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Archive for ottobre 2012

ETICHETTA: Moscow
GENERE: Indie rock

http://thecharlestones.bandcamp.com

TRACKLIST:
off the beat
love is a Cadillac
energy
the girl who came to stay

she was a firework
eager beaver
eager beaver (reprise)
let it all hang out
the clue
standing in the prime of life

Nuovo sforzo per i giovani friulani The Charlestones, negli ultimi anni fiore all’occhiello della loro conterranea etichetta Moscow che già ci presentò interessanti artisti del calibro di Trabant e FilmDaFuga. Il primo lavoro, Out From The Blue, vagava in maniera molto interessante nel panorama brit pop con quelle scosse indie rock mainstream che fino a qualche tempo fa andavano molto di moda all’interno di quel revival new wave e post-punk che fece impazzire mezzo mondo. Off The Beat parte dagli stessi presupposti ballerini, potenti e sbilenchi, tra indie pop e punk, ma tenta di rifarsi un po’ di più alle origini beatlesiane di quei linguaggi. She Was A Firework, Standing In The Prime of Life, Eager Beaver e la relativa ripresa sono tutte la contestualizzazione perfetta ed eccellente di quel brit-pop che i Beatles contribuirono a forgiare e rendere celebre, fino a trasformarlo in qualcosa di estremamente influente, senza negare le sue origini “beat” che nel titolo di questo disco sono citate. Sia ritmicamente che melodicamente l’album viaggia su quelle dinamiche spensierate ma danzabili che tutti ancora stimiamo perché sono ancora attuali, e forse a volte avere una band che tenta di rifarsi a quelle situazioni, se da un lato denota poca originalità, serve anche a ricordarci da dove tre quarti della musica che ascoltiamo deriva. Se poi i giovani tolmezzini lo fanno mettendoci anche quella personalità e quel tocco di creatività che manca a molti follower della scuola Beatles, allora possiamo davvero divertirci. Ancora una volta.

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Fotoreport a cura di LaMyrtha




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Recensione a cura di ANDREA MARIGO
ETICHETTA: Gentle Threat
GENERE: Classica, piano music

TRACKLIST:
White Keys
Kenaston
Minor Fantasy
Escher
Rideaux Lunaires
Nero’s Nocturne
Venetian Blinds
Evolving Doors
Epigram in E
Othello
Train of Thought
WinterMezo
La Bulle
Papa Gavotte

Jason Charles Beck per chi non lo conoscesse, è un artista canadese.
Si firma Chilly Gonzales, detto anche “Il Gonzo”.Ama dilettarsi come musicista nellʼ elettronica, nel cantautorato e nel piano, è un  produttore (collabora con Feist e Peaches) ed è pure un regista.
I suoi live sono un vero e proprio show (si dice), dove il pubblico è reso partecipe a tutti gli effetti, ad esempio a volte qualcuno è invitato a salire sul palco per suonare.
Nel 2004 pubblicò un disco, tuttʼ ora il più acclamato dei suoi lavori, che spiazzò la critica, dando la luce ad un album composto solamente di tracce al pianoforte, ispirandosi ad Erik  Satie, quindi allʼ impressionismo musicale europeo di fine ʻ800-inizio ʻ900, quindi a  Debussy.
Impressionismo musicale che si rifà alla corrente pittorica del periodo, dove i contorni sono  più vaghi; anche nella musica ci si contrappone alla corrente romantica cercando di esaltare il timbro ed il colore dei suoni, stravolgendo la forma musicale che porta al
componimento di brani più brevi rispetto alla forma classica.
Successe allora e succede tuttʼora con Gonzales, che oltre a ciò, ha lʼabilità di adattare un componimento puramente classico, in chiave pop.
Successe con Solo Piano e succede con Solo Piano II.
Ed anche se qui il Gonzo non raggiunge il livello del precedente, sia per lʼ effetto spiazzante che ebbe il primo, sia per livello compositivo che diviene meno dʼ impatto per lasciare posto ad un sofisticato nervosismo che emerge dai tasti.
Per farla breve, forse si può dire che se il primo era più Satie questo verte più il comporre di Debussy.
Ma in ogni caso siamo ancora una volta di fronte ad un disco di grande e rara manifattura.
E di questi tempi, scusate se è poco.

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Fotoreport a cura di LaMyrtha






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Miro Sassolini, voce storica della new wave italiana, fondatore negli anni Novanta del progetto sperimentale Van Der Bosch, torna sui palchi per presentare il suo nuovo progetto Miro Sassolini S.M.S. e l’album Da qui a domani, prodotto da Cristiano Santini e uscito a giugno per l’etichetta Black Fading Records.

Insieme alla poetessa Monica Matticoli e al videoartista Daniele Vergni trasformerà l’album in immagini e la sua voce condurrà il pubblico nella sfera emozionale che da sempre contraddistingue lo stile dell’Imperatore della scena musicale alternativa italiana.
 
Domenica 28 Ottobre, alle ore 21:30, presso l’Arteria di Bologna (Vicolo Broglio 1/E , Bologna – http://www.arteria.bo.it/blog/), in anteprima assoluta,  la data “Zero” del nuovo Tour! 
Ingresso: 5 euro.
 
