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Archive for dicembre 2011

Fotoreport a cura di LaMyrtha

Le foto sono state scattate all’evento Antimacchina Release Party al Pop Corn Club di Marghera (Venezia) il 23 dicembre 2011.





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Recensione di ANDREA MARIGO
ETICHETTA: Go Down Records, Epic and Fantasy
GENERE: Rock, alternative

TRACKLIST:
1. Camilla’s Theme
2. Il Giorno dell’Assenza
3. Dune
4. Bulletto
5. Mata Hari
6. Il Sesso delle Ciliegie
7. Mancubus
8. *acqua
9. Messalina: la Terza
10. *trombetta
11. Consigli d’un Bruco
12. I Cieli di Munch
13. Honey

Voto: 3/5

La band veneta con Il Giorno dellʼAssenza arriva al quarto lavoro.
Iniziamo con il dire che questo disco è un gran passo in avanti per i Love In Elevator.
Primo: Anna Carazzai sʼè decisa a cantare (anche) in italiano. Secondo: la struttura dei pezzi è molto ricercata ma allo stesso tempo riesce ad essere diretta arrivando a creare una botta di suono che poche band riescono a fare.
Rallegriamoci quindi, abbiamo un altro buon disco italiano da ascoltare e possiamo sperare che lʼunderground made in Italy sia sempre più di valore.

Poco importa se i testi vogliono dire tutto o niente, poco importa se molte parole sono prese dai Verdena, poco importa se anche qualche passaggio musicale, ricorda la band dei fratelli Ferrari.
I Love In Elevator riescono a mischiare una rabbia furiosa dal tocco grunge che si sposta verso lo shoegaze delle migliori band nord europee, “Mancubus”, “Dune”, questʼultima una cavalcata da paura.
Furiosa è “I Cieli di Munch”, dolcissime sono “Camilla’s Theme” e “Honey”.
Semplici ma più che discreti, i due brani scelti come singoli, “Mata Hari” e “Il Giorno dell’Assenza”, con cambi di ritmica, chitarre graffianti e melodiche e la voce mai così bella di Anna.
Rabbia, furia, punk, marcio, dolore, emozione, dolcezza, disperazione, calma.
Il giorno e la notte.
Un trip.
Montagne russe.

Spaccano di brutto i veneziani in questo disco, non sempre riescono a tenere alti tutti i brani, nel senso che qualcuno si perde nellʼinsieme, ma il tiro non cala mai e la voce è una colonna portante.
Aspettiamo il prossimo disco per vedere se i LIE vanno avanti o tornano indietro.
Intanto siamo a buon punto.

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Fotoreport a cura di Alessia Ally Villa



Il progetto Rezophonic comprende tantissimi musicisti tra cui:
Mario Riso, William Nicastro, Olly (The Fire, Shandon), Cristina Scabbia (Lacuna Coil), Marco Cocci (Malfunk), G.L. Perotti (Extrema), Maus (Lacuna Coil), Max Zanotti – Marco Trentacoste (Deasonika), G. Battaglion (Movida), DJ Aladyn, Jan Galliani – Lella (Settevite), Stef Burns, Tommy Massara (Extrema), Mana (Folder), Emo & Nitto (Linea 77), Roy Paci, Dj Jad, Bastard Sons of Dioniso, Eva (Prozac +), Pablo Von Roitberg, Morgan – Andy – Livio Magnini (Bluvertigo), Sasha Torrisi, Roberta Sammarelli (Verdena), Caparezza, Fabio Mittino, Giuliano Sangiorgi – Andrea Mariano – Danilo Tasco (Negramaro), Maurizio Solieri, Stefano Brandoni, Marco “Garrincha” Castellani (Octopus), Cesare Petricich – Pau (Negrita), Omar Pedrini, Nikki, Diego Mancino, Alessandro Ranzani – Ivan Lodini – Silvio Franco – Giovanni Frigo (Movida), Max Brigante, FFD, Joxemi (Ska-P), Micky (No Relax), Ringo, Alteria, Sem – Roberto Broggi (Guilty Method), Michele Albè (Piks), Pier Gonella (Labyrinth), Patrick Djivas (P.F.M.), Andrea “Trix” Tripodi (Eggs), Fefo Forconi, Ugo Nativi, Enrico Amendola, Pino Scotto, Francesco Sarcina (Le Vibrazioni), L’Aura, Saturnino, Fausto Cogliati, David Moretti (Karma), Steve Angartal Larsen, Coppolino, Madaski, N.A.M.B., Davide Tomat ecc.

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ETICHETTA: Black Fading Records, New Model Label
GENERE: Hard rock

TRACKLIST:
1. Out-4-Dinner (Intro)
2. Aperiti”ve”
3. I Can’t Stand It
4. Keep Screaming (feat. Ginevra Casali)
5. Listen to Me
6. Treat U Bad
7. One Day
8. Never Trust a Woman
9. Vodka & Lime
10. Believe
11. Prelude To… (feat. Beppe Cantarelli, Luciano Girardengo, Georgeanne Kalweit)
12. Something to Kill the Pain
13. Sammy’s Backyard (feat. Beppe Cantarelli, Luciano Girardengo)
14. Back-4-Breakfast (Outro)

