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Archive for the ‘ARTISTA: Detestor’ Category

RECENSIONE DI GIACOMO “JACK” CASILE

ETICHETTA: Buil2Kill Records
GENERE: Death Metal

TRACKLIST:
1. God Is Empty
2. The Wrong Way
3. Boot Shaped Country
4. Free of Cry
5. I Fell Disgusted
6. The Human Race
7. Regression
8. Nobody Stops Me
9. Finished
10. Fulgor

Era il 1995 quando uscì “In the Circle of Time”, disco di debutto dei genovesi Detestor, band da sempre pressoché sconosciuta al grande pubblico ma considerata come una delle più importanti formazioni del panorama metal italiano anni novanta. Quell’album fu una vera e propria rivelazione visto il sound innovativo per il periodo, a cavallo tra death metal e melodia, connubio espresso benissimo da killer tracks come “Clear the world” ed “Esp”. La critica lo accolse benissimo e si può dire in un certo senso che fu anche anticipatore di un modo di fare musica che esplose l’anno successivo con dischi come “Slaughter of the Soul” degli At the Gates e “The Gallery” dei Dark Tranquillity. Nel corso degli anni successivi però la band decise di abbandonare completamente le sonorità del fortunato esordio per sperimentare verso lidi più vicini al modern metal con “Red Sand” del 1997, ottenendo risultati però mediocri. Poi nel 2001 avvenne la rottura del progetto, lasciando persino in sospeso il master di quello che sarebbe dovuto essere il terzo full-length. Ora però veniamo ai giorni nostri; dopo undici anni di assenza i Detestor decidono di tornare sulle scene e lo fanno con “Fulgor”, la cui uscita è stata sempre posticipata dal 2001 fino ad oggi. Già all’ascolto dell’opener “God is Empty” si capisce subito di avere a che fare con un lavoro sperimentale ed interessante e fa piacere constatare che a differenza delle classiche reunion, i Detestor non abbiano nessuna intenzione di adagiarsi su formule rodate, nonostante un ritorno a sonorità già apprezzate in passato sarebbe stato più facile. I brani di “Fulgor”si muovono tra riffing Swedish death rabbiosi e aperture melodiche a metà tra il postcore e il grunge. Si ha un pò l’impressione di ascoltare un lavoro che sia il punto di incontro tra la forza esplosiva del debutto e le sperimentazioni di “Red Sand”. Questo crossover si esprime benissimo in brani come “Boot Shaped Country” e la title track anche se la formula non sempre funziona; infatti alcuni pezzi della seconda metà dell’album annoiano un pò per il loro essere poco concreti e confusionari. Gli episodi più riusciti infatti sono quelli che riportano in mente i fasti e la rabbia di “In the Circle of Time” senza troppi fronzoli ovvero “The Wrong Way” e “Free to Cry”. Il disco nel suo complesso è buono e si lascia ascoltare, unica pecca è la poca incisività e varietà delle linee vocali pulite a differenza delle parti, sempre azzeccatissime, dove si alternano growl e scream acidi. Si tratta comunque di un graditissimo ritorno che speriamo duri ancora molto, vista la scarsa presenza al giorno d’oggi di band che sappiano lasciare il segno come hanno fatto loro in passato.

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