DICONO DI MIRO SASSOLINI S.M.S.: 

La Repubblica XL
Un disco di eterea bellezza e sofisticata poetica.

Rockerilla
Fra poesia e scuola cantautoriale di alto livello.

Buscadero
Un disco raffinato di moderno cantautorato wave. 

Rumore
Suggestiva operazione tra testo, voce e suono. 

Il Mucchio Selvaggio
Una prova evocativa e di spessore. Emozionante. 

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Fotoreport a cura di LaMyrtha





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OBA DI CLASSE BONUS TRACKS

Torna all’Agorà la rassegna dedicata alla musica di qualità.

Come per le ristampe dei dischi più belli di sempre, quest’anno anche il Circolo Agorà di Cusano Milanino (MI) ha deciso di festeggiare la riedizione della propria rassegna Roba Di Classe, dedicata ai progetti musicali più ricercati, con l’aggiunta di una serie di splendidi concerti bonus. Una domenica al mese, infatti, passeranno dal Circolo artisti italiani ed internazionali di grande qualità, con generi che spaziano dal cantautorato, al folk, al gospel. I live saranno preceduti, come sempre, da un pantagruelico aperitivo, preparato con gusto e sapienza dai ragazzi del Circolo.

Di seguito i primi tre imperdibili nomi (ingresso ad offerta libera con tessera arci):

Domenica 21 ottobre – ORATIO
Flower power sdrucito su canzone italiana anni Sessanta-Settanta, accompagnato da una chitarra acustica sfrontata e una naturalezza per nulla retorica. Tra Bugo e Lucio Battisti, con qualche accento barrettiano. Arriva da noi fresco di uno split-ep con Nicolò Carnesi.
http://www.oratioband.it/

domenica 25 novembre – THE DAD HORSE EXPERIENCE
Torna in Italia il mistico cantautore-predicatore tedesco post punk country gospel, questa volta in versione extra large. Lo accompagna alla batteria Anto Macaroni, membro della band australiana “The Puta Madre Brothers”.
http://www.dad-horse-experience.com/

domenica 2 dicembre – NICOLAS J. RONCEA w/ CARMELO PIPITONE (MARTA SUI TUBI)
Con l’ultimo album “Old Toys”, il giovane cantautore piemontese ha confermato il suo talento compositivo a metà tra Iron & Wine e Elliott Smih. Tra gli ospiti del disco Luca Ferrari (Verdena) e Carmelo Pipitone (Marta Sui Tubi), che lo accompagnerà anche per questa data.
http://www.nicolasjroncea.com/

Circolo Arci Agorà

Via Monte Grappa, 27

Cusano Milanino

web: http://www.agoracircolo.it/

mail: info@agoracircolo.it

facebook: https://www.facebook.com/pages/Circolo-Agor%C3%A0/224486880940270

Ufficio Stampa:

Costello’s

web: http://www.costellos.it/

mail: costebooking@gmail.com

facebook: https://www.facebook.com/costebooking

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QUIET IS THE NEW LOUD: SUONI NUOVI DAL VECCHIO CONTINENTE

AL CIRCOLO AGORA’


Parte ad ottobre, dal Circolo Agorà di Cusano Milanino (MI), un interrail sonoro che attraverserà il continente per scoprire le realtà più interessanti del nuovo indie-folk europeo.
Un giovedì al mese il Circolo avrà infatti il piacere di ospitare sul palco artisti provenienti da Inghilterra, Germania, Olanda e ogni altro Paese in cui questo treno sonico farà tappa.

Le serate saranno caratterizzate da suggestive sonorità acustiche, capaci di dipingere paesaggi lontani con il giusto equilibrio tra tradizione folk e pop di qualità.
Quiet is the new loud si pone l’obiettivo di portare in Italia progetti internazionali, che difficilmente si riescono ad ascoltare dalle nostre parti, al fine di accorciare la distanza tra provincia ed Europa.

Di seguito i primi tre imperdibili appuntamenti della rassegna

(ingresso ad offerta libera con tessera arci):

18 OTTOBRE – ALASCA (indie folk from Netherlands)
Direttamente dall’Olanda una band che trae ispirazione dal folk e dalle sonorità dei ’60 e ’70, regalandoci una musica in grado di trascendere il proprio tempo. Un’occasione unica per ascoltare i brani tratti dall’album debutto “Actors&Liars”.
http://www.alascamusic.com/

22 NOVEMBRE – SEA + AIR (indie pop / folk from Germany)
Cosa ci fanno insieme una ballerina greca che da piccola doveva cantare di nascosto e un compositore tedesco che non sa leggere la musica? Venite a scoprirlo, tra clavicembali, campanelli e mandolini, nelle sonorità eteree di “Do Animals Cry?”.
http://www.facebook.com/SeaandAir

20 DICEMBRE – RUE ROYALE (dream pop / folk from UK)
Lasciatevi avvolgere dalle atmosfere malinconiche e sognanti di questo duo inglese, che con il proprio disco d’esordio “Guide To Escape” si è già ritagliato un posto d’onore tra le nuove promesse dell’indie-pop anglosassone.
http://rueroyalemusic.com/

