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Archive for novembre 2011

ETICHETTA: Autoproduzione
GENERE: Folk, indie

TRACKLIST:
1. An Anarchist in Parliament
2. On The Bank
3. Nightdrifting
4. Ribbon Instead
5. Through a Spyglass
6. To Love Somebody
7. Whistle on the Washing Line
8. Crockery in the Cupboard
9. Off the Banks
10. Something More to Say
11. Lucio Goes to Sydney
12. Anorak

Il cantautorato italiano moderno, quello che le sue radici folk le prende più dagli Stati Uniti di Bob Dylan che dal nostro passato deandreiano o gucciniano, è rappresentato pienamente da questo Anorak, opera prima di Angus Mc Og, artista modenese che nel duemilaundici è riuscito a ricavarsi una nicchia piuttosto consistente di seguaci, grazie a questi dodici splendidi brani.
La raffinatezza del suo songwriting si sposa molto bene con le atmosfere molto soft, delicate nell’intensità e in quel tocco nostalgico che ricorda il già citato Dylan, ma anche Neil Young e i momenti meno rock di certe perle degli Wilco. Non mancano neppure tocchi à-la Buckley, mentre anche Nick Drake, Elliott Smith e, nel panorama recente, Bright Eyes serpeggiano all’orizzonte nella sfera siderale delle influenze. I pezzi sono tutti molto maturi, i testi smaccatamente rivolti verso occidente. Predominano le atmosfere più scure, l’idea del viaggio, dello sguardo rivolto ad una scena naturalistica da contemplare ed ammirare, della poesia nostalgica quasi leopardiana. Non c’è niente di pretenzioso, tant’è che si può definire cantautorato minimale, ma in questa semioscurità fatta di chiaroscuri, di alternanza di luci ed ombre, ci si innamora di canzoni come “To Love Somebody”, “Nightdrifting” e la title-track, di momenti come “Lucio Goes to Sydney” e “Off the Banks”, gli episodi più significativi perché contengono tutta la vena folk che dietro il lamento malinconico più tipicamente dylaniano nasconde una voglia di raccontarsi che malcela l’autobiografismo, mentre in penombra avvertiamo la possibilità che questo artista superi i confini emiliani per diventare un vero e proprio punto di riferimento in questa scena che sempre più pullula di grandi artisti.

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Da oggi in avanti questo blog non sarà più lo stesso. 
Lo vedrete con altri occhi.
Vi farà molto più schifo aprirlo, questa è l’unica certezza.
Si perché con la rubrica LA COPERTINA PESSIMA DEL GIORNO avrete ogni giorno per un periodo di tempo indefinito una terribile copertina, a dimostrare che l’artwork, come lo chiamano all’estero, dei dischi, non sempre si può accostare alla parola arte senza suscitare conati di vomito.
Per fare una sorta di analisi psicologica di questi artisti che non hanno la minima idea di cosa usare come cover dei loro dischi, seguiteci con il nostro post quotidiano.

Si inizia con:
GEORGE JONES – COUNTRY CHURCH TIME

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Recensione a cura di Andrea Marigo

ETICHETTA: Brown, Fat Possum, Columbia
GENERE: Pop, rock

TRACKLIST:
1. Factory
2. Compliments
3. Laredo
4. Blue Beard
5. On My Way Back Home
6. Infinite Arms
7. Dilly
8. Evening Kitchen
9. Older
10. For Annabelle
11. NW Apartment
12. Neighbour

VOTO: 4/5

Per la gioia mia (ma forse non dei vecchi fans) i Band Of Horses non sono più indie-rock come nei due album precedenti.
Quando ho dovuto etichettare con un genere questo disco, sono andato in paranoia.
Ero sicuro di recensire un disco indie-rock targato Band Of Horses, ma non era corretto in questo caso.
Guardai la copertina dellʼ album: un cielo blu, e le stelle.
Un cielo che profuma di America, quella con la polvere e gli stivali di pelle.
Lo ascoltai e pensai al country, ma non bastava perchè sbucava anche del rock, tutto orchestrato in chiave pop.
Ascoltai bene la voce, quella voce bellissima di Ben Bridwell supportata da cori continui, calibrati ma incisivi in modo magistrale dai suoi compari Tyler Ramsey e Ryan Monroe.
Allora forse capii che era la voce che trainava il tutto ed avevo ragione.
Si ma non bastava.
Le chitarre? La batteria riverberatissima? Si ci sono, poste appena più sotto, ma contano.
Ero sicuro, è pop. Poi rock.
O forse rock e poi pop.
Allora indossai una camicia a quadri e misi il disco in auto, guidai per le valli e capii sempre di più che tutti i generi citati erano lì.
E che è un album che dura un giorno. E va in base al meteo.
Alla mattina, partii con il sole, mi prendeva bene, cʼ era poco da fare, sorridevo, “Compliments”, “Dilly”, “NW Apartment” e “Laredo” (questʼ ultima gasa davvero!) volume alto e buon umore.
Continuai a guidare, io, il sole e i colli, pensando a cosa avrei dovuto fare e non facevo “Infinite Arms”, “Older” sorretto da atmosfere trasognanti sporcate di country.
Il tempo scorreva e il cielo cambiava.
Guardando lʼ orologio accanto al bracciale, che mi aveva regalato la mia donna quando era ancora mia, iniziò a piovere, le gocce cadevano tristi sul vetro e allora mi fermai a fumare una sigaretta pensando che lei era bella davvero “For Annabelle”, “Neighbour”, e
forse mi mancava “Evening Kitchen”.
I pensieri andavano e guardavo il panorama.
Decisi di tornare a casa, ora che era quasi sera e non pioveva più.
Con la pioggia se nʼ erano andati anche i pensieri più malinconici e il tramonto finiva il suo lavoro e mi guidava verso casa “Factory”, “On My Way Back Home”.
Mi stesi a letto, non mi preoccupavo più del genere, aspettavo di addormentarmi con le cuffie nelle orecchie.
Guardai fuori dalla finestra, “Blue Beard” e c era il cielo blu, e le stelle

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VIDEO DI “Is There A Ghost” DAL DISCO “Cease to Begin”

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ETICHETTA: Tannen Records
GENERE: Post-punk, alternative rock

TRACKLIST:
1. Innerself Surgery
2. Silver Strawberry For A Bullet
3. Super Void
4. Useless Crash
5. Throat Miners
6. Scorpio Rising
7. Forzier
8. Dust Tiger
9. Grass Snake Vertigo
10. Deathfuck
11. Ted Sad
12. Slap You
13. Carcharodan Carcharias

Ci sono pochissimi motivi per continuare a sostenere il proliferare inarrestabile di gruppi post-punk, che in centinaia di declinazioni diverse stanno spopolando sempre più. E’ difficile individuare band davvero originali in questo calderone ma negli album che si salvano merita una menzione speciale proprio Innerself Surgery dei Laser Geyser.
IS è un disco assolutamente vario, senza nessun ingrediente lasciato al caso; miscelando hardcore punk, alternative rock, stoner e post-punk di derivazione eighties, convergono verso quella scena che in Italia è rappresentata da band come Love in Elevator, Laida Bologna Crew (due di loro erano proprio in questa formazione), One Dimensional Man del primo periodo e molti altri. Le diverse incarnazioni che il trio riesce a portare in campo però rendono il prodotto più vario, a partire dalla travolgente energia della title-track, di “Silver Strawberry For A Bullet” e di “Slap You”, senza dimenticare le derive deliranti à-la Fugazi che sporcano un po’ tutto il disco di una venatura post-hardcore internazionale che trascina l’album inesorabilmente verso un apprezzamento più ampio.
Testualmente inquietano i testi molto apocalittici, quasi distopici (si legge in essi una sorta di visione utopica alla Edward Bellamy, ma rivoltata al contrario, oppure un Orwell più violento che ha imparato il pessimismo leopardiano comparandolo con Nietzsche), a disegnare un quadretto molto oscuro ma sobrio che ben si sposa con le atmosfere crude ma contemporaneamente semplici e mai troppo virtuose delle tredici canzoni.

E’ evidente, brano per brano, come una band perfettamente conscia di cosa significa muoversi in un genere così ampio ma ormai già percorso in lungo e in largo da migliaia di gruppi in tutto il mondo; il tentativo di non risultare banali riesce quasi sempre, tranne in alcuni momenti (“Useless Crash” e “Forzier” su tutti) che ricordano un po’ troppo alcune delle band sopracitate. Tutto sommato la versione italiana di una fusione perfezionista di Drive Like Jehu, Black Flag, June of 44 e Mission of Burma. E cosa volete di più?

