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Archive for febbraio 2013

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Montagnana (PD), v. S.Antonio n.34/B

SOLO MUSICA INDIPENDENTE

www.bahnhoflive.com 

Per tutto il mese di marzo e aprile continueranno gli appuntamenti

SOS BAHNHOF per rientrare di un numero esorbitante di spese sostenute per la messa a norma del locale! Continuate a sostenerci che se ce la facciamo ci saranno gran sorprese anche per l’estate! 

n.b. I concerti inizieranno non oltre le h 22 poichè alle h 24 la musica live deve terminare! Siate puntuali, basta con quella brutta abitudine di arrivare tardi!

 

Il mese di marzo lo inauguriamo con una serata che più sanguigna non si può!

Rock’n’roll, garage, blues e country vi bastano?

Vogliamo vedervi sudare!

 

VENERDI’ 01 MARZO 2013

h 21

 

ELLI DE MON

 (garage/blues)

+

THE JOHNNY CLASH PROJECT

(rock’n’country)

+

Indie Music Set 

ELLI DE MON

Elli De Mon è chitarra resofonica, grancassa, sonagli, voce e ampli saturato: una vera e propria one-girl-band.

L’anima folk dei Le-Li, progetto con cui la giovane vicentina ha girato nel recente passato Italia ed Europa, viene scossa dal risveglio di quel demone interiore che i toni fiabeschi e giocosi delle canzoni del duo erano riusciti a sopire.

Attingendo a piene mani dalla tradizione sciamanica dei lontani incantatori Bessie Smith, Fred McDowell e Son House, Elli combatte i suoi demoni con lo strumento a lei più congeniale: la musica.

Un blues nuovo, fatto di slide selvaggi e contaminato da influenze punk (Elisa militava anche negli Almandino Quite Deluxe), che racconta la necessità di uscire dall’ombra, lasciandosi dietro le spalle le esperienze più buie, di superare la notte tanto amata dai demoni e di affrontare il timore che l’incertezza del futuro porta con se.

http://www.facebook.com/ellidemon.onegirlband

http://ellidemon.bandcamp.com

 

THE JOHNNY CLASH PROJECT

Lorenzo Mazzilli : voce – acustica

Zimmy Martini : contrabbasso – cori

Paolo Cicconi : tele – cori

The Johnny Clash project sono 3 musicisti legati dall’odore del country, dall’attitudine punk e dal vizio della bottiglia. Tecnicamente parlando si suonano canzoni dei CLASH come se le facesse JOHNNY CASH… sembra una stronzata, ma provate a sentire!

Al Bahnhof sono severamente vietate le cover band, ma questi ragazzi qua vanno oltre e l’eccezione la meritano tutta!

https://www.facebook.com/johnny.clash.project

http://www.youtube.com/watch?v=IX7xGY9CTaM

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ETICHETTA: Black Candy
GENERE: Post-punk

TRACKLIST:
1. La Caduta
2. La Notte dei Lunghi Coltelli
3. La Nave Marcia
4. J’Ai Toujours Eté Intact de Dieu
5. Morte a Credito
6. D’isco Deo
7. Levami le Mani dalla Faccia
8. Ivan Iljc
9. DDR
10. Veglia Comune

Se dici Karim degli Zen Circus, dici tutto e dici niente. Questo progetto, non l’unico lavoro solista ad uscire dai tre pisani in questo periodo, è tutto sommato interessante, al di là di quel velo di serietà che, sia dai titoli delle canzoni che da quello del disco e del gruppo stesso, procede per gradi sino a insinuare nella mentalità dell’ascoltatore l’idea che si stia avendo a che fare con qualcosa di serio, di storico, di filosofico, forse anche di psicologico, o semplicemente di documentaristico. Tentativi interpretativi a parte, l’intuizione principale che si può avere dopo i primi ascolti è quella che piuttosto di un quadretto pieno di informazioni si tratti invece di un vero e proprio sfogo, rancido vomito di violenza distruttiva, la voglia di annichilire tutto e tutti, distorcere, degradare, dilaniare. In ogni caso, al di là del nervosismo e della foga devastante, sono individuabili ampiamente anche alcuni riferimenti letterari (Tolstoj, Prevert, ecc.), riportando il discorso in pari per quel che riguarda i contenuti. Sul fronte musicale, invece, macina brani incredibilmente veementi, travolgenti, quasi facinorosi nell’incedere e nel modo di porsi. Hardcore, post-punk, punk, i Refused, sferzate quasi metal, i Gallows, questi sono gli ingredienti più comuni, ma non mancano anche colori post-industriali e cantautorali, sempre in un’atmosfera nichilista fatta di irrefrenabili impulsi di brutale corporeità. Non mancano gli ospiti (Nicola Manzan in La Notte dei Lunghi Coltelli, Aimone Romizi in Levami le Mani dalla Faccia e altri) e non mancano incursioni in territori linguistici diversi (D’isco Deo, in sardo, ad esempio). In tutto questo, i brani che definiscono in maniera più precisa lo stile del progetto sono i migliori (Morte a CreditoLa Nave Marcia e soprattutto l’assalto iniziale La Caduta, che si fregia pure del testo migliore).