Circolo Arci Agorà

Via Monte Grappa, 27

Cusano Milanino

web: http://www.agoracircolo.it/

mail: info@agoracircolo.it

facebook: https://www.facebook.com/pages/Circolo-Agor%C3%A0/224486880940270

 

Ufficio Stampa:

Costello’s

web: http://www.costellos.it/

mail: costebooking@gmail.com

facebook: https://www.facebook.com/costebooking

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Fotoreport a cura di LaMyrtha




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Tiene banco ormai da giorni la notizia che la SIAE potrebbe perdere il monopolio dei diritti d’autore.
Chi si fosse perso questa chicca la può trovare qui:
http://www.laleggepertutti.it/15888_addio-siae-ue-e-decreto-liberalizzazione-contro-il-monopolio-sull%E2%80%99intermediazione-dei-diritti-d%E2%80%99autore
Gente che canta vittoria e che inneggia alla fanfaronaggine del ‘grigio baraccone’ SIAE e che professa un odio che nemmeno negli anni di piombo abbiamo avuto modo di vedere.
Parliamo però delle stesse persone che sono iscritte alla SIAE e che quando compilano il bordereau dopo un concerto pregustano già i due spiccioli che gli arriveranno…sempre che gli arrivino.
Altra notizia recente è che la SIAE ha un debito di un miliardo di euro con i propri clienti, quindi con i musicisti stessi, per i più distratti eccone qui un estratto:
http://news.cloudhak.it/siae-nei-guai-debiti-fino-a-un-miliardo-di-euro-e-sanzioni-dallue/
Insomma è chiaro che continuare a finanziare un pozzo senza fondo come questo è pura idiozia e che aspettare che il diritto d’autore venga liberalizzato, non sapendo tra l’altro se le nuove società a cui ci si affiderà saranno migliori di quanto esiste adesso, può portare a lunghe ed infruttuose attese.
Ci sono un sacco di gruppi e autori che hanno già deciso di affidarsi al creative commons e al cosiddetto ‘copyleft’. E’ semplice, veloce, economico e tutela al 100% il diritto d’autore dei musicisti (e non solo).
Se volete qualche esempio dedicate cinque minuti a Utopicmusic:
http://www.utopicmusic.com
E voi cosa state aspettando?

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L’abbiamo intervistato pochi giorni fa qui e speriamo di aver suscitato un po’ d’interesse intorno a questo artista. Ecco i suoi prossimi live:

minitour della provincia culturale 2012
gio 1 nov – Napoli, Mamamù (concerto in solitaria)
ven 2 nov – S. Maria Capua Vetere (Caserta), TerapiaInfettiva c/o CSOA Spartaco (concerto in solitaria)
sab 3 nov – Potenza Picena (Macerata), Groove (in trio)
gio 8 nov – Milano, Magnolia (in trio, apertura per Julie’s Haircut)
ven 9 nov – Bergamo, Neverlab @ Polaresco (in trio)

http://www.unorsominore.it

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Le nostre interessanti chiacchierate coinvolgono oggi uno degli artisti più importanti della scena veneta: unòrsominòre. Buona lettura.

Ciao Emiliano. Innanzitutto grazie di aver accettato di partecipare a questa breve intervista per The Webzine.
Una domanda subito a bruciapelo: cosa ti ha trasformato in unòrsominòre. (so che ci tieni molto anche a questa grafia del tuo nome d’arte, se vuoi spiegarci perché)?
Ciao, grazie a te. Probabilmente sono sempre stato unòrsominòre., ma è stata la fine dell’esperienza con il mio gruppo, i Lecrevisse, ormai 8 anni fa, a spingermi a mettermi in gioco in solitaria, con gli ovvi pro e contro della cosa. Sul nome, come ripeto sempre: ho scelto questa grafia particolare perché detesto l’approssimazione e amo curare i dettagli, e poi per mettere in difficoltà gli addetti ai lavori spingendoli a mettere la giusta attenzione in quello che fanno; raramente però ottengo qualcherisultato (nel tuo caso è andata bene, bravo! 🙂 )

La tua biografia di musicista ti colloca qualche anno fa nel progetto veronese Lecrevisse. Ora che sei in piena attività come unòrsominòre., trasferito nel padovano, cosa ti resta di quella esperienza? Qualcosa dei Lecrevisse riecheggia ancora nella tua produzione?
Mi restano un sacco di ricordi bellissimi e qualcuno pure abbastanza brutto; mi resta la sensazione di aver dato vita a qualcosa di importante che poteva fruttare ancora molto, se fossimo stati tutti un po’ più intelligenti e determinati. Credo che l’approccio chitarristico e certi richiami psych siano l’eredità più evidente di quel periodo, che comunque ormai avverto come piuttosto lontano.