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ETICHETTA: Nessuna
GENERE: Electro-funk, elettronica, wave

TRACKLIST:
1. What I Can
2. Attack
3. Tanzen Dusseldorf
4. Evil Heaven
5. Don’t Talk
6. SMS Bottle
7. Don’t
8. This Time
9. Desert Line
10. Mean It

Due persone. Una batteria. Una manciata di sintetizzatori. Ecco Attack.
Questo disco è la risposta giusta se cercate una sorta di spintarella anfetaminica per risollevarvi il morale o semplicemente riprendervi dopo una dura giornata di lavoro. E’ rock funkeggiante, ma fortemente elettronico, come se i Primal Scream più elettrici si fossero dimenticati di attaccare le chitarre e avessero voluto plagiare un po’ di Kraftwerk.
Il materiale di base è a suo modo radio-friendly, con qualche sferzata dark wave, qualche delirio ambient che ricorda il Brian Eno più schizzato e rilassato (“This Time”, “Desert Time, con comparsata di Collini degli Offlaga Disco Pax, e “Evil Heaven”), mentre artifici synth-pop riportano la memoria ai bei tempi di The Man-Machine (“Tanzen Dusseldorf”). Tutte le caratteristiche del disco sono egualmente curate, a partire dall’intersecarsi sempre molto attento delle voci con le strutture delle canzoni, pulsanti di continui cambi di suoni e tempi, nonostante sia il 4/4 a prevalere, senza mai risultare banale. E’ qui la vera chiave per comprendere il valore del disco: é un album semplice, integralmente devoto ad una cultura popolare nell’essere pura violenza electro-funk, e riesce comunque a non somigliare troppo a nessun’altro artista recente. Trasportano con grande consapevolezza e creatività alcune menomazioni post-punk in declinazioni eighties che difficilmente escono dalla testa (“What I Can”, la title-track, “SMS Bottle”), e senza neanche accorgersene scrivono una pagina storica del genere per quanto riguarda la nostra stanca Italia.

Si potesse definire funk wave, avremo risolto il dilemma, ma del genere ce ne freghiamo. Sappiamo solo che è ben suonato, ben composto, supercarico ed è pure originale (e italiano). Gli autori del nostro paese sono sempre pronti a sfornare dischi di un certo valore, il problema è che nessuno lo viene a sapere. Che ne dite, iniziamo a diffondere la parola? I Don Turbolento sono un buon punto di partenza. Non lasciatelo in disparte, merita sul serio.

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Fotoreport a cura di LaMyrtha




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PROSSIME DATE:
06.12.11 GLUE, Firenze
07.12.11 CIRCOLO DEGLI ILLUMINATI, Roma
09.12.11 ZUNI, Ferrara
10.12.11 I VIZI DEL PELLICANO, Fosdondo di Correggio (RE)
11.12.11 GIARDINI SONORI, Piacenza
16.12.11 FESTINALENTE, Aversa (CE)
17.12.11 SAWPALCO, Campagna (SA)

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ETICHETTA: Tannen Records
GENERE: Elettronica, avantgarde

TRACKLIST:
1. Another World
2. C12H17N204P
3. Free Tibet
4. Il Primo Volo Parte I
5. Il Primo Volo Parte II
6. Sinfonia (Preludio)
7. Sinfonia (Elettronica Contemporanea)
8. Hermes
9. Trismegisto
10. Musicogeny

Spettro visibile od udibile? Si direbbe quasi che tutta la cultura degli ultimi trent’anni in fatto di musica elettronica sia contenuta in questo lavoro di un duo (all’anagrafe Beltramini e Zattera), i Cyber Society, che se ne esce con un prodotto di grande qualità, la cui levatura scalfisce involontariamente tutti i dischi italiani più importanti nel genere per accostarsi a loro. Per scoprire tutto questo basta un ascolto, per abbeverare la propria mente di un miscuglio eterogeneo ma perfettamente congeniato di elettronica d’avanguardia, jazz, breakbeat, electrofunk, percussionistica tribaleggiante e schizzi classico-orchestrali. Solo dieci i brani, molti di più gli ingredienti che contengono. Vacillando tra distensioni quasi prog (“Sinfonia”) e rimbombi acid jazz (“Trismegisto”), ci si colloca agilmente negli spazi ancora liberi dell’avanguardia italiana, evitando tutta la fuffa dark resuscitata negli ultimi anni per proporre un vero e proprio manifesto di “elettronica contemporanea”, grazie ad una genialità nella composizione che stupisce da “Another World”, brillante quanto tetra introduzione (ma degna di questo titolo), fino al neo-ambient di “Musicogeny”, elemento che scorrazza lungo tutto il disco rendendolo variopinto anche grazie ad un range di suoni vastissimo che non risparmia i campionamenti al di là degli strumenti suonati, che comunque esistono e fanno un gran lavoro, fiati compresi. Schizofrenia puramente ambient è reperibile in “Free Tibet”, mentre con “Hermes” si emigra nella troposfera dei Portishead.
Poco spazio a qualche comunque scintillante momento danzereccio, mentre Aphex Twin e Four Tet insieme ad Amon Tobin brindano ad una nuova band ben contaminata dalla loro nevrastenia.

Uno dei migliori, se non il migliore, dischi di elettronica dell’ultimo decennio. Immancabile nella collezione di tutti gli elettronicofili.

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Recensione a cura di Andrea Marigo

ETICHETTA: Barsuk Records, Grand Hotel Van Cleef
GENERE: Indie rock, rock

TRACKLIST:
1. The New Year
2. Lightness
3. Title and Registration
4. Expo ʼ86
5. The Sound of Settling
6. Tiny Vessels
7. Transatlanticism
8. Passenger Seat
9. Death of an Interior Decorator
10.We Looked Like Giants
11.A Lack of Color

Voto 5/5

I Death Cab for Cutie sono una band statunitense che forse molti ora conoscono, vuoi per essere stati citati in più di qualche telefilm (e film) per teenager o per le pagine di gossip americane.
Ecco, quando non li conosceva nessuno forse era meglio.
Nel 2005 con Plans lasciarono lʼindipendente Barsuk Records per il gigante Atlantic Records che fu inizio del nuovo percorso verso lidi più pop della band di Seattle.
Ma concentriamoci sulla prima vita dei DCfC dove dopo lʼ esordio targato 1998 e altri 2 LP
Gibbard &Co. danno alla luce Transatlanticism.
Gli undici brani si muovono ordinati dentro lʼ ottima struttura della tracklist e trascinano lʼ ascoltatore nellʼ immaginario gibbardiano colorato dalle sue ossessioni di distacco e insicurezza poste in chiave romantica.
Dolci e malinconiche melodie fanno da guida ai pezzi più intimi, decantati ad un amore perduto tra illusioni e i vari arpeggi di chitarre e pianoforte “Lightness”, “Passenger Seat”, “A Lack of Color” e il binomio “Tiny Vessels” / “Transatlanticism” descrizione di un amore reale,
comodo ma insignificante e il desiderio di toccare quello distante un oceano con il repeat di “I need you so much closer” frase emblema del brano e in un certo senso di tutto il disco.
Non mancano gli episodi più solari ma mai banali di perle indie/pop/rock come lʼ elegante “The New Year”, “Title and Registration”, “Expo ’86”, “The Sound of Settling”, “We Looked Like Giants” dove emerge un energia spiccata che si contrappone alla malinconia degli altri pezzi.
La splendida voce di Gibbard, le architetture armoniche e ritmiche vanno via filate dallʼinizio alla fine, lʼ ottima produzione del chitarrista Walla ne fa uscire un disco dal suono meraviglioso, sintetico e complesso, sempre avvolgente, limpido e rassicurante, legando ogni brano allʼ altro come perle di una collana che si avvicinano, poi si distanziano e poi ancora ritornano.
Per alcuni Transatlanticism sarà un disco che forse non lascerà traccia, oppure sarà un disco che vorrà dire tutto, forse il miglior disco che abbiate mai ascoltato, che diverrà parte di voi e che riuscirà a sostituire fotografie che avevate dimenticato di scattare.

