Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for settembre 2014

Recensione a cura di Carla Imperatore

ETICHETTA: Autoproduzione
GENERE: Canzone d’autore

Copertina LEBENSWELT

Cantare in italiano, si sa, può essere utile nel nostro paese per una band emergente che così riesce subito a farsi intendere e arrivare al proprio pubblico in maniera diretta, ma risulta anche una lingua difficile. Cadere negli scivoloni della banalità è un pericolo sempre dietro l’angolo e cimentarsi non è mai semplice. In Italia infatti, attualmente, scarseggiano le band che cantano in italiano che ci sanno fare davvero con i testi. Spesso assistiamo a un miscuglio di cose già dette, già sentite e spesso ripetute anche male.

Ci fa quindi piacere potervi segnalare un gruppo che ha da poco pubblicato una seconda opera con testi in italiano di tutto rispetto. E non sono solo i testi a colpire. Loro sono La Madonna di Mezzastrada e vengono da Perugia. Sono nati nel 2008 come duo acustico, dall’incontro del chitarrista e cantante e autore dei testi Fabio Ripanucci (San Benedetto del Tronto) e del chitarrista Luigi Del Bello (Ascoli Piceno) . Nel 2009 il progetto si allarga al bassista Fabrizio De Angelis (Ascoli Piceno) e al batterista Simone Sensoni (Piansano – Viterbo) che verrà in seguito sostituito dal batterista attuale Michele Turco. Nel 2012 anche il chitarrista Lugi Del Bello abbandona il progetto. Il periodo di pausa che ne segue da spazio alla maturazione di nuove idee che prendono forma con l’ingresso di Damun Miri Lavasani (Perugia) al piano e al synt e Luca Papalini (Perugia) al violino. La conseguenza è un radicale cambio di sound che li porta a esordire nel 2012 con il primo album CANTICHE.

Il 13 Marzo 2014 esce invece “LEBENSWELT (il mondo della vita)”, il secondo disco de La Madonna di MezzaStrada. Il disco è stato anticipato dal brano “Tunisia” che è stato inserito nella seconda compilation dell’etichetta indipendente La Fame Dischi, uscita il 14 Febbraio 2014. Compilation legata al concorso “Le canzoni migliori le aiuta La Fame – SECONDA EDIZIONE”, concorso a cui La Madonna ha partecipato classificandosi fra i primi 30 gruppi (per l’esattezza al 24°posto su oltre 130 band partecipanti).

Quello che colpisce di questa band è l’approccio quasi punk ed il suo sound ben impastato che colpisce al primo ascolto. Il disco apre con la bellissima “Il mondo della vita” che è una perfetta sintesi della direzione che a mio avviso deve prendere questa band: giri di chitarra tirati, basso a palla e fiumi di parole ben sostenute dal cantante Fabio Ripanucci. Dicevamo dei testi, qui ormai fondamentali. Le tematiche sono le più disparate e le più disperate se vogliamo. L’insoddisfazione di questi tempi sono descritti quasi alla perfezione in quello che alla fine di tutto riesce ad essere un disco molto convincente. Consigliatissimo!

TRACKLIST
1 Il mondo della vita // 2 Io // 3 Le vite degli altri // 4 Mosche // 5 Nostalgia // 6 Vietato pensare // 7 Piccoli drammi // 8 Tunisia // 9 Regione

CREDITS
Fabio Ripanucci: Chitarra e voce (1,2,3,4,5,6,7,8,9), piano (4), ukulele (2, 3)
Fabrizio De Angelis: Basso (1,2,3,4,5,6,7,8,9)
Damun Miri Lavasani: Piano e synth, cori (1,2,3,4,5,6,7,8,9)
Luca Papalini: Violino (1,2,3,4,5,6,7,8,9)
Elis Tremamunno: Violino (5,7,8)
Franco Pellicani: Batteria (1,2,3,4,5,6,7,8,9)

Registrato da Daniele Rotella e Francesco Federici presso gli studi di “Cura domestica” all’Ostello della Musica Mario Spagnoli di Perugia. Missaggio a cura di Franco Pellicani. Mastering effettuato agli Skylab Studios Recording di Giorgio Speranza. Art Work by AN DEGRIDA

LINK
http://facebook.com/LaMadonnadiMezzaStrada
http://lamadonnadimezzastrada.bandcamp.com/
https://soundcloud.com/lamadonnadimezzastrada

Read Full Post »

