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Archive for the ‘ETICHETTA: La Tempesta’ Category

ETICHETTA: La Tempesta Dischi
GENERE: Pop, folk, reggae

TRACKLIST:
Come Mi Guardi Tu
I Cacciatori
Bugiardo
La Mia Vita Senza Te
Alle Anime Perse
La Fine del Giorno (Canto n° 3)
La Via di Casa
Bene Che Sia
E Poi Si Canta
Il Nuovo Ordine
Di Che Cosa Parla Veramente Una Canzone

I Tre Allegri Ragazzi Morti sono ormai un pezzo imprescindibile della storia della musica italiana. Connessi in maniera inscindibile alla realtà discografica più importante della scena indipendente, ovvero La Tempesta Dischi, sono portavoce di un linguaggio e di un modo di fare musica che riesce a collegare pop, rock e linguaggi radicalmente rivoluzionari in maniera comunque radiofonica ed immediata. Lo stile dei testi di Toffolo, noto anche come fumettista, si ripercuote da sempre sull’immaginario della band, portando le sue liriche ad un livello superiore, quasi come fossero disegni, schizzi di colore, dipinti. E’ stato cantato molte volte con essi l’amore, in termini a volte bambineschi a volte tragici, palesando comunque uno spirito adolescenziale che, nonostante gli anni dei componenti, non si è mai sopito, e facendo leva anche sulla vocazione comunicativa di un progetto che comunque trova nelle sue origini punk una sorta di senso sotterraneo di rivoluzione e di ribellione. Nel Giardino dei Fantasmi è il gradino ultimo di una scala che li porta ad aver raggiunto il modo perfetto di parlare di questo sentimento interno di sollevazione, appropriatisi concretamente di un linguaggio semplice ma che può trasmettere, sia ai giovani che ai meno giovani, l’idea che la musica possa anche avere un messaggio esortativo in grado di sobillare ed innalzare l’animo di una persona, spingendola a fare qualcosa per cambiare la situazione. I “fantasmi” contenuti in questo disco prendono la forma di persone defunte, di persone che non sono riuscite a realizzare il proprio sogno, che si sono smarrite. Un tragitto di evocazione, preghiera ed invocazione permea le undici tracce. Il tutto, dal punto di vista musicale, è realizzato strizzando l’occhio alle nuove contaminazioni che nella scena italiana stanno penetrando in maniera solida nell’impianto strutturale di molte delle storiche band nostrane, TARM inclusi: ecco quindi stabilizzate le influenze reggae, introiettate a dovere dopo lo shock dato dal repentino cambio di linguaggio avuto in Primitivi del Futuro, onnipresenti anche qui, fuse con una sorta di collezione di incursioni etniche, funk, blues, soul, guardando quindi più fuori che dentro il nostro panorama. E’ uno solo, difatti, il brano che ci può ricordare da dove derivano i Tre Allegri Ragazzi Morti più aggressivi e diretti, ovvero “La Via di Casa”, mentre si sfocia nella ballad melodica nella conclusiva “Di Che Cosa Parla Veramente Una Canzone”. Sono invece instant classic della loro discografia gli estratti che per primi sono stati dati in pasto al pubblico, ovvero “La Mia Vita Senza Te” e “La Fine del Giorno (Canto n° 3)”, fondamentali passaggi di un disco che riesce a raccontare con la semplicità di poche frasi, a mo’ di filastrocca, molto più di quanto le tonalità epiche e letterariamente dense di molti testi italiani degli ultimi anni riescano a fare. Necessario l’ascolto attento anche della cupa “Alle Anime Perse”, felicemente inscritta in un circolo di canzoni più tetre che da sempre fa capolino nelle tracklist dei dischi dei TARM, a tratteggiare un filo comune con l’estetica post-gotica e tetra dei disegni di Davide Toffolo.

Concludendo, i Tre Allegri Ragazzi Morti non hanno deluso le aspettative con un disco che ne attesta una maturità ormai raggiunta da tempo, che li costringe ad esplorare nuovi terreni per non ritrovarsi a ripetere cose già dette e già fatte. Che il risultato riesca ad emozionare non è cosa da poco, in un duemiladodici musicalmente vuoto dove i tentativi di dare allo snobismo della comunicazione hipster la palma di vera rappresentazione della musica italiana ha prodotto solo band passeggere infelicemente entrate e uscite nel cuore degli ascoltatori in una mezza stagione di intensi passaggi radio. La decennale carriera dei TARM ci ricorda che loro sono tra i pochi a non essere mai usciti dal cuore della gente, nonostante le evoluzioni, nonostante la semplicità della loro musica. Qualcosa vorrà dire.