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ETICHETTA: Open Production
GENERE: Trip-hop, alternative pop

TRACKLIST:
1. My Love
2. Told Be Truth
3. What If
4. Ask Me
5. Buffalos
6. Your Universe
7. Andy Shoes
8. Different
9. Wake Me Up
10. Please
11. One Eye, Two Eyes A Mouth

Abbiamo tantissime formazioni valide in Italia, all’estero forse non lo sanno, così come lo ignorano molti italiani. Sulle lunghe distanze prevedere dove e se queste band esploderanno guadagnando la meritata notorietà è difficile, ma un azzardo con gli Amycanbe il sottoscritto lo tenterebbe.
Mountain Whales è un disco di quelli che la qualità te la fa sorbire tutta, con calma, in quaranta distesissimi minuti che contano sull’attenzione, la pazienza e la qualità dell’ascoltatore, perché nonostante l’orecchiabilità e la semplicità strutturale del settanta percento dei brani, si tratta di un album veramente ben fatto, con uno spessore notevole e che cela dietro un velo di ingenuità apparente un grandissimo ed accuratissimo lavoro di songwriting. Lo attestano “Truth Be Told” e i suoi rimandi vagamente folk, le ballad pop più sdolcinate ma sempre di gran livello (“Different”, “Please”), e le perle più specificatamente dream-pop che vagheggiano verso lidi più internazionali (“One Eye Two Eyes A Mouth”, “Buffalos”). Prendendo band paragonabili anche perché circolano nello stesso ambiente e nello stesso periodo, occorre nominare i pavesi Emily Plays. Più in generale, il termine più adeguato a descrivere il sound della band è trip-hop: non solo quello degli storici Massive Attack e Portishead, ma anche quello più moderno, rivoluzionato con linguaggi più alternative all’italiana, come ricordano i Letherdive ma d’ora soprattutto lo ricorderanno gli Amycanbe.

Strumentalmente l’intero disco è perfetto, concepito come un blocco unico senza pause, senza eccessi, senza riempitivi. Ogni secondo vale la pena, così come ogni canzone racconta una storia a sé prescindendo da tutte le altre. Un monolite che difficilmente si può digerire, però, senza approfittare della sua integrità e della sua grande qualità. E poi, siamo sinceri, una cantante come la Armati dove altro la troviamo?
Mountain Whales è veramente stupendo, e ce ne ricorderemo per molto tempo. Se poi non lo faremo, speriamo ci sia chi ci costringerà a pentircene.

SITO UFFICIALE
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TOUR:
25.11.11 IL CIRCOLONE, Legnano (MI)
20.01.12 KALINKA CLUB, Carpi (MO)
21.01.12 CIRCOLO MONSANO, Ancona

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Fotoreport a cura di LaMyrtha




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Recensione scritta e pubblicata anche su INDIE FOR BUNNIES
ETICHETTA: Urtovox
GENERE: New wave, alternative rock

TRACKLIST:
1. Paradiso Terrestre
2. Gola
3. Lussuria
4. Accidia
5. Avarizia
6. Ira
7. Invidia
8. Superbia
9. Antipurgatorio

Svolta dantesca per i Piet Mondrian, che tentano un cambio di direzione accompagnato anche da un turnover nei componenti (Baldini ha voluto modificare un po’ le carte in tavola). Misantropicana ha lasciato un’immagine molto intellettualoide della formazione toscana, vicina per ispirazione testuale a quei Baustelle un po’ hipster che hanno fatto la fortuna di un nutrito stuolo di imitatori. Il sound era comunque già imbevuto di new wave rinnovata ai linguaggi di oggi, ma senza l’acidità e l’essere pacchiano di questo Purgatorio. Sostanzialmente dove si arrivava quasi alle fredde atmosfere dei Joy Division, oggi ci si ferma alle linee vocali più insofferenti di Miro Sassolini; dove un minimo di radiofonicità wave elettrica teneva in piedi i brani meno originali, oggi abbiamo un continuo proporsi di radici blues in salsa moderna, attenuato da alcuni momenti più alternative rock di derivazione.
Ma l’evoluzione ha toccato nel profondo l’animo dei Piet Mondrian, che si ritrovano sicuramente nobilitati dalle nuove caratteristiche date al gruppo: i pezzi sono più “pesanti” ma più completi, dove la complessità dona anche senso alle tematiche trattate. Una serietà così ostentata non si poteva sposare bene con le piccole tracce di pop disseminate un po’ dovunque in Misantropicana. “Accidia”, “Gola” e “Ira” si trasformano in un elegante trittico che nel collegare il significato dei tre vizi capitali, inestirpabili dall’uomo come lo sono anche alcune virtù, specificano tutto il campo d’azione del disco. Sembra in alcuni momenti (“Lussuria”, “Superbia”) che riferendosi alle masse si possa disperdere il decoro delle ottime liriche in una sorta di qualunquismo come piace a tutte le nuove band italiane (Ministri, Teatro degli Orrori, ecc.); ma non si tratta di fare la predica, qui si tratta di rintracciare il malessere di un insieme di persone, descrivere come vengono viziate e corrotte le loro vite da queste forze infernali che nelle opere dantesche furono inscenate con tanto vigore. Ci si riesce, grazie appunto anche alla profondità dei testi; più evanescenti invece gli arrangiamenti, un pochino intricati in certi momenti (“Avarizia”), più stilizzati ma comunque vagamente informi (“Paradiso Terrestre”), nei momenti più sostenuti.

Purgatorio è un bel disco, ma nulla di trascendentale. E’ inalterata la passione per i bei testi di Baldini, composti con immensa cura, come la qualità strumentale dei nuovi elementi garantisce ancora quel velo di ansia e cinismo dark wave che li inondava prima. A non tenere banco, in certi frammenti, è proprio l’impalpabilità di alcuni passaggi che tendono ad appesantirsi e a farsi rincorrere da ingiustificate complicazioni nel songwriting. Non siamo fan della semplicità, ma diciamo che in questo disco il suo opposto convince in parte. Comunque un lavoro ben al di sopra della linea della sufficienza.

Se n’è parlato anche qui (recensione di Misantropicana)

TOUR:
18.11 NUOVO CAMARILLO, Prato
19.11 ARCI ORIGAMI, La Spezia
20.11 PANIC JAZZ CLUB, Marostica (VI)
25.11 CIRCOLO AGORA’, Cusano Milanino (MI)
03.12 MAGAZZINO PARALLELO, Cesena (FC)

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ETICHETTA: Ice for Everyone
GENERE: Alternative Rock

TRACKLIST:
1. Nervi
2. Cioccolatino
3. Gusto
4. Lei
5. Copernico
6. Pontefice
7. Collina
8. Lì
9. Mangio
10. Organi
11. Guerra

A volte sembra quasi che questo periodo che si dice vuoto, privo di contenuti e artisticamente sottotono rispetto i decenni precedenti (“senza niente di nuovo”, l’espressione preferita dai critici), sia in realtà molto diverso da come lo si dipinge. Del resto si sa, quando la crisi batte e la rabbia sale gli animi si ridestano e l’arte segue, se vogliamo, gli alti e i bassi dell’umore collettivo. La musica non ne è certo esente e la rabbia generazionale degli anni novanta sta tornando, con forme e modalità diverse, in testi sempre molto intensi, “impegnati” (termine un po’ abusato, bisogna ammetterlo) e arrangiamenti che tendono ad una violenza nervosa che lascia poco spazio alle divagazioni in cambio di un’isteria distruttiva che più di ogni altro elemento descrive cosa si vuole comunicare.
La formazione perugina dei Fast Animals and Slow Kids, lanciata ultimamente soprattutto perché band d’apertura del nuovo tour degli Zen Circus, si separa da tutto il resto delle band alternative contemporanee nonostante prenda a piene mani bene o male dallo stesso panorama, ovvero quello alt-rock precedente, sporco di grunge e di punk defluiti in quel contesto ultradepressivo che Marlene Kuntz, Verdena, Afterhours, Massimo Volume, CSI/PGR, Estra, Il Teatro degli Orrori e tanti altri (più recentemente Ministri, Zen Circus ecc.) hanno reso celebre. I gruppi che da qui attingono per comporre le loro poesie d’ira scomposta sono fin troppi ma qualcuno che ancora prova ad apparire migliore c’è, e sicuramente gli umbri sono tra questi. Lo dice “Lei”, la più punk ma anche una delle più belle, come lo dice la vibrante “Copernico”, nonostante le insufflazioni di pop che non le risparmiano momento radiofonici un po’ più banali rispetto la media del disco. Comunque un bel pezzo, così come troviamo particolarmente interessante l’orecchiabilità non scontata di “Cioccolatino”, “Lì” e “Mangio”, fatte anche di una simpatica ironia che pur non rasentando il demenziale si distacca dai toni un po’ troppo seri che il lessico più spento di altri brani recupera soprattutto da Godano, Appino e Capovilla. Insofferenza ed insoddisfazione, ma anche un soffio di speranza, mentre l’oscurità più nera ispessisce il sound, qui veramente pienissimo, di “Guerre”. Il momento noise perfettamente contestualizzato che tutti vogliono includere. Del resto se lo possono permettere.

La prova del nove la darà l’acclamazione popolare quasi certa, nonostante il numero esagerato di band praticamente identiche. Si vuole scommettere spesso su band così, e anche noi saremo pronti a farlo, perché è questo il genere più tipicamente italiano nel nuovo millennio. Grazie anche a dei testi perfettamente allacciati con la quotidianità e quel senso di perversa e malsana irrequietudine quasi furiosa che ci circonda e ci pervade.
Promosso a pieni voti.

