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Archive for the ‘ARTISTA: Subsonica’ Category

Località balneare per l’ennesima tappa dell’Istantanee Tour, nella sua seconda incarnazione non più concentrato in particolare sul primo disco ma con una scaletta che abbraccia tutto il repertorio dei piemontesi. Eseguono, tra le altre, in ordine sparso, “Preso Blu”, “Piombo”, “Il Centro della Fiamma”, “Depre”, “Ratto”, “Corpo a Corpo” e l’immancabile “Disco Labirinto”. A grande richiesta “Tutti i Miei Sbagli”, assente per motivi di tempo dal set che abbiamo seguito pochi giorni fa a Padova, rispetto al quale hanno stralciato un paio di brani (“L’Odore” e “Strade”, che molti avrebbero gradito sentire). La serata fila comunque liscia tra salti nel passato fortemente apprezzabili come “Perfezione” e “Cose che Non Ho” e le più recenti e movimentate “Benzina Ogoshi” e “Up Patriots to Arms”, cover di Battiato. Un’altra cover è l’interessante “I Chase the Devil” di Max Romeo, mentre a far saltare per bene i presenti, tanti nonostante la sconvolgente tribù di zanzare killer che imperversano in Marina Julia, ci pensano momenti più disco-oriented come “La Glaciazione” e l’imprescindibile “Nuova Ossessione”, in una veste leggermente più ballabile.

Tra i salti di Boosta (che rivelano qualche playback a volte necessario), la simpatia ritrovata di un Samuel più coinvolto in questo tour e gli interventi del buon Max, le quasi due ore scorrono fluide denotando anche una carica e una precisione che sinceramente, nonostante siano tecnicamente una band superba da sempre, stupiscono ogni volta. La scaletta, inoltre, non era così banale (mancava, ma ne siamo parzialmente contenti, parte della peggiore produzione recente come “La Funzione). Un plauso va inoltre attribuito ad un’organizzazione molto accurata ed ordinata come raramente accade nel lucrativo mondo della musica live.
Sicuramente un’ottima occasione per festeggiare il “Friuli-Venezia Groova” (cit. Max Casacci)

Video del check:

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Descrivere un concerto dei Subsonica può essere banale, perché il livello dello spettacolo negli anni si mantiene inalterato. Dopo il tour del mediocre Eden e l’Istantanee Tour a ripercorrere i primi anni di corriera, questa tranche estiva è invece strutturata come una carrellata di tutta la loro produzione, lasciando in disparte buona parte della produzione recente (solo due canzoni dall’ultimo disco, fortunatamente).
Nelle circa due ore di concerto, tagliato dell’ultimo brano (“Tutti i Miei Sbagli”) per sforamento del tempo limite, i Subsonica sono riusciti a far ballare e pogare con i brani più “tamarri” e potenti, da “Il Centro della Fiamma” a “Veleno,” gli immancabili singoli “Disco Labirinto” e “Nuova Ossessione”, fino a “La Glaciazione” e “Up Patriots to Arms”, rivisitazione dello storico brano di Battiato (non unica cover, in verità, c’era anche la poco conosciuta “Out of Space” di Peter Tosh). Per i momenti più brillanti bisogna però risalire alle più tranquille ma fantastiche perle dei primi dischi “Cose Che Non Ho”, “Strade”, “Preso Blu”, “Depre” e “Perfezione”. “Ratto”, “Corpo a Corpo” e “L’Odore” sottolineano invece un certo interesse ritornato verso uno dei loro migliori album, ovvero il sottovalutato Terrestre.
In generale il live visualizza una band ancora in grande spolvero dal punto di vista tecnico e strumentale, capace di far ballare anche con i più brani più fragili e di scherzare con la propria condizione di gruppo in bilico tra formazione commerciale e inserimento d’eccezione nel gruppo popolosissimo dell’alternative italiano. La cosa principale da dire rimane che andare a un concerto dei Subsonica significa perdere qualche chilo a saltare, urlando ogni singola parola per due ore (forse di più, in certe altre tappe) e andare a casa con il cerchio alla testa. La presunzione dimostrata da un testo come “Benzina Ogoshi” e tutte le scenette che ci girano attorno può venire lavata via solo da uno spettacolo degno di questo nome, e i torinesi in questo sono dei campioni.
Tra i migliori performers in Italia e continuano a dimostrarlo.

