Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘ARTISTA: Kasabian’ Category

Fotoreport a cura di LaMyrtha






Sito ufficiale

TOUR ITALIANO ESTATE 2012
14 luglio 2012 – FERRARA SOTTO LE STELLE, Ferrara
15 luglio 2012 – LUCCA FESTIVAL, Lucca
18 luglio 2012 – ROCK IN ROMA, Roma
19 luglio 2012 – NO BORDERS MUSIC FESTIVAL, Tarvisio (UD)

Read Full Post »

ETICHETTA: Columbia
GENERE: Indie rock, pop rock

TRACKLIST:
1. Let’s Roll Just Like We Used To
2. Days Are Forgotten
3. Goodbye Kiss
4. La Fée Verte
5. Velociraptor!
6. Acid Turkish Bath (Shelter From The Storm)
7. I Hear Voices
8. Re-Wired
9. Man Of Simple Pleasures
10. Switchblade Smiles
11. Neon Noon

Velociraptor!, il nuovo disco dei Kasabian, porta con sé il peso dell’eccessiva hype che ormai accompagna ogni mossa dei rockettari del Leicestershire, mentre dall’altro soffre della troppa velocità con cui i nuovi dischi della band sono dati in pasto al pubblico. I primi tre album hanno presentato, confermato e sviluppato perfettamente un sound originale, riconoscibile, assolutamente perfetto per le logiche mainstream che la band segue, pur con alcune evoluzioni radicalmente opposte. Questo quarto sforzo ci presenta una band leggermente sbiadita, nonostante in campo ci siano tutte quelle tendenze melodiche a metà tra dance, indie rock, brit-pop e alternative che li hanno resi famosi.
Nello scorrere degli undici brani si rimane spesso distaccati e si fatica ad entrare nell’anima del disco, complice la brevità esagerata di alcuni brani che si potevano certamente estendere oltre, mentre alcune soluzioni già sentite annacquano elementi di sicuro interesse (come “Days Are Forgotten”, ottimo primo estratto che però assomiglia troppo a molti altri singoli della band, oppure “Switchblade Smiles”, uno dei migliori elementi del disco, contaminata da un’elettronica ballabile che ai concerti ha già fatto sentire il suo peso). Difficile incontrare un momento di alto livello, anche se “Acid Turkish Bath”, con un riff iniziale che ricorda vagamente i Queens Of The Stone Age, e “La Fee Verte”, denotano qualche possibilità di innovazione nelle esplorazioni future. Mediocre conclusione con “Neon Noon”, un po’ fiacca, mentre la title-track si ricorderà per le classiche ritmiche incalzanti e dritte di cui la formazione abusa da tempo.

Qualità strumentale e produzione non si discostano molto dai fasti dei precedenti lavori, che sicuramente contribuiscono pezzo per pezzo a forgiare uno stile veramente Kasabian oggi come in passato. Manca l’appeal degli altri dischi ma un fan potrà indubbiamente apprezzare ogni singolo momento di questo Velociraptor, com’è altrettanto ovvio come questo disco sia più adatto ad un’esecuzione live che ad un ascolto casalingo.
Si poteva fare di meglio, ma vista la velocità con cui buttano fuori materiale, gliela passiamo a pieno titolo.

Read Full Post »

Per mano di Indipendente, uno dei migliori festival dell’anno. E chi l’avrebbe mai detto, dopo il rischio (tra l’altro tra i fans, controllando forum ed eventi Facebook) che si ripetesse la pessima figura fatta con gli Strokes a Vigevano?
In un clima che non tutti colgono, dove la sfiducia generale verso la politica ha anche indirettamente contribuito ad un’atmosfera di insoddisfazione verso gli alti prezzi degli eventi (di cui The Webzine si vuole fare portavoce con questa iniziativa), Indipendente è riuscita a risollevare un’estate di incidenti e problematiche di ogni tipo (chi si ricorda i fan superincazzati prima del concerto dei Foo Fighters che hanno protestato per giorni e giorni le misure di sicurezza che si indicavano sul sito prima del live, avendola tra l’altro vinta?) con un festival ben organizzato, equilibrato a livello di prezzi e senza pecche evidenti che mettessero a rischio l’incolumità fisica delle persone né la buona riuscita dell’evento stesso.