Non è questione di gusti: è lampante come alcuni generi (hard rock, metal, grunge, punk) abbiano visto percorse e ripercorse tutte le possibilità di evoluzione immaginabili ormai da un decennio abbondante. Altrettanto evidente è che chiunque ancora provi a battere quelle strade possa da un lato beneficiare di un numero considerevole di fanatici del genere scelto, e dall’altro debba combattere per non finire affossato nel baratro dei copioni e dei nemici dell’originalità, giustamente disprezzati dalla critica di mezzo mondo. Come in tanti altri filoni artistici, anche fuori dalla musica, a dare respiro a questi tuguri polverosi sono le retroguardie: pensate a quanto hanno annoiato gli AC/DC e tutti i loro cloni (Airbourne in particolare), mentre dietro le quinte imitatori e affezionati di vario genere dicono la loro perseguitando la scena con la loro personale interpretazione degli stilemi ormai triti e ritriti dei propri beniamini.
L’hard rock più tamarro dei Bi-Polar Sluts, tendenzialmente rivolto a quella scena americana che negli ultimi anni si è purtroppo contaminata sempre più spesso di metal ed emocore, spesso con lo squallore dello screamo più inadeguato a fare da confine tra i due, cerca invece nell’emulazione un senso di riscossa, andando a tastoni nel vuoto nel tentativo di emergere dallo stuolo di copie di copie per proporre qualcosa che sia anche lontanamente originale, ma comunque caratteristico, innovativo. Il risultato non possiede certo in toto questi requisiti, ma è uno squisito e pregiato lavoro di cattiveria preconfezionata, riff taglienti, super-incisivi e mai troppo temperati, con distorti a palla e una batteria supermartellante. Lo si chiamerebbe volentieri un party album, ma poi sembrerebbe musica demenziale, e non stiamo parlando di questo. “Keep Screaming” e “I Can’t Stand It”, pur in una innegabile frenesia metallica che sembra forzare sullo stesso stage primi Maiden e Motorhead, sono i due gioiellini del disco, o quantomeno se ne prevede la fruizione anche fisica che la gente può farne ai loro concerti. In poche parole, un po’ di sacrosanto pogo. Il livello del disco è sicuramente buono, con un senso della misura che li priva degli eccessi più roboanti di certe band troppo sensazionali degli ultimi anni, ma che li proietta verso un ricettacolo di pubblico più USA-oriented, o comunque in zone più abituate a sonorità di questo tipo (l’Europa dell’Est, l’Australia, il Giappone). Unici momenti che tendono a far zoppicare il tutto sono le ballad, in particolare “Something to Kill The Pain”, canzoni sicuramente ben composte e con una progressione studiata e ben incastonata all’interno dell’album nella sua interezza, ma che fondono l’hard rock più commerciale dei Darkness con la mellifluità di certi singoloni post-grunge di band come 3 Doors Down e Staind, privandole di quell’impatto raggiante e veemente che tutto il resto di questo lavoro possiede.

Collocati nel posto giusto, registrati e prodotti con la giusta “pacca”, possono davvero sfondare. Peccato non possano farlo in Italia, perché saprebbero, a piccole dosi, ravvivare una scena morta e sepolta che in Italia ha sempre faticato ad affermarsi. Bel lavoro.

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Manowar – Anthology

Non solo i Rammstein amano fare video quasi gay 

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Freddie Gage – All My Friends Are Dead

Niente latte versato, qui si piange sul disco inciso

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Fotoreport a cura di Alessia Ally Villa



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Non sono i belli. Non sono i più amati. Non sono i nostri preferiti di quest’anno.
Questi sono “dei dischi italiani che ci sono piaciuti” e nulla più. Vogliatene gradire.

BRUNORI SAS – VOL. 2
VERDENA – WOW
GAZEBO PENGUINS – LEGNA
THE DEATH OF ANNA KARINA – LACRIMA PANTERA
MARIPOSA – SEMMAI SEMIPLAY
VALERY LARBAUD – IL TERZO PRINCIPIO DELLA DINAMICA
VENUS IN FURS – SIAMO PUR SEMPRE ANIMALI
CYBER SOCIETY – THE VISIBLE SPECTRUM
PANE – ORSA MAGGIORE
GIORGIO BARBAROTTA – SNODO
DON TURBOLENTO – ATTACK
ES – TUTTI CONTRO TUTTI…PORTIERE VOLANTE
N.A.N.O. – I RACCONTI DELL’AMORE MALVAGIO
ANNIE HALL – ANNIES
SMART COPS – PER PROTEGGERE E SERVIRE
ZEN CIRCUS – NATI PER SUBIRE
AMYCANBE – MOUNTAIN WHALES
CAPAREZZA – IL SOGNO ERETICO
CESARE BASILE – SETTE PIETRE PER TENERE IL DIAVOLO A BADA
FAST ANIMALS AND SLOW KIDS – CAVALLI

E un po’ di video a caso. Non i più belli, non i più amati, non i più qualcosa. Video e basta. Per capire una sola cosa: il 2011 ci è piaciuto, ma relativamente.




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Sherwood Singers – Something Special

Il giorno dopo sono stati assunti dalla Fox per una serie americana che è stata comunque un flop

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Wally Whyton – It’s Me, Mum!