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ETICHETTA: La Tempesta International
GENERE: Reggae

TRACKLIST:
Inna Jail
Something We Really Want
Dat’s Me (No Remedy)
Moses
She’s So Nice
Refugee
Something So Sure
Try Baby
Well Well Well
Man A Express
My Girl
Cry Out
Real Hot
Immigrant Star
Sunshine

Quindici perle di reggae raffinatissimo come in Italia non sentivamo da anni.
Un universo in levare da esplorare con grande attenzione, perché in alcuni tratti sembra di riesumare i miti non solo di Bob Marley ma anche di Peter Tosh e dei nostri primi Africa Unite. A volte si scivola in territori reggaeton o rocksteady, e questi sono i momenti peggiori, ma questo disco è davvero ben forgiato e in ogni momento, soprattutto “Man A Express”, “Cry Out”, ” Sunshine” e “She’s So Nice”, leggiamo con grande interesse la passione che trasuda da ogni nota pur in quei cliché tipici di questo stile.
Divertirsi è, comunque, d’obbligo. Del resto fare bene reggae significa anche convogliare grandi quantità di energia ad un pubblico particolarmente ricettivo, anche in termini di movimento sotto palco.

Manca un po’ di sforzo e di coraggio nel rielaborare un attimo i linguaggi triti e ritriti di un genere classicamente banale, ma stiamo parlando di un prodotto diretto ad un pubblico senza pretese e che sicuramente apprezzerà questo disco fino a considerarlo un piccolo capolavoro.

TOUR ESTIVO
28.07 ANIMAL FESTIVAL, Torreselle (PD)
01.08 ISOLA DELLA MUSICA, Pasiano (PN)
02.08 VENICE SUNSPLASH, Mestre (VE)
03.08 SUMMER FESTIVAL, Ponte dell’Olio (PC)
10.08 NUVOLARI LIBERA TRIBU’, Cuneo
11.08 FESTIVAL DI MAJANO, Majano (UD)
18.08 SO FAR SO GOOD, Abano Terme (PD)
24.08 SUMMEREND FESTIVAL, Claut (PN)
25.08 SARCEDO SUMMER FEST, Sarcedo (VI)
31.08 ALMENNO ROCK, Almenno San Bartolomeo (BG)
09.09 EDELWEISS PIRATEN FESTIVAL, Dusseldorf (GERMANIA)

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E’ Bubblegum il nuovo ottimo singolo degli Iori’s Eyes, estratto da Double Soul, recentemente uscito per La Tempesta Dischi.
The Webzine vi mostra il videoclip.
Buona visione.

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ETICHETTA: La Tempesta Dischi
GENERE: Alternative rock, grunge

TRACKLIST:
1. Lenta Conquista
2. Melly
3. Sitar
4. Scisma
5. Prima o Poi
6. La Fine del Giorno
7. Calla
8. Per Un Amico
9. Andreini
10. Colonne d’Errore
11. Lo Spavento

Fin dall’inizio quello che propongono i Cosmetic è stato un miscuglio caotico ma ben congeniato di alternative rock all’italiana (Il Teatro degli Orrori, Afterhours, CSI, Verdena), shoegaze (My Bloody Valentine, Sonic Youth, le contaminazioni noise dei primi Marlene) e indie dal sapore post-punk (in Italia ricordano per certi versi i Love in Elevator, o recenti uscite come Gli Ebrei). Questo, e nient’altro, continua ad essere, e la formula ormai ben rodata gli permette, rinsaldato il rapporto con La Tempesta Dischi, di ripetersi senza ristagnare, seguendo un percorso ampiamente battuto anche da altri creando uno stuolo di fans fedeli che anche i Cosmetic stessi possono sfruttare. Il piglio è leggermente più melodico ed è verosimile interpretare questa scelta come una svolta verso l’orecchiabilità più radiofonica di certe alt-rock band italiane stile Ministri, pur mantenendo un carattere personale nella scelta dei titoli e dei testi. La pacca sonora è notevole, il disco è pieno di “rumore” ordinato in piacevoli intrecci punk, dove la semplicità di alcuni impianti ritmici più martellanti si fonde con scorribande psichedeliche dal sapore molto seventies. Curiosa in questo senso è l’alternanza dei diversi linguaggi all’interno di singoli brani, dalla durata molto contenuta e che sicuramente si potranno apprezzare maggiormente nella dimensione dal vivo (vedasi “Per Un Amico”, “Colonne d’Errore”, “Sitar”, “Scisma”).