Recensione scritta per Music Opinion Network

ETICHETTA: Novunque
GENERE: Musica d’autore

Poetry, titolo dell’ultimo lavoro del cantautore casertano trapiantato a Roma Valerio Piccolo, trova questo suo nome proprio dal materiale che ha originato il disco che stiamo recensendo: nove poesie che l’artista ha fatto comporre per il progetto in questione da autori letterari e musicisti americani. I nomi non sono certo sconosciuti poiché parliamo della storica cantautrice californiana Suzanne Vega, l’autore del best seller The Fortress of Solitude (in italiano La Fortezza della Solitudine) Jonathan Lethem, il critico musicale del New Yorker Ben Greeman e molti altri. I consensi raccolti dall’artista in ambito musicale ma anche teatrale lo hanno visto legarsi più volte a doppio filo con il mondo newyorkese e collaborare con tantissimi esponenti della scena italiana e non (Paola Turci, Andrea Costa dei Quintorigo, Neri Marcoré e un’infinità di altri) e si può certo dire che tutta questa esperienza in ambito di collaborazioni gli ha permesso di scegliersi in maniera molto accurata anche le figure di cui si è attorniato stavolta. 

Nel disco, che per la cronaca è in lingua italica tradotta direttamente da Valerio, riappare anche il già citato Marcoré nella splendida “Maledizione”, filippica contro un innominato destinatario carica di una tensione in equilibrio tra il comico dei poeti giullareschi del trecento (come l’aretino Cenne de la Chitarra) e l’insulto velato, mai volgare. “Chiacchiere da Bar” ci porta nel mondo della quotidianità, dove la banalità delle giornate porta a dare significato alle dicerie e ai cicalecci più che a ciò che realmente si conosce o dovrebbe importare. Logicamente, bar e osterie, ma anche barbieri e saloni di bellezza, sono il luogo ideale per questa pratica talvolta vicina alla diffamazione. Non è un caso, di conseguenza, se il concetto del locale ritorna anche nella conclusiva “Un Barman all’Inferno”, distesa e melodica conclusione di un disco che si configura più come un mosaico di armonia ed proporzione, mentre discordia, dissonanza e cacofonia rimangono solo nel contenuto dell’universo lirico. La poetessa Sarah Manguso (autrice di una delle poesie ispiratrici del progetto), del resto, aveva scritto sei anni fa (e qui parliamo di prosa) The Two Kinds of Decay. Il mondo della recitazione entra a pié pari nell’entourage artistico di cui si circonda l’artista campano grazie agli attori che mettono in scena il video del singolo, “Ordine”, tra cui citiamo Lucia Ocone, Maya Camerini e Arcangelo Jannace. 

Che dire, “Poetry” non è certo un disco consueto per il panorama dello Stivale. Attingendo da fonti letterarie composte appositamente per essere poi musicate, di fatto, stravolge le mode del citazionismo che stanno iniziando a diventare davvero anacronistiche ed arcaiche, più che altro per il senso di vissuto che evocano o la poca cultura “reale” di chi se ne avvale. Bene ha fatto dunque Valerio ad inventarsi questo stratagemma, completando poi l’opera grazie a un songwriting che non trascura mai gli arrangiamenti e la costruzione dei brani. Nessuno di questi, difatti, risulta convenzionale, dozzinale o insipido, sorvolando o evitando di affrontare tutte le classiche dinamiche del cantautorato dei “quattro accordi”. Quando un disco passa ad essere un’opera d’arte e non solo un album, si può dire un successo. 

Read Full Post »

Carissimi Push Button Gently, benvenuti! The Webzine continua la sua serie di “pleasant talks” (piacevoli conversazioni) intervistando anche voi. Raccontateci un po’, come parte la vostra avventura?
Abbiamo cominciato nel 2006; Io (Giulio) e Nicolo’ ci trovavamo nella nostra saletta e giocavamo con qualsiasi strumento ci capitasse sottomano. Da li abbiamo continuato a trovarci e registrare canzoni, idee, rumori, e con il tempo e’ nata l’idea di cominciare a suonare anche dal vivo, di formare una vera e propria band.

Sono diverse le uscite discografiche che risultano dal vostro Bandcamp. Che tipo di evoluzione sonora vi ha portato dall’esordio alla pubblicazione di URU EP?
Fin dall’inizio abbiamo sempre dato molta importanza all’aspetto di improvvisazione, di spontaneita’ della musica, quindi la musica e’ cambiata molto col passare del tempo, col cambiare degli strumenti usati e soprattutto dei membri del gruppo. URU Ep per noi e’ un lavoro di transizione, ci stiamo staccando dalle composizioni del passato ( con A.DePoi alla batteria e L.Monti al basso, da due anni sostituiti da Natale De Leo e Francesco Ruggiero) e ora abbiamo trovato un nuovo equilibrio, che ci permette di sperimentare e osare di piu.

