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Archive for giugno 2012

Recensione a cura di ANDREA MARIGO
ETICHETTA: EMI
GENERE: Ambient, post-rock

TRACKLIST:
1. Ég Anda
2. Ekki Múkk
3. Varúð
4. Rembihnútur
5. Dauðalogn
6. Varðeldur
7. Valtari
8. Fjögur Píanó

Voto 4.5/5

I campi e i monti
sottratti dalla neve
è il nulla.
Joso Naito

La letteratura giapponese consegna dei particolari componimenti poetici, gli Haiku, che  rappresentano un lato fondamentale dellʼ essenza più profonda della loro cultura,  attraverso una poesia infetta di inadeguatezza, per quanto concerne lʼ uso del linguaggio.
Si tratta di concezione Zen applicata al componimento, dove lo scopo è quello di riportare  il linguaggio alla sua essenza pura.
Lʼ intento è quello di condurre ogni manifestazione della realtà allʼ esaltazione, attraverso  la scarnificazione del razionale per arrivare ad una pienezza dove lʼ essere (uomo) si  fonde con essa (la natura).
Il vuoto è il modo più valido per rappresentare lʼ essere in Giappone, lʼ essere è colui che  sta nel vuoto, che non riempie.
Cʼè molto di tutto ciò nel nuovo lavoro della band di Reykjavik: lʼ esaltazione di ogni  singola sfumatura sonora che riporta ad una concezione di armonia pura.
Levati i passaggi più solari e ritmati dal suono pop degli ultimi due album, i Sigur Ros  ritornano alle sonorità tipiche dei primi lavori, rischio che può condurre lʼ ascoltatore a  pensare alla scelta di una soluzione “comoda”, ma con più attenzione, si nota come lʼ
approccio sia totalmente differente, con soluzioni meno post-rock e più ambientali/orchestrali.
Le tracce di Valtari sono perfette colonne sonore dei più preziosi e precari stati dʼ animo,  marchiati ad hoc dal tipico sound nordico che i Sigur Ros stessi hanno mostrato al mondo.
Fjögur Píanó chiude lʼ album con una nuova prospettiva per la band, brano che strizza lʼ occhio ai componimenti di classica minimale di Sakamoto.
Che sia solo un caso?

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Recensione a cura di RENATO RANCAN
ETICHETTA: Ipecac
GENERE: Zu

TRACKLIST:
Ostia
Chthonian (feat. King Buzzo)
Carbon
Beata Viscera
Erinys
Soulympics (feat. Mike Patton)
Axion
Mimosa Hostilis
Obsidian (feat. Giulio Favero)
Orc (feat. Mike Patton)

Che suono avrebbero le illustrazioni anni ’80 di paesaggi ultra preistorici, dell’era dei dinosauri primordiali, se prendessero vita?
Foreste di felci altissime che spuntano da paludi lerce, ricoperte di velenose piante rampicanti, abitate da artropodi abnormi, scorpioni grandi come vitelli e libellule che potrebbero strapparti un braccio con un morso.
E acquitrini abitati da giganteschi anfibi ancestrali, Prionosuchus plummeri di nove metri, sperimentatori dell’evoluzione molto più viva che nei milioni di anni successivi.
Un ambiente maleodorante di umidità, privo di senno e armonia, ma incarnatore dell’incoscienza, dei mostri ciechi che ci portiamo dentro, della misteriosa vita feroce che ci scorre nelle vene figlia identica della madre dopo centinaia di milioni di anni di mutazioni.

Così appare la musica degli Zu, un terzetto romano, un’anomalia che da certo free jazz si sposta nel math rock fino all’hardcore, un’anomalia a partire dalla formazione: un sax dilaniato, un basso distorto più e più volte e una batteria vera protagonista dei ritmi sbilenchi in continuo mutamento della band.

In Italia inevitabilmente sono solo uno dei tanti gruppi, ma all’estero uno dei nostri maggiori vanti, tour in tutto il mondo dal Giappone agli USA, accompagnati da gente del calibro di Mike Patton, del divino King Buzzo e dalla stima di John Zorn, solo per fare qualche nome.
Carboniferous assieme ad Igneo è l’apice della loro intricata discografia, densa di collaborazioni e split, ed il primo ad avere un budget adeguato per la produzione (gran lavoro di Giulio Favero, mente del Teatro Degli Orrori). Rispetto ad Igneo è maggiormente centrale il basso di Massimo Pupillo che appesantisce e in qualche modo semplifica i brani, come sempre non c’è cantato, tranne in una traccia, ma i titoli delle canzoni e dell’album rendono bene a parole i paesaggi e le creature: Chthonian è mostro marino uscito dal mondo di Lovecraft, Erinys deriva dalla mitologia greca, quella più dionisiaca, Axion richiama teorie quantistiche di fredda materia oscura, Mimosa Hostilis è l’albero della pelle e infine Carboniferous quell’era di oltre 300 milioni di anni fa dove si son formati tutti gli archetipi delle creature odierne, un mondo misterioso perché così lontano, ma tremendamente vivo e nostro padre, saturo di acqua, di mille forme diverse che si accavallavano in un continuo movimento che oggi ci appare così mostruoso, ma che bene rappresenta cos’è la vera vita.
King Buzzo, Mike Patton e Giulio Favero hanno voluto metterci le mani, ma solo il primo con qualche utilità, anzi il Patton alla Aphex Twin di Soulympics, pur rendendo più liquida l’avanzata degli Zu, ne fa perdere consistenza e l’aura fuori dal tempo, anche per colpa del suo ricercare costantemente l’assurdo, che alla fine lo rende prevedibile e scontato.

Dopo l’uscita del brano “Maledetto Sedicesimo” per la compilation “Il Paese è Reale” degli Afterhours, quasi un’outtake di Carboniferous, l’amara notizia: il batterista Jacopo Battaglia l’11 febbraio 2011 lascia la band per dedicarsi ad altri progetti, come gli interessanti Ardecore, che rivisitano gli stornelli romani.
Viene sostituito da Gabe Serbian, bravo batterista dei Locust, ma ancora non si hanno notizie di concerti o di nuovo materiale in lavorazione.

Visti due volte dal vivo all’Unwound di Padova (quanto mi manca quel locale…) sono un’esperienza totale, vedere la fila di pedali distorsori di Pupillo accendersi in sequenza con i sincopati di Battaglia che insistono sulle urla del sax ti trasporta in altri luoghi inumani, non ho mai visto pogo, come potrebbe far supporre una musica così hardcore, ma solo gente in estasi perduta per i paesaggi abominevoli creati dal terzetto: tornate su un palco Zu, ci mancate!

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Fotoreport a cura di LaMyrtha




http://www.ericamou.com/

TOUR:
30 giugno – MACCHIONE @ BOSCO CANTINA ANTONELLI, Bevagna (PG)
07 luglio – FEMMINILE SINGOLARE @ PARCO LA FAVORITA, Valdagno (VI)
08 luglio – VERONA FOLK @ PIAZZA UMBERTO PRIMO, San Giovanni Lupatoto (VR)
10 luglio – ELZEVIRO E LE METROPOLI D’AUTORE @ ROCCA STROZZI, Campi Bisenzio (FI)
12 luglio – ONEGLIA @ PIAZZA DELL’OLMO, Imperia
13 luglio – AREZZO WAVE, Arezzo
14 luglio – MILANESIANA, FONDAZIONE CORRIERE DELLA SERA @ SALA BUZZATI, Milano
20 luglio – COTRIERO, Gallipoli (LE)
29 luglio – Noci (BA)
09 agosto – BOTTEGHE D’AUTORE, Albanella (SA)
11 agosto – SZIGET FESTIVAL, Budapest (UNGHERIA)
07 ottobre – Colonia (GERMANIA)
08 ottobre – DINGWALLS, Londra (REGNO UNITO)

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Fotoreport a cura di Eleonora Verri
Qui la recensione dello show

IL TEATRO DEGLI ORRORI





MARTA SUI TUBI






LINEA 77




AFRICA UNITE



MARLENE KUNTZ








TOURS:
Il Teatro degli Orrori
http://www.ilteatrodegliorrori.com/
01.07 ALBIZZATE VALLEY FESTIVAL, Albizzate (VA)
11.07 FARA ROCK FESTIVAL, Fara Gera d’Adda (BG)
12.07 AREZZO WAVE, Arezzo
13.07 ARENA DEL MARE, Cagliari
14.07 DU FESTIVAL, Bauladu (OR)
18.07 NEAPOLIS FESTIVAL, Giffoni (SA)
20.07 ROCK’N’DOC, Noventa di Piave (VE)
25.07 GRU VILLAGE, Torino
27.07 FESTAMBIENTE SUD, Monte Sant’Angelo (FG)
03.08 ONDE SONORE FESTIVAL, Fossacesia (CH)
05.08 PARCO GONDAR, Gallipoli (LE)
10.08 SZIGET FESTIVAL, Budapest (UNGHERIA)
24.08 RADIO ONDA D’URTO FESTIVAL, Brescia
25.08 SUMMEREND FESTIVAL, Claut (PN)
05.09 METAROCK, Pisa
14.09 ESTRAGON SUMMER FESTIVAL, Bologna
15.09 SOT ALA ZOPA, Tonadico (TN)