Lontano dal costituire una succulenta novità nel panorama italiano, questo nuovo sforzo dei Cosmetic è comunque una “conquista”, come recita il titolo al plurale. Conquista un posto fisso al sole, creando e consolidando una nicchia personale nel vasto oceano dell’alternative italico, che non aveva bisogno di ulteriori band ma lascia sempre spazio a formazioni interessanti e dal forte spirito live, come loro. In questo senso, un gran lavoro.

COSMETIC LIVE 2012
14.04 SIDRO CLUB, Savignano sul Rubicone (FC)
18.04 DALLA CIRA, Pesaro
24.04 ROCKET, Milano
27.04 APARTAMENTO HOFFMAN, Conegliano Veneto (TV)
28.04 STUDIO 2, Vigonovo (VE)
08.05 GLUE, Firenze
09.05 DIROCKATO, Monopoli (BA)
10.05 CIRCOLO DEGLI ARTISTI, Roma
11.05 YOUTHLESS, Rieti
12.05 CELLAR THEORY, Napoli

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ETICHETTA: La Tempesta Dischi
GENERE: Rap italiano, industrial rap

TRACKLIST:
1. Ecce Robot
2. Al Azif
3. Perifrastica
4. Umani
5. Tavolando il Pattino con Antonio Falco
6. Sberloni
7. La Prima Posizione della Nostra Classifica
8. Venti Centesimi di Tappi per le Orecchie
9. Tigre Contro Tigre
10. La Recensione di Questo Disco
11. La Lingua degli Antichi

Rap odiato dai rapper e dai rappettari, ma amato dai rockettari. Scoprire perché è semplice: Napo e Rico spruzzano una cattiveria colossale, che nessun big act americano sedicente gangster può superare. Le basi industrial-rapcore devastanti, le rime e gli scioglilingua spaccacervello che neanche Caparezza, il virtuosismo logorroico di certe infinite filippiche come in Libro Audio e Cuore Amore Errore Disintegrazione si imparò ad ascoltare più leggermente, tutto ciò è sempre esistito nei Uochi Toki, affinandosi anno per anno fino a raggiungere l’estatica forma perfetta di Idioti, di nuovo per La Tempesta Dischi, di nuovo un capolavoro.
Con uno sguardo all’accigliata orecchiabilità di alcuni dei brani del disco precedente, ci si ritrova in una dimensione più accessibile, ma solo per chi è abituato a digerire la pesantezza di basi industriali e metalliche, a volte abbastanza marziali da causare una sorta di riprogrammazione neuronica lungo la durata del pezzo. Il nocciolo di Idioti è la sua essenza di storytelling, la quotidianità mediocre di tutti rivomitata su un disco fatto di incastri quasi enigmistichi. Ci troviamo, in ordine sparso, il vicino incazzato per i volumi (“Venti Centesimi di Tappi Per Le Orecchie”), le celate tirate d’orecchie alla critica musicale sotto forma di ironici e cinici autocommenti (“La Recensione di Questo Disco”) e una sorta di affossamento del modo di vivere tipico del nerd (in “Tavolando il Pattino con Antonio Falco”). Tentativi di superare i linguaggi già utilizzati prima si verificano con alcune capatine nel mondo ambient (“La Lingua degli Antichi”), il vocoder e la beatbox, ma i giochi lessicali iperraffinati di sempre non mancano e sono portati all’estremo, non dimenticando neppure il significato, che ovviamente è curato sul piano semantico e retorico, in maniera impeccabile (“Sberloni”, “Tigre Contro Tigre” e “La Prima Posizione della Nostra Classifica”.

Ritenere una cosa socialmente giusta porta a convenzioni che è opportuno smantellare e superare. Molte delle storie dell’universo Uochi Toki sembrano ruotare attorno ad una ferma volontà di evidenziare questo concetto, e per chi vuole fare della propria esperienza d’ascolto qualcosa di costruttivo o semplicemente un viaggio malato a cavallo della iper-realista e futurista diarrea verbale di Napo, non c’è niente di meglio di Idioti.

