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Archive for the ‘ARTISTA: Doppia Erre’ Category

ETICHETTA: C.P.S.R./Venus
GENERE: Hip hop italiano

TRACKLIST:
1. La Creazione
2. La Nascita (Lifetime)
3. Sequenze
4. L’Osservatore
5. Quello Che Sono feat. Lu Marra
6. Nobody Knows (lifetime)
7. Rap Tributo
8. Che Vita (feat. Dominique)
9. Non Ti Preoccupare
10. Come Fai (feat. Dominique)
11. Occhi (feat. Iyah Ranks)
12. Colpo Sicuro
13. Che Cavolo dici Willies
14. La Tempesta
15. Rouge (feat. Naty)
16. Anche Se (lifetime)
17. La Fine è Solo L’Inizio (lifetime)

Doppia Erre, ennesimo hip hop act italiano (anzi italo-svizzero), sbarca sulle scene con un album lungo e interessante, diciassette brani che tentennano tra il rap più classico e le più recenti inclinazioni dub e dancehall, vagheggiando tra testi intensi ed impegnati, e qualche accenno più generalista, riempitivi che in album del duemilaundici non possono mancare.
Si sente la necessità, in un genere come questo, di attivare il ricircolo dell’aria, estirpare i cliché del rapper americano gangster pieno di collane d’oro, sospensioni idrauliche, donne in bikini nei video e parolacce a profusione, insieme di elementi che l’Italia ha pensato bene di importare senza neanche chiedersi se ce ne fosse il bisogno. Ma c’è dell’altro, artisti come Doppia Erre (o guardando in altri angoli Frankie Hi Nrg, certe uscite di Babaman, il rap anti-rap di Caparezza, Uochi Toki, ecc.) che decidono che le rime sono il modo giusto per dire qualcosa, non necessariamente nel sociale, ma anche lì. Ed ecco quindi un disco completo, dove i testi non sono semplicemente un’accozzaglia di parole sparate a cento all’ora con l’ultima sillaba coincidente, ma anche un insieme di significati da scoprire ed approfondire.
Forse la pecca del disco risiede nelle basi, vagamente mosce, tipiche di un rap più blando come gli italiani tendono a fare quasi sempre (basta guardare Mondo Marcio); inoltre l’immancabile presenza di numerosi featuring, ormai cliché diventato necessario, rischia di togliere protagonismo al vero personaggio principale dell’Osservatore.

L’album scorre liscio in tutta la sua durata, con un paio di episodi particolarmente interessanti dal punto di vista lirico, metrico e musicale (“Quello Che Sono”, “La Fine è Solo L’Inizio”), decenti spunti fuori dall’hip hop (“Quello Che Sono”, orientaleggiante cataclisma dance) e ghiribizzi in rima che prendono spunto dal linguaggio più consono al genere (“Rap Tributo”). In generale, non si può gridare al miracolo, ma senz’altro un disco così si può apprezzare soprattutto in virtù della sua attitudine anticonformista nel perseguire un genere che il mercato ha voluto stravolgere e privare della sua natura: quella di raccontare storie. Dategli una chance.

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