Marta Sui Tubi
http://martasuitubi.it/
30.06 FESTA DELLA BIRRA, Morrovalle (MC)
04.07 SAN LORENZO ESTATE, Roma
13.07 FERROCK, Vicenza
14.07 MAZZUMAJA FESTIVAL, Comunanza (AP)
15.07 FESTIVAL COMO CITTA’ DELLA MUSICA, Como
18.07 MUSIC FOR EMERGENCY, Cenate Sotto (BG)
20.07 ROCK FOR LIVE, Città della Pieve (PG)
01.08 FESTA DEL PD, Suzzara (MN)
02.08 MUSIC PARK, Ferrara
03.08 FESTA DEL PD, Piadena (CR)
07.08 CONVENTO DEI MINIMI, Roccella Ionica (RC)
08.08 ROCK THE CASBAH, Mazara del Vallo (TP)
08.09 MITO-TEATRO COLOSSEO (Marta sui Tubi play Lucio Dalla), Torino
15.09 SOT ALA ZOPA, Primiero (TN)
21.09 ARENA LIVE, Mendrisio (SVIZZERA)

Linea 77
http://www.linea77.com/
28.06 RUGBY SOUND, Parabiago (BG)
29.06 CLAUDUN FESTIVAL, Chiuduno (BG)
30.06 BARRUMBA, Cervia (RA)
04.07 L’ALTRA FESTA, Roma
05.07 UNIVERCITY, Prato
06.07 MONDIALI ANTIRAZZISTI, Castelfranco Emilia (MO)
07.07 SPAZIALE FESTIVAL, Torino
28.07 TROIA MUSIC FESTIVAL, Troia (FG)
02.08 SUMMER ROCKIN 2012, San Lazzaro di Savena (BO)
04.08 ANNIRIBELLI FESTIVAL, Brienza (PZ)

Africa Unite
http://www.africaunite.com
28.06 ALBIZZATE VALLEY FESTIVAL, Albizzate (VA)
29.06 MAREA FESTIVAL, Fucecchio (FI)
22.07 REEDS FESTIVAL, Zurigo (SVIZZERA)
04.08 LEVICO LAKE FESTIVAL, Levico (TN)
12.08 GUSTO DOPA AL SOLE, Cannole (LE)
01.09 AECLANUM BEER FESTIVAL, Passo di Mirabella Eclano (AV)
07.09 HOME FESTIVAL, Treviso
09.09 PIAZZA VITTORIO VENETO, Pinerolo (TO)

Marlene Kuntz
http://www.marlenekuntz.com/
31.07 FESTIVAL DI MEZZA ESTATE, Cremona
15.08 HIT WEEK SUMMER FESTIVAL, Terracina (LT)
06.09 METAROCK, Pisa
07.09 FESTA DEMOCRATICA, Modena

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https://www.facebook.com/entropicaband

Setlist:
TEMPO AL TEMPO
IL FUTURO E’ UN MIRAGGIO
XILOFOBO
L’UOMO PERFETTO
21/02
REAZIONI
CLOROFORMIO
UNIVERSO DISCONNESSO

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Fotoreport a cura di LaMyrtha




Profilo Facebook dei The Villains

PROSSIME DATE:
07 luglio – CIRCOLO DEGLI ARTISTI, Roma
11 luglio – BLU RADIO VENETO, Padova
22 agosto – SUMMER SOUND, Pievepelago (MO)

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Per Caparezza si tratta dell’ultimo tour estivo (ribattezzato: “Eretico tour 4: l’Estinzione”) prima di fermarsi per le registrazioni del nuovo disco, il riccioluto singer pugliese per la data padovana è pronto con uno show aggiornato e con nuove sceneggiature, l’esibizione a Sherwood si inserisce nel tour giunto ad oltre 80 date nell’arco di un anno,  un’instancabile attività live in tutta la penisola per la promozione di “Il sogno eretico”, disco di platino che Caparezza presenterà a Sherwood Festival, un luogo a lui molto familiare.

BIGLIETTI:
15 euro
 al botteghino, la sera del concerto

IN PREVENDITA:
15 euro
 (senza diritti di prevendita) sul sito http://www.sherwood.it
15 euro + diritti di prevendita sui circuiti abituali

Prevendite disponibili presso http://www.sherwood.it (senza diritti di prevendita)

Prevendite disponibili da subito presso: http://www.ticketone.it, Punti vendita Ticketone, http://www.vivaticket.it, Punti vendita Vivaticket, Punti vendita e filiali Unicredit, , Filiali Banche del Veneziano, CoTicketstore di Padova, Coin Ticketstore di Treviso, Spazio Musica di Piove di Sacco

Informazioni al pubblico:
Infoline Sherwood Festival:
 335.1237814
festival@sherwood.it
ticket@sherwood.it

Informazione alla stampa:
Ufficio stampa Sherwood Festival
:
Propapromoz | P.r & Communication
Tel. +39.02.4986292
Flavio Zocchi | flavio.zocchi@propapromoz.com
Chiara Rizzitelli | chiara@propapromoz.com

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Un po’ di introduzione.
Rovigo non è una città rock. I timidi tentativi di risvegliare un sentore di interesse nel piccolo pubblico nei confronti della musica dal vivo da anni falliscono, lasciando qualche oasi felice che giace comunque sempre sull’orlo del baratro. Tra i casi che spiccano vi è senz’altro Arci Ridada, associazione che opera nell’organizzazione degli eventi da qualche anno nel Polesine con l’ottimo festival estivo Savoir Fest, con una direzione artistica di qualità e un buon seguito ma, quest’anno, interrotto. Era logico che ragazzi così interessati nei confronti della cultura del territorio e per il territorio fossero in prima linea in iniziative di solidarietà nei confronti delle popolazioni colpite dagli eventi sismici di maggio tra Veneto, Lombardia e, soprattutto, Emilia ed è così che nasce la giornata del ventitré giugno. Per gli abitanti della zona più colpita, quella intorno a Finale Emilia, è stato concepito questo concerto, un incontro con le migliori band italiane che senza percepire nulla si prestano, come i tecnici e gli organizzatori, gratuitamente. I presenti sono stati circa 1.500, una buona cifra se consideriamo l’area geografica, la dormiente provincia rodigina,  ma meno di quanti avrebbero dovuto essere considerando il calibro dell’evento Le band che si sono esibite sono state, infatti: Il Disordine delle Cose, Gr3ta, Il Teatro degli Orrori, Marta Sui Tubi, Linea 77, Africa Unite e Marlene Kuntz. Un cartellone di tutto rispetto, dunque, che a The Webzine siamo riusciti a seguire, sfortunatamente, solo dal terzo gruppo in poi.