Il tuo ultimo disco si intitola La Vita Agra. Sappiamo che deriva da un libro di Luciano Bianciardi di ormai cinquant’anni fa, ma come mai hai scelto proprio questo titolo e cosa ti lega all’autore grossetano?
Il titolo l’ho scelto quando buona parte delle canzoni che avrebbero composto il disco esisteva già; ho visto il film di Lizzani del ’64, con Tognazzi, e poi sono andato a leggermi il libro da cui era tratto, e me ne sono innamorato. Soprattutto, però, mi è parso subito che quelle tre parole riassumessero alla perfezione l’atmosfera generale che cercavo di trasmettere con i miei brani. Ringrazio la famiglia Bianciardi che mi ha concesso l’utilizzo del titolo.

La copertina di La Vita Agra è molto interessante, nel suo minimalismo. Pensi che rappresenti una parte importante dell’essenza di quel disco? Com’è nata?
Penso che rappresenti molto bene le parole che contiene, con il suo richiamare certa arte povera italiana degli anni ’60, e con i suoi colori spenti. E’ stata concepita con un lavoro di squadra fra me e Laura De Salvatore, una bravissima grafica di Verona. Volevo una copertina che desse subito l’idea di un lavoro non consolatorio, impegnativo all’ascolto, senza ammiccamenti.

Scorrendo velocemente la tracklist del disco, ancor prima di averlo ascoltato balza all’occhio che il suo contenuto non sarà certo di facile digestione (“Testamento di Giovanni Passannante, anarchico italiano” è un titolo che colpisce molto in questo senso). La domanda è scontata, ma sicuramente avrai qualcosa di specifico da raccontarci a riguardo: quanto è importante il livello testuale per te? Quali sono le influenze, musica a parte, del tuo modo di scrivere oppure, se sono diverse, del contenuto dei tuoi testi? Infine, pensi che i tuoi messaggi vengano recepiti dal pigro pubblico italico?
Naturalmente i testi contano molto, soprattutto in questo ultimo disco, dove ho concesso loro la possibilità di tiranneggiare sulle musiche, piegando queste ultime alle esigenze delle liriche. Appena le lasciavo libere, però, le musiche riprendevano il sopravvento (le code strumentali de La vita agra I e II, e di Celluloide; il lungo rumorismo di Passannante) riequilibrando un po’ la partita.
Penso di essere stato influenzato molto dal modo di cesellare le parole nelle canzoni di Ivano Fossati, nei racconti di Jorge Luis Borges, e nei romanzi di Michail Bulgakov. I contenuti sono tutti miei invece, ci sono riferimenti più o meno espliciti a tanti, ci sono citazioni di altri artisti (Nanni Moretti per dirne uno), ci sono temi presi in prestito dal romanzo di Bianciardi, ma ho cercato di essere il più possibile autonomo e lontano da modelli di riferimento.
Infine: penso che i miei messaggi vengano recepiti? No. No, se non in minima parte, e senza un reale coinvolgimento.

Un tuo nuovo brano, che sta avendo un ottimo successo, “pezzali”, figura tra le diciannove tracce della compilation per il decennale dell’etichetta veneta Fosbury Records. Oltre ad un legame di natura puramente discografica ti lega qualcos’altro a questa realtà? Che porzione, qualitativamente parlando, della scena veneta rappresentano questa uscita e le band che vi hanno preso parte? Se ce n’è uno, hai un pezzo preferito tra quelli inclusi?
I ragazzi della Fosbury sono tutti amici, ma lo sono diventati dopo essere entrati in contatto per motivi musicali e non viceversa, il che mi rasserena molto perché non mi sento complice del solito intrighetto amicale mafiosetto all’italiana, che vige sempre e comunque a tutti i livelli, dagli scranni del parlamento fino alle produzioni discografiche indipendenti. La Fosbury ha vissuto un periodo di gloria qualche anno fa, ora è un po’ meno hype; però mi sembra che abbia raccolto in questa compilation un buon numero di artisti, quali più e quali meno validi.
Alcuni come i Valentina dorme sono rappresentanti storici della musica indipendente veneta e italiana. Mi piacciono molto i brani di Public e Planet Brain.

Rimanendo in argomento con questa tua ultima canzone. Intanto il titolo, “pezzali”, è il cognome di un noto artista pop italiano che però vediamo qui indicato con l’iniziale minuscola. Immagino che sia una scelta. Perché? Il contenuto del testo, piuttosto chiaro nella sua disillusione e brillante amarezza, pensi sia riassumibile semplicemente con questo titolo? Di attuale abbiamo anche Internazionale e Pasolini tra quelle parole…
La minuscola è un espediente minimo per lasciar intendere che non sono interessato in alcun modo all’artista di cui parli dal punto di vista personale, ma solo come un simbolo. Ci sono artisti ben peggiori di lui, in Italia, ma lui sta venendo rivalutato dalla sedicente cultura indipendente. Il che non è un problema che riguardi lui, è un problema che riguarda tale sedicente cultura indipendente. L’incapacità (o il rifiuto) di discernere fra ciò che ha valore e ciò che non ne ha ma che essendo facile fa presa ed è redditizio è, alla fine dei conti, puro berlusconismo applicato, e la controcultura dovrebbe averne ribrezzo, mentre invece ci sguazza.
Naturalmente il brano parla di molto altro, e in buona sostanza prende le mosse dal citato esempio per censurare l’abitudine dei nostri tempi di rivalutare quel che ci dà facile consolazione, anche se misero o senza valore, in nome della “retorica della felicità nelle piccole cose”. Però insieme al produttore (Fabio De Min dei Non voglio che Clara) abbiamo optato per questo “titolo furbetto”, come le “canzoni ammiccanti” di cui canto nel testo stesso. Un meta-riferimento sarcastico, direi.

