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Archive for the ‘ETICHETTA: Tomobiki’ Category

Recensione a cura di ANDREA MARIGO
ETICHETTA:  Tomobiki Music
GENERE: Pop rock

TRACKLIST:
1. Latito
2. Cartolina
3. Fieno
4. Chetamina
5. Apotheke

Voto: 2/5

Tra le varie sfaccettature che le band possono prendere in considerazione per la propria carriera, vi è quella che porta a dire che il musicista è un lavoro e non si può più fare se non ci si conforma agli standard musicali imposti da major e tv.
Oggigiorno, in Italia, pare proprio sia così.
Le ragazzine si fanno le foto allo specchio da mettere nei social network e le All Star vanno di moda.
Il Fieno è una band milanese, di fresca nascita (2010) e i testi di questo EP rappresentano bene la visuale della nuova generazione del nostro tempo: avere a che fare con la noia, mancanza di emozioni, senso di vuoto, menefreghismo.
Propongono questo lavoro di cinque brani dove si sente la volontà di entrare nel mainstream musicale, usando la formula del puro pop radiofonico italiano mascherato di rock, che si nota di più nell’attitudine fotografica che nel sound. In tutti i pezzi aleggia  lo spettro del già sentito, ma pare proprio che l’intento della band sia questo, il non distinguersi dalle altre mille band che cercano di fare la medesima cosa. Ricordano dei Modà meno lagnosi (per fortuna) e soprattutto i Caponord (ex Karnea).
Come tradizione italiana vuole, la voce è messa in primo piano, comunque ben supportata dalle doti canore del cantante. Non c’è molto da dire sui brani in sé, è pop italiano del giorno d’oggi per un pubblico da TRL.
Il peccato è che i quattro milanesi parrebbero anche capaci d’altro, come nella traccia di chiusura “Apotheke”, dove si percepisce la voglia di cercare di andare per una strada leggermente più personale, che se inseguita con più coraggio potrebbe portarli al grande salto con un giusto compromesso.

Consigliati se vi piacciono i Modà meno lagnosi e i Caponord.

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ETICHETTA: Tomobiki
GENERE: Rock

TRACKLIST:
1. O, My Mind
2. Ink-Loaded Love
3. Collapse of Art
4. Never Defined
5. Still Hiding, Still Trying

I Dust sono sei giovanissimi ragazzi milanesi che da qualche tempo hanno lasciato la scena sommersa dell’underground emergente per passare a quello più movimentato dei grossi nomi. Lontani, ovviamente, dal mondo del mainstream, propongono un disco di ottimo livello, prodotto da Matteo Cantaluppi, già al lavoro con Canadians, Bugo e molti altri; non è solo questo a testimoniare il balzo in avanti, ma anche una scelta di sound più levigata, che sicuramente sposa perfettamente le atmosfere più blues di certe contestualizzazioni Wilco, o addirittura Grizzly Bear. Una maturità artistica raggiunta così presto è evidente in “Collapse of Art”, ma anche in “Still Hiding, Still Trying”, con una certa orecchiabilità che la attesta senz’altro come una ballad di grande respiro internazionale: ci si sente Paul Weller, come i The Charlatans e forse qualche accento più vicino al rock post-beatlesiano dei primi Oasis. La creatività della band non si spinge oltre alcune strizzatine d’occhio alle band citate (e a Nick Cave), con una rielaborazione personale che invece riesce a tirare fuori dal rischio banalità tutti e cinque i brani. In questo modo troviamo una band molto caratterizzata sul piano della composizione, che evidenzia anche abilità strumentali sicuramente superiori a quelle che si possono prevedere per una formazione di quest’età.
Le cinque tracce sono, con molta probabilità, da apprezzare live, con quella visceralità più rock che si sente comunque anche dietro la produzione alliscita a dovere (una band come i The R’s, anche loro prodotti da Cantaluppi, ha senz’altro un sound molto simile). L’impatto notevole che un disco semplice ma completo come Kind ha anche sull’ascoltatore meno attento è senz’altro sintomatico di una capacità pop che si nasconde dietro la ruvidità di certe scelte sonore. Una lieve crescita ulteriore ed avremo sei nuovi protagonisti della scena musicale italiana: i Dust.

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