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ETICHETTA: Emi
GENERE: Pop italiano

TRACKLIST:
1. Eden
2. Serpente
3. Il Diluvio
4. Prodotto Interno Lurido
5. Benzina Ogoshi
6. Sul Sole
7. Quando
8. Istrice
9. Tra Gli Dei
10. La Funzione
11. L’Angelo
12. Subvolley (Inno dei Mondiali di Pallavolo)

Loro e il loro fottutissimo modo di attirare sempre l’attenzione.
Loro e il loro fottutissimo pop che ti prende in maniera irreparabile.
Loro e la loro mania di commercializzarsi sempre più senza perdere mai la loro personalità.

Sarebbe così il modo migliore di recensire Eden ma forse una delle uscite più attese del duemilaundici merita qualche parola di più. Uno spreco che mi posso permettere.
Samuel Romano e soci sfornano, in verità, un disco CRIMINALE. Criminale perché distrugge il concetto di pop che abbiamo creato negli ultimi anni, dove il rock si è affievolito fino a diventare un miscuglio inverosimile di melodia e ipocrisia discografica; criminale perché non inverte nessuna rotta, né cambia niente all’interno di un percorso che i Subsonica non hanno mai smesso di seguire; criminale anche perché, di nuovo, come L’Eclissi e Terrestre, dividerà la critica e il pubblico.
Eden è, sotto sotto, un bel disco. Il problema è che bisogna capirlo e superare la delusione che risiede soprattutto nelle linee vocali di Samuel, spompe e molto meno melodiche del solito, devastate da uno stile che gli appartiene talmente tanto da essere diventato parte di una cultura difficile da mantenere nel tempo. Un po’ come se fosse diventato ovvio quello che canterà nel prossimo disco e, diciamoci la verità, è proprio così. Altro problema è stata la scelta dei primi due singoli: la title-track, uno dei migliori brani dal punto di vista musicale, arrangiata benissimo seguendo la traccia del loro tragitto dance-pop che a noi piace molto, non attacca come estratto radiofonico, così come Istrice, incredibilmente scarica e priva di carica emotiva/emozionale. Belle, però, le liriche.
Nel disco anche ritmi indiavolati che infervoreranno i tanti fans ai concerti che li attendono al varco: vedasi “Il Diluvio”, che ricorda molti episodi già sentiti, “La Funzione”, che però sembra quasi un versione velocizzata dei Baustelle e, per fare un gioco di parole, funziona molto poco. Nel testo parla di “esitazioni” e infatti è proprio un brano-esitazione all’interno della loro carriera, sembrando quasi paradigma di un’insicurezza che si portano dietro da tempo.
Il resto è bello: la sboccata malinconia di alcuni testi, le scelte lessicali che sono sempre state efficaci (“L’Angelo” e “Benzina Ogoshi” tra le più “tipiche”, anche se quest’ultima si fregia di un’autoreferenzialità che mette in gioco troppe vanterie, criticando a sua volta chi ha sempre voluto giudicare una band che comunque non può pretendere di non ricevere giudizi negativi viste le scelte azzardate che ha intrapreso molto spesso), una produzione OTTIMA e pulitissima, che renderà benissimo soprattutto nei live set. Delude sotto certi punti di vista la svolta parapolitica che li contraddistinguerà ancora di più come band comunista che, oggi, è diventata quasi un’offesa da parte delle destre che ci ritroviamo. Non che me ne freghi qualcosa, giacché il sottoscritto ama le band schierate, ma a volte sembra che la freddezza tipica della timbrica di Romano sia repellente alle frasi di stampo politico.

Se diamo una controllatina a quanto abbiamo detto il verdetto è presto fatto. I Subsonica hanno rischiato di deluderci e non l’hanno fatto, per l’ennesima volta. “Non sei riuscito a darci un taglio”, Samuel, e infatti la tua parlantina nei testi delle canzoni ti ha salvato di nuovo il culo, grazie comunque al contributo musicale degli altri che è senz’altro determinante a questo punto della loro carriera.
Chissà dove arriveranno? Forse è questo il punto fermo prima della discesa?

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