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Archive for the ‘ARTISTA: Verdena’ Category

Dopo l’enorme successo (quasi tutti sold out) della prima branca del tour per la promozione di Endkadenz Vol. 1, continua il tour dei Verdena. Queste le prossime date.

27.03.2015 – CAP 10100 / Torino
28.03.2015 – IL DEPOSITO / Pordenone
31.03.2015 – TEATRO AUDITORIUM UNICAL / Cosenza
01.04.2015 – VILLANOVA / Pulsano (Taranto)
03.04.2015 – PHENOMENON / Fontaneto d’Agogna (Novara)
04.04.2015 – SONAR / Siena
10.04.2015 – LATTERIA MOLLOY / Brescia
11.04.2015 – BRONSON / Ravenna
17.04.2015 – CONTAINER CLUB / Grottammare (Ascoli Piceno)
18.04.2015 – URBAN / Perugia
23.04.2015 – STUDIO FOCE / Lugano (SVIZZERA)
24.04.2015 – CAGE / Livorno
25.04.2015 – FESTIVAL SUPERNOVA / Genova
27.04.2015 – TEATRO MIELA / Trieste

Le date estive finora annunciate sono invece le seguenti:

12.06.2015 – ESTATHE’ MARKET SOUND / Milano
14.07.2015 – ROCK IN ROMA / Roma
15.07.2015 – FERRARA SOTTO LE STELLE / Ferrara
24.07.2015 – SIREN FESTIVAL / Vasto (Chieti)

ASCOLTA ENDKADENZ VOL. 1

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E arriva così uno dei migliori episodi di questo bel Sherwood Festival. A Padova, come sempre, tra le migliori band italiane e qualche ospite straniero i ragazzi della foresta di Sherwood ci hanno portato a beneficiare della visione di uno degli show migliori al mondo: un concerto i Flaming Lips. Ma cominciamo con la guest band in apertura, i nostrani Verdena, in una delle loro due uniche date del duemiladodici.

Set di cinquantacinque minuti circa con una scaletta interamente occupata da brani di Requiem e, soprattutto Wow. La più potente Loniterp, insieme alla raramente eseguita Attonito e l’ormai classica Canos; le più interessanti le tranquille Letto di Mosche e Sorriso in Spiaggia parte 1 e 2, combo che apre il set. Performance perfetta dal punto di vista tecnico, qualche carenza di suono, ma l’equilibrio generale e l’esecuzione molto precisa risollevano il tutto. Strano vedere più gente per loro che per i Flaming Lips, ma del resto siamo in Italia. Si confermano, comunque, la miglior band italiana. Senza se e senza ma.

SCALETTA:
Sorriso in Spiaggia Parte 1
Sorriso in Spiaggia Parte 2
Scegli Me (Un Mondo che tu Non Vuoi)
Il Caos Strisciante
Badea Blues
Muori Delay
Tu e Me
Letto di Mosche
Miglioramento
E’ Solo Lunedì
Canos
Attonito
Loniterp
Isacco Nucleare

Il carrozzone dei Flaming Lips, nella prima delle due tappe italiane (la seconda a Torino l’undici luglio), giunge puntuale a Padova con tutta la sua caleidoscopica verve, tra palloncini, ballerini sul palco vestiti da mostri di videogiochi giapponesi e trovate sceniche come il pallone gigante dentro il quale cantante ha deciso di surfare il pubblico. Tutta la loro discografia battuta in lungo e in largo in un set tirato, precisissimo, per certi versi schizofrenico: proprio come sono i Flaming Lips. Un live veramente geniale che non può far altro che sorprendere, per una band che fa innamorare della sua incredibile capacità di rappresentare una novità anche dopo averla ascoltata milioni di volte. Non ci sono altri così, diciamoci la verità. E così in novanta minuti snocciolano successi come la coinvolgente “The Yeah Yeah Yeah Song”, la strana “Drug Chart” e la simpatica “I’m Working At Nasa on Acid”, non sbagliando un secondo, non smettendo mai di lanciare palloni e coriandoli, con uno schermo enorme dietro a colorare ulteriormente un palco quasi circense. Con l’encore raggiungono il picco massimo di qualità, nonostante la scarsa attenzione di parte del pubblico verdeniano, con “Ashes in the Air” e “Do You Realize??”.
Stupefacenti, non ci sono altre parole.