La scena italiana risulta abbastanza stantia negli ultimi anni, complice non solo la scadenza di certa produzione ma anche della scarsa attenzione di discografia e pubblico. Quanto ritieni vera questa mia affermazione, ovviamente frutto di un’elaborazione puramente personale? Pensi che ci sia qualcosa da cambiare nel modo in cui si produce e, poi, si ascolta musica al giorno d’oggi?
Berlusconi è il responsabile del degrado, o è frutto del clima in cui versava il Paese quando lui è diventato protagonista? E’ la vecchia storia del cane che si morde la coda. Il pubblico è spesso becero (anzi, è “di merda”, come dicevano Nanni e Freak Antoni). Ma chi lo ha reso tale? Chi, avendone i mezzi, non ha insistito sulla qualità e ha scelto la strada più semplice per fare mercato? Alla fin fine ritengo che sia impossibile districare cause ed effetti. E comunque anche la decadenza della scena musicale italiana ha origini lontane e non attinenti strettamente alla musica – cosa che quando provi a dirla agli addetti ai lavori quelli subito ti guardano stortissimo e ti accusano di fare il moralista e di non saperti divertire e di far di tutta l’erba un fascio 🙂 … certo che c’è da cambiare. L’atteggiamento, come ho detto tante volte, è per lo più quello di una confraternita di fraticelli poveri che si esalta delle proprie piccolezze dando in pasto al pubblico facilone esattamente quello che il pubblico facilone desidera. Per prima cosa si dovrebbe recuperare il gusto per la sfida, per l’esplorazione, per l’inconsueto, per quello che richiede attenzione, anche fatica magari, e che poi dà tanta più soddisfazione quando compreso e fatto proprio.

Un concerto di Unòrsominòre com’è?
Piuttosto raro.
Poi dipende dalla situazione. Ho suonato in posti minuscoli con solo la chitarra acustica, in power trio in locali più o meno capienti, in full band con violini e sintetizzatori sui palchi di festival all’aperto. Ci si deve adattare a quel che passa il convento. Credo che in ogni caso comunque resti sempre di fondo un’attitudine rock poco “cantautorale”, che mi porto dietro dai miei anni nei Lecrevisse, come dicevamo sopra.
Ringrazio i musicisti che mi seguono con pazienza per pochi euri alla volta.

Oltre a ringraziarti per aver partecipato a questa intervista hai ovviamente questo ultimo spazio per ricordarci dove possiamo ascoltare ed acquistare il tuo materiale e quali sono i tuoi prossimi appuntamenti dal vivo.
Stiamo chiudendo le date di un mini-tour i primi di novembre: dall’1 al 3 sarò a Napoli, Caserta e Potenza Picena, l’8 aprirò il concerto dei Julie’s Haircut al Magnolia di Milano, e il 9 novembre sarò a Neverlab Polaresco, nel bergamasco. Le date aggiornate sono sulla mia pagina Facebook (cercate unòrsominòre. , non potete sbagliare). “La vita agra” è in vendita nei negozi di dischi oppure può essere ordinato via mail order da Bandcamp o scrivendo un’email alla mia label, Lavorare Stanca; oppure naturalmente acquistandolo ai miei concerti. I contatti sono anche sul mio minisito www.unorsominore.it . Grazie a te, ciao!