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Fotoreport a cura di Alessia Ally Villa

casino royale

après la classe

mario riso

pfm (di cioccio)

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RECENSIONE DI GIACOMO “JACK” CASILE
ETICHETTA: Autoproduzione
GENERE: Alternative Rock

TRACKLIST:
1. New York Isn’t Cool Anymore
2. Ai Piedi di Lei
3. Cara Desy
4. Tutto Cambia
5. Isterico (Hai 1000 Modi) – PART 1
6. Isterico (Hai 1000 Modi) – PART 2
7. E’ Ora di Uscire
8. Non E’ Importante
9. Slow
10. Oppio
11. Siete Fatti per Applaudire l’Ovvio
12. Devo Metter Via la Fretta
13. E’ Finita l’Era delle Ragazzine
14. No
15. Londra non Esiste

I Re-verbero sono un trio padovano alternative rock nato nel 2006 per volontà di Andrea Marigo (voce e chitarra), Alberto Lunardi (batteria) e Guido Scapoli (basso). Dopo aver compiuto i primi passi nella scena underground italica con il demo “Salva Quel Che Puoi” del 2008 e il successivo mini album “E’ Finita l’Era delle Ragazzine” del 2009, la band giunge finalmente al fatidico primo full-lenght dal titolo “No”. La musica proposta da questi ragazzi ricorda moltissimo quella dei nostrani Verdena, soprattutto per quanto riguarda la voce e i testi; però all’ascolto di questo “No” si intuisce il desiderio di voler sperimentare e far evolvere il progetto per raggiungere uno stile più personale. Elemento che sin da subito colpisce è la produzione; ho trovato molto interessante l’idea del gruppo di optare per un sonoro ruvido e poco curato, da ripresa live, per poi arricchirlo qua e là con synth atmosferici. In un mare di iper-produzioni scintillanti e curatissime, questa dei Re-verbero risulta una scelta coraggiosa e gradita anche perchè riuscita bene. Per quanto riguarda la tracklist invece se da una parte si possono notare interessanti esperimenti sonori come nelle atmosferiche “Tutto cambia” e “No” dall’altra assistiamo ad episodi piuttosto derivativi o poco incisivi come “Cara Desy” e “Siete fatti per applaudire l’ovvio”.
In alcuni dei momenti più duri la band dimostra buone potenzialità; infatti, il garage rock ad alto voltaggio di “New York Isn’t Cool Anymore”, lo stoner di “E’ Ora di Uscire” e “Londra non Esiste” risultano tra i brani più riusciti anche se l’ombra del già sentito aleggia su tutte queste canzoni. Con “Ai Piedi di Lei”, invece, il gruppo riesce a trovare un’ottima alchimia musicale; la traccia risulta la migliore del lotto e la più rappresentativa visto che miscela i vari tipi di sound presenti nel disco sfoggiando una struttura ben congeniata che va in crescendo. Canzoni come “Non è Importante” e “Devo Metter Via la Fretta” invece sono delle ballate malinconiche che ricalcano in toto sonorità alla Verdena. Per concludere possiamo dire che questo “No” è un’album per metà discreto grazie ad alcuni brani che presentano spunti interessanti, dall’altra metà invece ancora troppo impersonale e anonimo. Però considerando il fatto che la band è ancora molto giovane, si tratta di una prima prova sufficiente e ci si deve soffermare perlopiù sui lati positivi. C’è una discreta base su cui lavorare, spetta solo alla band migliorare di volta in volta sia dal punto di vista tecnico che dell’originalità.

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Alla Pugatjova – Superman: Every Night and Every Day

Neanche a Monster Truck. 

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Dopo uno straordinario disco d’esordio e più di cento concerti, uscirà a fine febbraio il nuovo disco de il disordine delle cose registrato in Islanda da Birgir Jon Birgsson nello studio di proprietà dei Sigur Ros.

Sul sito della band se ne può già ascoltare una splendida anteprima: “Autunno”. Per accedere allo streaming è sufficiente seguire una semplice procedura di iscrizione che permetterà di visualizzare tutti i contenuti speciali che la band pubblicherà di settimana in settimana da oggi fino all’uscita del disco.
www.ildisordinedellecose.it/consumiamo.php

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Recensione di GIACOMO “JACK” CASILE
ETICHETTA:  Tannen Records
GENERE: Pop rock

TRACKLIST:
1. Cowards
2. Do You Remember
3. Love Love Love
4. Fat Boys
5. Soldier of Love
6. There’s no Need to Complicate This Life, Everything is Gonna Be Alright
7. Fabienne
8. Confession
9. Your Picture
10. Around Here
11. The Goonies ‘r Good Enough

Ormai è dagli inizi degli anni zero che il mainstream musicale pone grande attenzione verso qualunque band proponga un revival rock a cavallo tra il garage e melodie di chiaro stampo brit pop. Tutto è iniziato grazie al successo ottenuto da band come The Strokes e Franz Ferdinand con i rispettivi dischi d’esordio. Da allora questa forma di indie rock è diventata tra le più inflazionate degli ultimi anni con migliaia di uscite discografiche tutte uguali e di una banalità incredibile. Ecco allora spuntare da ogni parte del mondo band che si cimentano nelle modaiole sonorità British; infatti, anche questo “Eleven” dei nostrani Home, qui alle prese con il terzo lavoro in studio, propone esattamente tutti gli stereotipi del genere. Tutti i brani presentano strutture abbastanza semplici e melodie easy listening che si rifanno ai vari The Hives, Arctic Monkeys, The Vines et similia. La produzione del disco è ottima e i musicisti dimostrano un buon bagaglio tecnico, ma le canzoni sono troppo poco personali. Ogni traccia riporta in mente qualcosa di già sentito e nessuna riesce a spiccare nel mucchio, però si tratta indubbiamente di motivetti costruiti bene che le nuove generazioni cresciute a pane e brit pop apprezzeranno. Io dalla mia posso dire solo che nell’ultimo decennio raramente abbiamo assistito a proposte musicali originali, ma questa specie di indie rock da classifica di anno in anno risulta sempre più fastidioso e banale poichè vengono riproposte sempre le solite melodie ormai vecchie come il cucco con la variante solo della produzione moderna. Visto che di questi ultimi tempi la moda è stata il revival, spero di cuore che ritornino alla ribalta le sonorità rabbiose degli anni 90, almeno così riascolteremo un pò di vera musica alternativa e indipendente.

