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Archive for the ‘ARTISTA: Ofeliadorme’ Category

http://videodrome-xl.blogautore.repubblica.it/2011/04/25/ofeliadorme/

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ETICHETTA: A Buzz Supreme
GENERE: Folk pop, psychfolk

TRACKLIST:
1. Paranoid Park
2. Ian
3. Grow!
4. Burning
5. The King Is Dead
6. I Like My Drums
7. Leaves of Grass
8. Naked Evil
9. The Wizard, The Witch and the Crow
10. River
11. Eve

Ofeliadorme = Francesca Bono + Gianluca Modica + Michele Postpischl + Tato Izzia.
All Harm Ends Here = Radiohead meets Fairport Convention

Ma andiamo, chi vogliamo prendere in giro? Questo disco non è male ed iniziare la recensione con queste equazioni matematiche non serve a niente, se non a capire di chi stiamo parlando. Ottimi musicisti, e pertanto ottimi compositori e ottimi rielaboratori, si trovano in una posizione intermedia molto interessante, tra chi sa cosa sta “creando” e chi sa cosa invece sta “ricreando”. Perché il folk-pop in salsa britannica che ricorda molto gli esperimenti brit dei Radiohead e i più recenti Grizzly Bear, non tralasciando neppure tragicomici echi della vecchia guardia iniziata con i Peanut Butter Conspiracy e continuata fino a Fairport Convention e Renaissance, tradisce subito le aspettative di originalità che un nome molto particolare lascerebbe prospettare. C’è una parola che descrive bene alcuni brani: decrescendo, per quei pezzi che tendono a sfumare in una psichedelia che di tutte le band citate apprezza di più i pianoforti di Yorke e soci; e poi c’è una continua pulsazione acustica che riempie quasi metà disco (e in particolare “Naked Evil”) ricordandoci che se va di moda la cantautorale non è solo perché ci siamo stancati del distorto, ma anche perché la melodia delle chitarre con il loro suono puro, se manipolata a modo giusto, non teme confronti. E i brani più belli sono proprio quelli più tranquilli e distesi, vedasi la conclusiva “Eve” e “Leaves of Grass”, che si identifica con gli elementi meno commerciali degli Animal Collective di quando ancora non si erano sotterrati da soli.
Il timbro di voce rammenta le band più “antiche” di questo filone, ma ancora una volta ci passa un’elegante immagine olografica del cantante di Wellingborough, insieme a Vashti Bunyan (e perché non Phil Enverum?).
No, non dilunghiamoci troppo: All Harm Ends Here è un disco ben prodotto, ben suonato e ben ideato. Racchiude la storia del folk-pop (o freak folk, o psychfolk, o come lo volete chiamare…) riarrangiata all’italiana, con le piccole impennate rock che sono quelle che lo salvano dal baratro della banalità (vedi “Burning”), ma lo sguardo (semi)acustico che invece lo trattiene in alto per emozionalità e coinvolgimento è proprio quello che ne chiarifica la sua resa contro i nostri timpani: niente di nuovo, molto da apprezzare. Un disco onesto, non da santificare, ma da tenere sott’occhio, perché riascoltato il giusto numero di volte potrebbe piacerci molto di più.

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