Il Teatro degli Orrori si presentano sul parcheggio del polo fieristico rodigino con un set potente ma una mediocre scelta dei suoni. La performance, tecnicamente nella media per quei buoni esecutori che sono Capovilla e soci, ha visto i veneti divincolarsi lungo tutta la loro produzione, eseguendo tre brani dall’ultimo scarso disco (“Non Vedo L’Ora”, “Doris” e “Skopje”), altri tre dal primo (“La Canzone di Tom”, “Compagna Teresa” e “E Lei Venne!”, non dimenticando neppure “E’ Colpa Mia” e “Alt!” dal fortunato A Sangue Freddo. Da un set intenso e coinvolgente, con un pubblico ancora poco numeroso, si passa alla vera sorpresa della serata: i grandissimi Marta Sui Tubi stupiscono con la loro follia elettroacustica di stampo cantautorale, indefinibile a dire il vero, che ripercorre per quaranta minuti la loro corta ma sorprendente carriera. Innegabili il carisma di Giovanni Gulino sul palco, abile sia nel cantare che nell’intrattenere, e la travolgente precisione di Pipitone alla sei corde. Highlight della scaletta tutte le nuove: “Cromatica”, “Al Guinzaglio”, “Camerieri” e “Di Vino” ma, ovviamente, anche la carichissima “L’Unica Cosa” e la ballad strappalacrime ormai classica nel loro repertorio “L’Abbandono”. Semplicemente perfetta anche “La Spesa”, una delle migliori della loro intera produzione.
Anello debole, dal punto di vista tecnico, i Linea 77, potenti ma sgraziati, in un set un po’ rallentato ma che riesce comunque a scatenare il pogo selvaggio dei presenti. “Moka” e “Il Mostro” d’obbligo in scaletta, mentre si soffre un po’ l’assenza di qualche momento di stacco come “Inno All’Odio”. Tolta qualche carenza a livello strumentale e nella scelta dei suoni, si può senz’altro confermare la tenuta di palco e l’aggressività live di una delle band che hanno fatto la storia del crossover italiano.
Essenziale poi il momento reggae degli Africa Unite, tassello storico della musica italiana tutta. In un set che ripercorre tutta la loro carriera la platea è subito trascinata nelle dolci danze dei ritmi in levare a cui la band è particolarmente avvezza. Tecnicamente perfetti, in grado anche di spazzare via l’unico neo di questo genere, ovvero la monotonia, con una buona variazione nei toni grazie ad una scelta dei brani ponderata e un’esecuzione intensa e personale.
A concludere la serata i sempre spettacolari Marlene Kuntz, seppur ormai evidentemente in fase di declino. La band, nonostante la generale propensione al cantautorato che gli ultimi due dischi dimostrano, mantiene inalterata una carica noise di tutto rispetto e la scaletta pesca a piene mani dai momenti migliori del passato (“1° 2° 3°” su tutti, ma anche le immancabili “Sonica” e “Festa Mesta”) e la meno conosciuta  e recente “Stato d’Animo”, tratta da Uno. La scelta di includere all’inizio di una scaletta particolare come questa la ormai immancabile cover della PFM, “Impressioni di Settembre”, risulta poco coerente nei confronti del resto del set, ma tutto sommato la si dimentica presto, complici una potenza e un’impatto sonoro di inattingibile caratterizzazione. Chi li definisce defunti o scaduti avrà dovuto ricredersi, perlomeno sul piano dell’esecuzione dei brani.

La giornata è stata senz’altro storica per la musica di Rovigo e per i rodigini, capaci di risvegliare un sentimento di interessamento comune nei confronti della musica, spinti anche dalla ragione di beneficenza che sottostava al concerto in sé. Affrontare il cemento del parcheggio della fiera fin dal pomeriggio, con il solleone di questo giugno infuocato, non era per tutti.
Quindici euro assolutamente versati con piacere nelle mani di un’associazione che, come ha promesso, traccerà il percorso dei soldi fino alle tasche di chi ne ha bisogno, senza gli sprechi e i latrocini tipicamente italiani che, purtroppo, anche in casi tragici come lo sciame sismico quasi terminato, si riscontrano. Mondo della musica compreso: chiedetelo alla Siae.
Una maratona di musica che si spera apra le porte ad ulteriori eventi in zona e che svegli la coscienza collettiva di una popolazione giovane ma assonnata. Partecipare ai concerti, soprattutto quando sono di questa qualità e con un’anima solidale alle loro spalle, dovrebbe essere, del resto, quasi un dovere. Lo avranno imparato i rodigini?

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Recensione a cura di Claudio Milano
ETICHETTA: Autoproduzione

LINEUP:
– Julian Julien / alto sax
– Vivien Philippot / tenor sax
– Patrice Cazeneuve / trumpet
– Jennifer Quillet / trumpet
– Jon Lopez de Vicuna / Electrified baryton sax
– Lorenz Steinmueller / Electrified tuba
– Benjamin Vairon / drums

Progetto, segnalatoci appena oggi, ispirato al libro Tomorrow in the battle think on me di Javier Marias che si presenta con inedite geometrie di fiati ad aprire questo dischetto dal vivo assolutamente imperdibile per ogni estimatore che si rispetti del Frank Zappa di Hot Rats, dei Gong di Flying Teapot e capace di rinnovare, mai così intenso, il ricordo della generazione più viva del Canterbury sound fuso al jazz rock degli anni ’70, alla psichedelia più legata a suoni analogici e “astrali”, qui dovuti all’elettrificazione di fiati, all’esperienza degli Air e ad arrangiamenti mediati dal Rock In Opposition più oscuro e meno cerebrale (Magma), le musiche per matrimoni e funerali di Goran Bregovic. Il tutto, non bastasse, data la combinazione degli elementi citati, riletto con un’ identità fiera e assolutamente originale, cosa più che rara di questi tempi in cui l’identità progressiveè ormai relegata a clichè antichi, discutibilissimi, quanto distanti da un contesto socio-culturale autenticamente contemporaneo. Già la formazione è di per sé quanto di più bizzarro e interessante ci sia stato dato da ascoltare e accogliere ad oggi: sei fiatisti (in qualche caso, come anticipato, elettrificati) e una batteria. Assenti basso (il cui ruolo è spesso affidato a una tuba), chitarra elettrica (qui appannaggio di un sax baritono, of course, elettrificato), tastiere, voci.

Per quanto la musica si riveli da subito nella sua forza espressiva è con Partie V e Partie XVI (qui assolutamente eccezionale il contributo di aerofoni) che la musica dei Fractale del compositore e in questo caso la definizione è assolutamente appropriata, Julian Julian, prende quota e si rivela nella sua essenza più autentica, carica di elementi di interesse. Intervalli inusuali ma mai sgradevoli; capacità di creare atmosfere suggestive, imponenti talvolta quanto sfuggenti, ma mai trionfali e fini a sé stesse; organizzazione formale delle composizioni compatta e mai prevedibile. Al tutto va aggiunta la capacità di gestire il colore musicale in maniera davvero affascinante, da pittori e architetti al contempo. Da segnalare, come cameo, il solo di sax alto dello stesso Julien in Sans-Papiers, sostenuta da un ostinato di tuba e sax baritono che rimane nella mente a lungo e la litania funebre ritmata, della conclusiva Clementine. Altro punto a favore, il dono della sintesi, questa release dura meno di 30 minuti, cosa che a fronte della natura della musica, risulta solo un pregio, tale da non portare a definire il dischetto un EP, ma un album completo, così come nella tradizione più attuale (ricordo diversi, acclamati, album italiani degli ultimi anni, di 12- 20 minuti presentati come dischi compiuti, a testimonianza che ormai, finalmente, non è la durata, ma il contenuto di un lavoro a giustificarne il valore).

Unico neo di Suranné, invece la scarsa profondità nel mixaggio e nel mastering, l’artwork amatoriale, che certo non scoraggerà chi deciderà di avvicinarsi ad un progetto talmente valido.

Un disco probabilmente non “bello” nell’accezione comune del termine (è un po’ come mettere sullo stesso piano un capolavoro del cinema indipendente e un film hollywoodiano), ma che rimane nella mente assai a lungo scavando un posto tutto suo, come solo la creazione autentica o ARTE, termine odiosamente abusato al punto tale che ormai se ne sono perse le coordinate, è capace di fare ed essere. Uno dei dischi più ed emozionanti e di maggiore interesse realizzati fin qui giuntoci, pur con ritardo, nel 2012.

Voto? 7,5 approssimato ad 8 sulla base di una musica che di giorno in giorno si ricava uno spazio nella mente e in quell’astrusa cosa che chiamiamo… “anima”, sempre più grande e vero.

Voto: 8

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Descrivere un concerto dei Subsonica può essere banale, perché il livello dello spettacolo negli anni si mantiene inalterato. Dopo il tour del mediocre Eden e l’Istantanee Tour a ripercorrere i primi anni di corriera, questa tranche estiva è invece strutturata come una carrellata di tutta la loro produzione, lasciando in disparte buona parte della produzione recente (solo due canzoni dall’ultimo disco, fortunatamente).
Nelle circa due ore di concerto, tagliato dell’ultimo brano (“Tutti i Miei Sbagli”) per sforamento del tempo limite, i Subsonica sono riusciti a far ballare e pogare con i brani più “tamarri” e potenti, da “Il Centro della Fiamma” a “Veleno,” gli immancabili singoli “Disco Labirinto” e “Nuova Ossessione”, fino a “La Glaciazione” e “Up Patriots to Arms”, rivisitazione dello storico brano di Battiato (non unica cover, in verità, c’era anche la poco conosciuta “Out of Space” di Peter Tosh). Per i momenti più brillanti bisogna però risalire alle più tranquille ma fantastiche perle dei primi dischi “Cose Che Non Ho”, “Strade”, “Preso Blu”, “Depre” e “Perfezione”. “Ratto”, “Corpo a Corpo” e “L’Odore” sottolineano invece un certo interesse ritornato verso uno dei loro migliori album, ovvero il sottovalutato Terrestre.
In generale il live visualizza una band ancora in grande spolvero dal punto di vista tecnico e strumentale, capace di far ballare anche con i più brani più fragili e di scherzare con la propria condizione di gruppo in bilico tra formazione commerciale e inserimento d’eccezione nel gruppo popolosissimo dell’alternative italiano. La cosa principale da dire rimane che andare a un concerto dei Subsonica significa perdere qualche chilo a saltare, urlando ogni singola parola per due ore (forse di più, in certe altre tappe) e andare a casa con il cerchio alla testa. La presunzione dimostrata da un testo come “Benzina Ogoshi” e tutte le scenette che ci girano attorno può venire lavata via solo da uno spettacolo degno di questo nome, e i torinesi in questo sono dei campioni.
Tra i migliori performers in Italia e continuano a dimostrarlo.