Tutto sommato Karim Qqru è riuscito a ritagliarsi uno spazietto per esprimere quella sfrontatezza che ritmicamente pervade il suo contributo negli Zen Circus ormai da parecchi anni. Il disco non ha una direzione precisa e può non piacere per questo, ma è altresì vero che, una volta decontestualizzati i singoli brani, si può anche parlare di un lavoro interessante, diverso, probabilmente l’unica maniera in cui un personaggio di questo calibro poteva realizzare la sua idea di musica solista. A noi di The Webzine è piaciuto, su questo non c’è dubbio.

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Fotoreport a cura di LaMyrtha






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Fotoreport a cura di LaMyrtha






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ASCOLTA L’ANTEPRIMA SU ROCKERILLA -> http://www.rockerilla.com/?p=10559

Esce venerdì 22 febbraio per Dischi Soviet Studio il primo album ufficiale di Limone, alter ego del cantautore che si cela dietro questo nome. Un disco magico, onirico e a tratti naif fatto di piccole storie in equilibrio tra il miglior cantautorato italiano ed una elettronica delicata e raffinata.

Spazio tempo e circostanze” è il primo disco solista di Limone, un frutto nato e maturato dopo un percorso artistico variegato, sempre contraddistinto da un costante e sottile filo conduttore: la sensibilità dell’autore espressa in note. Provenienza Nordest, territorio che non si presta particolarmente alla crescita dei limoni ma che, proprio per ciò, rende la loro sporadica presenza un fatto ancora più singolare. Il background musicale affonda le radici nel rock, nelle vesti di cantante, chitarrista e compositore in diverse band del suo territorio. Fino a che il non ancora Limone intraprende la strada dell’autoproduzione (che ancora oggi non ha abbandonato): copiose registrazioni casalinghe, che altra funzione non hanno se non rispondere alla sola ed insopprimibile esigenza di dare forma musicale a pensieri e sensazioni sul mondo circostante. A questo punto appare (quasi) spiegato il senso del titolo del primo lavoro solista in uscita il 22 febbraio 2013: “Spazio tempo e circostanze”. Macro-tematiche in mini-squarci, dipinti con un personalissimo approccio ironico che, nel corso degli anni, accompagna un percorso interno vissuto con profondità e, quasi un non-senso, leggerezza. La completa maturazione del frutto avviene nel 2011, da qui il battesimo di Limone.

Faccio un po’ di fatica ad autodefinire il mio disco – dichiara Limone -. Sono un artista dalla penna lenta, scrivo quando mi pare, ma mai più di tre canzoni l’anno. Ogni brano è molto meditato sia sotto il profilo contenutistico sia sotto il profilo della sonorità delle parole. Un lavoro di studio lento e credo divertente per affrontare 10 tematiche diverse con uno stile omogeneo. Per favorire la chiarezza, nel retro della copertina ho evidenziato a chi è rivolta ogni singola canzone.”

L’uscita del disco sarà accompagnata dal primo singolo “Aperitivo ?”, rivolto per l’appunto “a chi vive per l’aperitivo”.