SCALETTA THE FLAMING LIPS:
Race For the Prize
The Yeah Yeah Yeah Song (With All Your Power)
On The Run (Pink Floyd cover)
Is David Bowie Dying?
I’m Working at Nasa on Acid
Ego Tripping at the Gates of Hell
See the Leaves
Laser Hands
Drug Chart
What is the Light?
The Observer
-encore-
Ashes in the Air
Do You Realize??


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Gioco di parole iniziale: questa era la prima data dell’ultima tranche del Wow! Tour 2011. Marghera, Centro Sociale Occupato Rivolta, per la seconda volta nello stesso anno.
Ad aprire le danze alle 23.00 puntuali (ci mancherebbe altro, visto l’orario…) i Chaos Physique, trio formato da ex elementi di Fiub, Ulan Bator e Sexy Rexy, pubblicato da Jestrai. Nei trenta minuti scarsi di set i tre hanno tempo per elevare il loro muro sonoro puramente post-rock, con qualche influenza più deviata verso post-metal, psichedelia e kraut. Molto precisi, attirano l’attenzione del pubblico grazie anche ad una presenza scenica asciutta ma impreziosita, nel finale, da una performance di stage destruction parziale che come sempre scatena i giusti applausi.
Scocca la mezzanotte insieme all’arrivo dei Verdena che per la prima volta in questo tour iniziano il set con Alberto alla chitarra. E’ “Fluido” ad iniziare, canzone che quasi continua logicamente il set dell’opening act. Eseguita magistralmente, come sempre, e si torna subito a Wow! con i due Sorrisi e “Rossella Roll Over”. Il pubblico è già carico e sostanzialmente nei cento minuti di scaletta la band riuscirà a non far mai scemare l’attenzione, scegliendo brani da un po’ tutto il repertorio, con un paio di chicche inaspettate (“Miami Safari”, ripescata dopo parecchi anni, e “Il Tramonto degli Stupidi”, già vista comunque durante questo tour in qualche rara occasione). Requiem, dopo Wow ovviamente, è il disco da cui si scelgono più brani (“Don Callisto”, “Canos”, “Sotto Prescrizione del Dr. Huxley”, “Non Prendere l’Acme, Eugenio” e “Trovami Un Modo Semplice per Uscirne”, altra sorpresa). Tra i pezzi nuovi si ricorda principalmente la carica spietata di “Loniterp”, in chiusura prima dell’encore, il nuovo singolo “Miglioramento” e il duo “Scegli Me”-“E’ Solo Lunedì” che si fregia live di una patina molto più rock, grazie anche al sound sempre molto preciso, seppur sporchissimo, dei bergamaschi. I tuffi nel passato più sentiti dal punto di vista della reazione del pubblico sono invece “Dentro Sharon” e “Elefante”, nel bis dopo un’ottima “Grattacielo”.

Niente di “non musicale” stupisce in un live dei Verdena, per i fans che li seguono da tempo. La nuova veste sorridente dei tre (quattro con Omid, per altro sempre più ambientato come quarto uomo anche nei brani vecchi), i piccoli problemi tecnici, i balletti sgraziatissimi di Alberto (e la sua chitarra lasciata cadere), le facce strane e le super rullate di Luca, gli scambi di strumenti (e Luca alla drum machine in “Mi Coltivo” fa sempre la sua figura). A sorprendere è invece la grande chimica che sempre traspare da ogni loro live performance, che si rinnova di nuovo anche dopo un’estenuante tour che li ha visti suonare e risuonare in tutto lo Stivale. Non serve a niente ripeterlo, ma anche a Marghera i lumbàrd hanno dimostrato, ancora una volta, di essere la miglior live band italiana (nel panorama alternative mainstream, chiaro).
Che dire, aspettiamo qualche novità per il duemiladodici?