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ETICHETTA: Autoproduzione
GENERE: Alternative rock

TRACKLIST:
1. Spessi Muri di Plastica
2. Giorno Grigio
3. Profonde Tracce
4. Pioverà
5. In Duello Libero
6. Le Mie Mani

Gli Hacienda se ne vanno e lasciano spazio agli Huno. Il garage rock anni sessanta/settanta di prima fa un balzo in avanti di qualche decennio per assestarsi intorno all’universo litfibiano meno new wave, con tanto di distorsioni più legnose che ricordano sia i Timoria che, un gradino sopra, gli Estra e i Ritmo Tribale. Attualizzando un po’ il discorso possiamo parlare dell’ennesimo revival, degli anni novanta che sono i nuovi ottanta nella classifica dei periodi più imitati, ma il progetto degli Huno più che di copia è di revisione, cercando uno stile personale che riesce addirittura a connettersi con quello dell’esperienza precedente, i già citati Hacienda. Non mancano infatti alcune chitarre a cavallo tra Iggy Pop, Husker Du e Rolling Stones. Migliore del lotto è “Pioverà”, con un’intensità degna del Renga dei migliori tempi e liriche spettacolari. “In Duello Libero” è uno dei brani più spinti, una marcia violenta in sospensione tra i primi Afterhours e i Marlene Kuntz più ruvidi, che mette in mostra la voce intensa, piena ma comunque limpida di un Giacomo Oro in grande spolvero. La title-track sta nel mezzo, tra energia e melodia, a simboleggiare le due anime del disco, pur mantenendo quel nervosismo di base che lo associa di diritto alle band sopracitate.

Niente di nuovo sotto il sole, ma si intravede una decisa volontà di oltrepassare la citazione per andare verso qualcosa di più personale. Un Ep che lascia intendere svolte più che interessanti, mentre alla sua mancanza di originalità fa da contraltare l’immancabile presa che l’alternative rock italiano fa sui fan delle vecchie glorie menzionate nell’articolo: una scena che prospera grazie anche al suo continuo e puntuale ripresentarsi negli annali. Debutto di qualità.

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Recensione a cura di RENATO RANCAN
ETICHETTA: Neurot Recordings
GENERE: Sludge psichedelico

TRACKLIST:
1. Empireum
2. Aureum
3. Infernatural
4. Magickon
5. Mindomine

Oro, l’elemento alchemico per eccellenza, il simbolo dell’unione di desiderio e paura che con il loro luccicare rubano la vista.
Ma soprattutto “oro” come preghiera: una meditazione nel doom più lisergico e psichedelico.

I piemontesi Ufomammut, dopo la firma con la Neurot Recordings, etichetta dei grandi Neurosis, tornano col loro sesto album, un doppio dalle grandi ambizioni. “Oro” è la prima parte, pubblicata ad aprile, di un concept che vedrà la sua conclusione a settembre 2012, 90 minuti di musica meditativa e solenne.

La prima traccia promette davvero molto, un lontano e ossessivo synth alla Echoes dei Pink Floyd scandisce un crescendo di 13 minuti, così lento che solo al sesto minuto si comincia a sciogliere il brano; salgono delle chitarre stoner, una voce nel sottofondo canta solenne il raggiungimento del nirvana, inevitabile venire trasportati nell’estasi, musica rituale che porta all’esplosione.
Il coinvolgimento sarà pure maggiore, si spera, quando verrà pubblicato il lavoro visivo che in questi mesi stanno creando con l’aiuto dell’arte video e grafica di Malleus, un collettivo di artisti rock che evoca la totalità dell’impatto visivo della band italiana.

L’album però termina amaramente qui, le altre quattro tracce sono solo deliziosi esercizi di stile, conferma delle capacità della band, uno dei maggiori vanti italiani, ma nulla più, la formula è chiara e brillante ma la pretenziosità dell’offerta la rende quasi pedante, sfiorando pure il cattivo gusto come nei nomi dei brani. Riff solenni e monolitici che si susseguono identici, psichedelica e industrial si mescolano, produzione sublime che rende i brani delle preghiere di ringraziamento al dio suono, ma alla fine la sostanza latita, tutto diventa prevedibile e sterile e basterebbe una nota dei Tool per spazzare via per intero queste composizioni.
Le speranze tradite portano solo delusione e noia, cosa aspettarsi quindi dalla seconda metà di questo doppio? Che dopo solo una grande canzone fatica ad arrivare alla fine?

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ETICHETTA: Infecta Suoni&Affini, Venus Dischi, Face Like a Frog Records
GENERE: Indie rock, new wave, alternative rock

TRACKLIST:
1. Helsinki
2. Non Preoccuparti Bambina
3. Vendere i Soldi
4. La Provincia (con Andrea Appino)
5. Dettagli
6. L’Individualismo vi Farà Morire Soli (con Matteo Dainese e Ceskova Midori)
7. Il Figlio Gaio!
8. Padre la Smetta
9. Una Lega di Matti
10. I Pezzi di Merda Non Muoiono Mai
11. Mente Animale

Si potrebbe recensire questo disco citando qualche frase a caso, per comunicare il mood generale. Lo faremo:
E’ lui (il tuo vecchio, ndr) che ti ha detto che tutto sommato è solo una questione di testa. 
Sento di avere qualcosa di rotto in me, mi si son rotte le palle. 
Ed è il più furbo è chi ne sa approfittare e ti consiglia pure di fare uguale.
Tu guardi Helsinki con gli occhi di chi ha gli occhi stanchi di stare qui


L’individualismo-o-o vi farà morire soli
, che è anche il titolo di una delle canzoni più catchy del disco, introduce uno degli argomenti portanti del disco: la stanchezza disillusa di questi giovani ragazzi, i Nu Bohemien, verso l’italiano medio, verso quell’ipocrita egoista che non conosce sentimenti di morale comune, di vero patriottismo equo e altruista, di legalità o perlomeno di coerenza personale. Solidi e chiari i messaggi convogliati, la disgrazia delle nuove generazioni con solo un pezzo di carta igienica come laurea, metafora abusatissima ma in momenti di lucidità come quelli dell’intero spettacolare La Consuetudine del Sentito Dire sempre buona a far capire il pensiero di fondo. Ce n’è per tutti, dal Vaticano ai luoghi comuni di una società sempre più in affanno per il senso di perdita dell’identità nazionale o semplicemente di una società troppo tradizionalista (impeccabile in questo senso la logorrea velatamente politicizzata di “Una Lega di Matti”). La qualità dei testi è mediocre, con espressioni talvolta ridondanti seppur dolcemente macabre, ma l’acerbità è presto ricambiata da un sentimento post-cantautorale tipicamente folk che ricorda molto gli artisti di strada oppure i trovatori, vogliosi di raccontare storie al popolo come veri menestrelli dell’ogni giorno. Una tenuta da buskers, gonfia di chitarre acustiche e ritmi danzerecci, che gli fa certo onore.

Chi se la prende sempre in culo sono gli operai, dicono qui, loro che forse, come tanti giovani italiani, in fabbrica non ci sono andati e non ci andranno mai, ma è facile capire perché questo disco può trovare successo: si infila in una sequenza di dischi socialmente impegnati che dopo aver iniziato a stufare tempo fa sono tornati in voga tra folk rock e cantautorato, dapprima con una nuova linfa, poi con cliché che si sono riverberati fino a qui, fino a questi Nu Bohemién che pur ripetendo gli stessi schemi riescono a rompere la banalità quasi triviale di una scena stagnante. La stessa scena che dopo gli Zen Circus (anch’essi peggiorati ultimamente), il cui Andrea Appino è presente in questo disco alla sei corde, aveva perso la sua carica narrativa di una quotidianità che era stata ormai troppo sviscerata da quell’ironica opacità che li contraddistingueva per permettere nuove imitazioni.
Razionalmente non diremo che è un capolavoro, ma la musica è anche cuore ed energia. Istintivamente è emerso un vero impulso ferino, animale, selvaggio, nell’ascoltare questo disco, quasi un sentimento riottoso di prepotenza ribelle, come a dire “hanno ragione, scendiamo in piazza e spacchiamo la faccia a tutti”. Ma la terribile realtà è che l’errore nostro di italiani sta proprio lì, nel lamentarci sempre, in maniera poco costruttiva, talvolta abbassando troppo i toni fino ai livelli infimi di certa volgare musica di protesta. I Nu Bohemién, fortunatamente, non appartengono a questa categoria, ed è per questo che li apprezziamo.