TOUR:
25.11.11 LOCOMOTIV CLUB, Bologna (with ZEN CIRCUS)
03.12.11 CENTRO DI PALMETTA, Terni
10.12.11 KAREMASKI, Arezzo (with ZEN CIRCUS)
16.12.11 HIROSHIMA MON AMOUR, Torino (with ZEN CIRCUS)

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Emiliano Coraretti di XL di lui ha scritto:
“da oltre vent’anni mischia Frank Zappa, Victor Jara, Neruda e Miles Davis”.

E io dico: ascoltiamone un paio di pezzi

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ETICHETTA: Deutsche Grammophon
GENERE: Pop da camera, chamber music

TRACKLIST:
1. Shattering Sea
2. Snowblind
3. Battle of Trees
4. Fearlessness
5. Cactus Practice
6. Star Whisperer
7. Job’s Coffin
8. Nautical Twilight
9. Your Ghost
10. Edge of the Moon
11. The Chase
12. Night of Hunters
13. Seven Sisters
14. Carry

Ed ecco il dodicesimo capitolo della discografia di Tori Amos, la cantautrice/pianista del North Carolina che da venticinque anni presenzia senza sosta nella scena pop con la sua voce e il suo art rock mai troppo arzigogolato, tutto sommato molto godibile. In una dozzina di album l’evoluzione naturale di un sound comunque sempre molto melodico l’ha portata dalle parti di certe band chamber pop (o dream pop) che poco hanno a che fare con le classifiche. Ma Tori Amos è pur sempre Tori Amos, e le sue gesta attirano sempre un minimo di “indie”-attenzione. C’è chi l’accusa di aver gettato al vento la carriera, mandando al macero i già marginali contenuti rock degli albori, chi invece ne supporta la scelta radicale di svoltare verso sonorità molto diverse da quelle iniziali.
Night of Hunters a The Webzine è stato percepito in maniera molto individuale, regalando alla soggettività dell’ascolto il pregio di essere ancora protagonista dell’assorbimento musicale come esperienza di trasporto emotivo. Le quattordici tracce appaiono in superficie tutte molto simili, ad essere sinceri, rappresentazioni solipsistiche di un viaggio interiore che ha a che fare sicuramente più con il proprio io piuttosto che con un sentimento presumibile dai più. Tagliando così fuori gli ascoltatori, ancora una volta, da un’interpretazione univoca, la cantante riveste in realtà Night of Hunters di un’aura lucente di mistero, a partire dalla ricerca di un significato che difficilmente si riesce ad attribuire senza scandagliare attentamente le brillanti liriche. Gli arrangiamenti, come e forse più del precedente Midwinter Graces, esemplificano uno stile barocco di concepire il pop, riconnettendolo alle sue origini classiche (tant’è che brani come “Fearlessness”, “Battle of Trees” e “Shattering Sea”, le tre migliori dell’intero lavoro, presentano sia melodie vocali che svolazzamenti strumentali degni dei migliori Debussy e Chopin). Nei vocalizzi tipici della Amos, grazie a quella timbrica bambinesca che spesso in altri dischi recenti ha rappresentato un aspetto negativo, ad esempio nei comunque belli The Beekeper e Abnormally Attracted to Sin, si ritrova il suo gusto rock dei primi tempi, seppur trasportato in una sorta di mondo fatato e fiabesco che evoca atmosfere dark ma, ripetendo, immerse in un contesto più antico, con innesti strumentali che assumono in pieno l’aspetto di ballad pianistiche à-la-Bach nonostante toni di epicità moderna più radiofonica. Superando la scontatezza di un paio di momenti (“Star Whisperer” e “Job’s Coffin”), in ogni caso degni di un ascolto approfondito per carpirne l’essenza popolaresca più celata, abbiamo un lavoro maturo, equilibrato e completo, senza momenti stantìi ne ripetizioni troppo evidenti di episodi già visti nella sua carriera. Sostanzialmente, il dodicesimo capitolo di una saga ancora tutta da scrivere. Qualche momento lento in meno e sarebbe stato molto più godibile, ma Tori Amos e la sua leggiadria sono anche questo. Impossibile gridare al miracolo, ma altrettanto impossibile non apprezzare un album veramente ben concepito. Per (quasi) tutti.

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ETICHETTA: Supernatural Cat
GENERE: Post-rock sperimentale

TRACKLIST:
1. Ultramorth
2. Orkotomb
3. Orbothord
4. Oktrombo
5. MöR
6. Oktomorb
7. Obrom

La schizofrenia è una delle caratteristiche più strane per una band con queste premesse. Dai dischi precedenti li ricordiamo per un’incredibile miscela di post-rock, psichedelia, follia noise e classic metal, furente, violenta, gelida, fonte di continue sperimentazioni che fanno dei due bassi la propria bandiera. Sotto l’ala protettiva di un’etichetta sopra le righe per definizione come la Supernatural Cat, questi pazzoidi arrivano a Morbo dopo un trittico veramente valido (Morkobot, Mostro, Morto), senza retrocedere di un singolo passo. A redivivere in questo album è un po’ di quel funk metal ormai smarritosi dietro le emulazioni degli RHCP più scarichi (“Orkotomb”), che riporta invece l’attenzione su Primus e Oysterhead, ma mescolato con quella vena più psichedelica che, “metallizzata” a dovere (“Oktrombo”, “Obrom”), diventa il marchio di fabbrica dei lodigiani. La bellezza di questo disco sta nel suo approccio continuamente nevrastenico, inarrestabile, sfuggevole; in un’espressione, indefinibile. Rinchiudere in una gabbia le strutture compositive per analizzarle è un’opera impossibile, tanto variegate e sottili sono le tracce del loro maturissimo songwriting. Frequenze basse, rombi, mugolii, rumori di fondo, melodie atonali, tutto è affidato ad una logica superiore difficile da carpire. Quello che rimane evidente è l’incalzante asprezza di alcuni arrangiamenti, capace di scandagliare i territori inesplorati di un neo post-noise che in Italia nessun altro propone con questa qualità.
Morbo è il sigillo definitivo posto ad etichetta di un prodotto veramente DOC. Consigliamo di vederli live, dove sono maggiormente apprezzabili. Un disco fantastico.

http://morkobot.wordpress.com/
PROSSIME DATE:
25.11 Bloom, Mezzago (MB) – con Goran D. Sanchez, Verbal
03.12 Milk, Genova
25.12 Bahnhof, Montagnana (PD) – con Menrovescio, Neither
27.12 Dal Verme, Roma
28.12 Muviments 7, Itri (LT) – con Ovo
29.12 Disfunzioni Sonore, Napoli – con Ovo
20.01.12 Arci Bolognesi, Ferrara

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ETICHETTA: La Tempesta Dischi
GENERE: Acustica, folk chitarristico
TRACKLIST: Nessuna (unica traccia)

Avete mai ascoltato John Fahey, Jack Rose, Robbie Basho o Sandy Bull? Tra folk, blues e cantautorale con una particolare attenzione al solo chitarristico, sono tutti nomi storici nel genere, ma lontani dal nostro paese (non solo geograficamente). Difficile trovare un Basho italiano e difficile anche prevedere che un accostamento così evidente potesse giungere da Gionata Mirai, già in Teatro degli Orrori e Super Elastic Bubble Plastic, bands sulla cresta dell’onda che sicuramente hanno un curriculum tale da portare ulteriore attenzione anche verso questo Allusioni e il tour che ne segue.
In poco meno di mezzora, un disco con un’unica traccia che non lascia percepire altro che una chitarra, che rincorre continui arpeggi e assoli che oltre a denotare una grandissima tecnica nel fingerpicking del buon Mirai, sicuramente più illuminato qui che nelle altre sue formazioni, sottolineano un songwriting molto maturo che riesce anche a veicolare “qualcosa”. Il disco scorre veloce, certo, ma riesce comunque a lasciare un segno, grazie a quelle sensazioni che si avvertono da ogni piccolo cambio, in volume, in tonalità, nel passeggiare veloce ma molto sentito di una dodici corde suonata veramente con il cuore. L’animo blues che emerge è sicuramente una novità se consideriamo il personaggio e il suo background e stupisce la maniera con cui un grande senso di malinconia si scioglie amaramente insieme a momenti molto più allegri che si (con)fondono senza quasi linea di demarcazione, tanto splendide sono la scrittura e l’esecuzione di questi “pezzi”.

Un disco a suo modo inutile, ma che lascia un profondo solco nella memoria di questo vuoto duemilaundici. Che se ci sono dischi così, tanto scadente non è.

