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Archive for the ‘ETICHETTA: Roswell’ Category

ETICHETTA: Roswell/RCA
GENERE: Alternative rock

TRACKLIST:
1. Bridge Burning
2. Rope
3. Dear Rosemary
4. White Limo
5. Arlandria
6. These Days
7. Back & Forth
8. A Matter of Time
9. Miss The Misery
10. I Should Have Known
11. Walk

Esistono persone che hanno avuto il coraggio di mettere in discussione qualcosa fatto da Dave Grohl? Se si, presentatemele, sarebbe veramente un onore poter capire dove, e soprattutto se, nella sua carriera ha fatto qualcosa che non andava bene. Per non fraintendere, prima di continuare a leggere ascoltatevi Wasting Light, per non arrivare prevenuti: i Foo Fighters, tra le rock band americane mainstream, sono sempre stati non solo i più famosi ma anche i più sfrontati, geniali e freschi nel mischiare i linguaggi più propriamente commerciali della melodia e del power chord punk rock, rimanendo però una spanna sopra gli altri grazie ad un songwriting energico e muscolare, mai ripetitivo e mai abbandonato a soluzioni discontinue di inversioni di rotta o rinuncia di un percorso concretizzatosi sommariamente dopo la fine dell’esperienza dei Nirvana.
Energico e muscolare, dicevamo, proprio come lo stile di Dave Grohl batterista, e Wasting Light è propriamente l’album in cui la sua essenza di folle picchiatore di pelli più che in ogni altro emerge, nella costruzione delle linee vocali e, ancor di più, in quelle di chitarra. Seguendo due bisettrici che non lo tagliano precisamente a metà, spostando l’asse verso la prima che citerò, questo loro settimo full-length è divisibile in: brani cattivi, meno tradizionali, lontani dal sound a cui siamo abituati, dove prevale lo screaming che Dave aveva abbandonato dopo il self-titled; brani melodici che si preoccupano molto spesso di andare alla deriva creando sensazioni molto simili ad un agrodolce o, trasformandolo in musica, in un piano-forte che non fa altro che generare ulteriore tensione e appeal nei brani. Lo vogliamo tradurre in titoli di canzoni? Alla prima categoria appartengono “Bridge Burning”, “White Limo” e “Arlandria”, quest’ultima, insieme al singolo “Rope” e a “Dear Rosemary” situata in un punto di congiuntura tra le due classificazioni, che portano a “Walk” e “These Days”, nell’altro versante: tutti e sei i brani citati virano verso un sound molto diverso, con le chitarre a graffiare molto più che negli ultimi tre dischi, la batteria a sorreggere un comparto ritmico che non è mai stato così impulsivo e nervoso, un basso poco presente ma che svolge egregiamente la sua funzione un po’ troppo impostata sull’accompagnamento più classico. Stupefacente invece tutto il lavoro alla voce, che riesce a trasformare un timbro fin troppo riconoscibile in un catalizzatore per linee vocali che sfuggono ad ogni definizione, in una convergenza tra orecchiabilità radiofonica e impropria agitazione stoner/metal, con una strizzata d’occhio a Josh Homme e Bob Mould, tra l’altro ospite nel disco (ma c’è anche Novoselic, seppur non pubblicizzato come ogni buon “commerciante di musica” avrebbe fatto, altro punto a favore del disco, che prosegue su quella falsariga di buonismo rock che li ha sempre tenuti lontani dall’essere stadium band in Europa, se escludiamo la Gran Bretagna).
Un punto debole è senz’altro da individuare nella pesantezza dei brani che, ascoltati di fila più di qualche volta, rischiano di far saltare la sensazione di stupore iniziale: dopotutto è sempre stata una caratteristica dei Foo, ma in questo caso l’innalzamento dei toni rischia di minare ulteriormente l’effetto sorpresa sull’ascoltatore, per questo è consigliabile ascoltarlo a piccole dosi, tenendo conto che non tutti i brani sono propriamente “dei singoli” come molti fan si aspettano.

La presenza nel disco di scelte metal (“White Limo”), southern rock (“Back & Forth”, che ricorda vagamente i Kings of Leon meno banali) e, esageriamo con le definizioni, power-pop (“Rope”), trasforma Wasting Light nel vero disco definitivo dei Foo Fighters: nessuno lo definirà mai il migliore, ma un critico onesto dovrà riconoscerne la vocazione di album della conferma, conferma che Dave Grohl non deve più dimostrare niente a nessuno, forte di una personalità che non si realizza solo sul palco ma anche dietro le quinte, nei lavori di composizione di un disco che effettivamente attestano una maturità musicale di cui alcuni ancora dubitavano. Ora non potete più farlo.

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