“Kinnonai” è il titolo di un vostro pezzo recente. Un termine che da una ricerca Google non dà altri risultati se non la vostra canzone. Ci volete parlare di questo brano e di cosa significa?
E’ una parola giapponese che significa indifferenza, e la canzone parla di bellezza, di come si possa essere colpiti nel profondo da qualcosa che in realta’ e’ totalmente indifferente a noi.

Anche voi, come moltissime band, state iniziando ad usare sempre più synth ma non per una banale svolta elettronica, direi più psichedelica. Delle varie definizioni musicali che vi sono state affibbiate (indie, alternative, ecc.) qual è quella che vi sta più stretta e che non vorreste sentirvi attribuita?
Finche nessuno si fissa su una etichetta in particolare direi che siamo contenti!

Si evince dalla vostra storia discografica che avete un sacco di materiale vecchio mai pubblicato. Pensate che in futuro queste perle nascoste possano essere sfruttate in qualche modo?
Non si sa mai, ogni tanto e’ bello rispolverare qualcuno di quei vecchi esperimenti, pero’ di sicuro siamo piu interessati ad andare avanti e scoprire cose nuove, non e’ ancora il momento di fare un “best of”

Qual è il rapporto tra i Push Button Gently e i social? Pensate possano aiutare un musicista a dare diffusione alla sua musica oppure che abbiano influenzato negativamente l’andamento della scena?
Non siamo proprio innamorati dei social, ma e’ innegabile che siano un ottimo mezzo per tenersi in contatto e darsi visibilita’

Oggi per suonare ed imporsi bisogna perlopiù pagare. Booking, uffici stampa, etichette, non investono nulla (anche giustamente) e chiedono che le band acquistino dei servizi. Come vedete la scena musicale alla luce dei nuovi meccanismi che stanno regolando il mercato?
Cambiano i modi ed i mezzi, ma il succo e’ sempre quello, e’ difficile farsi vedere, tutto quello che puoi fare e’ darci dentro e divertirti.

Cosa si deve aspettare il pubblico da un concerto dei Push Button Gently? Se volete ricordare prossime date o prossime uscite, avete tutto lo spazio necessario.
Un sacco di rumore e un bel viaggio per chissaddove, il prossimo e’ a Como con i Bud Spencer Blues Explosion il 30 Agosto (NDR: causa ferie questo riferimento è ormai vecchio, ma lo lasciamo comunque a titolo informativo)

Read Full Post »

Recensione scritta per il circuito Music Opinion Network

ETICHETTA: Autoproduzione, Artist First (distribuzione)
GENERE: Hip.hop, reggae

Per parlare dei Krikka Reggae bisogna necessariamente fare il punto della situazione a livello biografico. La formazione lucana, celebre per l’uso del dialetto bernaldese nei testi, nasce tredici anni fa e giunge oggi al quarto album in studio, nella fattispecie finanziato tramite la piattaforma di crowdfunding di Giovanni Gulino, l’ormai arcinota Musicraiser. I territori sono quelli del reggae, dell’hip-hop, della dancehall, con energiche sferzate, stavolta, anche in terreni come l’elettronica e l’rnb. Sono molte le situazioni che hanno visto la band calcare palchi importanti, unire le forze con artisti di grosso calibro (come accade stavolta con Roy Paci, i 99 Posse, il giamaicano Fyah George e molti altri), o comparire in pellicole cinematografiche come Basilicata Coast to Coast.

La fatica del duemilaquattordici, In Viaggio, mantiene fede alle radici della band, piantate solidamente nel panorama meridionale che ha reso famosi, per fare un esempio, i Sud Sound System, con i quali condividono l’energia sul palco e nei dischi, la capacità di far divertire non solo utilizzando la formula sempre vincente del levare, ma anche con testi attuali e che creano, tramite il dialetto, un forte senso identitario. Musicalmente, siamo di fronte a musicisti di spessore, con un’esperienza che li qualifica come artisti navigati e in grado di gestire situazioni difficili come la fusione tra reggae, roots music ed elettronica, riuscendo quasi sempre a far ballare, sorridere ma anche pensare. Le liriche sempre intelligenti staccano spesso la qualità degli arrangiamenti, come nella splendida Memoria Storica o nel featuring con Perfect Giddimani intitolato Life Ova Money. Un altro pregio del disco è quello di filare liscio con tutti i suoi undici brani anche laddove per molti ascoltatori il reggae potrebbe risultare indigesto o pesante. Sono talmente tanti i linguaggi, i riferimenti anche colti, le sensazioni evocate, che dopo qualche ascolto sembra di conoscere la band anche senza averla mai ascoltata. Un lusso che non tutti si possono permettere e che ha spinto a soddisfazioni più che meritate questa formazione che sicuramente continuerà ad averne. 

 

Read Full Post »