“ALLUSIONI” TOUR by Virus Concerti
18.11.11 Rockerill, Charleroi (BELGIO)
19.11.11 Water Moulin, Tournai (BELGIO)
22.11.11 DNA, Bruxelles (BELGIO)
23.11.11 Bateau Ivre, Mons (BELGIO)
26.11.11 Conchetta, Milano
02.12.11 Cooperativa Portalupi, Vigevano (PV)
03.12.11 La Tempesta al CSO Rivolta, Marghera (VE)
04.12.11 Round Midnight, Trieste
05.12.11 Radio Capodistria, Trieste
06.12.11 Teatro della Concordia, Venaria Reale (TO)
07.12.11 Blackat, Piacenza
08.12.11 Keydrum, Sarno (SA)
09.12.11 Istanbul Cafe, Squinzano (LE)
10.12.11 I Sotterranei, Copertino (LE)
15.12.11 Supernova, Bologna
16.12.11 Circolo delle Arti, Mariano Comense (CO)
18.12.11 Magnolia, Segrate (MI)
22.12.11 Al Vapore, Marghera (VE)
04.01.12 Apartamento Hoffman, Conegliano Veneto (TV)
05.01.12 Morgana Music Club, Benevento
06.01.12 Festinalente, Aversa (CE)
07.01.12 Chromazone, Atripalda (AV)
08.01.12 Mermaid’s Tavern, Pontecagnano Faiano (SA)
14.01.12 Arcipelago, Cremona
21.01.12 Blah Blah, Torino
11.02.12 Cinema Vekkio, Corneliano d’Alba (CN)

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Adam Frei è il nuovo progetto del quartetto rock noto al pubblico come The Afterglow: Dave Timson (al secolo, Davide D’Alfonso) voce e basso, Mik Lennard (ovvero, Mirko Mazzon) ed Alberto Garau chitarre ed Alex Cherry (Alessandro Giresi) alla batteria, che per anni ha solcato in lungo e in largo Regno Unito, Italia e Paesi Bassi con i live seguiti alla pubblicazione di due album e di diversi singoli trasmessi su moltissime radio e tv europee e statunitensi.

La band ha infatti deciso di sperimentare una nuova strada, autonoma ed indipendente, nelle sonorità e nell’approccio discografico.

Rock britannico, testi di impegno politico e sociale, potenza e malizia derivanti dalla maturazione, tecnica ed umana, raggiunte in oltre 10 anni di attività ad alto livello, questo sono gli Adam Frei.

Entrati in studio nel 2010 con l’amico e produttore Dario Ravelli, hanno completato il loro album di debutto “Empty Music Industry” con il mastering curato da Antonio Baglio al Nautilus di Milano, ed hanno scelto come partner discografico la Seahorse Recordings di Paolo Messere, musicista ed autore di grande spessore ed esperienza con il quale è nata un’immediata sintonia umana ed artistica.

“Empty Music Industry” è in uscita mondiale il 21 Settembre, preceduto dal lancio del singolo “Rat Singer” e dal suo provocatorio videoclip. Sarà seguito, nei mesi successivi, dal tour che toccherà diversi paesi europei tra cui certamente l’Italia.

www.adamfrei.net

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ETICHETTA: Reprise Records
GENERE: Sludge metal, prog metal, alternative metal

TRACKLIST:
1. Black Tongue
2. Curl Of The Burl
3. Blasteroid
4. Stargasm
5. Octopus Has No Friends
6. All The Heavy Lifting
7. The Hunter
8. Dry Bone Valley
9. Thickening
10. Creature Lives
11. Spectrelight
12. Bedazzled Fingernails
13. The Sparrow

The Hunter è l’opera della svolta per i Mastodon, dopo una carriera di alti e bassi che li ha comunque sempre mantenuti sulla giusta rotta di un prog metal originale e suonato veramente “con le palle”. Al di là di una straordinaria capacità tecnica e della loro specializzazione in un songwriting allucinato che coniuga sludge e alternative metal d’alta scuola, da Blood Mountain la band ha comunque messo in campo una certa vena melodica, mai più esentandosi da singoli che potessero calamitare l’attenzione anche dei metallarini più inetti. I quindicenni fan dei Metallica del post-Black album, per capirci. In questo nuovo lavoro le derive più prog di Crack The Skye sfuggono verso una composizione più raffinata ma delle parti di Remission e Leviathan, con un sound quindi più potente e levigato; “Spectrelight”, con Scott Kelly guest star alla voce, è sostanzialmente il tuffo nel passato più evidente ed elegante, ma anche “All The Heavy Lifting” è molto interessante in questo senso. Il singolo “Curl Of The Burl” invece è più “attuale”, nel senso che si gonfia di quei ghirigori più complessi che hanno fatto dei Mastodon una band veramente barocca in certi passaggi: di nuovo lo vediamo in “Stargasm” e “Black Tongue”, più epiche e trionfali della media del disco, connesse magari a certi momenti radio friendly contenuti nei due dischi immediatamente precedenti.
A dare coesione al tutto sono come sempre i fantastici intrecci delle chitarre, il drumming sfrenato di Brann Dailor (uno dei migliori sulla piazza nell’ultimo decennio) e l’utilizzo di più voci giusto per trovare la maniera migliore di cantare ogni singolo passaggio. Una pecca del disco? Non tanto la radiofonicità, ma l’esagerazione troppo poco impulsiva di certi brani, dove fill, cambi di tempo e riffing sono lasciati ad uno studio veramente eccessivo che li porta fuori dallo sludge metal che tanto si vantano da fare. Ecco dove la coerenza viene a mancare. “Bedazzled Fingernails” e “The Sparrow” sono pezzi più tranquilli, forse la previsione di quello che ci proporranno in futuro, e forse anche questo può contribuire ad innalzare la buona percezione di un disco caotico e poco sensato, anche se lascia filtrare come sempre le grandissime abilità compositive dei ragazzotti di Atlanta. Sempre schizzati, fortunatamente ancora lontani dal prepensionamento.

DATE ITALIANE:
26 GENNAIO 2011, XTRA Milano

FAN CLUB ITALIANO
SITO UFFICIALE 

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Non ci facciamo mancare niente noi.

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ETICHETTA: La Tempesta Dischi
GENERE: Alternative rock, punk rock

TRACKLIST:
1. In Fondo al Mare
2. La Mia Stanza
3. E So Che Sai Che Un Giorno
4. Finché Tu Sei Qua
5. La Canzone del Rumore
6. Si Muore di AIDS nel 2023
7. Con Le Tue Mani Sporche
8. Magra
9. La Danza
10. La Mia Mano Sola
11. Televisione Pericolosa
12. Aiuto Tamburo

Partiamo da un semplice presupposto: ho sempre reputato i Sick Tamburo una band un po’ forzata, spinta da La Tempesta solo perché una delle poche band, assieme ai Tre Allegri Ragazzi Morti, ad urlare forte l’animo rock di una provincia artisticamente spenta come Pordenone. Il frontman del progetto è Gianmaria Accusani, mente anche dei Prozac +, di cui questo gruppo quasi pretende essere una prosecuzione musicale-concettuale: la voce è affidata, qui non più al cento percento come nel disco d’esordio, alla più monocorde delle cantanti italiane, ovvero Elisabetta Imelio, il cui pregio più evidente è senz’altro quello di cantare in una maniera talmente banale e ripetitiva che sfonda facilmente il muro della memoria. Un tratto distintivo non da poco, che difficilmente si scorda. L’impatto delle canzoni però è ben inferiore, e non è un bene visto che già il primo album non era stato niente di miracoloso. A.I.U.T.O. alza di poco la barra del risultato, con qualche brano più diverso che si distacca dal riff granitico à-la-Borland, mentre per la maggior parte ricalcano in pieno lo stile con i quali si sono affermati nel panorama alternative/pop-punk rock nazionale.
Il massimo si ottiene dall’esperimento tribaleggiante (dagli Hardcore Tamburo) di “La Canzone del Rumore”, mentre la combo d’apertura (“In Fondo al Mare”, “La Mia Stanza”) non è dissimile dal primo lavoro che infatti sembra quasi riecheggiare in tutte queste tracce. Forse anche troppo. A distaccarsi un po’ ci pensa l’esplorazione elettronica di “La Mia Mano Sola”, mentre in generale è un riffing nu metal a farla da padrone (nonostante basi più melodiche rispetto agli inizi). Qualche accenno di critica sociale nelle liriche a volte si spegne però nel cantato e nelle linee vocali, leggermente antiestetiche rispetto il concetto espresso. Ma il contenuto c’è, ed è importante sottolinearlo (“Si Muore di AIDS nel 2023”, “Televisione Pericolosa”).

Lo standard del disco non si è elevato di tanto, ma un ascolto lo merita comunque; una band senz’altro interessante, nonostante un’originalità pari a zero. Ma oggi, nel 2011 dove le avanguardie non esistono più, chi ne ha piu bisogno?