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PROSSIME DATE
14 gennaio 2012 – SIDRO CLUB, Savignano sul Rubicone (FC)

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Wayne Newton – The Best of Wayne Newton


Bella raga, questo c’ha na faccia da disco però…

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Recensione di ANDREA MARIGO
ETICHETTA: Sub Pop/Bella Union
GENERE: Folk

TRACKLIST:
1. Montezuma
2. Bedouin Dress
3. Sim Sala Bim
4. Battery Kinzie
5. The Plains/Bitter Dancer
6. Helplessness Blues
7. The Cascades
8. Lorelai
9. Someone You’d Admire
10. The Shrine/An Argument
11. Blue Spotted Tail
12. Grown Ocean

VOTO: 3/5

Parliamo di un album che doveva uscire nel 2010.
Partiamo quindi dal presupposto che la band di Seattle, dopo lʼesordio omonimo del 2008, ha sofferto di ansia da prestazione, che ha costretto Robin Pecknold e soci a lavorare intensamente sui pezzi di questʼalbum, nel senso di fare-rifare-ripartiredazerorivalutarepreoccuparsi e partorire il disco per il pubblico lʼanno successivo. Ebbene, ascoltando questi dodici brani, bisogna dire che la paura di sbagliare non ha portato allʼerrore, ma ha contribuito a perfezionare le idee che evidentemente stavano alla base.
Tutte le tracce si muovono attorno al classico folk americano degli anni 2000, ma con rimandi agli anni ʼ60 e ʼ70: chitarre acustiche, batterie leggere, archi, mellotron, violini, atmosfere lisergiche, voci corali, questʼultime che rimandano al genio di Brian Wilson, soprattutto quello di “Smile”.
E questo non è un indizio da poco.
Il folk dei Fleet Foxes fa parte di quel ramo del folk solare, che sfiora il pop dei Sessanta.
Non cʼè nulla a che vedere con lʼ intimità malinconica di Bon Iver o del primo Iron and Wine, tranne qualche esempio come “Blue Spotted Tail”; lʼunico elemento in comune con i due songwriters, sono le camicie a quadri e le barbe lunghe.
In generale “Helplessness Blues” è un album che gode di unʼottima visione dʼinsieme, i brani sono ben amalgamati tra loro e rendono coerente lʼintera opera, dove emerge una distinta genuinità della band di Seattle.
A primo impatto manca un brano che spicca tra tutti, ma forse ciò è dovuto alla buona composizione di tutte le tracce.
Quindi a somme fatte, tranquilli Fleet Foxes, non avete bisogno della pillola blu.

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Christian Crusaders with Al Davis

Se questi conoscono la storia, e ne dubito, i crociati dovrebbero essere gli uomini; la donna quindi è Al Davis. Nome da jazzista, la musica del diavolo, suonata da una donna? La religione ha perso.

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Joyce

L’incontro tra la gemella bulgara di Arisa, Jocelyn Hattab e un parrucchiere, un fioraio e un oculista con manie persecutorie

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ETICHETTA: Ululati dall’Underground, New Model Label
GENERE: Folk

TRACKLIST:
1. Il Gallo Ha Fatto l’Uovo
2. La Poltrona
3. La Mia Rivoluzione
4. Portami Via
5. Ricomincia a Sognare
6. Se il Petrolio Fosse Olio
7. In Mezzo al Mare
8. Abramo/la Verità
9. Il Mutuo
10. Il Tuo Senso Critico
11. Pigro
12. L’Uomo Magnifico/Rideau Pour L’Homme Magnifique
13. Margherita, 1902

Il rigoglioso folk casereccio e ballerino dei Puntinespansione arriva come un fulmine a ciel sereno nel periodo d’oro dell’alternative rock aggressivo e iperdistorto. Dentro Trentenni Sofisticati, tutto sommato, ci sono quasi solo ballad, molto cariche ed energiche, potenzialmente molto valide, ma atterrate in maniera piuttosto grave da pesanti ostacoli come una produzione scarsa e una certa assenza di originalità. Di là della barricata, però, troviamo anche il divertimento cieco di momenti meno sterili e più dediti alla danza spensierata, non accecata dalla foga, molto diffusa anche tra gli inesperti della composizione e della scrittura, di “dire qualcosa”, di “essere impegnati”. Un modo diverso di approcciarsi a questo mondo meno malinconico che, essendo onesti, piace poco. Ciò che inchioda saldamente questo disco ad una concezione puramente italiana, nel senso attuale del termine, è comunque proprio questa semi-politicizzazione, una serietà nei testi che però si abbina male alla frenesia giocosa di una musica che tra Renzo Arbore e divertissement ancora più folkeggianti, si vedrebbe meglio accoppiata ad una qualche band demenziale. Come dire che Elio lo farebbe con più stile, anche se musicalmente non ci azzeccano niente con il loro prog fuori dai canoni. “Se il Petrolio Fosse Olio” è un esempio abbastanza alto, negli standard del disco, ma delude, come tanti altri pezzi (in particolare “La Poltrona”, “La Mia Rivoluzione” e “Il Mutuo”), nel tentativo di darsi un senso, inseguendo il cambiamento inaspettato e la virulenza più atipica, che però mai si concretizzano in qualcosa di veramente innovativo.