SUL WEB: www.limonemusic.com – www.facebook.com/Limonemusic 
UFFICIO STAMPA: Libellula – press@libellulamusic.it

MANAGEMENT: Dischi Soviet Studio – dischisovietstudio@gmail.com


 

BIOGRAFIA LIMONE

Limone, chi è Limone? Limone è un frutto, nato e maturato dopo un percorso artistico articolato e fatto di esperienze in diverse band di estrazione rock. Abbandonati questi progetti, Limone inizia a seguire la strada dell’autoproduzione con copiose registrazioni casalinghe, che altra funzione non hanno se non rispondere alla sola ed insopprimibile esigenza di dare forma musicale a pensieri e sensazioni sul mondo circostante. Dopo alcuni anni dedicati a questo lungo lavoro di pre-produzione, nel 2011 il progetto di Limone prende forma ufficialmente ed il cantautore si avvicina all’etichetta padovana Dischi Soviet Studio. Nello stesso anno comincia anche l’attività live, che ad ogni appuntamento ripropone la particolare alchimia tra l’intimità del pezzo elaborato, limato, “vissuto” tra le mura di casa, e la sua condivisione con il pubblico. Spunti e pensieri presentati con sonorità leggere ed una pungente ironia. Nel progetto di Limone sono coinvolti due musicisti, lo stesso Limone al piano, alle chitarre e alla voce ed il bassista, cantante e chitarrista Federico Pigato. Oltre a loro sul palco un lettore di giornale, accomodato tra il piano e l’amplificatore, intento ad approfondire articoli di cronaca (o sport? O economia?) comodamente seduto su una poltrona, rischiarato dalla luce di una abat jour: il set di Limone si presenta molto “domestico” e le sue esibizioni si rivelano sempre un affare tra pochi, o molti, intimi. Lasciatevi invitare anche voi: nonostante si presenti come un “salotto”, non c’è niente di esclusivo. Il primo disco ufficiale di Limone “Spazio tempo e circostanze” esce il22 febbraio 2013 per Dischi Soviet Studio con distribuzione Audioglobe.


LIBELLULA MUSIC * Via Carducci 76 – 14100 Asti

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The Webzine Suggests #47

15/02/2013 – LOS STRAITJACKETS MEETS BIG SANDY @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
15/02/2013 – AZURE BLUE @ ZUNI, Ferrara
15/02/2013 – NEGRITA @ GRAN TEATRO GEOX, Padova
15/02/2013 – LINEA 77 @ TPO, Bologna
15/02/2013 – ORNAMENTS @ TETRIS, Trieste
15/02/2013 – DARKSTAR @ LA SCUDERIA, Bologna
16/02/2013 – ZEUS! e OKAPI @ SENZA FILTRO, Bologna
16/02/2013 – SHANTEL @ ESTRAGON, Bologna
16/02/2013 – KARIBEAN @ COVO CLUB, Bologna
16/02/2013 – RED WORMS’ FARM @ PATCHANKA, Ferrara
16/02/2013 – GONZALES e SMALL JACKETS @ TETRIS, Trieste
16/02/2013 – TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
16/02/2013 – ZZZ e LUSH RIMBAUD @ VILLA ZAMBONI, Valeggio sul Mincio (VR)
17/02/2013 – LOCH LOMOND @ ZUNI, Ferrara
17/02/2013 – DIMARTINO @ LA MELA DI NEWTON, Padova
18/02/2013 – SIGUR ROS @ PALA ARREX, Jesolo (VE)
19/02/2013 – KORPIKLAANI @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
21/02/2013 – MACH PROJECT @ ZUNI, Ferrara
22/02/2013 – METZ @ FREAKOUT CLUB, Bologna
22/02/2013 – PLAN DE FUGA @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
22/02/2013 – KAP BAMBINO @ COVO CLUB, Bologna
22/02/2013 – NOBRAINO @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
23/02/2013 – MYSPACE INVADERS e JUNKIE DADDIES @ TETRIS, Trieste
23/02/2013 – CRYSTAL CASTLES @ ESTRAGON, Bologna
23/02/2013 – BRUCE FOXTON @ COVO CLUB, Bologna
23/02/2013 – JONAS DAVID @ LA MELA DI NEWTON, Padova
23/02/2013 – ALESSANDRO GRAZIAN @ ZONA ROVERI, Bologna
23/02/2013 – THE CRAZY CRAZY WORLD OF MR. RUBIK @ SPAZIO ARCADIA, Schio (VI)
24/02/2013 – SACRI CUORI @ ZUNI, Ferrara
27/02/2013 – LO STATO SOCIALE @ STREAMING OUT, Radio Sherwood, Padova
28/02/2013 – NOLATZCO @ CAPPELLO PUB, Thiene (VI)
28/02/2013 – RIOT! (ZUNI NEW JAZZ AND NEW MUSIC) @ ZUNI, Ferrara