SICK TAMBURO in tour:
25.11.2011 MAGNOLIA, Segrate (MI)
02.12.2011 VOODOO ARCI CLUB, San Giuseppe di Comacchio (FE)

03.12.2011 CSO RIVOLTA, Marghera (VE)
09.12.2011 BARAONDA, Cinquale (MS)
10.12.2011 URBAN, Sant’Andrea delle Fratte (PG)
16.12.2011 DEPOSITO GIORDANI, Pordenone
17.12.2011 RISING LOVE, Roma
23.12.2011 LATTE +, Brescia
24.12.2011 BRONSON, Madonna dell’Albero (RA)
10.02.2012 TPO, Bologna
25.02.2012 APARTAMENTO HOFFMAN, Conegliano Veneto (TV)
01.03.2012 I CANDELAI, Palermo
02.03.2012 MERCATI GENERALI, Catania 

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il nuovo video di Andrea Carboni, “Senza Disturbare”

Parlammo del suo disco qui

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ETICHETTA: Grace Orange
GENERE: Pop, musica lirica

TRACKLIST:
1. Inverno
2. Il Mondo E’
3. Di Sole d’Azzurro
4. Il Sole
5. Summertime
6. Qualcosa Che Non C’è
7. Ave Maria

Malena è il nome d’arte di Francesca Vassallo, grandissima interprete vocale di canto lirico di Milano ha già espresso in varie forme e in molteplici eventi le sue abilità sopraffine. Da un artista di tutto rispetto ci si aspetta tantissimo, nella conversione “su disco” delle proprie ambizioni personali, e questo potrebbe mettere soggezione a chi vuole realizzare una vera e propria opera lirica pop, ma Inverno resiste tenacemente alle pressioni, mettendo in campo tutta la bravura della Vassallo anche per quel che riguarda il reparto compositivo.
Tra echi orientaleggianti (“Il Sole”), melodie pop più edulcorate e radio-friendly (“Di Sole e D’Azzurro”, “Qualcosa Che Non C’è”) e un paio di intelligenti riscritture (“Ave Maria” e “Summertime), è la voce a trasformarsi, ovviamente, nella protagonista di questo bellissimo disco che dalla prima alla settima e ultima traccia stupisce per la sua suddivisione ineccepibile tra momenti cristallini e sdolcinati e tensioni più classicheggianti e barocche (“Inverno”) che vibrano di un’intensità veramente melodrammatica. Come ascoltare una versione davvero popolare di una di quelle pesanti opere liriche che pochi sanno digerire; per questo, straordinariamente meritevole.

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I consigli di metà novembre vi terranno compagnia, giustamente, per la seconda metà di novembre. Ma solo oggi potrete carpire importanti consigli su dove passare queste nebbiose e fredde giornate, quindi mettetevi comodi e date un’occhiata!

MARTEDI 15 NOVEMBRE 2011
AMORPHIS live @ New Age Club, Roncade (TV)
ICED EARTH live @ Alpheus, Roma
INCUBUS live @ Mediolanum Forum, Assago (MI)
JOSH T. PEARSON live @ Circolo degli Artisti, Roma
RISE AGAINST live @ Atlantico, Roma
SAROOS live @ Locanda Atlantide, Roma
SAXON e ANVIL live @ Rock’n’Roll Arena, Romagnano Sesia (NO)
THE MANHATTAN TRANSFER e THE NEW YORK VOICES live @ Gran Teatro Geox, Padova
YANN TIERSEN live @ Showville, Bari

MERCOLEDI 16 NOVEMBRE 2011
JOSH T. PEARSON e EGLE SOMMACAL live @ Locomotiv Club, Bologna

GIOVEDI 17 NOVEMBRE 2011
…A TOYS ORCHESTRA, A CLASSIC EDUCATION e EVELINE live @ Magnolia, Segrate (MI)
FLEET FOXES live @ Atlantico, Roma
LAVA LAVA LOVE live @
POLAR BEAR CLUB live @ Apartamento Hoffman, Conegliano Veneto (TV)
SONGS FOR ULAN live @ Doria 83, Napoli
THE JOY FORMIDABLE live @ Traffic, Roma
THE R’S live @ Sin-è, Porto Viro (RO)

VENERDI 18 NOVEMBRE 2011
…A TOYS ORCHESTRA live @ Zu Bar, Pescara
BUD SPENCER BLUES EXPLOSION live @ El Barrio, Torino
CANNIBAL MOVIE e LOURDES REBELS live @ Zuni, Ferrara
CHRISTOPHER CROSS live @ Naima Club, Forlì (FC)
DENTE live @ Fuori Orario, Taneto di Gattatico (RE)
FABIO DE MIN (Non Voglio Che Clara) live @ La Mela di Newton, Padova
FRANCESCO DE GREGORI live @ Deposito Giordani, Pordenone
MINISTRI live @ Orion, Ciampino (RM)
MOVIE STAR JUNKIES e LARSEN live @ Apartamento Hoffman, Conegliano Veneto (TV)
OVO live @ Lenz-Rifrazioni, Parma
PIET MONDRIAN live @ Nuovo Camarillo, Prato
PINBACK live @ Locomotiv Club, Bologna
PLANET FUNK live @ Vox Club, Nonantola (MO)
SHIGETO live @ Interzona, Verona
THE DRUMS live @ Magazzini Generali, Milano
THE R’S e PINK MOUNTAINTOPS live @ Bronson, Madonna dell’Albero (RA)
THE ZEN CIRCUS live @ Vidia Rock Club, San Vittore di Cesena (FC)
URGE OVERKILL live @ New Age Club, Roncade (TV)
WOLVES IN THE TRONE ROOM live @ Leoncavallo, Milano

SABATO 19 NOVEMBRE 2011
…A TOYS ORCHESTRA live @ Urban, Perugia
BUD SPENCER BLUES EXPLOSION live @ Honky Tonky Club, Seregno (MB)
CHRISTOPHER CROSS live @ La Salumeria della Musica, Milano
DEE DEE & BRANDON live @ Covo, Bologna
DENTE live @ Karemaski, Arezzo
FLEET FOXES live @ Estragon, Bologna
GIORGIO CANALI PLAYS JOY DIVISION live @ Calamita, Cavriago (RE)
MINISTRI, HEIKE HAS THE GIGGLES e DUFRESNE live @ New Age Club, Roncade (TV)
PIET MONDRIAN live @ Arci Origami, La Spezia
PLANET FUNK live @ Hiroshima Mon Amour, Torino
SAROOS live @ Interzona, Verona
SHIGETO live @ Locomotiv Club, Bologna
STEPHEN MALKMUS AND THE JICKS live @ Tunnel, Milano
THE CHARLESTONES live @ Etnoblog, Trieste
THE DEATH OF ANNA KARINA live @ Agorà, Cusano Milanino (MI)
THE R’S live @ Plettro Alternative Sound, Quero (BL)
URGE OVERKILL live @ Rock Planet, Pinarella di Cervia (RA)
WOLVES IN THE TRONE ROOM live @ Boulevard Rock Club, Misano Adriatico (RN)

DOMENICA 20 NOVEMBRE 2011
BUGO live @ Teatro Miela, Trieste
CHRISTOPHER CROSS live @ Gran Teatro Geox, Padova
FLEET FOXES live @ Teatro Smeraldo, Milano
JUFFAGE live @ Zuni, Ferrara
KASABIAN live @ Alcatraz, Milano
LENNY KRAVITZ live @ Palaverde, Villorba (TV)
PIET MONDRIAN live @ Panic Jazz Club, Marostica (VI)

LUNEDI 21 NOVEMBRE 2011
LENNY KRAVITZ live @ Mediolanum Forum, Milano
MY BRIGHTEST DIAMOND live @ Angelo Mai, Roma

MARTEDI 22 NOVEMBRE 2011
GEOFF FARINA live @ Circolo Magnolia, Segrate (MI)
IVANO FOSSATI live @ Teatro Regio, Parma
MY BRIGHTEST DIAMOND live @ Teatro Martinitt, Milano
THE HORRORS e S.C.U.M. live @ Magazzini Generali, Milano
TIM VANTOL e MATT TANSEY live @ La Mela di Newton, Padova
YANN TIERSEN live @ Le Ciminiere, Catania

MERCOLEDI 23 NOVEMBRE 2011
CALIFONE live @ Bronson, Madonna dell’Albero (RA)
DELLERA & THE JUDAS e HOTEL CHEVALIER live @ Arteria, Bologna
GIRLS live @ Plastic, Milano
NATACHA ATLAS AND TRANSGLOBAL UNDERGROUND live @ Estragon, Bologna
NEGRAMARO live @ Palafabris, Padova
ST. VINCENT live @ Teatro dal Verme, Milano
THE HORRORS e S.C.U.M. live @ Alpheus, Roma