Lo sforzo è notevole, l’elaborazione c’è, manca una certa adattabilità al contesto, così come la complessità e la solennità che questa sorta di agrodolce richiederebbe. Come ogni progetto di questo calibro, però, ci sentiamo in dovere di attendere ulteriori sviluppi per capire se l’evoluzione può portare verso lidi più rosei e novità più aggraziate e geniali. Perché la carne al fuoco, ad essere sinceri, c’è.

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Dick Black and His Band – A Taste of Dick Black

Scrivendogli alla mail dickblack@blackdick.com mi ha spiegato che l’anagrafe ha invertito nome e cognome, ma per il resto è tutto autentico e non c’è nessuna malizia

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Maddy Genets et Son Ensemble

Ovvero Totò Riina, la nonna narcolettica di Totò Riina e Bigfoot trasformato in umano dal Dr. Jekyll; quella specie di organetto inoltre si chiama FRATELLI CRISTO (o almeno così sembra)

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ETICHETTA: Autoproduzione
GENERE: Cantautorato

TRACKLIST:
1. Spreco Spazio
2. Depurazione
3. Bangkok Blues
4. Memorie Underground
5. Forme Lese
6. Annullami
7. Capovolti
8. Gelo di Gola
9. Notte d’Inganni
10. Parlami del Mare
11. DogVille

Salvo Ruolo, tra le diverse alternative che la rosa dei giocatori in campo nella squadra del cantautorato italiano ci propone, è la scelta “concettuale”, quella dall’animo malinconico ma riflessivo, che può raccontarci storie di viaggio e di meditazione come Bob Dylan, ma anche come Robert Clark Seger, senza la banalità del nuovo esercito dei qualunquisti e con il giusto spessore sia musicalmente che letterariamente. E in lingua italiana, che non è poco.
Vivere Ci Stanca è un disco che tende all’eccesso, dilungandosi soverchiamente, ma solo dopo ripetuti ascolti di tutti e dodici i suoi bei capitoli se ne coglie quella splendida essenza che malcela anche una semplicità nei linguaggi, una certa orecchiabilità e una distensione nei toni che non è solo estensione, ma anche profondità. Accollandosi anche il rischio di osare. Geometrie sonore a parte, le atmosfere sono scure, nell’orbita del blues personalizzato di certe produzioni di Van Morrison, Johnny Cash e Neil Young, con tutte le venature folk del caso. Gli arrangiamenti sono però gonfiati, nell’ambito di una musica popolare che sia facilmente fruibile pur mantenendo una certa rilevanza, contenutisticamente parlando; a dare colore e tono partecipano anche influenze di stampo psichedelico, come il periodo sydbarrettiano dei Pink Floyd, le schizofrenie meno celebri dei Beatles (alcuni momenti di Magical Mystery Tour e Sgt. Pepper’s) e i novelli Flaming Lips. Ma i condimenti più tangibili vengono dal mondo elettrico, sempre blueseggiante ma con trattamenti americani molto tiepidi e roboanti, sostenuti nelle ritmiche e nel biascicare intrepido del “capobastone” di questo progetto (“Memorie Underground”, “Bangkok Blues”), spingendo l’acceleratore in maniera particolarmente evidente solo in “Depurazione”, mentre si frenano gli istinti più impulsivi della narrazione ferrettiana/godaniana (più concretamente visibile/udibile in “Spreco di Spazio” e nella title-track) in “Parlami del Mare”.

Il valore di questo progetto è già ampiamente percepibile, palpabile anche grazie ad una dinamicità molto corporea che ne tramuta l’indolenza nostalgica in una fisicità complessa e diretta, che raggiunge chiunque anche a pochi istanti dall’ingestione. Dandone anche per scontata l’ulteriore maturazione, non ci resta che darci ad una comoda attesa.
Se “vivere ci stanca”, ascoltare buona musica come questa non lo farà tanto facilmente.

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Orleans – Waking and Dreaming

Vi giuro due cose riguardo gli Orleans: uno di loro è Ligabue da giovane (indovinate quale); l’altra è che sono tutti sposati.

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Various Artists – My Pussy Belongs to Daddy

La parte macabra del puritanesimo cattolico. Le canzoni sono di artisti famosissimi del calibro di Faye Richmonde, Angelina, Miss Dee e Paul L. Peter. Le tette saranno di Angelina? 

