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Archive for the ‘ETICHETTA: Fonosfere Records’ Category

ETICHETTA: Fonosfere Records:
GENERE: Progressive

TRACKLIST:
1. Alla Deriva
2. L’Abbandono
3. Forse Altrove
4. Nella Corrente
5. Il Vuoto Necessario
6. Di Nuovo Quiete
7. Materia e Memoria
8. Dolcezza del Tempo
9. Senza Radici
10. Lontano da Casa
11. Il Senso delle Cose
12. Mentre Tutto Cambia

Materia e Memoria. Un nome alquanto generalista che non può certo indicare nulla all’ascoltatore quando ancora non ha avuto modo di nutrirsi dell’opera cui fa riferimento.
Materia e Memoria. Sostanzialmente, due termini che in musica sono stati tradotti un po’ da tutti, con mille espedienti, forse anche troppi. E allora, come lo fa Salvo Lazzara col suo progetto solista denominato già da tempo Pensiero Nomade?

Che dire, il percorso rimane lo stesso dei lavori precedenti, giusto per chiarire i primi eventuali dubbi. E’ innegabile che sia stato sin qui un percorso ben seguito ed esplorato, con alcune intersezioni geniali tra generi, ma è altrettanto incontrastabile definire questo tipo di musica ormai “vecchia”, non tanto anagraficamente ma forse per l’ispirazione che inizia a cedere sotto il peso delle imitazioni e del decadere della qualità media delle musiche date alle stampe. Salvo Lazzara ha sempre dimostrato di essere un gradino sopra a tutta quella serie infinita di cantautori progressive jazz che esprimono tutta la loro tecnica con uno strumento che svolge la funzione di una voce solista, in questo caso la chitarra, e in Materia e Memoria era logica una riproposizione di questa scelta stilistica (ed altre ad essa collegata).
Sperimentazione di tipo chitarristico, elettronica ed etnica (se vogliamo usare un termine nuovo ma già desueto, world music), riescono a riportare l’attenzione sul tipo di genere, che riesce sempre a stupire per le dinamiche, per i tecnicismi inseriti e per le contaminazioni che arrivano, spesso, inattese, e questo contribuisce a regalare, se il termine mi è concesso, carisma al disco, e a Lazzara stesso. Il sound è prevalentemente à la page, scorrevole, a passo coi tempi, tendente a modernizzare un jazz che si è, nel tempo, fuso con il progressive (e tempo fa nella fusion, potente anche in Italia), utilizzando suoni che tendiamo a ritrovare nella frangente progressiva più metallizzata degli ultimi tempi (percussioni e basso soprattutto).
La cosa che più stupisce di questo disco però è la sua diversità dalla media degli album jazz moderni. Possiamo definirlo jazz, giusto? Differisce sostanzialmente per il mood creato, non essendo né sensibile ad atmosfere swing ballerine e goderecce, né orientato ad un blues tetro e puramente malinconico. All’orizzonte si stagliano strane ma fitte visioni orientaleggianti, che penetrano il nostro udito in maniera chiara e pressante soprattutto dopo tre o quattro ascolti ripetuti a stretto giro: è una ricerca che, se può risultare inconcludente ai meno esperti di sperimentazioni non ancora collaudate nella pop culture, contiene elementi di purificazione, quasi di avvicinamento alle masse. Accostamenti, quindi, di matrice mainstream, soprattutto nell’impianto melodico. Quello ritmico è invece più sinuoso, spronando l’ascoltatore a rinchiudersi in una difficoltà d’interpretazione che comunque bilancia bene con la leggerezza di alcuni arrangiamenti (“Di Nuovo Quiete”).

Non stiamo certo parlando di un disco per tutti, ma l’intendimento principale di Salvo Lazzara non fa riferimento ad un bacino d’utenza. Evidentemente, l’interesse primo è quello di emettere della buona musica, sincera e accorata, senza passare per stratagemmi discografiche e virate radiofoniche. La produzione è notevole, mentre gli arrangiamenti, pur con qualche minimo sobbalzo, districano bene i nodi del prog più puro per restituire una comprensibilità dei linguaggi che giova senz’altro anche al grande pubblico. Quello, però, che la cultura musicale ce l’ha davvero. Bel disco.

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