GIOVEDI 24 NOVEMBRE 2011
BRUNORI SAS live @ Circolo Magnolia, Segrate (MI)
DENTE live @ Spazio Musica, Pavia
GIORGIO CANALI & I ROSSOFUOCO live @ Cantiere San Bernardo, Pisa
I CANI live @ Panic Jazz Club, Marostica (VI)
INCOGNITO live @ Piper Club, Roma
IVANO FOSSATI live @ Auditorium Manzoni, Bologna
OPETH e PAIN OF SALVATION live @ Alcatraz, Milano
THE HORRORS live @ Estragon, Bologna
YES live @ Teatro Smeraldo, Milano

VENERDI 25 NOVEMBRE 2011
ALTRE DI B e THE VALVES live @ Covo Club, Bologna
ANCHER live @ La Mela di Newton, Padova
BRUNORI SAS e VITTORIO CANE live @ Hiroshima Mon Amour, Segrate (MI)
BUD SPENCER BLUES EXPLOSION live @ Fillmore, Cortemaggiore (PC)
CSS CANSEI DE SER SEXY live @ Estragon, Bologna
DENTE @ Deposito Giordani, Pordenone
EVELINE @ Meltin’ Pop, Arona (NO)
GAZEBO PENGUINS live @ Villa di Lusso, Verona
GIORGIO CANALI & I ROSSOFUOCO live @ Controsenso, Prato
I CANI @ Arci Tom, Mantova
MELLOW MOOD live @ Arterìa, Bologna
MESHELL NDEGEOCELLO live @ La Salumeria della Musica, Milano
MINISTRI @ Karemaski, Arezzo
PATTY PRAVO @ Blue Note, Milano
PIET MONDRIAN live @ Circolo Agorà, Cusano Milanino (MI)
POLAR FOR THE MASSES live @ Apartamento Hoffman, Conegliano Veneto (TV)
THE ZEN CIRCUS live @ Locomotiv Club, Bologna
UOCHI TOKI live @ Tambourine, Seregno (MB)
YES live @ Palasport di Chiarbola, Trieste

SABATO 26 NOVEMBRE 2011
…A TOYS ORCHESTRA live @ Vinile 45, Brescia
ANDEAD live @ Garage Club, San Martino di Lupari (PD)
BUD SPENCER BLUES EXPLOSION live @ Viper, Firenze>
CAPTAIN MANTELL live @ New Age Club, Roncade (TV)
DANDIES live @ Apartamento Hoffman, Conegliano Veneto (TV)
DENTE @ Bronson, Madonna dell’Albero (RA)
FOCKEWULF 190, TWICE A MAN e ATMOSPHERE O live @ Closer Club, Roma
FRANCESCO GUCCINI live @ Palazzo del Turismo, Jesolo (VE)
GIORGIO CANALI & I ROSSOFUOCO e EVELINE live @ Cinema Vekkio, Corneliano d’Alba (CN)
I CANI @ Onirica, Parma
MINISTRI @ Live Club, Trezzo sull’Adda (MI)
PAUL MCCARTNEY live @ Unipol Arena, Casalecchio di Reno (BO)
STADIO @ Gran Teatro Geox, Padova
THE GLADIATORS live @ Wah Wah Club, Marghera (VE)
TONINO CAROTONE live @ Locomotiv Club, Bologna
UOCHI TOKI live @ Villa Zamboni, Valeggio sul Mincio (VR)

DOMENICA 27 NOVEMBRE 2011
DEE DEE & BRANDON live @ Factory, Padova
DENTE live @ Auditorium, La Spezia
IVANO FOSSATI live @ Teatro Verdi, Firenze
LAMB live @ Live Club, Trezzo sull’Adda (MI)
NICOLAS J. RONCEA live @ La Mela di Newton, Padova
PAUL MCCARTNEY live @ Mediolanum Forum, Assago (MI)

LUNEDI 28 NOVEMBRE 2011
FRANCESCO DE GREGORI live @ Deposito Giordani, Pordenone
LAMB live @ New Age Club, Roncade (TV)
LOW e EMILY PLAYS live @ Magazzini Generali, Milano
NOEL GALLAGHER’S HIGH FLYING BIRDS live @ Alcatraz, Milano
NURSES live @ Porcupine Pub, Ariano nel Polesine (RO)
THE SMASHING PUMPKINS live @ Mediolanum Forum, Assago (MI)

MARTEDI 29 NOVEMBRE 2011
BARE WIRES live @ Tetris, Trieste
JUNIOR BOYS live @ Magnolia, Segrate (MI)
SIMONE CRISTICCHI live @ Arena del Sole, Bologna
SUBSONICA live @ Teatro Ventidio Basso, Ascoli Piceno
THE SMASHING PUMPKINS live @ Palafabris, Padova

MERCOLEDI 30 NOVEMBRE 2011
BESNARD LAKES live @ Mattatoio, Carpi (MO)
DENTE live @ Magnolia, Segrate (MI)
JUNIOR BOYS live @ Covo Club, Bologna
MORBID ANGEL live @ New Age Club, Roncade (TV)
ONEOTHRIX POINT NEVER (w/ NATE BOYCE) live @ Bitte, Milano
SUBSONICA live @ Teatro Ponchielli, Cremona
THANK YOU live @ Clandestino, Faenza (RA)

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SAKEE SED
4
 concerti per festeggiare la fine del tour!

Sicuramente tra i gruppi più attivi e pazzi del panorama italiano, i Sakee Sed suoneranno gli ultimi 4 concerti del loro fortunatissimo tour prima di ritirarsi in studio per la registrazione del nuovo disco.
Per salutare degnamente il proprio pubblico, questa banda di guasconi annuncia ospiti a sorpresa e sorprendenti sorprese…ne vedremo delle belle!

Ecco le date confermate:
18.11.11 BLOOM, Mezzago (MB)
27.11.11 LA TERRA TREMA @ CS LEONCAVALLO, Milano
02.12.11 CIRCOLO DEGLI ARTISTI, Roma
10.12.11 LA LIMONAIA, Fucecchio (FI)

Gli altri nostri articoli sui Sakee Sed
ALLE BASI DELLA RONCOLA
BACCO EP 

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ETICHETTA: Greybunnyrecords
GENERE: Alternative rock

TRACKLIST:
1. I Giochi della Gioventù
2. Proiettili
3. Nulla di Te
4. L’Impotente
5. Quello Che Stiamo per Perdere
6. Novembre a Nord
7. I Coriandoli per Martedì
8. Petrolio Cefis
9. Vic

L’hanno già fatto in tanti, quello di citare il terzo principio della dinamica nelle recensioni di questo disco, ma è logico che lo rifaremo anche noi. “Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”. Sembra quasi chiamare in causa l’effetto che questo album provoca sull’ascoltatore: un muro di suono tiepido, frustrato e violento che suscita un accompagnamento quasi violento di headbanging in certi momenti particolarmente tesi (“Proiettili”, “Novembre a Nord”) e parentesi di riflessione, più distesi, che quasi suscitano un rilascio di endorfine, pacifico e piacevole. Il sound sostanzialmente coniuga quindi due aspetti, come il principio tra loro contrari, quello più raffinato della ricerca anche letteraria (il nome della band già nasconde un significato ovviamente culturale, citando uno scrittore francese di duecento anni fa), che si plasma tramite brani di sapore cantautorale, e la devastazione radicalmente opposta che ricorda soprattutto Il Teatro degli Orrori e i Super Elastic Bubble Plastic. Guarda caso il produttore, Gionata Mirai, milita in entrambe le formazioni; non per questo si può parlare di scopiazzatura, anzi il sound della band è sicuramente imperniato su un linguaggio personale, con riff mai banali e costruzioni intelligenti (“Nulla di Te”, “I Coriandoli per Martedì”, “Petrolio Cefis”), dove anche i testi risultano essere tasselli fondamentali nelle canzoni. “Vic”, con un ospite del calibro di Emidio Clementi, ricorda una sorta di pop rock declinato dalle parti di Negramaro, in bilico tra i defunti Northpole e qualcosa dei primi Baustelle.
Anche strumentalmente il livello è alto e le aspettative per il futuro crescono così ai massimi livelli; Il Terzo Principio della Dinamica è davvero un grandissimo disco, che nel duemilaundici si classifica tra i migliori nel genere, portando l’alternative rock trito e ritrito dell’ultimo decennio ad uno standard più elevato.
Imperdibile in una collezione di dischi del genere, ascoltatelo.