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La Tempesta non ha più bisogno di presentazioni. L’etichetta/collettivo più celebre e lanciata nella cosiddetta scena indipendente italiana ha ormai messo radici profondissime nella nostra cultura musicale, non solo nel rock, espandendosi in tutte le direzioni e raggiungendo una portata tale da far parlare quotidianamente di sé e dei suoi artisti.
Dopo Ferrara e il fallimento causa tempo avverso di Codroipo, la Tempesta organizza un nuovo super-meeting con tutti i suoi artisti, scegliendo stavolta lo storico centro sociale della terraferma veneziana, il Rivolta, punto di riferimento per la musica live di qualità soprattutto nell’ambito di una programmazione alternative rock, reggae e ska. Come da tradizione le band in scaletta si sono alternate su due palchi, l’Hangar (il più grande dei due, che può contenere oltre un migliaio di persone) e il Nite Stage, piccolo stanzino con bar che si apprezza per una decente acustica nonostante le modeste dimensioni.
In questo report troverete riferimenti solo ad alcune delle formazioni che si sono esibite (la lista completa è Le Luci della Centrale Elettrica, Sick Tamburo, Zen Circus, Giorgio Canali & Rossofuoco, Gionata Mirai, A Classic Education, Massimo Volume, Il Cane, Tre Allegri Ragazzi Morti, I Melt, Bachi da Pietra), in quanto l’eccessivo numero di persone presenti, elemento caratterizzante gli eventi al Rivolta nei quali sembra non esserci un limite predefinito e sicuro di ingressi permessi, non lasciava muoversi liberamente nei comunque ampi spazi della struttura occupata.

