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Archive for the ‘ETICHETTA: DeAmbula Records’ Category

ETICHETTA: DeAmbula Records, DeAmbula/Acid Cobra Digital
GENERE: Post-rock, sperimentale

TRACKLIST:
1. Canto Primo
2. Quale Luce
3. Negli Angoli
4. Xenon
5. Finis Terrae
6. O Cabreiro
7. Gaia
8. Boulier Violette
9. In Cerchio
10. Maree
11. Penombra
12. Montagne

“Xenon” è il nome britannico dello xeno, il gas nobile dal numero atomico cinquantaquattro. La luce azzurra che emana è una manifestazione elettrica che ben rappresenta le scariche chimiche di rabbia, le funeste pulsazioni d’ira che fanno trasalire le chitarre e la loro magia elettrificata nei dodici brani che compongono il nuovo lavoro dei Buenretiro. Shoegaze, post-rock, noise: tre termini che ben si coniugano nel descrivere In Penombra, la sperimentazione obsolescente dei post-generi che molte formazioni, ancora in tempo per farlo, riescono a proporre in maniera personale, avendo scelto inequivocabilmente come numi tutelari Sonic Youth, Mogwai, Slint e My Bloody Valentine. In Italia, nonostante l’eutrofizzazione del sistema che l’eccessiva proliferazione di band analoghe può causare saturandolo, rimane una scelta coraggiosa e per farlo come piace agli abitanti di questo angolo di mondo i pescaresi hanno imboccato la strada tortuosa, ma ultimamente sempre in discesa grazie alla sempre più scarsa richiesta di qualità da parte del pubblico, del cantato nella lingua autoctona. Al cenacolo degli alternativi, frequentatissimo ricettacolo di esperienze musicali italiche che sembrano essere riconducibili tutte quante a tre soli filoni (chi evolve dai CCCP, chi dai Litfiba usciti dalla new wave dei primordi, chi dal rude grunge dell’esordio dei Verdena), l’album arriva come una lettera firmata, il cui destinatario è piuttosto chiaro. I Marlene Kuntz si notano subito come fondamentale ispirazione, tanto per l’ipertesa ruvidità esplosiva di Catartica (deportata pienamente in “Quale Luce”, udibile anche in “Gaia”, “In Cerchio” e “Penombra”), mentre in “Xenon” di Godano e soci viene ricordato lo stupro delle sei corde portato avanti con indelicata ma precisa veemenza nei capitoli successivi della loro discografia (in particolare in Senza Peso), virando verso rumorismi che alternano la potenza degli Slowdive e la rudimentale visceralità pre-grunge dei Jesus and Mary Chain.
I brani non sono mai troppo lunghi, segno della corretta interpretazione dei gusti dei compatrioti: dilatare eccessivamente questo tipo di musica può effettivamente stancare, e dal lato opposto giova all’equilibrio complessivo dell’album che l’unico pezzo mediamente più esteso degli altri (“Negli Angoli”) sia in realtà uno dei meno noiosi.

Pur con un minimo di incertezza, i Buenretiro ci hanno impressionati. Una produzione forbita ma che mantiene decentemente inelegante l’ascolto, per la scabrosità dell’impasto ritmico-armonico, giocato su alti e bassi, crescendo e cambi d’intensità veramente ben fatti, sintomo di un songwriting strutturato con grande attenzione e ingegno, e favorisce l’impatto di una band che avoca il potere decisionale del fruitore, ipnotizzandolo grazie ad una continua estasi elettrico-meccanica.
A noi questa roba piace. Aspettiamo buone nuove.

 

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