PROSSIMI LIVE
19.11.2011 ARCI LUOGOCOMUNE, Cremona
17.12.2011 IL CIRCOLINO, Brescia

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Fotoreport a cura di LaMyrtha




PROSSIME DATE TOUR
15.11.2011 NAPOLI
16.11.2011 NAPOLI
18.11.2011 POTENZA
19.11.2011 BRINDISI
20.11.2011 BARI
26.11.2011 COMO
02.12.2011 SANREMO (IM)
05.12.2011 MILANO
07.12.2011 BOLOGNA
09.12.2011 TERAMO
12.12.2011 TRENTO
15.12.2011 VENEZIA
17.12.2011 FIRENZE
18.12.2011 LIVORNO
20.12.2011 AVEZZANO (AQ)
22.12.2011 TRIESTE

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ETICHETTA: Cavalleria Burlesque, Phowarchia
GENERE: Alternative Rock

TRACKLIST:
1. Nefasta in Festa
2. Io Odio il Mercoledì
3. Cecilia e la Famiglia
4. Toc Toc
5. Bevi
6. Non Ti Chiederò Mai
7. La Mattina di un Nuovo Disastro
8. Chi Rompe Paga
9. Las Vegas
10. Naif
11. Confessa
12. La Vendetta di Praga
13. In Questa Città

La gioventù rock dei nostri tempi è incarnata principalmente da pochissime band che nonostante l’età da qualche anno si qualificano per una grandissima capacità comunicativa e una potenza, quasi solo fisica, a volte anche ideale, che quasi rievoca i fasti degli anni novanta grunge e i loro residui progressivamente sopitisi in melodrammi più o meno melensi. Il primo full-length dei Venus in Furs, da molti lungamente atteso, scuote violentemente questa scena, arrivando come un fulmine a ciel sereno a riportare, ma per l’ennesima volta, l’attenzione sopra un genere battuto e ribattuto da migliaia di band, ad ogni livello e latitudine, ma con l’attitudine sfacciata di Zen Circus (e Appino è infatti ospite nel disco all’interno della traccia “In Questa Città”), Brunori Sas, Le Luci della Centrale Elettrica, Dente, e le liriche dell’ultimo disco dei Marlene Kuntz. Smarcandosi, così, dalle accuse di plagio perché i riferimenti sono più che visibili. Godano & co. tra le ispirazioni più evidenti: “Nefasta in Testa” e “Cecilia e la Famiglia”, gonfie di una veemenza anche verbale che fluttua tra Capovilla, Ferretti e Canali, lo dimostrano e se ne riempiono la pancia; senza politichese, con la semplicità del giovane che vuole cambiare le cose gridando le sue paure e mettendo in campo tutta la sua volgare cattiveria punk. Gli altri ospiti, Motta dei Criminal Jokers e Bartolo del Pan del Diavolo, riportano alla vista altre due band che per certi versi incarnano la loro verve musicale, ma senza tutta quella virulenza che invece riveste questo bellissimo Siamo Pur Sempre Animali. Dagli Afterhours ai Verdena, oggi accomunati da un pubblico praticamente uniformatosi ad entrambi i linguaggi, sono passati dieci anni di evoluzione dell’alternative rock italiano e i Venus in Furs sembrano averlo introdotto nel loro organismo e digerito tutto, rivomitandolo con una grandissima concezione artistica in grado di sorvolare tutti i cliché che hanno invece spinto in basso la qualità nell’ultimo decennio. “Toc Toc” potrebbe essere il loro manifesto, in questo senso.

Un disco terreno, legato alla quotidianità che commette delitti spietati contro la persona che si aspetta troppo dalla sua vita; che si separa dalla ricerca della felicità perché di felicità non se ne trova (“La Mattina di Un Nuovo Disastro”, momento di cronaca paragiornalistica); che ci delude ogni giorno di più. Un lavoro in grado di stregare.

http://www.venusinfurs.it/
tour:
24.11 Teatro Sperimentale, Lari (PI)
29.11 Glue, Firenze
22.12 Ex3, Firenze
27.12 Tago Mago, Marina di Massa (MS)
21.01.12 Auditorium Music Park, Bientina (PI)

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ETICHETTA: Dischi dell’Orsa, New Model Label
GENERE: Folk, prog

TRACKLIST:
1. L’Umore
2. Gocce
3. Orsa Maggiore
4. La Pazzia
5. Samaria
6. Tutto L’Amore del Mondo
7. Fiore di Pesco
8. Cavallo
9. Alla Luna

Difficile definire rock un disco acustico, ma con Orsa Maggiore del progetto Pane tutto è possibile. E’ stato fattibile, per loro, concepire un’opera vibrante di una virulenza nineties, pur senza utilizzare distorsioni killer o costruire impianti punk o grunge nei brani. E’ stato concepibile, per loro, sfoderare un’opera emotiva di grande impatto, senza grilli per la testa, semplice ma contemporaneamente penetrante, dai lembi soffici perché si può impugnare e tirare a sé per comprenderla meglio, tramite l’accostamento ad un mondo veramente “diverso”, fatto di folk, prog e jazz. Miscela che negli Stati Uniti chiamerebbero “roots music”.
Ci sono sia testi scritti nella band che riadattamenti dall’esterno (non manca neppure Majakovskij, tornato di moda grazie al Teatro degli Orrori e ora sballottato un po’ dovunque nella musica sedicente colta), stesi con seducente inquietudine su di una tavolozza magnetica, colorata e attraente, che produce interesse man mano che la si ascolta. Scorrono rapidi i brani più impulsivi e d’impatto (“Gocce”, la pinkfloydiana “La Pazzia”, “Fiore di Pesco”), mentre una certa dose di psichedelia progressiva statuaria si inerpica su sentieri sydbarrettiani, con qualche rarefatta traccia di swing jazzato e blues, come in “Tutto L’Amore del Mondo” e “Orsa Maggiore”, momenti topici di coscienzioso romanticismo. Nessuna traccia debole, ma nove momenti di singolare utilità all’interno di un disco, dove è risaputo che nel duemilaundici un’uscita discografica difficilmente manca di qualche filler infilato per problemi di tempistiche. Tasselli che combaciano perfettamente l’uno con l’altro, incastri unici di un’opera che si spera i posteri possano riscoprire e apprezzare.

In valore assoluto il progetto è tra i più interessanti degli ultimi tempi e il disco uno dei migliori di quest’anno. Leggermente cerebrale, forse troppo tiepido, in certi momenti, ma a tempesta passata ritorna visibile un vero e proprio piano di battaglia per dipingere il manifesto del nuovo folk prog italiano. E si chiama Orsa Maggiore.

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ETICHETTA: Controrecords, New Model Label
GENERE: Alt-funk, folk

TRACKLIST:
1. Buongiorno, Disse il Metronotte
2. E’ Grave
3. In Un Comò
4. Rosso
5. Salsa e Meringhe
6. Un Fratello Come Me
7. Solo Un Gioco
8. Non So Dir di No
9. Il Pirata in Frac (feat. Federico Bianco)
10. Trippa per Gatti
11. Le Cose da Salvare

La Banda Fratelli è un trio torinese che si staglia alto all’orizzonte, per qualità e originalità, in una scena sommersa e sottovalutata fatta di jazz, toccate con fuga in salsa cabarettistica e avanguardia del folk. Le orchestrine televisive, il vecchio Arbore, un funk folkeggiato che ricorda certe colonne sonore, non solo di western movies (ma soprattutto di quelli). Elementi veramente difficili da scovare nella scena alternativa d’oggigiorno, che i piemontesi invece conoscono molto bene e riescono a miscelare con grande conoscenza dei generi in un disco veramente ben fatto, dai toni caldi, con il quale si può ballare ma anche riflettere, muovendosi tra variopinti festoni svolazzanti e storielle da cartone animato. Gatti, storie d’amore, momenti comici, code tragiche e danze scanzonate. Un melodramma continuo che si fregia anche di alcune percussioni latineggianti, trovando anche un modo moderno di riproporle al grande pubblico, dentro episodi ripresi da una nobile tradizione di folk da sala da ballo. Bertolotti, Banchio e Bonavia dimostrano secondo per secondo e brano per brano una grandissima capacità compositiva, nonché una maturità quasi anomala rispetto ad altre band moderne del settore: interpretarne i metodi di lavoro potrebbe svelare un nuovo modo di comporre della musica avanguardistica senza sconfinare nel prog troppo cervellotico.

Difficile individuare quale svolta il loro percorso artistico possa prendere. Per questo, non ci resta che aspettare (ma solo dopo essersi complimentati per questo grandissimo disco).

PROSSIME DATE:
11.11.11 ALTI I TONI, Borgo San Dalmazzo (CN)
12.11.11 CONTESTACCIO, Roma
25.11.11 CIRCOLO MARGOT, Carmagnola (TO)
03.12.11 CIRCOLO RATATOJ, Saluzzo (CN)
17.12.11 ASYLUM, Collegno (TO)

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