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Archive for maggio 2013

Recensione pubblicata sul circuito Music Opinion Network

Il nuovo lavoro di Benny Moschini esce come un fulmine a ciel sereno da una scena musicalmente non molto fervida, negli ultimi tempi: quella napoletana. Lontano dal folk, dalla neomelodica e dalla musica pop dai toni patriottici, Benny, giovane cantautore di soli 31 anni (non molti nel nuovo millennio in cui non si sfonda più da minorenni se non sei un prodotto per ragazzine) che ha intrapreso un percorso non dissimile da altri in Italia, anche se comunque rivissuto con una personalità notevole, ovvero quello del rock americano, un orientamento internazionale solo a malapena sporcato da un’impalpabile italianità. Il lavoro di Droghetti, celebre produttore di Bennato e altri, è molto raffinato, così come la scelta dei suoni che vivacizza una musica aggressiva al punto giusto, senza mai sfociare nel tagliente, mantenendosi nei limiti che si confanno a una venatura da musica d’autore. Non mancano ballate e influenze elettroniche che ricordano il suo passato nel DJing e nel soul, anche se testualmente è difficile incasellare l’artista in definizioni di sorta. Il modo di narrare delle privazioni e delle emozioni, delle conquiste, delle metafore che rappresentano l’autore e il suo scrivere, è assolutamente personale e imparagonabile, a meno che non tiriamo in ballo artisti che esulano dal contesto musicale, come un certo Foscolo o un certo Saba. I toni sono talvolta giocosi (“Matta”), altri più grigi e cupi, ma di nuovo riferendosi alla follia come nel pezzo precedente (“Amaro”), collerici e sporchi di bile (“Rabbia”), meno lucidi ma pur sempre ficcanti (“L’Amore E'”), pezzo di un’evidente scontatezza ma che sorprende sulle lunghe distanze.

L’album è concepito in maniera congeniale al suo apprendimento ed è un lavoro più apprezzabile sulle singole tracce che nel complesso. La visione d’insieme perde un po’ del collante psicologico che si avverte in certe sue sezioni, in taluni momenti, sebbene sia più che gradevole, nonché palpabile ed evidente, l’impalcatura ideologica e letteraria su cui i testi sono composti. Le tesi dell’autore sono sempre ben riconoscibili, malgrado qualche espressione macchinosa o troppo banale, e questo aiuta nella comprensione dell’emozionante viaggio cui ha voluto rendere partecipi i suoi ascoltatori. Un disco sincero ma da capire per non rischiare di sottovalutarlo.

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Recensione a cura di ALESSANDRO ZAVATTIERO

ETICHETTA: RCA
GENERE: Metalcore

TRACKLIST
Can You Feel My Heart
The House of Wolves
Empire (Let Them Sing)
Sleepwalking
Go to Hell, for Heaven’s Sake
Shadow Moses
And the Snakes Start to Sing
Seen It All Before
Antivist
Crooked Young
Hospital for Souls
bonus tracks
Join The Club
Chasing Rainbows
Deathbeds