SCALETTA COMPLETA MA IN ORDINE SPARSO

FLUIDO
SORRISO IN SPIAGGIA PT. 1
SORRISO IN SPIAGGIA PT. 2
ROSSELLA ROLL OVER
MIGLIORAMENTO
IL TRAMONTO DEGLI STUPIDI
NON PRENDERE L’ACME, EUGENIO
BADEA BLUES
LUI GAREGGIA
NUOVA LUCE
CANOS
LETTO DI MOSCHE
TROVAMI UN MODO SEMPLICE PER USCIRNE
RAZZI ARPIA INFERNO E FIAMME
SCEGLI ME
E’ SOLO LUNEDI’
MI COLTIVO
DON CALLISTO
MIAMI SAFARI
DENTRO SHARON
LONITERP
encore
GRATTACIELO
ELEFANTE
SOTTO PRESCRIZIONE DEL DR. HUXLEY

PROSSIME DATE VERDENA:
11.11.11 LEONCAVALLO, Milano
12.11.11 VELVET, Rimini
o6.12.11 TEATRO DELLA CONCORDIA, Torino
07.12.11 VOX CLUB, Nonantola (MO)
09.12.11 SASCHALL, Firenze
17.12.11 CASA DELLA MUSICA, Napoli
18.12.11 ATLANTICO, Roma
20.12.11 BLACK OUT, Modica (RG)
22.12.11 DEMODE’, Bari
23.12.11 LIVELLO UNDICIOTTAVI, Lecce

PROSSIME DATE CHAOS PHYSIQUE:
11.11.11 INIT, Roma
12.11.11 LA CORTE DEI MIRACOLI, Siena
06.03.12 GLUE, Firenze

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Fotoreport a cura di ELEONORA VERRI

VERDENA

MELVINS

  

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E’ stato davvero “un giorno del tutto differente” quello del 3 luglio a Ferrara? In occasione della celebre manifestazione Ferrara Sotto Le Stelle, al suo primo appuntamento all’aperto dell’edizione duemilaundici, una scaletta d’eccezione, che il sottoscritto quasi legge come una scelta artistica di Alberto Ferrari dei Verdena, band che oltre ad essere headliner ha avuto a che fare alla produzione o come ospite con tutte le formazioni nostrane che si sono esibite: Spread, Sakee Sed, Aucan, Jennifer Gentle e Iosonouncane.
Questo report riguarda però i tre “big”, sul gran palco: Aucan, Dinosaur Jr. e Verdena.

L’elettronica spesso definita math rock degli Aucan apre la serata. Ritmi lenti e quadrati, sintetizzatori e chitarre ipereffettate, sfondano la porta aperta dell’electro rock sempre più di moda, che complici i volumi alti di piccoli locali e grandi festival ha già consacrato gli Aucan a miracolo del genere, almeno in Italia. Basta controllare le centinaia di date che stanno facendo un po’ ovunque, suonando quasi ogni sera.
Coinvolgimento assicurato, seppur manchino ancora di carisma e forse sarebbe opportuno qualche cambio di tempo in più per incentivare la digestione live.

I Dinosaur Jr., invece, sono i più attesi, forse più dei bergamaschi. Mascis e il suo muro di amplificatori spara subito fuori una potenza sonora enorme, che per altro si amalgama male dentro Piazza Castello, celebre per avere un’acustica buona ma certamente non eccezionale. La riproposizione dell’intero “Bug” fila liscia, coronata dalla cover finale dei Cure nell’encore richiesto a gran voce, scatenando anche un decente pogo, che terminerà dall’inizio del (relativamente) calmo set dei Verdena che invece sarà accompagnato da una certa tranquillità del pubblico.
Dopo un’oretta la gran classe degli storici dinosauri lasciano quindi spazio ai beniamini di casa, i Verdena, che con un’ora e venticinque minuti a disposizione si propongono di portare all’attenzione del buon numero di presenti, nuovamente, Wow!, che ormai ha già girato l’Italia in lungo e in largo con un’estenuante tour che non intende cessare. Molti i pezzi da qui estratti, sui quali spiccano per resa live e coinvolgimento “E’ Solo Lunedì”, “Lui Gareggia”, “Loniterp” e “Miglioramento”; belle le versioni accelerate di “Razzi Arpia Inferno e Fiamme” e “Canzone Ostinata” (in realtà quasi tutto il live è stato svolto in maniera molto veloce), mentre invece non si rivela particolarmente vincente la scelta di iniziare il concerto con la combo di “Sorriso in Spiaggia”, molto meglio nel finale come a inizio tournée. Molti anche i brani di Requiem, tra cui ovviamente “Muori Delay”, una versione molto accorata di “Angie” e la grandissima “Don Callisto”. Serviva forse la presenza di “Non Prendere l’Acme, Eugenio” per terminare la sequenza, ma hanno preferito puntare sul banale salto indietro di “Logorrea” e “Valvonauta”, ormai troppo prevedibili in scaletta.