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ETICHETTA: Seahorse Rec.
GENERE: Indie pop

TRACKLIST:
1. Two Ways Efforts
2. Eyes Closed in the Sun
3. The Time Has Fallen
4. Borders Ride
5. KMY
6. Vince
7. 57 Hurts
8. Looking for Specials
9. Stop, Think and Talk
10. Ask More
11. Not Yet, Not Yet
12. Everything Is Choice
13. The Pale is Past

The Disappearing One è un nome che si sta innalzando alto nell’universo dell’indie pop italico di stampo brit. Tra Stone Roses, sentori di Pete Doherty e i suoi Babyshambles più tranquilli e il fantasma dei Pulp, linguaggi semplici misti ad un tiepido grado di dialettica cervellotica, pieno di divagazioni sociologiche che danno filo da torcere a chi ha voglia di ascoltare musica semplicemente, obbligando tutti a dare un senso ai brani (il titolo “Stop, Think and Talk” della nona traccia è rivelatore in questo senso).
Several Efforts for Passionate People risponde ad una precisa esigenza del pubblico europeo degli ultimi tempi: il desiderio d’imitazione di una scena, quella britannica, ritenuta da decenni la più prospera, fruttifera e dignitosa. “Ask More” e “Looking for Specials” sono ballate all’acqua di rose che nascondono, neanche troppo bene, l’origine beatlesiana; “Everything is Choice” è sempre tipicamente britannica, ma dalle parti più eighties di un funk rock ballerino; “The Pale is Past” è tra i Pink Floyd e i Flaming Lips un manifesto di soffocata psichedelia. Validi anche i tentativi di uniformarsi al contesto odierno del cosiddetto “indie”, come in “Vince”, senza però rifarsi alle derivazioni punk e new wave sbiadite e sbilenche che stanno copiosamente riproducendosi in maniera distruttiva per la scena.

Sia il songwriting che l’esecuzione risultano maturi al punto giusto, con arrangiamenti studiati in maniera da lasciare la complessità ai momenti marginali dei brani, che hanno tutti un cuore squisitamente radiofonico. La banalità non è di casa nei The Disappearing One, che dai linguaggi triti e ritriti sopracitati tirano fuori solo quanto basta per collegarsi a essi riscrivendone gli sviluppi a proprio piacimento. Originali, quindi, piuttosto che derivativi. A Seahorse saranno contenti di sapere che questo sarà, probabilmente, uno dei dischi dell’anno.

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ETICHETTA: Dangerbid
GENERE: Alternative rock, shoegaze

TRACKLIST:
1. Skin Graph
2. Make Believe
3.  Bloody Mary (Nerve Endings)
4. Busy Bees
5. Here We Are (Chancer)
6. Mean Spirits
7. Simmer
8. The Pit
9. Dots And Dashes (Enough Already)
10. Gun-Shy Sunshine
11. Out of Breath

La creatura Silversun Pickups è in continua evoluzione. Trasformista e camaleontico, il quartetto losangelino ormai alla ribalta dal duemilasei raggiunge un punto di svolta con un disco (il terzo, più cinque EP di cui un paio di live e uno di remix) che rappresenta il loro asso nella manica. Iniziati ad interessare per derivazioni pressoché noise e grunge, a cavallo tra Sonic Youth e Smashing Pumpkins, sono discesi verso stanze dalle metrature più ampie e scure, intrise di dark wave e costruite su fondamenta anni ottanta. Senza lasciar perdere la vena malinconica che qui emerge in una sorta di dream-pop dalle forti tentazioni shoegaze e da qualche elegante frangia melodica à la Einsturzende Neubaten. Di tutto e di più, ma in una confezione nitidamente forbita, a rappresentare la poliedricità di un fenomeno del marketing sommerso, con una pubblicità fatta sull’equivoco e sul dire tutto e niente.
Neck Of The Woods sguazza nelle tonalità disciolte di undici acquerelli dalle tinte forti, vibrazioni rock più effimere (“Skin Graph”, “Make Believe”), frequentazioni cantautorali dall’aria new wave (“Out of Breath”, “Bloody Mary”) e gli svolazzamenti vocali leggiadri e volatili di “Here We Are (Chancer)”, unico pezzo a ricordare molti dei brani più ghiotti del pre-capolavoro che era Swoon. In “Busy Bees” spuntano anche venature depressive di un Curtis rinato nel duemila, ma sopravvive in tutto il disco (“Dots and Dashes”, “Simmer”, “The Pit”) l’idea di un sound chitarristico molto intenso ma disteso, senza particolari tensioni e nervosismi, lasciando spazio a radi momenti d’impeto studiato e contenuto per lasciarlo esplodere nei momenti più adeguati.

I quattro troveranno certo modo di affermare nuovamente la loro superba capacità di scrivere, di rinnovarsi, di presentarsi affinando sempre più i loro linguaggi già approfonditissimi. E’ un disco, questo, che non tutti potranno digerire al primo colpo ma che si fa senz’altro apprezzare in virtù anche di una connessione logica compatta e omnicomprensibile tra orecchiabilità e ricercatezza, tra genuinità e un songwriting mai contraffatto da esagerazioni fuorvianti. Tutto ciò che serve per essere un bel disco del duemiladodici si trova in questo splendido Neck Of The Woods.