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Recensione a cura di ANDREA MARIGO
ETICHETTA: Atlantic
GENERE: Indie pop, alt-pop

TRACKLIST:
Acts of Man
Backyard Skulls
Holy
The Woodpile
Late March, Death March
December’s Traditions
Housing (In)
Dead Now
State Hospital
Nitrous Gas
Housing (Out)
Oil Slick

Bisogna fare un po’ d’attenzione a quando si parla di Frightened Rabbit perché si rischia di confondersi con due band diverse. Gli scozzesi da Selkirk che sono usciti col bellissimo Sing the Greys del 2006, e gli scozzesi da Selkirk che dopo un bel secondo disco hanno fatto un passo falso tradendo le radici folk per strizzare l’occhio al mainstream in The Winter of Mixed Drinks. Sono gli stessi, evidentemente, ma l’anima della band è, in un certo senso, cambiata così tanto da renderli una sorta di caso di band indie bipolare. Partiti, difatti, da un estremamente interessante alt pop che sembrava quasi fondere Bob Dylan, Wilco e Decemberists, si è finiti ai cori da stadio alla Coldplay su una base che attinge dai peggiori Grizzly Bear (che anche nei momenti peggiori sono migliori di questi Frightened Rabbit, e questo anche perché i Grizzly Bear sono una gran band ma non solo…), sfruttando il trucchetto del sedile eiettabile per cacciare fuori dall’abitacolo tutte le buone influenze folk prendendo solo le più ovvie, sterili, inutili manifestazioni dell’indie pop moderno. Inutile, intendiamoci bene, significa che passa su MTV nei programmi fintamente “underground” o cose del genere.
Dopo questo inizio di pulsante cattiveria, un po’ di serenità è doverosa, perché delle dodici tracce che questo disco contengono ce ne sono almeno una metà che nella loro orecchiabilità tracciano un percorso, non tanto nuovo ma comunque diverso e omogeneo, in grado di dare credibilità al corso più recente dei cinque. Le prime tre, poi “State Hospital” e “Dead Now”, materialmente, sorreggono l’intero Pedestrian Verse che, a questo punto, non è poi così brutto: è ben suonato, ben composto, ben prodotto, si fregia anche di qualche singolo piuttosto ben vendibile, e non fa neanche così schifo rispetto a tante menate indie degli ultimi anni, Animal Collective in primis, che però hanno fatto qualche ottimo disco tra cui Here Comes the Indian. Se poi lo vogliamo definire diversamente e lo definiamo alternative e allora non fa neanche così schifo rispetto a tante menate alternative degli ultimi anni, tipo i Band of Horses, che hanno fatto tanta bella roba e non sono per niente uno schifo, ma il paragone regge comunque perché dopotutto i Frightened Rabbit non sono da meno. Tutto sommato la colpa di questa band è quella di aver preso una direzione tanto diversa da quella iniziale e tutti gli ascoltatori di musica più intelligenti sanno bene che criticare un progetto per questo è da stronzi, stupidi e, tendenzialmente, da hipster, dunque su The Webzine tendiamo a considerarla una bella cosa, perché tutto sommato dimostra se i musicisti, detta in maniera molto elementare, “ce sanno fà”. E questi ci sanno fare. Per cui andremo a sfogare tutta questa rabbia repressa contro il plotone di centinaia di rocker traditori della patria che si buttano sulla dubstep improvvisamente e senza preavviso, perché quello è un passaggio davvero insensato. Bel disco.