La setlist è stata forse il punto debole di un live in cui precisione, calore e potenza sono state le tre parole d’ordine. Il pubblico sicuramente coinvolto nel cantare ma abbastanza moscio per il resto, si dimostra comunque complice di un gradimento quasi totale delle canzoni suonate. Nota di colore: mezza batteria di Luca crolla durante l’esecuzione di “Nuova Luce”, ma la performance non si arresta.

A fine serata cosa si può dire: la direzione artistica di Ferrara Sotto Le Stelle , nonostante una flessione verso il basso negli ultimi due anni, è comunque sempre all’altezza delle aspettative, combattendo contro i tagli dei fondi che ovviamente continuano a devastare festival di questo tipo in tutto il paese. La serata ha avuto senz’altro successo, complice anche un clima leggermente fresco e la presenza non esagerata di persone, che non hanno quindi innalzato la tipica cappa d’afa che si crea durante l’estate nei live sovraffollati dei grandi festival.
Se questa settimana passate per Ferrara, ricordatevi di Ferrara Sotto Le Stelle: The National e Pj Harvey imperdibili.


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Foto di Eleonora Verri scattate durante il concerto dei Verdena tenuto il 25 Febbraio 2011 in ambito della doppia data al Locomotiv Club di Bologna.

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Un logorroico (esperto all’opera) si fregia oggi dell’onore di narrarvi l’accaduto di quella sera allo storico Velvet di Rimini dove la miglior live band per definizione si è confermata tale senza sforzarsi di imitare la fatica che si deve fare per ottenere questa onorificenza.
In quattro, catapultati in un mondo che non parte più da Seattle ma ricolloca lì il suo punto di arrivo (o di morte?), incorporando grossolanamente, ma con imprescindibile savoir faire, tutta la musica precedente, abdicano alla posizione di centralità che ogni singolo Verdena aveva sempre occupato quando arrivava l’ora di definire e scolpire il sound sul disco e dal vivo, per tentare nobili scambi di strumento che riescono, con splendidi risultati, a conferire ulteriore corposità ad un sound che più granitico, impulsivo e tagliente non poteva essere. Seguendo, ovviamente, l’onda (o l’orda) barbarica di distorsioni caldissime che Requiem aveva elevato a loro nuovo simbolo.
Effettivamente si può dire tutto dei Verdena, ma la “perdita delle ciglia rock” (gaffe nell’interpretazione del testo del singolo “Razzi Arpia Inferno e Fiamme” che metà stampa musicale si è premurata di fare, fidandosi l’uno dell’altro) e la triste e risibilmente malefica virata al pop pianistico d’imitazione di cui alcuni parlavano, diventa cattiveria rock allo stato puro, con conviti e massicci spasmi punk, stoner di lusso e, ovviamente, carica grunge cantierizzata in un continuo fronte di rinnovamento; poco autoreferenziali, tanto unidirezionali, senza nessun altro scopo che quello di suonare: al diavolo la comunicazione con il pubblico, l’attenzione al suono, il rispetto dei ruoli. Ma questo lo sapevamo già.
Le canzoni dei primi dischi, in questo caso “Luna”, “Valvonauta”, “Spaceman” e “Starless”, vengono suonate con rinnovata verve che però finisce per penalizzare la resa in qualche punto. La causa? Il cambio di tonalità, come già nel tour precedente, mentre l’appesantimento del sound non fa altro che “arrotondare” la struttura, molto più semplice di quanto ci stiamo abituando con gli ultimi due dischi, dei brani. Perfetti e memorabili tutti gli estratti da Requiem, finalmente apprezzati tanto quanto i vecchi tormentoni, sempre rievocati nelle già nostalgiche neobalere dei DJ set. I brani nuovi, ripetiamo, sono suonati in maniera così precisa da non crederci, al di là di qualche svista che poi ti fa pensare che qualche volta “fare i cazzoni” per loro sia una scelta più che uno stile involontariamente uscito dal loro DNA di band, però questo è pur sempre l’aspetto di “personaggi” che li ha consacrati nell’olimpo dell’alternative italiano.
L’acustica del locale è stata ottima, in un quasi sold-out che ha innalzato all’inverosimile la temperatura dentro questa specie di campo da calcetto con il tetto, che in realtà si presta molto bene a live con il volume altissimo come questo. La risonanza di questo concerto si farà sentire per lungo tempo tra i presenti, che hanno composto un pubblico variegato e variopinto, diverso anche nel reagire: burberi fans di prima data, irriducibili che non riusciranno mai a criticare niente dei bergamaschi, semplici curioso e infine l’impavido showroom di sterili bambinetti e vecchiotti dal naso gocciolante che non hanno capito (e mai capiranno) che i concerti per presentare i dischi nuovi presentano, appunto, il disco nuovo.

