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Archive for the ‘ARTISTA: Hurts’ Category

Recensione a cura di Alessandro Zavattiero

ETICHETTA: RCA Records
GENERE: Synth-pop

TRACKLIST:
Exile
Miracle
Sandman
Blind
Only You
The Road
Cupid
Mercy
The Crow
Somebody To Die For
The Rope
Help
Heaven
Guilt

Gli Hurts, il duo britannico di Theo David Hutchcraft e Adam David Anderson, hanno appena pubblicato il loro secondo album. Sappiamo cosa si dice sui secondi dischi: di solito, buone volte, tendenzialmente, deludono. Se preferite possiamo dire che fanno anche schifo!

Il duo synth-pop dopo il loro esordio più che buono ci riprovano con qualcosa che dovrebbe evolvere la loro musicalità. Per chi già conosce il genere e ha apprezzato il primo Happiness in questo Exile ritroverà lo stesso ambiente raffinato-malinconico che gli contraddistingue, ma cosa è cambiato? Se partiamo dalla prima traccia che da il nome anche all’intero disco, notiamo che gli artisti hanno ricercato di evolvere i suoni spostandosi su generi più ritmici (Muse), ma con Miracle i richiami ai Coldplay ci sono fin dal primo giro d’accordi, piace non piace, allo scrivente ha fatto storcere il naso. Poi arriviamo alla terza traccia Sandman ecco questo pezzo merita qualche parola in più: non è facile riuscire a unire una base puramente hip-hop (abbastanza comune per giunta) con lo stile elettronico-lento degli Hurts. Gli esperimenti nella musica, quando riescono, possono dare risultati veramente entusiasmanti, Sandman è uno di questi casi. Blind è un’altra di quelle che meglio esplicano lo sbilanciamento pop del duo, forse anche troppo! Ma poi c’è Only You che riporta sui vecchi passi di Theo e Adam, la canzone ha un bella base elettronica e un
messaggio scontato per questo genere “Because only you can set me free, so hold me close just like the first time”. La sesta traccia, The Road, il primo singolo scelto per la pubblicizzazione del disco è un piccolo capolavoro, quando le cose vengono bene, inutile dilungarsi con tante parole, un pezzo perfezionato, emotivo, compiuto! E così cambia ancora questo disco, tra nuovo-rifatto e vecchio-nostalgico: Cupid che potrebbe benissimo essere dentro uno dei qualsiasi album dei Depeche Mode e Mercy una ballata sintetizzata tra la l’ansia della strofa, l’elettricità del ritornello e l’escalation del bridge, buona cosa! Abbiamo già superato la metà del disco, Crow è una lenta di archi e arpeggi che scorre via facilmente (bene o male che possa essere questa caratteristica in una canzone), e in scia anche Somebody to Die for e Heaven che ricordano ancora i richiami pop-play. The Rope prosegue l’andamento ondulatorio dell’album riproponendo invece un importante base di sinth che ci accompagna fino alla chiusura con Guilt, una lenta con accompagnamento di piano, quelle che per tradizione vengono sempre lasciate alla fine. É dolce, personale, vocale ed emotiva, Hurts.

Sappiamo cosa si dice sui secondi album, talvolta deludono, tendenzialmente non sono all’altezza del primo d’esordio, davanti ad Exile mi ritrovo combattuto: da una parte la direzione troppo commerciale per più di un paio di tracce testimoniano che alla fine conta venderli i dischi, ma l’altro fronte presenta alcuni tra i pezzi migliori proposti fin d’ora dal duo britannico, sia con l’esperimento Sandman, sia con i pezzi che ci si aspetta come Blind e Only You, ma anche Exile si dimostra assieme a Cupid una valida evoluzione, infine The Road, il pezzo più indovinato. Tutte assieme salvano il lavoro svolto. Concludendo, per chi ha già apprezzato Happiness, piace il genere synth-pop e cerca qualcosa che di diverso, ma non per questo nuovo e rischioso, Exile è un ottimo album. Ai detrattori dei Coldplay consiglio di saltare i pezzi che sapranno sicuramente riconoscere.

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