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15/06/2012 – ZEN CIRCUS @ SHERWOOD FESTIVAL, Padova
15/06/2012 – OFFLAGA DISCO PAX @ SPUTNIK MUSIC FESTIVAL, Castelmaggiore (BO)
15/06/2012 – ALTAVOZ NIGHT @ HOMEPAGE FESTIVAL, Udine
15/06/2012 – I CANI @ FESTA D’ESTATE, Vascon (TV)
15/06/2012 – JULIE’S HAIRCUT @ BOLOGNETTI ON THE ROCKS, Bologna
15/06/2012 – UOCHI TOKI @ SPORE FESTIVAL, Padova
15/06/2012 – AFTERHOURS @ FERRARA SOTTO LE STELLE, Ferrara
15/06/2012 – ERICA MOU @ BOTANIQUE FESTIVAL, Bologna
16/06/2012 – A CLASSIC EDUCATION @ BOLOGNETTI ON THE ROCKS, Bologna
16/06/2012 – STATUTO @ BOTANIQUE FESTIVAL, Bologna
16/06/2012 – MODENA CITY RAMBLERS @ TERZA FESTA NAZIONALE DELL’ANPI, Marzabotto (BO)
16/06/2012 – IL TEATRO DEGLI ORRORI @ SHERWOOD FESTIVAL, Padova
16/06/2012 – RONIN @ MUSICHE DI SCONFINE, Capriva del Friuli (GO)
16/06/2012 – MORGAN DJ SET @ BEKY BAY, Igea Marina (RN)
16/06/2012 – PAOLO BENVEGNU @ XL FESTIVAL, Bologna
16/06/2012 – MAD CADDIES e TALCO @ LA MARCONA, Ceregnano (RO)
17/06/2012 – MARTA SUI TUBI @ BOLOGNETTI ON THE ROCKS, Bologna
19/06/2012 – THE BRIAN JONESTOWN MASSACRE @ BOLOGNETTI ON THE ROCKS, Bologna
19/06/2012 – VIRGINIANA MILLER @ BOTANIQUE FESTIVAL, Bologna
20/06/2012 – IL PARTO DELLE NUVOLE PESANTI @ BOTANIQUE FESTIVAL, Bologna
20/06/2012 – BUD SPENCER BLUES EXPLOSION @ PIAZZA VERDI, Bologna
20/06/2012 – IL PAN DEL DIAVOLO @ SHERWOOD FESTIVAL, Padova
20/06/2012 – TRIBES @ BOLOGNETTI ON THE ROCKS, Bologna
21/06/2012 – RONIN @ BOTANIQUE FESTIVAL, Bologna
21/06/2012 – …A TOYS ORCHESTRA e THE ZEN CIRCUS @ FESTA D’ESTATE, Vascon (TV)
21/06/2012 – MESSER CHUPS @ PIAZZA VERDI, Bologna
21/06/2012 – MANOWAR, CHILDREN OF BODOM, AMON AMARTH, UNISONIC, HOLYHELL, ADRENALINE MOB e altri @ GODS OF METAL, Rho (MI)
21/06/2012 – MOJOMATICS e NEW CANDYS @ PIAZZA, Mestre (VE)
22/06/2012 – MOVIE STAR JUNKIES e BOLOGNA VIOLENTA @ SUMMER DAYS FESTIVAL, Copparo (FE)
22/06/2012 – FESTA CATALANA CON MALAKATON @ BOTANIQUE FESTIVAL, Bologna
22/06/2012 – BUD SPENCER BLUES EXPLOSION @ HAPPY BEER DAY, Trebaseleghe (PD)
22/06/2012 – QUINTORIGO @ HOMEPAGE FESTIVAL, Udine
22/06/2012 – SUBSONICA @ SHERWOOD FESTIVAL, Padova
22/06/2012 – GUNS’N’ROSES, WITHIN TEMPTATION, SEBASTIAN BACH, KILLSWITCH ENGAGE, BLACK STONE CHERRY e altri @ GODS OF METAL, Rho (MI)
23/06/2012 – AMOR FOU e MARIA ANTONIETTA @ SHERWOOD FESTIVAL, Padova
23/06/2012 – LA TEMPESTA GEMELLA day 1: TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI, ZEN CIRCUS, IL PAN DEL DIAVOLO, UOCHI TOKI, MELLOW MOOD e IORI’S EYES @ SUPERSANTO’S, Roma
23/06/2012 – MOTLEY CRUE, SLASH with MILES KENNEDY & THE CONSPIRATORS, THE DARKNESS, HARDCORE SUPERSTAR e altri @ GODS OF METAL, Rho (MI)
23/06/2012 – LO STATO SOCIALE @ BABYLONIA, Recoaro (VI)
23/06/2012 – LOMBROSO @ FESTAMBIENTE, Vicenza
24/06/2012 – LA TEMPESTA GEMELLA day 2: IL TEATRO DEGLI ORRORI, AUCAN, GIORGIO CANALI, A CLASSIC EDUCATION, COSMETIC e SICK TAMBURO @ SUPERSANTO’S, Roma
24/06/2012 – BLACK SABBATH, OPETH, LAMB OF GOD, TRIVIUM, DEVILDRIVER, AUGUST BURNS RED e altri @ GODS OF METAL, Rho (MI)
24/06/2012 – LO STATO SOCIALE, GAZEBO PENGUINS, GIARDINI DI MIRO, A TOYS ORCHESTRA, GIARDINI DI MIRO ecc. @ ABBASSA, Castelfranco Emilia (MO)
24/06/2012 – SKRILLEX, LN RIPLEY ecc. @ FULL MOON DJ FESTIVAL, Jesolo (VE)
25/06/2012 – AMOR FOU @ BOTANIQUE FESTIVAL, Bologna
25/06/2012 – CHRIS CORNELL @ CASTELLO, Udine
25/06/2012 – MANU CHAO @ SHERWOOD FESTIVAL, Padova
25/06/2012 – TRIVIUM @ VELVET CLUB, Rimini
26/06/2012 – ZEN CIRCUS @ BOLOGNETTI ON THE ROCKS, Bologna
26/06/2012 – PORTISHEAD @ CASTELLO SCALIGERO, Villafranca di Verona (VR)
27/06/2012 – CYPRESS HILL @ SHERWOOD FESTIVAL, Padova
28/06/2012 – CHRIS CORNELL @ TEATRO ROMANO, Verona
29/06/2012 – STEPHEN LAWRIE @ ZUNI OUTDOOR, Ferrara
29/06/2012 – MOTEL CONNECTION @ HOMEPAGE FESTIVAL, Udine
29/06/2012 – FINE BEFORE YOU CAME @ PIAZZA VERDI, Bologna
29/06/2012 – …A TOYS ORCHESTRA @ BOLOGNETTI ON THE ROCKS, Bologna
29/06/2012 – CAPAREZZA @ SHERWOOD FESTIVAL, Padova
30/06/2012 – CRANBERRIES @ HYDROGEN FESTIVAL, Piazzola sul Brenta (PD)
30/06/2012 – A CLASSIC EDUCATION @ CORNELIUS PLACE, Imola (BO)
30/06/2012 – CONFUSIONAL QUARTET @ BOLOGNETTI ON THE ROCKS, Bologna
30/06/2012 – FINE BEFORE YOU CAME e GAZEBO PENGUINS @ ETNOBLOG, Trieste

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Recensione a cura di RENATO RANCAN
ETICHETTA: Profound Lore Records
GENERE: Doom


TRACKLIST:
1. Foreigner
2. Devoid of Redemption
3. The Legend
4. An Offering of Grief
5. Given To The Grave

Pochi gruppi possono dirsi più importanti dei Black Sabbath, fondatori di almeno due generi: metal e stoner; furono capaci di pubblicare in pochi anni sei album capolavoro che li consacrarono nella storia del rock, impossibile contare il numero di gruppi ispirati a loro. Con la fine degli anni ’70 finirono anche loro, le strade di Ozzy Osborne e Tony Iommi si divisero a causa degli eccessi di droga, e nacquero due carriere diverse, una nel mainstream del rock, dando luce a nuovi e inutili classici, l’altra partita col botto, sempre dignitosa ma alla fine noiosa.

I Pallbearer non sono altro che una delle tante possibili evoluzioni dei Black Sabbath, magari quella che tanti fan come me sognavano negli ultimi album da Iommi ma che non è mai arrivata: doom epico e melodico ma mai di cattivo gusto, sempre con moderazione, tempi lenti solenni avvolgenti ma non asfissianti come nel funeral doom metal, si viene cullati in questo ripetersi di neri riff perfetti nel loro incedere, una batteria posata, con il ride sempre ad accompagnare come nella migliore tradizione doom, ed infine la voce che al primo ascolto lascia le orecchie spalancate: un nuovo Ozzy Osborne, più esile e angelico, ma dalle inflessioni inconfondibili, difficile non rimanerne affascinati.

Ma perché parlare di un album così derivativo? Semplicemente la maggior parte del rock non si basa sull’innovazione ma sulle belle canzoni, e Sorrow And Extinction colpisce per questo, all’esordio questa band si mostra già matura, un suono azzeccato ed evocativo, canzoni dalla struttura da manuale, e una forte dose di personalità, i riff rimangono impressi come nuovi classici e la voce calza a pennello: fa riflettere su come lo stesso bistrattato Ozzy, dalle prestazioni vocali spesso imbarazzanti, sia stato fondamentale per intere scene, si pensi agli Sleep.

I Pallbearer sanno scrivere grandi canzoni, consapevoli dei propri mezzi e con l’intera scena metal già pronta ad acclamarli, vedremo se sapranno mantenere le aspettative che si fanno davvero alte per il prossimo album.

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Arriva a Jesolo (VE) il fenomeno Skrillex.

Il disk jockey produttore che sta rivoluzionando il mondo della musica elettronica e che ha trionfato ai Grammy Awards di quest’anno sarà protagonista del Full Moon Dj Festival 2012, mega evento che domenica 24 giugno 2012, dalle 17 alle 24, proporrà 8 ore di musica presso l’arenile della Spiaggia del Faro.

L’appuntamento con il nuovo gigante della musica dubstep sarà in esclusiva nazionale e richiamerà migliaia di fan da tutta Italia e oltre.
Jesolo torna dunque protagonista con un evento, organizzato da Muretto, Suonica, Zed Live e Fizzo Enterteiment, che si annuncia come uno dei più importanti in Italia per l’estate 2012.
La produzione live sarà all’altezza dell’appuntamento, con un imponente palco e un impianto audio e luci straordinario, mai visto su una spiaggia italiana.

Sonny John Moore (Los Angeles, 15 Gennaio 1988) questo il vero nome di Skrillex, è il dj dubstep più affermato del momento, pur avendo solo 24 anni. Capace di muoversi tra electro, dubstep, drum’n’bass, dance, house e pop, e forte di una storia musicale che lo ha visto anche muoversi nel rock e nel punk, questo artista californiamo è la perfetta sintesi della musica e della cultura contemporanea.

I Sex Pistols oggi, oppure i Prodigy tra 20 anni: forse Skrillex è questo, un artista post-contemporaneo, ma soprattutto è un incredibile fenomeno sociale, in grado di spostare migliaia di fan in ogni dove.

