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Archive for the ‘ARTISTA: Pico Rama’ Category

Recensione scritta per il circuito Music Opinion Network

ETICHETTA: Ice Records
GENERE: Electro, hip-hop, miscellanea

TRACKLIST:
Cani Bionici (feat. Dargen d’Amico)
Alla Corte del Pazzo
Manitù
L’Amaca (feat. Seppiah)
Modo Nuovo
Thor e Fatima
Il Secchio e il Mare
Rosa Quantica (feat. Danti)
Dopo Il Patto Rise
Libero Caotico

Per parlare di questo disco una parola chiave è “miscellanea”, termine usato per la prima volta dal celebre umanista di Montepulciano Angelo Poliziano molti secoli fa per raccogliere alcuni suoi scritti filologici di varia natura. Il succo del termine è la raccolta di diversi elementi eterogenei, ma visto che il lemma in sé non racchiude un giudizio qualitativo sulle differenti componenti di questa unione di singole parti individuali che non sembrano legare bene insieme, interverrà l’articolo che si sta leggendo.
Pico Rama è un rapper milanese, ventitreenne, forse già sentito nominare da molti in quanto figlio di Enrico Ruggeri, artista che da qualche tempo ha iniziato a bazzicare anche in scene underground come quella trentina, sia come produttore che come musicista. L’esperienza di Pico forse arriva anche da un clima familiare recentemente più aperto a ciò che sta fuori il mainstream, ma la ricerca sembra essere ostacolata da un’eccessiva urgenza comunicativa, una voglia immensa di dire tutto e subito, che in questo disco si traduce in uno sterile, per quanto riguarda il mero accostamento di diversi linguaggi, pot-pourri di reggae, dub, hip hop, rap, elettronica, condendo tutto con liriche d’autore che, e questa è una fortuna, hanno invece una maggiore coerenza rispetto a ciò che a queste sottostà. Zangirolami garantisce una produzione di qualità, agli stessi livelli dei grandi nomi con cui ha già lavorato in passato (Fabri Fibra in primis), e le diverse atmosfere che popolano questo lavoro fanno il resto. E’ un viaggio iperattivo (“Cani Bionici”, con l’onnipresente D’Amico, che aiuta nel rivestire il brano di una maggiore immediatezza), scientifico-futuristico (“Libero Caotico”, “Rosa Quantica”, altro bel featuring, stavolta con Danti, uno dei rapper brianzoli più accreditati nell’ultimo biennio, ovvero i giovani Two Fingerz), storico-religioso (“Dopo Il Patto Rise”). E’ una trasumanazione continua, un trasporto incessante tra tempi e luoghi, uno spostamento svincolato, in realtà, da ogni ragionamento, tra linguaggi e sistemi di comunicazione diversissimi, come nell’ironia quasi da Bagaglino di alcune frasi della bella title-track o l’alienazione paranoica di alcuni schizzi di frenetica distopia, ovvero la follia, nel senso più alto del termine, di “Alla Corte del Pazzo”.  Bastava cambiare una lettera nel nome del disco per accorgersi la vicinanza con il romanzo di Hemingway, Il Vecchio e il Mare, anche se occorre uno sforzo di pensiero ulteriore per rendersi conto che il tema del “viaggio”, visto sotto luci differenti, è condiviso tra le due opere.

Lo ricapitoliamo: non c’è ricerca in questo disco, perlomeno se ricerca nel duemilatredici significa anche dare collante ideologico ad un prodotto artistico. A tenerlo in vita, però, interviene una bramosia di dire qualcosa, di fare qualcosa, forse di farsi notare, o ancor di più di fare successo, che riesce a potenziare le tracce fino a penetrare nelle pieghe della loro essenza e renderle valide, di certo non coese, ma pur sempre valide. E’ forse questa tendenza che porterà il giovane figlio d’arte alla ribalta, dove molti altri, pur con il supporto di una figura di spicco in famiglia, hanno fallito (Marco Morandi, ad esempio, esiste però gli si accredita ben poco di ciò che ha fatto, ad esempio la celeberrima sigla di Chi Vuol Essere Milionario). La prova di talento raggiunge comunque la sua massima espressione con i testi, strani però non complessi, con lo sguardo rivolto ad alcune tematiche proprie dell’hip-hop il quale, tra i tanti generi toccati nel disco, è quello in cui Pico può emergere con una maggiore rapidità (non solo per il terreno fertile su cui la scena lombarda poggia da tempo nella discografia dei grossi numeri). Uno sforzo più che discreto.

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