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16/10/2012 – SPRING OFFENSIVE @ TETRIS, Trieste
18/10/2012 – NEW CANDYS @ SIN-E’, Porto Viro (RO)
19/10/2012 – BOLOGNA VIOLENTA @ TETRIS, Trieste
19/10/2012 – DOLA J CHAPLIN @ LA MELA DI NEWTON, Padova
19/10/2012 – JAPANDROIDS e BE FOREST @ COVO CLUB, Bologna
19/10/2012 – CONFUSIONAL QUARTET @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
20/10/2012 – ADAM MCSMITH DUO @ LA MELA DI NEWTON, Padova
20/10/2012 – GAZEBO PENGUINS, CHAMBERS e DISQUIETED BY @ TPO, Bologna
20/10/2012 – AMOR FOU @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
20/10/2012 – JAPANDROIDS @ LOOOP, Padova
20/10/2012 – RAEIN e SUNPOCRISY @ TETRIS, Trieste
20/10/2012 – MIKE JOYCE from THE SMITHS and PETER HOOK from JOY DIVISION dj set @ COVO CLUB, Bologna
20/10/2012 – BANCO DEL MUTUO SOCCORSO e LE ORME @ GRAN TEATRO GEOX, Padova
21/10/2012 – STERLING ROSCO ROSWELL @ ZUNI, Ferrara
24/10/2012 – STERLING ROSCO ROSWELL @ LA MELA DI NEWTON, Padova
24/10/2012 – HEIDENFEST 2012: KORPIKLAANI, WINTERSUN ecc. @ ESTRAGON, Bologna
25/10/2012 – NU BOHEMIEN @ POMOPERO, Breganze (VI)
26/10/2012 – THE BASTARD SONS OF DIONISO @ GARAGE CLUB, San Martino di Lupari (PD)
26/10/2012 – NU BOHEMIEN @ TEATRO COMUNALE, Castelnovo Bariano (RO)
26/10/2012 – SLASH feat. KENNEDY & THE CONSPIRATORS @ GRAN TEATRO GEOX, Padova
26/10/2012 – KEANE @ ESTRAGON, Bologna
26/10/2012 – DRINK TO ME @ TETRIS, Trieste
26/10/2012 – THE PAINS OF BEING PURE AT HEART @ Covo, Bologna
27/10/2012 – THE MENLOVE @ COVO CLUB, Bologna
27/10/2012 – DRINK TO ME @ POP CORN, Marghera (VE)
27/10/2012 – CRIMINAL JOKERS @ YOURBAN, Thiene (VI)
27/10/2012 – THE PAINS OF BEING PURE AT HEART @ Looop, Padova
27/10/2012 – EVA POLES @ APARTAMENTO HOFFMAN, Conegliano Veneto (TV)
27/10/2012 – LO STATO SOCIALE @ NEW AGE, Roncade (TV)
27/10/2012 – GRAVELEAD e KARNAN @ TETRIS, Trieste
27/10/2012 – FRATELLI CALAFURIA @ ZONA ROVERI, Bologna
27/10/2012 – EUROPE @ GRAN TEATRO GEOX, Padova
27/10/2012 – CITIZENS @ COVO CLUB, Bologna
27/10/2012 – LIARS e THE HAXAN CLOAK @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
28/10/2012 – CAMILLAS @ ZUNI, Ferrara
28/10/2012 – LOTUS PLAZA @ LOOOP, Padova
28/10/2012 – THE CROOKES @ CIRCOLO ARCI ACCATA, San Giovanni in Persiceto (BO)
28/10/2012 – CRANBERRIES @ PALAFABRIS, Padova
29/10/2012 – OH NO! YOKO @ TETRIS, Trieste
31/10/2012  – THE MIDNIGHT KINGS @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
31/10/2012 – RONIN @ EMPORIO MALKOVICH, Verona

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Recensione a cura di ANDREA MARIGO
ETICHETTA: Brew Records
GENERE: Grunge Rock

TRACKLIST:
Be My Girl
Don’t Forget to Breathe
My One and Only
Phosphorescence
Living in a Dream
Waiting Room
Hand Me Down
Penny Cinderella
Away From Me
Find It My Own Way
What You Wanted
Another World

VOTO: 1.5/5

I Nine Black Alps sono una band di Manchester, band sconosciuta ai più in Italia.
Giunti quasi al decennale di carriera, è possibile tirare le somme del loro percorso fatto fin qui con questo quarto lavoro. Dopo il discreto esordio Everything Is (2005), album che non proponeva nulla di nuovo ma perlomeno godeva di unʼottima produzione, sorpresero in positivo con il successore Love/Hate, alternando al grunge, un indie rock di stampo inglese calibrato tra rabbia e momenti solari.
Ma il destino si sa, riserva anche brutte sorprese che nel loro caso equivalgono ad esser stati scaricati dalla loro etichetta.
Iniziò quindi un declino per la band, con lavori sempre meno incisivi e difficoltà ad affermarsi fuori dalla propria nazione.
Lavori come Locked Out From the Inside, disco incazzatissimo ma privo dʼanima, e appunto questʼultimo fresco di stampa, Sirens, ne sono lʼesempio lampante.
Poche le idee e per di più bruttine, produzione sgangherata, un altro disco che fa capire che i poster dei Nirvana sono appesi alle pareti delle stanze di Sam Forrest e compari (Living In A Dream sembra una brutta copia di Mollyʼs Lips).
E in un epoca dove la sperimentazione e lo sforzo (spesso inutile) di inventare qualcosa di nuovo è tutto, è facile intuire che questo disco non troverà molto spazio.
Si possono salvare My One and Only e lʼ acustica Waiting Room che ricorda a tratti i Beatles, ma non basta.
Solo per fedelissimi.

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ETICHETTA: New Model Label
GENERE: Elettronica

L’imprescindibile traiettoria artistica degli Strip in Midi Side riceve, con Non Ti Amo Più, Amore, il suo punto fermo. Retrocedere non sembra un’azione rientrante nelle corde di questo progetto, rivoluzionario perché riesce a destrutturare e ricostruire un decennio, quello degli anni ottanta, senza farlo sembrare né decontestualizzato né anacronistico. Siamo quasi nel duemilatredici e, ammettiamolo, questo non è cosa facile, nonostante gli inevitabilmente noiosi continui tentativi di revival. Il percorso di questa band è personale, caratterizzato da continue scissioni che, una volta dipinto il quadro del loro percorso artistico, lo distruggono separandolo in innumerevoli schegge. E’ elettronica fatta con il cuore e la testa, due parti del corpo che difficilmente il musicista usa insieme di questi tempi, che riesce nel nobile intento di risultare al contempo maliziosa ed easy-listening, ma anche impegnata e di spessore, facendo anche scivolare l’anca (“Viagra in Tasca”). Non pochi, comunque, i momenti più elaborati e nervosi, quasi nevrotici, che vomitano schizofrenia in grado di deviare il tragitto eighties della band: è il caso del noise di “Resistenza” e della pazzia blandamente sintetica di “Dinosauri”, capace di unire scientemente Garbo, i Depeche Mode (forse, meglio, Hourglass di Gahan solista) e momenti di beat tardo à la Krisma.