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da domani si finisce l’anno con della buona musica. chi ci sta?

venerdi 16 dicembre 2011
A CLASSIC EDUCATION live @ GET COLOR, Mantova
AIM live @ MELTIN’ POP, Arona (NO)
AIRWAY live @ MOMA LOUNGE BAR, Santa Maria Capua Vetere (CE)
AUCAN live @ TPO, Bologna
BUD SPENCER BLUES EXPLOSION live @ CORALLO, Scandiano (RE)
BUGO live @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
CAPAREZZA live @ PALASPORT, Bassano del Grappa (VI)
DENTE live @ CIRCOLO DEGLI ARTISTI, Roma
DEKO live @ TETRIS, Trieste
EGOKID live @ LIO BAR, Brescia
EXTREMA, DOMINE, MYRATH, LUNAR EXPLOSION e KANI live @ UNIVERSE OF METAL FESTIVAL, Torri di Quartesolo (VI)
GIONATA MIRAI live @ CIRCOLO DELLE ARTI, Mariano Comense (CO)
GIORGIO CANALI & I ROSSOFUOCO live @ VOODOO ARCI CLUB, San Giuseppe di Comacchio (FE)
I CANI live @ OFF, Modena
IL GENIO live @ LA LOGGIA DEI PIRATI, Marigliano (NA)
IVANO FOSSATI live @ TEATRO ERMETE NOVELLI, Rimini
LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA live @ ZU BAR, Pescara
MASSIMO VOLUME in “LA CADUTA DI CASA USHER” live @ TEATRO BIAGI-D’ANTONA, Castelmaggiore (BO)
MEZZALA live @ PANENKA, Bologna
PAOLO BENVEGNU’ live @ APARTAMENTO HOFFMAN, Conegliano Veneto (TV)
PHINX live @ MOTTALIVE, Motta di Livenza (VE)
PINK HOLY DAYS live @ CARMEN TOWN, Brescia
PREMIATA FORNERIA MARCONI live @ LIVE CLUB, Trezzo sull’Adda (MI)
RASHOMON live @ I VIZI DEL PELLICANO, Fosdondo di Correggio (RE)
SILVER ROCKET e VERSAILLES live @ COVO CLUB, Bologna
THE MOONS live @ LO-FI, Milano
THE VILLAINS live @ LA CRUNA DELL’AGO, Battipaglia (SA)
THE ZEN CIRCUS e FAST ANIMALS AND SLOW KIDS live @ HIROSHIMA MON AMOUR, Torino
UOCHI TOKI live @ IS IT MY WORLD?, Prato

sabato 17 dicembre 2011
A CLASSIC EDUCATION live @ CENTRO DI PALMETTA, Terni
AIM live @ PUNTO D’INCONTRO ITALO CALVINO, Loano (SV)
AIRWAY live @ SUDTERRANEA CLUB, Napoli
AUCAN live @ HONKY TONKY, Seregno (MB)
BUGO live @ KAREMASKI, Arezzo
CAPAREZZA live @ PALAINDOOR, Ancona
DENTE live @ FLOG, Firenze
DURACEL e DELTAMETRINA live @ GARAGE CLUB, San Martino di Lupari (PD)
GIORGIO CANALI & I ROSSOFUOCO live @ THE CAGE THEATRE, Livorno
I CANI live @ BRONSON, Madonna dell’Albero (RA)
I SOLITI IDIOTI live @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
IL GENIO live @ GROOVE LIVE MUSIC PUB, Potenza Picena (MC)
MODENA CITY RAMBLERS live @ URBAN, Perugia
MODESELEKTOR live @ LINK, Bologna
PHINX live @ PALABASSANO, Bassano del Grappa (VI)
POLAR FOR THE MASSES live @ GIRADISCHI MUSIC BAR, Thiene (VI)
RASHOMON live @ MOLIN DE PORTEGNACH/SORGENTE 40, Trento
SICK TAMBURO live @ RISING LOVE, Roma
SKA-J live @ ESTRAGON, Bologna
SOWETO GOSPEL CHOIR live @ GRAN TEATRO GEOX, Padova
THE MOONS live @ ETNOBLOG, Trieste
THE VILLAINS live @ LND, Cellino Attanasio (TE)
VERDENA live @ CASA DELLA MUSICA, Napoli
VINICIO CAPOSSELA live @ Teatro Verdi, Firenze
ZEN CIRCUS live @ VINILE 45, Brescia

domenica 18 dicembre 2011
BACHI DA PIETRA live @ PANIC JAZZ CLUB, Marostica (VI)
GIONATA MIRAI live @ MAGNOLIA, Segrate (MI)
LUCA CARBONI live @ GRAN TEATRO GEOX, Padova
MARIA ANTONIETTA live @ CIRCOLO VARANASI, Montecastelli di Umbertide (PG)
MOTEL CONNECTION DJSET live @ TAURUS, Ciriè (TO)
VERDENA e BUGO live @ ATLANTICO, Roma

lunedi 19 dicembre 2011
CAPAREZZA live @ PALAISOZAKI, Torino
JOLAURLO live @ DISCOCLUB QBA, Alessandria
RONIN live @ BLAH BLAH, Torino

martedì 20 dicembre 2011
CASINO ROYALE live @ TEATRO PARENTI, Milano
JOLAURLO live @ REVOLVER CLUB, San Donà di Piave (VE)
RONIN live @ TAGO MAGO, Marina di Massa (MS)
VERDENA live @ BLACK OUT, Modica (RG)

mercoledi 21 dicembre 2011
CAPAREZZA live @ LIVE CLUB, Trezzo sull’Adda (MI)
GIORGIO CANALI & I ROSSOFUOCO live @ CENTRO SOCIALE DI PAGANI, Pagani (SA)
JOLAURLO live @ TPO, Bologna
RONIN live @ ESPACE POPULAIRE, Aosta 

