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Archive for the ‘ARTISTA: Violaspinto’ Category

Recensione pubblicata anche su IMPATTO SONORO
ETICHETTA: MadMan Records
GENERE: Post-punk, indie

TRACKLIST:
1. Apatica
2. Cravatte e Cucchiai
3. Solite Illusioni
4. Il Tuo Segreto
5. Canali e Spirali
6. Orano
7. Madre Universale
8. Plexiglass
9. Il Doo
10. Schiava

Rimpasti di indie, post-punk, frangenti più propriamente punk e soporifere ballad neo-post-qualcosa. I Violaspinto si presentano, più o meno, con una di quelle formule snob-pasticcio che ci piacciono poco, ma, per fortuna, lo fanno con un certo decoro.
Scartato il pacchetto e tentato il primo approccio critico privo di pregiudizi, troviamo effettivamente la vera natura di questa formazione lombarda: un’anima rock puramente garage, con velati riferimenti al punk più classico che ritornano sia a livello di sound che di strutture dei brani.
Non è facile capire perché, oggi, così tante band si stiano dando a queste soluzioni così “spinte”, eterogenee e che viaggiano ai mille all’ora contromano rispetto alla “pulizia del sound” che sembra essere una moda degli ultimi tempi: è proprio questo che definiamo più spesso “garage”, al giorno d’oggi, focosa e sfocata tendenza a sporcare i suoni, distorcere l’indistorcibile e ammorbidire poi il tutto in pretenziose ballatine dall’anima nineties. Beh, sembrerebbe proprio che Indivenire non mi sia piaciuto, ma non è così. Analizzando con una certa debolezza metafisica questo disco, mi sono venute in mente corse in autostrada che poi si arrestano, nervose, al pagamento del pedaggio, smielose dichiarazioni d’amore, amarezze alimentari che non si possono mandare giù. Beh, una specie di “piano-forte”, “dolce-amaro”, “agro-dolce”, un gioco delle contrapposizioni che nonostante prediliga quasi sempre gli aspetti più “duri” delle coppie antitetiche, fa sentire il peso di entrambe. Lo si sente in “Plexiglass” e “Apatica”, tra le più cariche, e poi in “Il Dono” che, insieme a “Il Tuo Segreto”, rivela la natura più (melo)drammatica, sentimentale e romantica della loro musica, per certi versi definibile come un indelicato tentativo di struggere l’ascoltatore con testi pseudo-poetici che verranno apprezzati soprattutto da fan di band molto “alterate” dal punto di vista letterario, come Verdena, Afterhours e Marlene Kuntz, diciamo quelle più classiche per noi degli anni zero, ma che comunque presentano sempre una stesura dei testi piuttosto impalpabile. Esercizi di scrittura, a volte, sembrano portare a riflessioni di natura molto intimistica (la sezione-reading di “Madre Universale”), mentre l’estatico alternarsi di roboanti distorsioni e dolci stacchi melodici culla l’ascoltatore al punto da creare, dopo qualche ascolto, una sensazione di distensione capace di rilassare e, contemporaneamente, spronare il listener a continuare la sua esperienza con i Violaspinto.
Strumentalmente la band se la cava anche se viene, qualche volta, penalizzata da alcune sviste alla produzione (che comunque si caratterizza per un certo morboso legame autoreferenziale al genere proposto dalla band, così come lo sa suonare). Per il resto, il disco è piuttosto completo e segnala la presenza di una formazione valida e che, con un minimo di personalità in più, presenta già evidenti tracce di una maturità che non tarderà ad arrivare.

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