli anni dell’atomica, di Chernobyl e del Giappone come mondo lontano che interpreta l’occidente. Dall’altro una lettura scanzonata, ironica e di sberleffo nei confronti di tutta questa tristezza. Da qui il doppio senso del nome. Noi siamo anche i fondatori del “Nichilismo light”: un movimento il cui motto “I want to die, but not today”, la dice lunga su quanto siamo apocalittici e distruttivi rispetto al nostro mondo, ma… con calma.Old wave prophets? I profeti di un vecchio nuovo genere, ma anche di un nuovo vecchio genere, dipende dai punti di vista di chi ascolta. A noi vanno bene entrambe le definizioni.

Raccontateci la nascita del vostro ultimo lavoro.
Avevamo la voglia di fissare parte del lavoro ma con la certezza di ottenere determinati suoni. Poi l’incontro con Luca Pernici (Marla Singer, Il Nucleo, Ligabue….) che ci ha fatto il suono che volevamo e contestualmente l’idea/pazzia dell’etichetta “Lo Scafandro” fondata da Fiorello e Namo (rispettivamente il nostro bassista e il chitarrista) hanno trasformato l’idea di un demo in un CD vero e proprio.

Cosa si deve aspettare il pubblico da un live set degli Atomika Kakato? Se avete qualche data in programma che volete pubblicizzare utilizzate pure questo spazio! Pubblicità gratuita, non si butta mai via 🙂
Ci presentiamo come potete vedere nel booklet del CD. E poi tanta energia, velocità, forza sonora. Stiamo al momento proponendo concerti di “etichetta” ovvero la presentazione in toto dello Scafandro. Prossimamente suoneremo a Carpi (MO) al Kalinka Venerdì 18 febbraio. . Oltre a noi suonerà Fabrizio Tavernelli (AFA, Dischi del Mulo, Groove Safari, Ajello, ecc.). Sicuramente sarà una bella serata.Dalla primavera, una volta selezionata l’agenzia di booking, cercheremo di fare date ovunque da soli.

Cosa ne pensate voi che siete una band (e quindi siete nel lato opposto rispetto a me, recensore) della stampa musicale? Al momento le webzine spopolano, la stampa cartacea è in crisi ma mette ancora l’ultima parola nel definire quanto un disco funzioni.
Adesso è tutto molto veloce, immediato, diretto, facilmente fruibile e le webzine sono assolutamente in linea con questo. Le webzine si raggiungono facilmente, sono incisive nel loro essere spesso “espresse”, hanno il pregio della velocità e spesso sono targettizzate, quindi è facile per gli appassionati di un determinato genere capire che cosa sta illustrando il recensore. Il diffetto per paradosso è l’eccessiva ” interattività “, quindi è facile disperdersi durante la lettura di articolo. La rivista consente una lettura informale, spesso più comoda e rilassata.

Il futuro degli Atomika Kakato?Siamo in giro a presentare il CD, stiamo già lavorando a nuovi pezzi e…. speriamo di vederci in giro.
Grazie per aver preso parte a questa intervista, per voi le porte di The Webzine saranno sempre aperte. Un saluto!Grazie a te, vi terremo allora informati delle prossime date e altro. Ciao!

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ETICHETTA: Lo Scafandro
GENERE: New Wave

TRACKLIST:
1. Sea Of My Madness
2. Better Day
3. Grossa Sorpresa
4. Hello I Love You
5. Extraordinary Average
6. Popo Coca
7. Ugly
8. Windows Song
9. Wrong Song
10. Atomika Kakato

RECENSIONE:
Un postulato degli anni zero è senz’altro il seguente: il revival, se fatto bene, è una formula sempre vincente, valevole anche per le inarrestabili fughe di copie che di solito seguono all’esplosione di mode di questo tipo. E un’altra cosa è certa in maniera altrettanto palese: una moda, in questo senso, che ha trovato il momento migliore per rimanifestarsi e ritornare in vita, è proprio la new wave, in tutte le forme che può prendere (che non sono poi molte).
Gli Atomika Kakato, proprio come le decine di band anglosassoni che hanno deciso di diventare portabandiera di questa ondata di imitatori, si innestano in questo settore, vivido e vivace, che in maniera molto colorita sta spopolando anche in Italia, da quando band più evolute come i Trabant, i Thoc! o i Wora Wora Washington l’hanno fuso con del sano indie inglese nuova maniera che, guarda caso, deriva sempre da lì, dalla new wave anni ottanta. E gli Atomika Kakato lo sanno bene, solo che a popolare il loro universo fatto di tonalità cupe e dark inserite in un contesto in cui in realtà troviamo anche le ballad spensierate tipiche dell’indie movement di recente data, è anche l’immensità della scena new wave italiana. Tre nomi su tutti: Diaframma, Frigidaire Tango e Litfiba del primo disco. Per comporre le prime due tracce di questo disco (e per capirle), “Sea Of My Madness” e “Better Day” all’anagrafe, occorre assolutamente ascoltarsi i capolavori delle band appena citate, anche se la formula proposta dalla formazione è di per sé contaminata più direttamente dalle band che ultimamente hanno pensato di riproporla (o dalle versioni recenti delle stesse band, come l’ultimo dei Frigidaire Tango). Stravincono la lotteria degli strumenti più suonati e più importanti a livello melodico chitarra e sintetizzatore, presenti copiosamente in tutte le canzoni e sempre d’assoluto impatto e imprescindibile profondità nel forgiare melodie ed arpeggi funzionali alla causa new wave, come dimostra il trittico “Extraordinary Average”, “Popo Coca” e “Ugly”, con la seconda prima in questa classifica (e anche il brano in cui è più evidente la natura new wave della band). Riferimento, inafferrabile in quanto a qualità per queste canzoni, è la sigla XTC, direttamente da Swindon.
Ciò che stupisce è che un genere ormai impossibile da rimanipolare in maniera originale sia comunque proposto in una veste personale dove la mediocrità degli arrangiamenti e della voce è in realtà immediatamente e violentemente subissata da un songwriting molto sensibile alle dinamiche e alla semplicità dei cambi di tempo, che si aiuta anche con le linee vocali tipiche del genere (molto uso della variazione tra voce di testa e falsetto, sillabazione ben scandita, voce spezzata). Per questo gli Atomika Kakato vincono il premio di band new wave revival più “funzionante” di gennaio, anche perché non saranno gli unici ad averci pensato. Scherzi a parte, un bel disco che piacerà a tutti gli esperti e gli aficionados (ah oh!) del genere.

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