E’ un disco colorato ma che attinge a tonalità grigie nei suoi testi, per questo antitetico, fatto di ossimori, di sineddoche, di vuoti e di pieni. Lo ricorderemo meglio tra qualche anno. Non ti amo più, musica italiana, ma lo rifarò.

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L’istituzione dell’alternative rock italiano di massa giunge all’Estragon come sempre semipieno, nell’ultima data di un trionfale tour di supporto al nuovo interessante disco Padania. Molte le date, anche in questa regione che ha sempre accolto in maniera piuttosto calorosa i milanesi, in particolare nell’ultimo periodo in cui si sono arricchiti nuovamente della presenza dell’ex chitarrista Xabier Iriondo. La scelta di un sound più massiccio, introdotta dal Summer Tour 2010 e 2011, e poi definitivamente confermata dallo schizofrenico Padania, continua anche nei concerti di quest’anno, potentissimi e graffianti proprio come nei begli anni che molti, relativamente agli Afterhours, direbbero scomparsi.
La setlist ripercorre, di nuovo, un po’ tutta la carriera, ma con un occhio di riguardo, com’è logico, per l’ultimo lavoro. Interessanti in particolar modo “Nostro Anche Se Ci Fa Male”,  la splendida “Costruire Per Distruggere”, la tranquilla “Padania” e l’iniziale “Metamorfosi”, mentre “La Tempesta E’ In Arrivo”, eseguita live per la prima volta in questo tour, risulta potente ma un po’ sforzata alla voce. Tra le vecchie glorie è ormai tornata in pianta stabile da tempo “Posso Avere Il Tuo Deserto”, mentre “Voglio Una Pelle Splendida”, “Bye Bye Bombay” e “Quello Che Non C’è” mantengono il gradimento massimo e sono infatti infilate negli ultimi bis. Nota di colore da non ignorare è rappresentata dalla lettura, da parte di Manuel Agnelli, di una notizia uscita nel pomeriggio precedente la sera del concerto riguardante la sua presunta morte a seguito di un cocktail di farmaci.
Poche parole da spendere sull’esecuzione della performance. Tecnicamente la band è sempre in grande spolvero e non è certo rinomata per una gran precisione, riprendendosi sul versante interpretativo e soprattutto nel sound, massiccio più che mai. La voce di Manuel Agnelli durante il concerto tende a perdere potenza, ma alla sua età glielo si permette senza problemi, vista anche una scaletta abbastanza possente.

Il tour 2012, tecnicamente, finirebbe qui. Acclamati come sempre gli Afterhours lasciano l’ennesima lucente traccia nel sentiero di una scena italiana che li imita sempre più, non riuscendo mai a raggiungere questi livelli di intensità performativa o di coinvolgimento di pubblico. Popolarizzare questo genere, dopotutto, non è stato un gran crimine.

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Chris Lawhorn, musicista e DJ americano di Fort Wayne, Illinois, ha annunciato il 20 Settembre 2012 che rilascerà un disco di ventidue tracce create unendo brandelli di ogni singola canzone della discografia degli storici Fugazi. Il disco uscirà il 30 Ottobre 2012, autorizzato dai membri della band originaria di Washington, su Case/Martingale Records. Comprende un centinaio di diversi campionamenti, frutto di due anni di lavoro, e i proventi andranno in beneficenza.
Chris è stato batterista dei Cataract Falls, ha fondato l’etichetta Case/Martingale Records nel 96, diventando poi DJ per un campus di studenti in spring break che si tiene ogni anno sull’isola di South Padre e in eventi della rivista Marie Claire.

The Webzine vi offre lo streaming integrale di un paio dei brani che dal 30 Ottobre potrete acquistare anche dal sito di Chris Lawhorn.

Website: http://www.chrislawhorn.com/fugazi-edits


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Una piacevole chiacchierata con gli Astolfo sulla Luna, http://www.astolfosullaluna.it, che sono fuori col nuovo disco. A noi piacciono un sacco, a voi? 

– Ciao amici di Astolfo sulla Luna.
E’ un piacere per noi di The Webzine intervistarvi. Una domanda subito a bruciapelo: chi è Astolfo e cosa ci fa sulla Luna?

INCONSCIO – La luna è troppo bella, come si fa a non starci?

CONSCIO – Astolfo è quell’omino che tutti abbiamo da qualche parte, in cameretta, o anche più nascosto, che si sforza, più o meno spesso a seconda dei periodi e delle stagioni, di aiutarci a non perdere il senno. Lo fa consigliandoci di leggere libri, di vedere film, di ammirare opere d’arte, di uscire ad osservare il mondo e le persone. Ogni tanto, però, cose che succedono nelle nostre vite ci portano a perderlo il senno, e così lui è costretto a montare sul suo ippogrifo e a salire fin sulla Luna per recuperarcene un’ampolla. Ma sono viaggi sempre intricati e avventurosi i suoi.