giovedi 22 dicembre 2011
GIORGIO CANALI & I ROSSOFUOCO live @ CANTINA MEDITERRANEO, Frosinone
MAURO ERMANNO GIOVANARDI live @ C20, Eboli (SA)
NOVALISI e THE TWINKLES live @ APARTAMENTO HOFFMAN, Conegliano Veneto (TV)
UOCHI TOKI live @ BLAH BLAH, Torino
VERDENA live @ DEMODE’, Bari
WAINES live @ TRIBU’, Nocera Inferiore (SA) 

venerdi 23 dicembre 2011
AUCAN live @ VINILE CLUB, Rosà (VI)
BLACK POPE live @ TETRIS, Trieste
BUD SPENCER BLUES EXPLOSION live @ GEORG BEST CLUB, Cesena (FC)
LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA, MARIA ANTONIETTA e UOCHI TOKI live @ BRONSON, Madonna dell’Albero (RA)
MOTEL CONNECTION DJ SET live @ LAND OF LIVE, Legnano (MI)
PINK HOLY DAYS live @ TOTEM, Vicenza
SICK TAMBURO live @ LATTE+, Brescia
SKA-J live @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
THREE IN ONE GENTLEMAN SUIT live @ GRATIS CLUB, Senigallia (AN)
VERDENA live @ LIVELLO UNDICIOTTAVI, Lecce
WAINES live @ ZENA MUSIC LIVE, Campagna (SA) 

sabato 24 dicembre 2011
SICK TAMBURO live @ BRONSON, Madonna dell’Albero (RA)
THE VILLAINS live @ ARCI ORIGAMI, La Spezia

domenica 25 dicembre 2011
AUCAN live @ VINILE 45, Brescia
BACHI DA PIETRA, THREE IN ONE GENTLEMAN SUIT e MASSIMO VOLUME live @ BRONSON, Madonna dell’Albero (RA)
GLI SPORTIVI live @ APARTAMENTO HOFFMAN, Conegliano Veneto (TV)
ZEN CIRCUS live @ TAGO MAGO, Marina di Massa (MS)

lunedi 26 dicembre 2011
…A TOYS ORCHESTRA live @ CO2, Eboli (SA)
AIRWAY live @ NEW AGE CLUB, Roncade (TV)
BACHI DA PIETRA live @ Reasonance, Jesi (AN)
JOLAURLO live @ Circolo degli Artisti, Roma
THE ZEN CIRCUS e THE CASANOVAS live @ Magnolia, Segrate (MI)

martedi 27 dicembre 2011
BUD SPENCER BLUES EXPLOSION live @ TRIADE ROCK CLUB, Copertino (LE)
JOLAURLO live @ LA LOGGIA DEI PIRATI, Marigliano (NA)
SONGS FOR ULAN live @ CABALA, Nola (BA)
THREE IN ONE GENTLEMAN SUIT live @ KAREMASKI, Arezzo
VERMILLION SANDS, STRANGE HEADS e LES PECHEURS live @ APARTAMENTO HOFFMAN, Conegliano Veneto (TV)

mercoledi 28 dicembre 2011
AUCAN live @ CO2, Eboli (SA)
CAPTAIN MANTELL live @ RIFRULLO, Eboli (SA)
JOLAURLO live @ TRIADE ROCK CLUB, Copertino (LE)
OVO live @ MUVIMENTS 7, Itri (LT)
RONIN live @ BEAT CAFE, Vasto (CH)
THE ZEN CIRCUS live @ TEATRO GRANDINETTI, Lamezia Terme (CZ) 

giovedi 29 dicembre 2011
ARMOTEQUE live @ TEATRO BUSNELLI, Dueville (VI)
BUD SPENCER BLUES EXPLOSION live @ SALA LOMAX, Catania
CAPAREZZA live @ PALAFLORIO, Bari
OVO e MORKOBOT live @ DISFUNZIONI SONORE, Napoli
THE ZEN CIRCUS live @ HAPPY COLOUR FOR HAPPY PEOPLE 2011, Aversa (CE)

venerdi 30 dicembre 2011
BUD SPENCER BLUES EXPLOSION live @ I CANDELAI, Palermo
GIONATA MIRAI live @ FABRIK, Cagliari

sabato 31 dicembre 2011
AFRICA UNITE live @ CSO RIVOLTA, Marghera (VE)
GALAXY666 NEW YEAR’S EVE PARTY @ TETRIS, Trieste
MODENA CITY RAMBLERS e THE VILLAINS live @ PIAZZA GRANDE, Modena
SUBSONICA live @ ZOPPAS ARENA, Conegliano Veneto (TV)

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Devastatin’ Dave – The Turntable Slave

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fotoreport a cura di LaMyrtha