Il resumen fatelo pure voi. Mi viene in mente la pubblicità “ti piace vincere facile?”. E’ facilissimo per i Verdena, ormai, portarsi a casa l’approvazione del pubblico e questa attitudine leggermente più sorridente che già dal videoclip del primo estratto di Wow è trapelata agli occhi di tutti noi, è diventato un gioco da ragazzi. Ragazzi che non sono più, e infatti la loro maturazione è arrivata (quasi) anche sul palco. Consigliatissimi.

Scaletta

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Uno secret show, annunciato pochi giorni prima e senza dichiarare il nome della band che suonava. Ma è troppo tardi: tutti sanno di chi è Wow!, e quindi il locale si riempie, oltre le sue capacità. Si perché l’Apartaménto Hoffman è un bel locale, adatto ad atmosfere intime, concerti acustici o qualche trovata underground, però andare a stipare 400 persone in uno spazio che ne contiene 80 di cui 40 non vedono il concerto perché il palco è praticamente interrato forse è stata una scelta “un po’ troppo” azzardata.
Detto questo, analizziamo la serata. I tre bergamaschi arrivano, con il quarto uomo proveniente dalla sua esperienza con il “vincitore morale” di X Factor Nevruz (che suona più del previsto), per circa 90 minuti di concerto che spolvera quasi tutto il disco nuovo, senza risparmiarsi qualche sporadica capatina dentro Requiem (“Canos”, “Non Prendere l’Acme, Eugenio” e “Muori Delay”, le ultime due eseguite magistralmente, la prima con qualche piccolo qui pro quo strumentale). Le nuove canzoni in concerto rendono benissimo, forse complice una varietà di sound che trova terreno fertile nei live: un problema forse sorge, e cioè l’apprezzamento del pubblico. La critica ha già dimostrato di trovare Wow! perfetto sotto ogni punto di vista, dichiarandolo già disco dell’anno o comunque una piccola perla, mentre il pubblico si divide, e le performance dei Verdena con questo esagerato numero di brani al piano che presentano un’atmosfera più soffice, spaccheranno l’opinione degli ascoltatori nella stessa maniera.
In realtà, bisogna ammettere che le canzoni nuove rendono ancora meglio dei pezzi di Requiem e Il Suicidio del Samurai, fiore all’occhiello della produzione verdeniana, e in particolare quelle più lente, suonate con una furia incredibile soprattutto da Roberta e Luca, hanno una resa che non si può definire se non altro che con il termine “aggressiva”. Fiumi di delay, poche distorsioni, tantissimi cambi di tempo che comunque si riconducono ad un set molto limitato di “mosse” alla batteria, e tante canzoni dal nuovo disco (praticamente tutto). Le migliori? Facile, “Scegli Me”, in apertura, “Loniterp”, semplicemente brutale, “Attonito” e “Badea Blues”.  Strumentalmente perfette, creando anche un’atmosfera contemporaneamente tesa e rilassata, riescono a proporre un set incredibilmente vasto, vario e, in sintesi, il concerto definitivo dei Verdena. Mancano all’appello i brani più blasonati (per fortuna), ma qualche sorpresa dai vecchi dischi (ad esempio “Onan”, oppure “Centrifuga”), ci sarebbe stata benissimo no? Il volume estremamente alto dentro il nuovo fiore all’occhiello della live music coneglianese si rende complice dell’ottima riuscita della performance, nonostante il rintronamento che naturalmente ne deriva. Il fonico fa comunque un ottimo lavoro, garantendo il sound perfetto.
Per definirlo ricorreremo, infine, all’etichetta full immersion, nella musica dei lombardi e anche nel sudore dei presenti. Lo ripetiamo per scrupolo, come invito al locale: vi prego non chiamate mai più band così famose all’Apartaménto Hoffman. Ne va dell’udito e della salute delle persone.

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La lo-fi gallery dei Verdena live @ Apartaménto Hoffman continua qui

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