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Big Fish lavora un po’ con chiunque in Italia, spesso gente mediocre (Mondo Marcio, Vacca, Entics) o che è diventata mediocre (Fabri Fibra, Ensi, Emis Killa). Morgan è finito da tempo, ammettendo a X Factor che le critiche iper moraliste seguite alla sua dichiarazione di dipendenza da crack prima della partecipazione a Sanremo qualche anno fa “l’hanno spento”. Insieme, dunque, per motivi non ben spiegabili ma che riescono a tirare fuori del buono da entrambi.
Partiamo da un paio di presupposti.
La musica italiana di solito fa cagare (Emma Marrone e i Modà ne sono, per forza, l’esempio, ma anche le ultime perle di Jovanotti, i sopracitati rapper e molto altro). La musica elettronica italiana di solito fa cagare (gli Eiffel 65, si, simpatici, ma vaffanculo se pensi che quella sia musica o anche solo che sia europop fatto bene), specie se un artista che non ha mai cagato il genere si mette a farla costretto ad usare il vocoder. La dubstep fatta dagli italiani di solito fa cagare. I rapper che rivendicano di fare una cosa “nuova” se mischiano hip hop e dubstep (definita “techno” impropriamente) di solito fanno cagare. Big Fish ha fatto anche basi di merda, Morgan ha fatto anche canzoni di merda, ma in questa canzone insieme non si capisce bene cosa siano riusciti a fare. Testo impalpabilmente mediocre, ma che tenta di comunicare qualcosa, riuscendoci recapitando messaggio non ben contestualizzabili attorno al personaggio che ha scritto le medesime cose. “Dentro di me il peccato non c’è”, dice Morgan, e tant’è. Il tentativo di aggiornamento di un artista come Morgan, di ispirazione classica o perlomeno “vecchia”, risulta piacevole, per nulla scontato, anche per l’effetto “l’elettronica ormai la fanno tutti, ma Morgan, con questa elettronica, che cazzo c’entra?”. La sua voce effettata, si era già sentita, dunque non stona troppo. Il testo è carino, va analizzato a dovere, diventa un suo viaggio interiore o una dimostrazione di voler lottare contro l’inazione (“io faccio”, nel senso che “io produco”, “io che sono artista creo”, o forse “mi faccio”, o forse “io esisto”, in ogni caso è presente, vivo e condivide pensieri, cosa che Marco Mengoni, pur essendo stato un suo pupillo, inizialmente, con i suoi testi NON SAPEVA e NON SA, se esiste ancora, fare).

Questo brano è, in definitiva, una pugnalata alle spalle, musicalmente. Ti fa capire come le mode abbiano sempre un ruolo determinante nella svolta di ogni artista, che voglia esso salire alle stelle, riconfermarsi una star, o semplicemente risorgere dalle sue ceneri. L’elettronica è la moda di questi tempi e Tensione Evolutiva di Jovanotti è talmente tanto passata in radio che ne abbiamo due coglioni così, tanto da dire “Morgan e Big Fish, il pezzo è bello, non sarà un capolavoro, ma se sentissimo solo questo in radio varrebbe ancora la pena avere un autoradio senza penna USB”.
Passabile tentativo di rinnovamento.

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ETICHETTA: Born & Bred
GENERE: Punk rock celtico

TRACKLIST:
1. The Boys Are Back
2. Prisoner’s Song
3. Rose Tattoo
4. Burn
5. Jimmy Collins’ Wake
6. The Season’s Upon Us
7. The Battle Rages On
8. Don’t Tear Us Apart
9. My Hero
10. Out On The Town
11. Out of Our Heads
12. End of the Night

I Dropkick Murphy sono ormai da diciassette anni il marchio più riconosciuto e apprezzato del cosiddetto celtic punk, fusione del vecchio punk veloce tutto power-chords e la musica irlandese di stampo celtico. Ricordiamo che, però, sono americani. “Signed and Sealed In Blood” è addirittura il loro ottavo disco, nonché ottavo capitolo di una saga sempre perfettamente coerente, tassello per tassello, che dimostra come si possa far ballare e pogare la gente anche con cornamuse, fisarmoniche, organetti e altri amenicoli oltre ovviamente ad una sezione ritmica bella tirata. Dodici tracce una più veloce dell’altra, tutte adeguatissime a saltare, anche nei momenti più tranquilli, qui rappresentati da “Rose Tattoo” e “Out On The Town”, che in realtà però sono anche i brani più noiosi, mentre ci pensano le rapide, graffianti e calorose istantanee di vero punk rock celtico, “Prison’s Song”, “The Battle Rages On” e “Burn” a farci ricordare chi sono i Dropkick Murphys. Poco da dire a riguardo, l’album è di sicuro divertente, di nuovo in linea con la loro produzione che dagli inizi a oggi si è evoluta poco o niente, ma dentro un genere che di evoluzione non vuole neanche sentir parlare. Un’uscita imprescindibile per chi considera la musica un diversivo per passare il tempo tra amici, con una birra, magari ballando e sparando cazzate. Dropkick Murphys tutta la vita.