I Melt, band che gioca (quasi) in casa, da anni presenti sulle scene con un prodotto molto simile a quello dei Tre Allegri Ragazzi Morti, prima dell’inaugurazione del palco principale scaldano la folla già opportunamente accesa da Il Cane con il loro punk rock molto semplice e d’impatto, condividendo un certo calore con il pubblico che inizia a sciabattare per i nomi più noti del lotto (i Sick Tamburo, primi in ordine).
I Bachi da Pietra, sempre nella location più piccola, stupiscono in maniera definitiva il numero sempre crescente di presenti, con un set stuzzichevole che sorprende per la compattezza sonoro del duo, tra Massimo Volume, blues, stoner e folk. La corposità del suono sarebbe stata aiutata da volumi più alti, lo stesso espediente che dall’altra aiuterà molte band nell’ottenere il giusto effetto. Incredibile la tecnica, ottimi gli arrangiamenti, una band, come si dice, “con le contropalle”. Meritano un concerto tutto per loro per potersi esprimere al meglio.
Alla fine del set dei Bachi, i Tre Allegri Ragazzi Morti, beniamini della serata per ovvi motivi, hanno già iniziato l’esecuzione speciale de La Testa Indipendente, terzo studio album ma prima pubblicazione della Tempesta Dischi. Le prime due tracce, “Piccolo Cinema Onirico” e “Ogni Adolescenza”, storiche hit quasi mai assenti dalle setlist degli innumerevoli tour che hanno visto la band in giro per l’Italia nell’ultimo decennio, vengono seguite da un ammasso confuso e provante di grida, pogo, spintoni e salti, un divertimento quasi anarchico che da un lato è la giusta risposta all’eccesso di persone nell’hangar, mentre dall’altro segue lo spirito puramente “libero” sia della label che della location che ne ospita questo fondamentale evento. Il resto del set sarà vissuto in maniera leggermente più tranquilla da un pubblico in leggero stato di sopore, anche se pezzi come “Quasi Adatti” e la cover degli Andy Warhol Banana Technicolor, “I’m in Love With My Computer”, risvegliano anche i meno interessanti.
Dall’altra parte gli A Classic Education iniziano un set che non ho avuto piacere di seguire, ma da questa parte fervono i preparativi per i grandissimi Massimo Volume, ormai assurti a status divino nell’olimpo dei grandi nomi dell’alternative rock, se così li vogliamo definire; ciò che è certo è che gli altissimi volumi, elemento fondante della loro storia, i pezzi ovviamente fantastici e un’esecuzione tecnica che definire impeccabile risulta ancora riduttivo, rendono la loro performance sostanzialmente indimenticabile, come ogni loro concerto. La precisione di tutti, soprattutto della batterista Vittoria Burattini, non può che sorprendere. Il pezzo migliore in assoluto è senz’altro “Litio”, dall’ultimo disco Cattive Abitudini. Una band veramente crudele, che straccia l’ascoltatore con ogni straziante nota. Spietatamente violenti.
Le Luci della Centrale Elettrica, non l’artista conclusivo ma quello che in definitiva si rivela più atteso e più gradito, sforna un set completo di gruppo d’accompagnamento come i fans hanno imparato ad ascoltare nelle ultime tournée. Una commistione generosa di brani da entrambi i full-length, da “Piromani” e “La Gigantesca Scritta Coop”, passando per “Anidride Carbonica”, “Cara Catastrofe” e “Le Ragazze Kamikaze”, commovente chiusura di set. Le grida strazianti del cantautore ferrarese ormai giunto ad un livello di approvazione popolare smisurato completano come sempre il quadro generazionale dei testi, con le tipiche “recitazioni” tratte dal suo diario pubblicato l’anno scorso e che da un certo punto di vista, però, iniziano a sembrare stagnanti. Il coinvolgimento del pubblico è però scontato e instancabile, in puro stile Brondi.
A concludere la serata una delle formazioni più amate e attive degli ultimi anni, gli Zen Circus, attesissimi vista la recente uscita di Nati per Subire, già uno dei dischi dell’anno secondo la critica di settore. Una introduzione lunga ma perfetta nel creare suspense fa da apripista per “Nel Paese Che Sembra una Scarpa”, traccia d’apertura anche del nuovo disco, ma dopo pochissimi secondi dall’inizio il frontman Andrea Appino, vittima di evidenti (ma non comprensibilissimi, in realtà, dal pubblico) problemi tecnici inizia a inveire contro i fonici, lanciando più volte le chitarre durante il pezzo e tutto il resto del set, che sarà portato a termine con estrema fatica. L’esecuzione dei brani è comunque tecnicamente buona, in particolare per l’ormai storica “Figlio di Puttana” e le hit recenti e passate come “Vent’Anni” e “Andate Tutti Affanculo”. Le nuove canzoni, molto vivaci su disco, perdono molte delle potenzialità folk rock dell’album per la presenza di sovraincisioni di chitarra ovviamente irriproducibili live: ecco perché la title-track e il singolo “L’Amorale” nel set, nonostante un’enorme complicità del pubblico, perdono un po’ di pacca, ma non è una tragedia. La presenza scenica nonché la parlantina di Ufo mettono una pezza all’incazzatura inarrestabile di Appino, mentre la gente tendenzialmente si divide tra chi approva e chi si stizzisce per un’indegna conclusione di un evento così atteso e importante. Peccato, ma niente drammi, la band promette un nuovo concerto in Veneto nel prossimo periodo e come tutti già sappiamo dimostreranno di non essere il gruppo da stage destruction e bestemmie (ok, quelle forse si!) che hanno dimostrato stasera.

Soppesando le sensazioni suscitate dalla serata nel complesso, ci si ritrova con un misto di soddisfazione imperfetta e insoddisfazione accennata, un po’ per la collocazione delle band in un ordine leggermente alterato rispetto al potenziale d’interessamento generabile (ma anche d’impatto sonoro effettivo), come ad esempio la decisione di abbassare i toni nel finale con Vasco Brondi e il Circo Zen, un po’ a causa di un pubblico attivo ma in una forma molto più rattrappita e intorpidita che nell’edizione di Ferrara in cui si fu testimoni di una vera e propria glorificazione di un’etichetta diventata improvvisamente in grado di generare bagni di folla da festival e un sentimento quasi liberatorio nei confronti della morente e semiaddormentata scena italiana. Qualcosa è cambiato, ma la Tempesta non è ancora passata, anche perché la quiete che verrà dopo ci spaventa. Speriamo che eventi di questo tipo continuino a fare della nostra penisola un triste pezzo d’Europa dove però la musica abbia ancora un valore che oltrepassi la mera estetica.