Lo ammetto, in testa echeggiano nomi noti mentre scorrono i nuovi suoni di Sempiternal, l’ultima fatica dei ragazzi di Sheffield, ma prima di confessare tutto andiamo con ordine! Sì, i BMTH sono usciti con questo nuovo album, un gran bel lavoro, sono sempre stati bravi questi giovani: nati dal liquido amniotico del death metal di fine inizi anni 2000, personalmente non ho mai distinto chiaramente se considerabili più vicino alla sfera deathcore che screamo, ma quanto è vero che le etichette non servono più a niente al giorno d’oggi, bando a lezioni sui generi e sotto con questo disco. Come sempre lascio che sia la musica a scrivere per me e la prima cosa che Can You Feel My Heart butta giù è una novità elettrica nella tastiera, il nuovo turnista entrato nella band, Jordan Fish all’anagrafe, incide con un contributo più che evidente nelle sonorità; cosa vuol dire questa frase? Che troverete sicuramente Sempiternal meno heavy del precedente There is Hell….(ecc.) così come a sua volta lo era meno di Suicide Season. Qui ci troviamo davanti a qualcosa molto più stilisticamente ampio, fatto per abbracciare molte più orecchie di un tempo (comprese quelle del sottoscritto), ma non per questo meno complesso. Ed ecco che mi appare in testa subito un paio di nomi quando scorrono tracce come  The House of Wolves e Sleepwalking:  ve la ricordate la voce di Chester Bennington ai tempi di Papercut? Ecco, mi sono spiegato, il rimando a quei tempi da parte del frontman Oliver Sykes è costante! Non fraintendetemi, i BMTH non hanno copiato o rovinato niente, anzi penso che il risultato finale sia qualcosa di veramente concreto e interessante, sicuramente diverso da quello a cui i fan più tradizionalisti si erano abituati, ma forse la bravura di questa band sta proprio qua. Chitarre in mid-tempo piuttosto che su riff veloci, maggiori parti melodiche, uso massiccio di suoni elettronici ad abbracciare ritornelli evocativi, malinconici, gonfi di rabbia, come nella terza traccia Empire. Tutto questo si nota ancora nelle buone Go to Hell, for Heaven’s Sake che intinge a pieno dall’idea poco sopra descritta, e  Shadow Moses, saldamente heavy.  And the Snakes Start to Sing ci accoglie portandoci indietro nel tempo con un suono elettrico dall’eco lontano, dalle chitarre tormentate quanto la lirica, quasi parlata, un crescendo costante che esplode nell’ultimo ritornello urlato da una gola incandescente. Ottimo pezzo, tipicamente BMTH. Come se non fosse sufficiente capire la direzione presa da questo disco c’è Seen it All Before, che ribadisce il lavoro di apertura sonora con evidenti richiami nelle chitarre e alle percussioni dei 30 Seconds To Mars ai tempi di A Beautiful Lie. Non mancano comunque pezzi “vecchio stile” come  Antivist o  Crooked Young, anche se quest’ultimo ha un ritornello spudoratamente Linkin; avranno sicuramente fatto scuola a Sykes e soci. L’ultima traccia prima delle bonus track, sente ancora molto l’influenza della tastiera, quasi in arpeggio negli intermezzi per poi lasciare il posto alle chitarre urlanti nel ritornello sofferente. Così eccoci infine al gran finale delle bonus track: Join the Club e Chasing Rainbows sono due gran bei pezzi veloci che ricordano da dove vengono questi ragazzi; Deathbeds è un duetto con Hannah Snowdon (ammetto la mia ignoranza, non so chi sia!) estremamente lento e malinconico sin dal titolo che conclude la tripletta di chiusura. Ed io concludo ritenendo Sempiternal un album riuscito, concreto, qualitivamente e tecnicamente perfetto, ma allo stesso tempo anche in perfetta dissincronia con i lavori precedenti della band britannica, il che lo porta probabilmente ad essere il loro miglior disco!

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The Webzine torna, a breve distanza dalla prima volta in questo tour, a seguire gli Aucan, impegnati nella prima parte del tour di presentazione di un futuro disco ancora non collocato in una situazione ben precisa: non solo la data d’uscita è incerta, ma anche le sue caratteristiche, visto che sia nel tour sia nei social network i bresciani sono scatenati nel disseminare dettagli e anticipazioni che stanno momentaneamente lasciando un disegno vago di quel che verrà. Cosa ben più certa è invece che la resa dal vivo della loro musica è da sempre qualcosa di esplosivo e spettacolare: impianto sempre a volumi altissimi, quasi sempre ben mixati anche se con qualche imprecisione nelle venues più piccole come è il caso della storica Festintenda, set sempre strutturato in maniera da stendere l’ascoltatore. Manca questa volta, probabilmente per motivi logistici, la componente visual che, dopotutto, non era un gran valore aggiunto considerata l’esperienza di questa seconda tappa seguita. Il set non è dissimile da quello di un mese fa, cambia forse in una lieve diminuzione di brani nuovi, ma è difficile a dirsi in quanto l’effetto spaesamento di questo mash-up di vecchio e nuovo rimane come una nube galleggiante che devia i pensieri. Un po’ quello che il genere vuole produrre. Le canzoni che si possono definire, con una forzatura, i “successi” degli Aucan non mancano, vale a dire “Away”, “Sound Pressure Level” e “Storm”. Tra qualche base e invece una componente dal vivo ancora presente nonostante il graduale cambiamento di genere, il livello della performance è notevole; la precisione devastante del batterista Dassenno rimane sempre l’impressione migliore del live, garanzia di un’esecuzione marziale, ben levigata, pesante ma con misurazione. Chiaramente anche le chitarre elettriche fanno il loro gioco, riportando l’attenzione ad un sound più rock che ricorda forse i loro esordi sulle scene musicali italiane che gli hanno portato bene, dopotutto, anche all’estero.