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ETICHETTA: Atlantic Records
GENERE: Rock, pop, shoegaze

TRACKLIST:
1. This Ladder Is Ours
2. Cholla
3. Tendons
4. Little Blimp
5. Bats
6. Silent Treatment
7. Maw Maw Song
8. Forest Serenade
9. The Leopard & The Lung
10.The Hurdle
11.The Turnaround

Voto 3/5

Io mi impegno a non partire prevenuto quando mi accorgo che una band passa da unʼ indipendente ad una major. Mi impegno anche stavolta, con sti Joy Formidable che avevano fatto un bel dischetto, e mi riferisco al primo, non al secondo che è uguale al primo con lʼ aggiunta di qualche brano ed in generale una ri-registrazione dei brani con una qualità migliore.
Mi impegno; e allora se questo The Walfʼs Law parte bene con This Ladder Is Ours e Cholla, brani che comunque ricalcano la formula già consolidata dei vecchi lavori, come succederà in Forest Serenade, The Leopard & The Lungs e in The Hurdle, subisce un calo arrivati a Tendons e Little Blimp dove appaiono dei suoni di chitarra tipo synth che non dicono nulla. In Bats si ritorna fedeli al vecchio corso, Maw Maw Song invece tenta di variare percorso, convincendomi del proverbio “mai lasciare la strada vecchia per la nuova”. Unico “esperimento” positivo lo si trova nellʼ acustica Silent Treatment. Chiude lʼopera lʼ agrodolce The Turnaround con tratti quasi epici nel ritornello, anche se la vera chiusura dellʼ opera è la crescente title track nascosta, singolo uscito lo scorso agosto per annunciare la futura uscita.
Il nuovo disco dei Joy Formidable quindi, non offre nulla di nuovo rispetto al passato e dove ci prova, non si ottiene il risultato sperato, con degli alti e bassi che si muovono per tutto lʼ album senza mostrare una direzione decisa. Questo dispiace perchè la band aveva fatto presagire che i presupposti per poter fare passi avanti cʼerano. In ogni caso ci si ritrova nelle mani un disco orecchiabile, dal linguaggio rock ma dal suono pop, che arriva ad un livello standard che andrà benissimo per le radio nei prossimi sei mesi e poi un saluto. E un vaffanculo anche alle major.

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01/02/2013 – THE MOOR e ARMONIGHT @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
01/02/2013 – SPLATTERPINK @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
01/02/2013 – BIANCO @ HOME ROCK BAR, Treviso
02/02/2013 – BIACNO @ TPO, Bologna
02/02/2013 – IL PAN DEL DIAVOLO @ STUDIO 2, Vigonovo (VE)
02/02/2013 – MEG e COLAPESCE @ ESTRAGON, Bologna
02/02/2013 – PLATONICK DIVE @ TETRIS, Trieste
08/02/2013 – KING OF THE OPERA @ TETRIS, Trieste
08/02/2013 – VINCENZO SCORZA IN “PSYCHOSTASIA” @ SENZA FILTRO, Bologna
08/02/2013 – THE SOFT PACK @ IL COVO, Bologna
08/02/2013 – GIORGIO CANALI & I ROSSOFUOCO @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
08/02/2013 – FUZZ ORCHESTRA @ BOLOGNESI, Ferrara
09/02/2013 – PIOTTA @ ESTRAGON, Bologna
09/02/2013 – THE SOFT PACK @ LOOOP, Padova
09/02/2013 – SWEET SWEET MOON @ LA MELA DI NEWTON, Padova
09/02/2013 – 69 EYES @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
10/02/2013 – THE TELESCOPES @ ZUNI, Ferrara
14/02/2013 – MONO @ FREAKOUT CLUB, Bologna
14/02/2013 – THE JON SPENCER BLUES EXPLOSION @ CLUB BENTIVOGLIO, Bologna
15/02/2013 – DARKSTAR @ CLUB BENTIVOGLIO, Bologna
15/02/2013 – AZURE BLUE @ ZUNI, Ferrara
15/02/2013 – NEGRITA @ GRAN TEATRO GEOX, Padova
15/02/2013 – LINEA 77 @ TPO, Bologna
15/02/2013 – ORNAMENTS @ TETRIS, Trieste
15/02/2013 – DARKSTAR @ LA SCUDERIA, Bologna

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