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Archive for the ‘ARTISTA: Wild Beasts’ Category

ETICHETTA: Domino
GENERE: Indie pop, synth-pop

TRACKLIST:
1. Lion’s Share
2. Bed of Nails
3. Deeper
4. Loop The Loop
5. Plaything
6. Invisible
7. Albatross
8. Reach a Bit Further
9. Burning
10. End Come Too Soon

Destrutturare un impianto costruito e istituito con la delicatezza di uno scultore di cristalli non è certo un lavoro semplice. Soprattutto se era davvero fatto di cristallo.
Essenzialmente, ascoltare Smother significa trovarsi di fronte all’involuzione decisiva nella carriera di una band che ha fatto del pop un terreno da esplorare in maniera visionaria ed estetica. Abbandonandosi alle più caustiche delle scosse metaboliche, procedimenti che si intersecano tra loro senza volerlo creando un intreccio di art, synth e alternative pop come da tempo non se ne sentiva. Sempre con le dovute riserve.

Smiths & co. avevano lasciato un segno incancellabile nelle uscite discografiche precedenti, ma i Wild Beasts hanno pensato bene di mandare prematuramente in pensione le chitarre graffianti e tipicamente indie che hanno sempre caratterizzato il lato grintoso e vivace del loro sound, per trarre in inganno l’ascoltatore più mediocre con un impianto più melenso e pop, accelerando la rincorsa agli ingredienti che mantengono, salde, le redini delle classifiche sempre più spopolate. Ma scostando la porta socchiusa che cela la verità, si scopre che non è così: Smother è tutt’altro che commerciale, e svela scintillanti soluzioni romantic pop che protendono i propri fasci neuronali verso un rock energetico ma privo dei suoi aspetti più visibili. Mancano distorsioni possenti, componenti esageratamente ballerine, stereotipi indie e cantati da gorgheggiare come forsennati nelle popolari fashion disco da post-live degli ultimi anni: rimane il forte senso di evocazione e riflessione emanato dagli strumenti più particolari inseriti in questo lavoro, partendo dal glockenspiel per finire con il dulcimer e le pulsazioni elettroniche più intimistiche. Più art di così, non troverete granché.

Con perle di alt pop come “Albatross”, soporifera quanto seducente, e “Deeper”, rimasuglio di vecchie prostrazioni Talking Heads ma rigiocata in un ambito più moderno e radioheadiano, non si può certo parlare di dietrofront. Il passo in avanti c’è stato, forse con una falcata troppo poco ampia, ma si parla pur sempre di un disco di grande qualità. Maturo e completo.
Prova del nove al prossimo turno.

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