Info prevendite: prevendite abituali ZED! – zedlive.com/biglietti  ; TicketOne ; vivaticket.com

Fino al 31 Maggio -> € 25,00 + € 3,00 (diritto prevendita)
Dal 31/05 al 14/06 -> € 28,00 + € 3,00 (diritto prevendita)
Dal 15/06 al 24/06 -> € 30,00 + € 3,00 (diritto prevendita)
In cassa -> € 35,00

Info evento: www.ilmuretto.net ; www.zedlive.com ; www.newageclub.it
Info Dj Skrillex: www.blooodcompany.net/bio/skrillex.html


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Fotoreport a cura di LaMyrtha





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Video inutile per un ottimo singolo.
Aspettando Living Things.

www.linkinpark.com

TOUR:
EUROPA
12.06.2012 PROSTO ROCK FESTIVAL, Odessa (Ucraina)
14.06.2012 SKK ARENA, San Pietroburgo (Russia)
USA-CANADA-MESSICO
11.08.2012 JIFFY LUBE LIVE, Bristow (VA)
12.08.2012 MOHEGAN SUN, Uncasville (CT)
14.08.2012 COMCAST CENTER, Mansfield (MA)
15.08.2012 NIKON AT JONES BEACH THEATER, Wantagh (NY)
17.08.2012 SUSQUEHANNA BANK CENTER, Camden (NJ)
19.08.2012 VERIZON WIRELESS AMPHITHEATER AT ENCORE PARK, Alpharetta (GA)
21.08.2012 THE PALACE OF AUBURN HILLS, Auburn Hills (MI)
22.08.2012 RIVERBEND MUSIC CENTER, Cincinnati (OH)
24.08.2012 FIRST MIDWEST BANK AMPHITHEATER, Tinley Park (IL)
25.08.2012 KLIPSCH MUSIC CENTER, Indianapolis (IN)
27.08.2012 GEXA ENERGY PAVILLION, Dallas (TX)
28.08.2012 CYNTHIA WOODS MITCHELL PAVILLION, The Woodlands (TX)
30.08.2012 COMFORT DENTAL AMPHITHEATER, Englewood (CO)
01.09.2012 X FEST, Calgary (AB)
02.09.2012 SONIC BOOM, Edmonton (AB)
04.09.2012 ROGERS ARENA, Vancouver (BC)
05.09.2012 TACOMA DOME, Tacoma (WA)
07.09.2012 SHORELINE AMPHITHEATER, Mountain View (CA)
08.09.2012 THE HOME DEPOT CENTER, Carson (CA)
10.09.2012 CRICKET WIRELESS AMPHITHEATER, Chula Vista (CA)
12.09.2012 MTV WORLD STAGE MONTERREY, Monterrey (MESSICO)

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ETICHETTA: Go Down Records
GENERE: Rock’n’roll, garage rock

TRACKLIST:
1. Speak Out
2. Money
3. The Hit
4. Down Down Down
5. Don’t Kill Time
6. You Fascinated Me
7. All Around the World
8. Better Late Than Ever
9. Never Rest on One’s Laurels
10. Go On
11. I Wonder Why
12. Go Baby Go
13. King Song
14. Devils in Heaven
15. Rock’n’Recall
16. Seven Cookies
17. All Over Again
18. The Ballad
19. Free g. There Than Go
20. Can’t Take My Eyes Off You

I The Vindicators sono una delle più gloriose rock’n’roll band italiane. Nacquero dopo lo scioglimento degli altrettanto stimati e importanti Frigidaire Tango, da breve tempo ricostituitisi, per portare un garage rock molto americaneggiante in Italia con influenze come Fuzztones, The Chesterfield, The Cynics, Fleshtones e Gruesomes. Dai due LP pubblicati sul finire degli anni ottanta, fenomeno di culto del periodo e di chi li ricordò con nostalgia per tutto il ventennio successivo, vengono colti i migliori brani per questo Greatest Hits che registra, insieme ad alcuni inediti e ad alcuni estratti dal vivo, i migliori momenti della loro carriera. Per rivivere la stessa carica di allora in un contesto che recupera il rock’n’roll come parte essenziale di una tradizione rock nazionale sempre più modaiola, senza però estrapolarlo dal suo status storico e generazionale che fu anche inizialmente anche politico. La libertà che il ballo che lo ha sempre accompagnato rappresentò fu infatti salutata come una forma di emancipazione che nessuno ha mai negato, neanche successivamente al debutto dei suoi pilastri (da Elvis in poi). In Italia, quando aprirono ai Blues Brothers, i The Vindicators non furono senz’altro fischiati e anche oggi è bene ricordarli con un “greatest hits” che, al contrario di molti altri best of, non è una mera operazione commerciale ma senz’altro un tributo serio a una formazione che merita di essere annoverata tra i migliori momenti della nostra musica.

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ETICHETTA: Autoproduzione
GENERE: Alternative rock

TRACKLIST:
1. Calamite (Per Pazzi)
2. Le Noie
3. La Linea di B.
4. Sfintere

Quattro pezzi in questo EP dei bresciani, esordio dalla piccola confezione come ormai è cattivo costume di un po’ tutti nel paese del mancato ascolto dei dischi. Si naviga dalle parti di un alternative rock di derivazione grunge, con evidenti legami, affettivi e storici, agli anni novanta. Tra Alice In Chains e Smashing Pumpkins (“Sfintere”), con laconiche boutades hard rock stile The Wildhearts (“Le Noie”, “La Linea di B.”), i Samsara sbandano tra diverse direzioni, in sovrannumero rispetto a quanto si può aspettare da un EP compatto e rappresentativo, non palesando la vera anima della loro musica. Dalla loro una capacità tecnica e una carica degna delle migliori formazioni di Seattle, rara in Italia, e un intrigante quesito sul primo full-length che potrebbe bocciarli ma, stando alla qualità di alcune composizioni (in particolare la opener “Calamite”) anche recuperarli e consacrarli come una band fondamentale. Staremo a vedere.

http://www.samsaraband.it

TOUR ESTIVO:
29.06 – Capannone Rock Festival, Gardone Valtrompia (BS)
30.06 – Summersize Festival, Rezzato (BS)
14.07 – Vinile 45, Brescia

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Primo numero della nuova rubrica Beck Valuta.
Beck, bassista di Entropica e Beat 57, esprime un voto in decimi riguardo gli ultimi dischi ascoltati.

Potete trovarlo al suo blog qui.

Apparat – Walls: 6
Caneda – Nato Nell’Acqua: 6.5
Chiddy Bang – The Preview: 6
Coal Chamber – The Best Of: 5
Converge – Jane Doe: 8
Converge – No Heroes: 7
Dope – Life: 5,5
Dope D.O.D. – Evil EP: 6,5
Edo – Per Vedere Lost: 7,5
Errors – Have Some Faith In Magic: 6
Marillion – Fugazi: 6
Nolatzco – Assalto alla Luna: 6,5
Quinto Stato – Le Ultime Tracce di Mr. Tango: 5
Stateless – Stateless: 7
The Vaccines – What Did You Expect From The Vaccines: 5

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Lo sconcertante trailer del nuovo dei Muse non ci lascia nessuna certezza su come sarà il disco, The 2Nd Law, sesta fatica in studio che uscirà in Italia il 18 Settembre (ma 4 giorni prima esce in Svizzera, Germania e altri stati!).
La band comunque sarà in Italia per due date, che non potremo perdere.

16.11 UNIPOL ARENA, Casalecchio di Reno (BO)
17.11 ADRIATIC ARENA, Pesaro

Dall’interessante scelta di Pesaro come seconda location, possiamo senz’altro citare anche l’improponibile scelta di Ticketone e degli organizzatori di rubare ai fan più di sette euro di diritti di prevendita, un vero furto che molti però saranno disponibili a spendere per i Muse. Anche noi di The Webzine ma ciò non toglie che possiamo dire: Ticketone e compagnia bella…vaffanculo.

Ecco una perla dal tour precedente:

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ETICHETTA: Contro Records
GENERE: Cantautorato

TRACKLIST:
1. Terra
2. Ali
3. 22:47
4. Dove Andiamo
5. Il Lento Disgelo
6. Poco Alla Volta
7. Patriota
8. Ogni Uomo
9. Scintille

Il lento disgelo potrebbe essere quello che sta accadendo alla nostra musica. Dove il ghiaccio, però, deve rappresentare l’originalità e la voglia di esprimere qualcosa senza attaccarsi alle mode. Dove sciogliersi significherebbe, pertanto, perdere la bussola e andare alla deriva in un oceano inquinato e impersonale, dove i trend si presentano puntuali sulla scena salvo togliere il disturbo poco dopo. Davide Tosches non sale a bordo di nessuno dei blocchi di ghiaccio stabili rappresentati dai fenomeni del momento, e non proclama neppure il possesso di qualche iceberg già distaccatosi. Questo disco è la pura e semplice essenza del suo pensiero di musicista: produrre ciò che si vuole produrre, comporre ciò che si vuole comporre, in sintesi suonare quello che si vuole suonare. Dalla prima bellissima perla “Terra”, passando per la strumentale “22:47”, quasi incarnante un’entusiasmante pastorella musicata, ma senza i dialoghi, e toccando l’apice espressivo, nei linguaggi cantautorali, con la tipicamente italiana “Poco Alla Volta, questo disco è un variegatissimo miscuglio di tutto ciò che la buona musica nazionale ci ha insegnato ad apprezzare, dentro e fuori i suoi confini. Fossati, Battiato, Gazzé, Guccini, Tenco, De Gregori, la tradizione classica, il jazz (“Dove Andiamo” ma anche gli altri inserimenti di fiati sparsi lungo il disco), le piccole venature noise in salsa acustica. Non mancano gli ospiti d’onore, in primis Dan Solo, ma non è per questo che questo album rappresenta qualità e sicurezza d’impatto. A stregare l’ascoltatore è una folgorante semplicità che non perde mai la sua attenzione al dettaglio testuale né la genuinità del discorso pittorico, quasi a voler dipingere, con ogni brano, una tela diversa di una storia che non necessariamente tutti devono interpretare allo stesso modo.

