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Archive for the ‘ARTISTA: R.E.M.’ Category

UNA SERIE DI PICCOLE RECENSIONI. UNA SERIE DI USCITE RECENTI CHE VI CONSIGLIAMO DI ASCOLTARE O NON ASCOLTARE. UNA SERIE DI FRASI E UNA VALUTAZIONE SU 5

TEN STORY APARTMENT – Popup Inferno (Autoproduzione, 2011)
Da Rovigo, una formazione post-rock impegnata a sfuggire a questa sempre meno cervellotica e sempre più stereotipata categoria. Nel loro caso i cliché si riducono ad una parte centrale molto moscia in “Aftermath of Peace”, mentre per il resto le strutture dei brani, tese ad una dialettica ed un’evoluzione più originale possibile, si presentano come venerabili icone di un’onestà intellettuale che si traduce nell’ammissione di una cultura musicale visibile, canzoni mature e sfuggevoli alle etichette, e piccoli momenti catchy impossibili da levarsi di testa (il riff di “Cutthroat Bastard”). Nello sterminato universo di band post-qualcosa, in Italia poche hanno capito che è meglio scegliere una strada “personale”, se vogliamo “antimogwaiana”, e i TSA sono tra questi. Il momento migliore? “Farewell Stars”. VOTO: 4 SU 5

REM –  Collapse Into Now (Warner Bros., 2011)
Questa recensione dovrebbe iniziare e finire in una frase: i REM hanno fatto l’ennesimo disco alla REM. Possono aver stancato, così come possono sembrare ormai sbiadite copie di sè stessi, ma ciò non toglie che la classe di Stipe e soci, evidente non solo nell’ottimo singolo “UBerlin” ma anche in “It Happened Today”, un brano che da solo avrebbe reso belli anche CD più deboli come “Around the Sun” e il penultimo “Accelerate”, non ha smesso di produrre album di mediocre apertura mentale ma ottima fattura dal punto di vista della “vendibilità”. Semplicemente non ci si può aspettare che cambino: questo pop/rock palesemente statunitense ha ancora molto da dare alle classifiche, e i REM lo sanno. E lo sanno, con classe.
VOTO: 3 SU 5

MARIPOSA – Semmai Semiplay (Trovarobato, 2011)
Ma tu mi metti insieme dei musicisti come Fiori, Gabrielli, Giusti e tutti gli altri e pretendi che non venga fuori un disco strafigo ogni volta? Le uscite dei Mariposa sono tantissime e variegate, ma stavolta hanno provato, con risultati discreti, a superarsi di nuovo: tra percussioni latineggianti, groove disco che risuonano di western, funky e acid jazz (ma come se i Tortoise fossero stati italiani in un crocevia tra Diaframma, Elio e Le Storie Tese e uno stormo di “Pterodattili). L’originalità continua di questa band non trova molte definizioni: nessuna recensione concisa potrà descrivere l’immensità del songwriting di questa gente. Palesemente pazzoidi, tendenti alla schizofrenia, coniugano ogni possibile genere che la nostra cultura musicale europea possieda nel suo campionario: un inventario di suoni ed immagini che non troverà mai fine. Perfetto e malato.
VOTO: 5 SU 5 

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