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dischi
I MELT – Il Nostro Cuore a Pezzi
SICK TAMBURO – A.I.U.T.O.
BACHI DA PIETRA/MASSIMO VOLUME – Split EP
TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI – Primitivi del FuturoLE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA – Per Ora Noi La Chiameremo Felicità
ZEN CIRCUS – Andate Tutti Affanculo
ZEN CIRCUS – Nati per Subire
GIONATA MIRAI – Allusioni
GIORGIO CANALI E I ROSSOFUOCO – Rojo
live
MASSIMO VOLUME : padova2011TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI: ferrara2010 – pordenone2010 – rocktvbirthday2010milano
ZEN CIRCUS: ferrara2010udine2010
LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA: conselve2011 – ferrara2010#1ferrara2010 #2ferrara2009 – padova2009
fotoreport
A CLASSIC EDUCATION: verona2011
BACHI DA PIETRA: bologna2011 – bologna2010
SICK TAMBURO: ferrara2010
MASSIMO VOLUME: bologna2011 – bologna2010
TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI: schio2011portomaggiore2011bologna2011 – milano2010bologna2010ferrara2010
LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA: schio2011bologna2011#1bologna2011#2  – bologna2011#3 – ferrara2010
ZEN CIRCUS: bologna2011seregno2010/appinosolobottanuco2010 segrate2010ferrara2010  
GIORGIO CANALI: bologna2011ferrara2010

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ETICHETTA: La Tempesta Dischi
GENERE: Acustica, folk chitarristico
TRACKLIST: Nessuna (unica traccia)

Avete mai ascoltato John Fahey, Jack Rose, Robbie Basho o Sandy Bull? Tra folk, blues e cantautorale con una particolare attenzione al solo chitarristico, sono tutti nomi storici nel genere, ma lontani dal nostro paese (non solo geograficamente). Difficile trovare un Basho italiano e difficile anche prevedere che un accostamento così evidente potesse giungere da Gionata Mirai, già in Teatro degli Orrori e Super Elastic Bubble Plastic, bands sulla cresta dell’onda che sicuramente hanno un curriculum tale da portare ulteriore attenzione anche verso questo Allusioni e il tour che ne segue.
In poco meno di mezzora, un disco con un’unica traccia che non lascia percepire altro che una chitarra, che rincorre continui arpeggi e assoli che oltre a denotare una grandissima tecnica nel fingerpicking del buon Mirai, sicuramente più illuminato qui che nelle altre sue formazioni, sottolineano un songwriting molto maturo che riesce anche a veicolare “qualcosa”. Il disco scorre veloce, certo, ma riesce comunque a lasciare un segno, grazie a quelle sensazioni che si avvertono da ogni piccolo cambio, in volume, in tonalità, nel passeggiare veloce ma molto sentito di una dodici corde suonata veramente con il cuore. L’animo blues che emerge è sicuramente una novità se consideriamo il personaggio e il suo background e stupisce la maniera con cui un grande senso di malinconia si scioglie amaramente insieme a momenti molto più allegri che si (con)fondono senza quasi linea di demarcazione, tanto splendide sono la scrittura e l’esecuzione di questi “pezzi”.

Un disco a suo modo inutile, ma che lascia un profondo solco nella memoria di questo vuoto duemilaundici. Che se ci sono dischi così, tanto scadente non è.

“ALLUSIONI” TOUR by Virus Concerti
18.11.11 Rockerill, Charleroi (BELGIO)
19.11.11 Water Moulin, Tournai (BELGIO)
22.11.11 DNA, Bruxelles (BELGIO)
23.11.11 Bateau Ivre, Mons (BELGIO)
26.11.11 Conchetta, Milano
02.12.11 Cooperativa Portalupi, Vigevano (PV)
03.12.11 La Tempesta al CSO Rivolta, Marghera (VE)
04.12.11 Round Midnight, Trieste
05.12.11 Radio Capodistria, Trieste
06.12.11 Teatro della Concordia, Venaria Reale (TO)
07.12.11 Blackat, Piacenza
08.12.11 Keydrum, Sarno (SA)
09.12.11 Istanbul Cafe, Squinzano (LE)
10.12.11 I Sotterranei, Copertino (LE)
15.12.11 Supernova, Bologna
16.12.11 Circolo delle Arti, Mariano Comense (CO)
18.12.11 Magnolia, Segrate (MI)
22.12.11 Al Vapore, Marghera (VE)
04.01.12 Apartamento Hoffman, Conegliano Veneto (TV)
05.01.12 Morgana Music Club, Benevento
06.01.12 Festinalente, Aversa (CE)
07.01.12 Chromazone, Atripalda (AV)
08.01.12 Mermaid’s Tavern, Pontecagnano Faiano (SA)
14.01.12 Arcipelago, Cremona
21.01.12 Blah Blah, Torino
11.02.12 Cinema Vekkio, Corneliano d’Alba (CN)

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