Così, con circa (direi ad occhio) quindici mila persone, l’I-Day 2011, nel primo dei due giorni, è decollato facilmente, grazie ad un cast d’eccezione, con unico difetto la contestatissima assenza degli iper-attesi Vaccines. Si potevano sostituire per non perdere parte del prezzo del biglietto, dicevano alcuni, ma tutto sommato la serata è valsa tutti i quaranta euro.
Il nostro report inizia dai Wombats (saltati i sicuramente buoni Heike Has The Giggles e Morning Parade), momento in cui siamo arrivati: la band di Liverpool presenta un live carichissimo, veramente degno di nota se paragonato al numero di elementi sul palco (3), con i picchi più alti rappresentati dai due singoli più celebri (“Kill The Director” e “Let’s Dance To Joy Division”, passando anche per l’ottima “Party In A Forest”); ottima l’esecuzione anche del nuovo discutibile singolo “Jump Into The Fog”, da alcuni criticato per il cambiamento new wave/tastieristico che tutto il nuovo The Wombats Proudly Present…This Modern Glitch porta al grande pubblico, che misura una gran partecipazione del pubblico, che mai si quieterà nel resto della giornata. Il gruppo giusto per traghettare verso gli artisti principali, ma a spezzare la catena ci pensano i White Lies: la formazione londinese si presenta molto più aggraziata dei giovanissimi Wombats, ma complice qualche pecca tecnica e un sound molto più post-punk dalle tonalità cupe influenzato principalmente da Joy Division e The Chameleons i toni scendono, lasciando però immutato il coinvolgimento sempre notevole delle prime file. Migliori in scaletta i singoli del primo disco (“Death”, “Farewell To The Fairground” in apertura e “To Lose My Life”), mentre un po’ più deboli le canzoni del nuovo lavoro.

Arrivato il momento dei Kasabian, il tramonto ha quasi oscurato l’Arena Parco Nord e l’atmosfera è perfetta per accogliere una delle band più eclettiche e particolari del panorama indie rock inglese. Inizio esplosivo con l’amatissima “Club Foot”: ci vuole qualche minuto per sistemare i suoni ma poi il mix diventa perfetto e lo show decolla. In un’ora e un quarto di live l’intera carriera della band, passando per tutti i singoli (per esecuzione le migliori “Shoot The Runner”, “Empire” e “Vlad The Impaler”, per l’energia del pubblico “LSF” e “Underdog”) e anche alcune novità dal disco di prossima uscita. Impressionano la varietà dei toni (si passa da sferzate rock a momenti tipicamente indie, con ballad e cavalcate chitarristiche, ma anche a tempeste dance di grande impatto). Dopo un bis con un paio di brani (“Switchblade Smiles” e “Fire”), la band si congeda per lasciare spazio agli Arctic Monkeys, forti di uno zoccolo duro di fans venuti solo per loro (ed alcuni infatti abbandonano l’arena, come altri invece stanno arrivando solo adesso).

La band di Alex Turner sale sul palco puntualissima ed esegue uno show perfetto, al fulmicotone, sopra gli standard che alcuni live visibili su YouTube dell’ultimo anno hanno ridisegnato. I brani dei primi due dischi sono suonati in maniera impeccabile, alcuni più veloci, altri più lenti, ma sempre potentissimi. Il batterista Matt Helders sempre in grande spolvero si ricorderà nuovamente per una performance veramente sopra le righe, e lo stesso si potrà dire del frontman, di Cook e di O’Malley. “Still Take You Home”, “This House Is A Circus” e “When The Sun Goes Down”, per non citare “The View From The Afternoon” e “I Bet You Look Good On The Dancefloor”, le più coinvolgenti; “Brianstorm”, forse troppo veloce ma ugulamente trascinante, fa loro da fanalino di coda insieme all’apprezzabile “Crying Lightning” e l’ottimo orecchiabilissimo nuovo singolo “Don’t Sit Down ‘Cause I Moved Your Chair”. Zero momenti sbadigli neppure per il nuovo disco, sottotono nella versione studio, ma carichissimo dal vivo. Impressionante la risposta di pubblico, sempre molto reattivo, dal primo all’ultimo pezzo.

Un concerto che si ricorderà per parecchio tempo, dove per poco tempo si rivive quella tipica atmosfera da festival indie inglese (non dico Glastonbury, ma quasi). Invece delle solite menate metal o hard rock (Gods of Metal, Sonisphere) dovremo partire da qui per dare una nuova veste ai grandi eventi in Italia, con un target più giovane e puntando su band che sappiano anche deambulare sul palco (peccato che la giornata successiva dell’I-Day smentirà tutto ciò).
Per chi non c’era, cercate online le registrazioni eseguite da Radio RAI 2. Giornata imperdibile.

SETLIST:
ARCTIC MONKEYS
Library Pictures
Brianstorm
This House Is A Circus
Still Take You Home
Don’t Sit Down ‘Cause I Moved Your Chair
Pretty Visitors
She’s Thunderstorms
Teddy Picker
Crying Lightning
Brick By Brick
The Hellcat Spangled Shalalala
The View From the Afternoon
I Bet You Look Good On The Dancefloor
All My Own Stunts
If You Were There, Beware
Do Me A Favour
When The Sun Goes Down
(encore)
Suck It And See
Fluorescent Adolescent
505

KASABIAN
Club Foot
Where Did All The Love Go?
Days Are Forgotten
Shoot The Runner
Velociraptor!
I.D.
Thick As Thieves
Take Aim
Underdog
Empire
Fast Fuse
Pulp Fiction
Vlad The Impaler
L.S.F.
(encore)
Switchblade Smiles
Fire

ALTRI ARTICOLI:
live dei WHITE LIES in apertura ai COLDPLAY a Udine, 31/8/2009
recensione di HUMBUG degli ARCTIC MONKEYS
recensione di RITUAL dei WHITE LIES
recensione di SUCK IT AND SEE degli ARCTIC MONKEYS

Read Full Post »