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Archive for the ‘ARTISTA: Legittimo Brigantaggio’ Category

ETICHETTA: Cinico Disincanto
GENERE: Folk rock

TRACKLIST:
1. Uscita Operai
2. La Lettera Viola
3. Il Diavolo nella Camera Oscura
4. I Cieli Non Sono Umani
5. Il Dado E’ Tratto
6. Eucalyptus
7. L’Attimo Ideale
8. Ruvido
9. Affari di Famiglia
10.  Tempo di Uccidere

Entrare nel mondo, a molti alieno, del folk italiano. Entrarci con passo felpato, per non fare troppo rumore, che ormai quella è musica “da comunisti”. Nell’età del berlusconiano medio, stanco di decifrare la propria realtà e in grado solo di assorbire concetti soffusi dall’alto, la musica di protesta (sociale, culturale, politica) vera e propria si è sopita, pur rimanendo, in disparte, un illuminato angolo di fervida e colorita produttività artistica. Esistono i Modena City Ramblers e il loro ex Cisco, l’imperitura Bandabardò, una lunga serie di progetti reggae e ska, ma anche rap e dancehall, che hanno in diversi modi contribuito ad una letteratura musicale piena di prese di posizione, atti di ribellione alla visione pop-centrica della musica italiana, dove dominano il disimpegno di temi d’amore o sentimentalismi sconnessi. In sostanza, la degenerazione costante di tutto quello che di buono si è fatto nel decennio precedente.
Legittimo Brigantaggio non è un progetto nuovo, malgrado non sia mai stato in grado di confermarsi come parte della deriva storica nel genere, questo zoccolo duro di artisti folk che seguendo a debita distanza la lezione di uno dei più abili storytellers del mondo della musica internazionale (ovvero Bob Dylan), si è affermato come suo elemento necessario, conquistando una notevole importanza e non affievolendo mai nella mordacità dei suoi toni e nell’ingegno delle sue tecniche di composizione e di narrazione. Con abili musicisti del calibro di Gaetano Lestingi e Ilario Parascandolo, rispettivamente cantante e batterista, il primo cuore pulsante della band, il secondo scarica elettrica necessario ad attivarlo, riescono a produrre un disco completo, totalmente realizzato nel suo obiettivo di essere un ulteriore tassello di una produzione fortemente devota al songwriting politico di ispirazione puramente world music, dove neppure i Yo Yo Mundi sembrano così distanti dal mondo rappresentato. Tra riferimenti cinematografici e letterari, da Truffaut a Sarmago passando per Flaiano, sintesi di diversi abbozzi psicologici che scolpiscono con attenzione storie e punti di vista completamente diversi (“Il Dado E’ Tratto”), ballad genuine dal tocco più etnico e una serie di filippiche, come “Affari di Famiglia”, contro una contemporeaneità ambigua, soprannaturale, distruttiva, senza il piglio laniccio di alcuni narratori autodiegetici che imperversano pericolosamente nella recente scena cantautorale.

Un lavoro onesto, maturo e semplice, con il giusto dosaggio di energia. Gridare al miracolo? No, non ce n’è bisogno, basta ascoltare questa bella prova di folk rock con lo spirito curioso di chi vuole esplorare la musica anche a livello testuale, scandagliandone riferimenti ad altre arti, sorprendendo la propria filosofia di vita con nuovi stimoli senza imbrogliarsi, spaccando in due le proprie convinzioni sui generi, sulla musica, sulla società, per ricostruirle dopo un ascolto fatto con un profluvio di adeguate attenzioni.

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