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Lo sanno tutti cos’è successo ieri mattina al Palatrieste. Per una notizia scritta in maniera civile, cosa non scontata al giorno d’oggi, rimandiamo qui.
La nostra è una semplice esternazione del nostro pensiero riguardo alcune delle polemiche sollevate da parte dei media più qualunquisti, stavolta non solo berlusconiani (ma in gran parte padronali), che riguardano un po’ una commistione eterogenea di situazioni più o meno drammatiche. Il giusto quantitativo di danaro da sborsare a fronte di un lavoro di fatica come il facchino, la serietà degli ingegneri (e quindi della formazione professionale), la sicurezza sul lavoro, i 691 morti lavorando da gennaio a settembre 2011. Tutte cose molto interessanti da sviscerare, sebbene anche chi non mastica politichese possa capire come si stia cercando di portare sempre in quella direzione molto clericale-conservatrice e razzista tutte le considerazioni che si possono fare a riguardo: una su tutte, “la sicurezza è inferiore al sud”, e pure noi che ci occupiamo solo di musica siamo in grado di dirvi come questo non sia vero. Anche perché Trieste lo sapete dove si trova, vero?
Ma non sono questi i crucci principali dei grandi polemisti e giornalisti in queste ore. No, no. E’ (a)stringente parlare di come i concerti siano pericolosi, sbagliati, di sinistra, satanici, troppo libertini, insicuri, terribili, un male per la democrazia, un cancro, una malattia, una droga. Forse si arriverà a dire che sono pure una cosa “da comunisti”. Il rispetto per la vittima, i suoi parenti e tutte le vittime di avvenimenti simili occorsi negli ultimi dieci anni (che non sono pochi) viene a mancare proprio nel momento in cui Vaticano, partiti, forze pseudo-politiche e mass media utilizzano ancora una volta impropriamente lo spazio loro concesso per demonizzare in toto, e ingiustificatamente, un “tipo” di manifestazione frequentatissimo e sulla quale dovrebbe essere espressamente vietato fare morale generalista e qualunquista senza approfondire e senza il principale attributo psichico necessario: l’intelligenza. Ai concerti ci sono stati, certo, morti per pogo, ragazze stuprate, incendi, innumerevoli incidenti on e off stage che hanno causato ferite a musicisti e pubblico, una sequenza di problemi relativi ad armi, alcol e sostanze stupefacenti, soprattutto nei grossi festival, ma ci sono stati anche alle partite di calcio, di football, di basket; ai congressi e ai comizi politici; alle mostre e alle fiere; agli eventi di piazza e di paese; alle piccole sagre comunali e parrocchiali; nelle scuole, nelle università e nelle polisportive; tra conduttori televisivi, attori, scrittori, letterati; dentro e fuori Camera dei Deputati e Senato. Nel mondo, negli anni, è successo di tutto e di più: se ogni volta che accade qualcosa, come un ragazzo che si suicida perché fraintende i testi degli AC/DC, si coglie l’occasione per destrutturare un intero sistema figuriamoci cosa dovrebbe succedere ogni volta che un esponente di Casa Pound apre bocca. A rigor di logica.
E no, non vogliamo fare politica, si applica solo una facoltà mentale che si dovrebbe chiamare “discernimento” ma che pur scervellandosi queste persone non impareranno mai ad estrapolare dal loro, teoricamente presente, cervello. Del resto i musicisti e il rock sono “il male”. E Jovanotti, con il suo proverbiale ottimismo per il quale rischia di entrare nello Zingarelli, pur facendo il più becero pop, rimarrà segnato per i prossimi mesi da una croce indelebile: essere sulla lista di chi ha, direttamente o indirettamente, avuto a che fare con la musica e tutto il male che porta nel mondo. E allora diamoci tutti alla Bibbia, il metodo più sicuro per trasformarci in una nazione esentasse.

Ovviamente The Webzine, nel suo piccolo, esprime le più sentite condoglianze per i familiari di Francesco Pinna e di tutte le migliaia di vittime del lavoro (nero e non) che in Italia si sono susseguite al ritmo di due al giorno, in ogni provincia, nell’ultimo ventennio.

Infine una nota di colore. Ci sentiamo in dovere di citare il più irrispettoso, ma anche il più comico, di tutti gli articoli mai apparsi su internet in occasione di questa tragedia. Viene dal sito http://www.pontifex.roma.it.
Nell’articolo si dice che siccome Jovanotti ha partecipato ad uno sketch a favore dell’uso dei profilattici nel programma di Fiorello, l’incidente è stato voluto da Dio che, pur non volendo la morte del ragazzo, ha contribuito a far interrompere il tour di un personaggio scomodo, libertino e a suo modo “omicida. Il povero Jovanotti sarebbe quindi, per gli squadristi pontefici, un omicida, che si macchia del peccato mortale di spronare le persone a non prendersi l’HIV o altre malattie sessualmente trasmissibili. E’ la voce del Maligno, sostanzialmente Lorenzo violenta il genere umano, istiga alle perversioni e quindi non piace a Dio, in quanto degno servitore del Suo nemico, dell’angelo perverso e corruttore che è “principe di questo mondo” e che va combattuto, non appoggiato. Il catechismo del male di Jovanotti non porterà avanti il resto del tour, una scelta coraggiosa e giusta, che condividiamo. E lo abbracciamo, perché queste tragedie colpiscono personalmente un artista e il suo futuro, sempre sperando che non scelga di lucrarci come avrebbero fatto altri (Vasco?).

Una positiva conseguenza del crollo è stata la sospensione del concerto di questo menestrello del vietato vietare, del tutto è permesso, della vita sregolata e dell’incitamento ad ogni scompostezza esistenziale.

Eccolo l’articolo, di un certo Bruno Volpe, il cui cognome sicuramente riflette la grande intelligenza dimostrata dall’articolo. Te lo meriti: vattene affanculo http://www.pontifex.roma.it/index.php/editoriale/il-fatto/9827-concerto-di-jovanotti-la-tragedia-di-trieste-faccia-riflettere

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