Musica per tutti che non si sentirà dovunque, ma che rappresenta l’eccezione alla regola del disgelo collettivo.

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“Mettete un pacifista a lavorare in una fabbrica di bombe e in due mesi egli avrà ideato un nuovo tipo di bomba” (G. Orwell)

Il progresso continuo, la fretta e i molteplici impegni quotidiani ci fanno spesso perdere il contatto con la realtà, catapultandoci in un vortice senza alcuna via d’uscita apparente.
Questo split si pone l’obiettivo di gettare un’ancora di salvezza e fornire quella boccata d’ossigeno talvolta indispensabile. 16 band, alternativamente suddivise fra Costello’s e Molotov, per 16 canzoni.
60 minuti di musica attraverso i generi più disparati, partendo dal rock, passando per il folk, per l’indie e per la new wave e finendo con il pop, lo shoegaze e il cantautorato.
Un melting pot di generi ed influenze che trasuda però qualità e personalità. La musica per dare di nuovo un vero significato alle cose che ci circondano.
‘Costello’s Molotov’ nasce dall’idea e dalla collaborazione attiva fra Costello’s e Molotov, due realtà giovani, ma estremamente presenti all’interno della scena musicale indipendente italiana. Lo scopo principale è quello di promuovere, diffondere e valorizzare gli artisti dei rispettivi roster e, soprattutto, sostenere con forza la loro musica, portandola a conoscenza del maggior numero di persone possibile.

TRACKLIST
1. Dust – O My Mind
2. Farmer Sea – To The Sun
3. Pocket Chestnut – Reason To Go
4. Girless and the Orphan – (Pro) Creating Your Career
5. Hola La Poyana! – Vicious Dog
6. Verily So – Summer 89
7. Abiku – Canzone Stilnovista
8. Il Re Tarantola ed Emma Filtrino – Il Nostro Amore Sa Di Tabacco
9. MasCara – Andromeda
10. Ovlov – Up & Down
11. Motel 20099 – FedericoAldrovandi
12. North – Around the Pier
13. The Churchill Outfit – Faceless
14. STRi – Ranma
15. Dropeners – Ignite the Sun
16. Drama Emperor – Teknicolor

Costello’s bands: Dust, Pocket Chestnut, Hola La Poyana!, Abiku, MasCara, Motel 20099, The Churchill Outfit, Dropeners
Molotov bands: Farmer Sea, Girless & The Orphan, Verily So, Il Re Tarantola ed Emma Filtrino, Ovlov, North, STRi, Drama Emperor

Si ringraziano di cuore tutte le band che hanno deciso di partecipare regalandoci gratuitamente un pezzo in free download.

Costello’s Molotov è frutto della collaborazione fra le seguenti realtà:

Costello’s (Booking/Management/Ufficio Stampa/Promozione/Eventi)
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Molotov (Booking/Promozione/Eventi)
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Recensione a cura di CLAUDIO MILANO
ETICHETTA: Dischi Obliqui
GENERE: Nuovo cantautorato

TRACKLIST:
1. Morton
2. Blues Morto
3. Whodunit!
4. Vangelo Secondo Alessandro
5. Interludio a Forma di Croce
6. Il Terzo Stile
7. Madonna con Cilicio
8. Beba la Moldava
9. Non Lasciarmi Mai

Voto: 7

Tutti i giullari del mondo

Buffo periodo eh?
Politici sempre più involontariamente comici e comici volontariamente politici, musici che agiscono alla corte di questa nave dei folli, come gli antichi giullari, dicendo quello che
pensano tra frizzi e lazzi, senza sporgersi mai in maniera troppo sconveniente nelle forme musicali (sarebbe di “cattivo gusto”, si dice…), ma agendo con ironia pungente nelle parole.
Eppure, tanto più abbiamo voglia di ridere (e ne abbiamo, altroché!), tanto più sembriamo, profondamente tristi, “vuoti”.
I Casa tornano ad agire in quest’alveo culturale con Crescere un figlio per educarne cento e ne sono specchio fedele attraverso un cantautorato artsy certo vero e di quello che “butta
oggi”. Morde poco e quando lo fa lo sa fare con discrezione e attraverso un gioco maturo. Il segno però, badate, piccolo, ma rimane. Suonano vivi, sensuali e mostrano perizia tecnica, ma non si lasciano mai andare, mostrano personalità nel rimescolare formule, ma non se ne allontanano granché. Eppure non sono qualunquisti, la loro la dicono tra questi solchi, in un dischetto che parla di un argomento tanto caro alla nostra vecchia Italia: il sentimento religioso, ben legato nelle sue contraddizioni ad un profano che a ben vedere ha si del grottesco. Il tutto in contrapposizione, in una sorta di concept, a quell’ ateismo tanto invocato ma negato dal fiorir di bestemmia della terra alla quale questi quattro musici appartengono, il Veneto. Del tipo, “non ci credo perchè odio”.
Morton esordisce con un canto declamato con fare impetuoso, ma non senza ironia teatrale su testi-racconto dalla metrica ondivaga, mentre il sax di Giampaolo Bordignon impazza in maniera dichiaratamente free e slegata dal resto, bella intuizione. Bisbigli elettrici accompagnano il tutto come il rumore di fondo in una città ci rende insonni senza farci sapere il perchè.
Blues morto gioca ancora con l’ironia in modo noir appoggiandosi al racconto e alla voce. Chitarre elettriche e armonica aggiungono il colore fumettoso di un film di Tarantino. Whodunit! è brano di grande rilievo, il migliore del disco, per la capacità di staccarsi completamente da una forma-canzone più lineare, trovando invece nella perfetta aderenza tra racconto, canto e strumentazione il suo punto di forza, senza risultare mai “pesante”. Si tratta di una canzone/composizione semplicemente perfetta e suggestiva. La voce tenorile e volutamente nasalizzata di Filippo Bordignon figlia del Tim Buckley più fortunato (musicalmente, s’intende), di John De Leo, dell’Alan Sorrenti di Aria, ma sardonica quanto quella del primo Alberto Fortis e non aliena alle bizzarrie di Lorenzo Esposito Fornasari dei Transgender, incontra evoluzioni di grande effetto spingendosi sulle sue frequenze più acute, dove trova personalità e incanto di armonici. Notevole anche il contributo percussivo, qui di grande impatto emotivo. Interludio a forma di croce è un soffuso e tradizionale bozzetto jazz.
Davvero fascinoso il rumore bianco di Il terzo stile, incatena l’ascolto attivando la soglia percettiva, senza necessità di sorprendere alcuna e suscita per voluto effetto paradosso, l’effetto opposto.
Bello il racconto di Madonna con cilicio con una piacevole progressione strumentale conclusiva.
Beba la moldava gigioneggia in maniera interessante sull’ironia del testo, grazie alle evoluzioni teatrali della voce, il muro d’impatto delle chitarre, qui anche con un solo degno di gran nota, ad opera del nuovo acquisto Marco Papa e ritmiche assennate a cura di Filippo Giannello e Ivo Tescaro. Gran pezzo davvero.
Degno di nota anche il finale, la ballata Non lasciarmi mai, con il flauto traverso di Marco Girardin, il contrabbasso di Marco Penzo e il vibrafono di Irene Bianco a lasciare traccia nella memoria.
Per quanto chi scrive preferisca nettamente la band alle prese con gli eccessi tanto nel tutto pieno che nel vuoto, questo è un disco completo e assolutamente equilibrato, compatto, con personalità (tranne qualche debito di troppo al primo De Leo, nel canto), maturo e a lungo meditato, ottima anche la produzione artistica di Andrea Santini. Un disco, che piaccia o meno, assolutamente figlio del suo tempo, con tutte le sue contraddizioni, anche nell’uso dei vocaboli “avanguardia”, “arte”, “nuovo”, con cui si pone a chi ne fruisce.
Un solo dubbio, che a furia di voler essere tutti burloni, non ci si stia pigliando per i fondelli deliberatamente finendo per non attribuire valore più a nulla?

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