L’apertura è affidata, come da copione in questo tour, ai bresciani Pink Holy Days, duo dalle influenze dance e techno che spinge alti i volumi con la cassa in quattro per far ballare e riscaldare un po’ l’atmosfera che poi gli Aucan contribuiscono a demolire. Prescindibili come opener ma abili nel tenere attenta la gente in un set piuttosto lungo e sostenuto.

Le prossime date del tour degli Aucan sono:
07.06 Urlo Music Festival, Castelfranco Veneto (TV)
08.06 Campania Eco Festival, Nocera Inferiore (SA)
15.06 (solo djset) Inkubo Electronic Xperience, Villa del Conte (PD)
22.06 L’Altra Razza del Rock, Assisi (PG)
06.07 Albizzate Valley Festival, Albizzate (VA)
12.07 Sherwood Festival, Padova
19.07 Magnolia, Segrate (MI)
20.07(solo djset) Suoni Indipendenti, Ruvo di Puglia (BA)
26.07 Festa della Musica, Chianciano Terme (SI)
02.08 Il Traghetto, Pescara
07.08 (solo djset) Fuck Normality Festival, Nardò (LE)
10.08 Point Open Air, Egna (BZ)
16.08 Carrararocknrolla Pollege Festival, Carrara (MS)
20.09 Plaça dels Angels, Barcellona (Spagna)
aggiornamenti qui: http://www.virusconcerti.it/blog/?page_id=527

Video live tratto da un concerto in Francia del 2012

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fotoreport a cura di Cesare Veronesi (LaMyrtha)

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Due Storie contiene due romanzi brevi (o racconti lunghi, come preferite), più una manciata di poesie. In pratica tutto l’universo letterario del cantautore tarantino Michele Maraglino.

1) Il Piccolo Salmone: 
Iacopo ha 17 anni e un grande sogno, sfondare nel mondo della musica con il suo gruppo. I suoi genitori non credono in lui. Nessuno ci crede. Solo Debbi, la sua ragazza, ma lui non se ne rende conto. Fino a quando…

2) Lettere dal coraggio di Efrem Tramonti: 

Il romanzo racconta la storia surreale di Efrem Tramonti, un uomo (una sorta di inetto) che viene abbandonato dal proprio “coraggio” e che trova una specie di diario in forma epistolare che il suo “coraggio” teneva dalla sua nascita. Il 29 gennaio 2011 è stato trasformato in Radiodramma e trasmesso su Radiotre. Ascolta soundcloud.com/michelemaraglino/lettere-dal-coraggio-di-efrem

Michele Maraglino è un cantautore e scrittore nato a Taranto il 6 Luglio del 1984. All’età di 17 anni scrive il romanzo “Il Piccolo Salmone” con il quale esordisce nel 2007. Nel 2009 pubblica “Lettere dal Coraggio di Efrem Tramonti”, un romanzo in forma epistolare che il 29 gennaio 2011 viene trasformato in Radiodramma e trasmesso su Radiotre. 
Nel 2013 pubblica “Due Storie”, che riunisce i due romanzi in un unico volume.

Disegno copertina di “Due Storie” by LEG www.easyleg.blogspot.com

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ARTICOLO A CURA DI ENRICA ARCHETTI

E’ uscito esattamente a mezzanotte del 13 maggio “Fuori Di Qua (Out Of My Way PT.2)” di Gemitaiz.
Ce lo annuncia il rapper stesso sulla sua pagina Facebook: https://www.facebook.com/Gemitaiz/posts/10151582111684231

“FUORI ADESSO FUORI DI QUA (OUT OF MY WAY PT.2)
ENJOY.
https://itunes.apple.com/it/album/fuori-di-qua-out-my-way-pt.2/id646741897”

In seguito il rapper lascia numerosi altri post riguardanti la canzone, ma quello che colpisce di più e che coglie l’essenza è: https://www.facebook.com/Gemitaiz/posts/10151582890149231

“POI QUANDO HAI SCOPERTO CHE NON SONO CAMBIATO, SCHIAFFEGGIATI.”

Il singolo, scaricabile su iTunes a soli 0,99 euro è il primo singolo estratto da “ L’Unico Compromesso”, acquistabile dal 28 maggio presso tutti i negozi di dischi. L’album verrà pubblicato sotto Tanta Roba Label, che recentemente ha sfondato le classifiche grazie a “Midnite” di Salmo.

Oggi (15 maggio) è uscito anche il video ufficiale di “Fuori Di Qua (Out Of My Way PT.2)”, visionabile a questo link: http://www.youtube.com/watch?v=65-Rk2eWsQ0

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Fotoreport a cura di LaMyrtha






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