– La vostra concezione di musica sembra tutt’altro che riduttiva. Nomi di dischi e canzoni hanno tutti un significato, sembra, molto intenso e sicuramente caratteristico, vi va di parlarci di come nascono titoli, nomi, toponimi, le realtà testuali e verbali della vostra musica?

INCONSCIO – “…fatemi un giro che somiglia a quell’albero che d’autunno lascia cadere le sue foglie senza difese ma che sia pieno d’ansia e senza uccelli perché sono morti, ecco. Fatemi la morte degli uccelli…”

CONSCIO – A qualcuno potrà sembrare strano, ma la nostra musica raramente parte e si sviluppa da idee musicali. Ci piace elaborare concetti, sensazioni, scenari, azioni, racconti, testi letterari, film e qualunque cosa ci provochi sensazioni forti, e provare a trasformarlo in musica e parole. Quando più cose si sovrappongono, quando la realtà si fonde con l’immaginazione, quando arriviamo a sentirci tutt’uno con il “soggetto” di un nostro brano, è a quel punto che riusciamo a portare a termine un arrangiamento. Testi e titoli di solito arrivano dopo, ma non è una regola, e provano a fondersi con il resto, in modo da non essere un corpo estraneo, ma una parte del tutto.

– Sul piano musicale colpisce molto la maniera in cui parole e musica creano dei vuoti o dei pieni, dei piano o dei forte, dei contrasti che vanno a sottolineare senz’altro il significato. Come lavorate a livello compositivo per dare un senso alle vostre canzoni? Minosse inquisitore scuote l’urna dei fati è un nome troppo complesso per essere generato dal caso.

INCONSCIO – Endecasillabi con la decima accentata, terzine incatenate, selve oscure, fiumi, contrappassi… chissà se un giorno qualcuno capirà. Io ancora non ho capito.

CONSCIO – In parte crediamo di aver già risposto nella domanda precedente… Le dinamiche e i vuoti e i pieni vengono, in un certo senso, naturali seguendo il filo delle nostre sensazioni e dei nostri pensieri.
Quanto a quel titolo, no, non è generato dal caso, e nemmeno da un generatore automatico di testi di Astolfo Sulla Luna, ma è stato generato nientemeno che dal cervello di Dante. Ebbene si, ci siamo forse presi una licenza di troppo, ma abbiamo composto una canzone ispirata alla Divina Commedia. Nella struttura, nell’arrangiamento, nelle dinamiche, nei testi, ci sono diversi riferimenti che lo lasciano intendere. Il tutto con il dovuto rispetto.

– Salta subito all’occhio, nella tracklist, Come Sta Annie?, la celebre frase finale di Twin Peaks (titolo anche di un DVD dei Nichelodeon, band di Como, che ha sonorizzato l’ultima puntata della serie di Frost e Lynch, conoscete?). Qualcosa di quella serie ha ispirato la vostra musica? In che modo?

INCONSCIO – Ma Audrey, quanto è bella Audrey? Dovrebbero farci un concept album.

CONSCIO – Lynch chi? Nichel-che? Si scherza ovviamente, stiamo parlando di maestri nel fondere la dimensione reale con quella onirica… Certamente, e non solo in questo senso, sono tra i nostri punti di riferimento. Ma ne abbiamo tanti e, se vi va, vi invitiamo a fare il gioco di scovarne quanti più è possibile.

– Venite da un’etichetta, MiaCameretta Records, che a noi di The Webzine ha mandato tanti bei dischi. Cosa vi piace degli artisti di quel roster? Avete mai collaborato con qualcuno di loro?

INCONSCIO – Gli Esercizi Base per le Cinque Dita sono il mio gruppo preferito e quel cazzo di disco ce l’ho nel cuore proprio. I Poptones e i Bandwidth fanno un dio di bordello proprio come piace a me e a dio. Si quel dio. Quello là.

CONSCIO – E’ una collaborazione nata relativamente da poco e quasi per caso. A noi piace condividere e proporre e ci piacciono le persone che vogliono farlo insieme a noi. Così sono nate delle serate, dei concerti, delle chiacchierate, un EP… E sicuramente altre cose più in là. Di loro ci piace soprattutto l’immediatezza, la spontaneità, il fatto che non cerchino di confezionare dei prodotti da vendere in tutti i modi possibili, come troppo spesso accade altrove.

– Fuori dallo studio, come sono gli Astolfo sulla Luna, perlomeno a livello di live? Cosa bisogna aspettarsi da un vostro concerto?

INCONSCIO – A volte ci scambiamo i pantaloni e le maglie, i reggiseni no, solo perché Timoteo ha le tette più grandi.

CONSCIO – Nei live, tutto quello che ci siamo detti prima viene amplificato. Il rapporto con lo spettatore è diretto, senza filtri. Non c’è tempo di ragionare, sezionare, analizzare. Tutte le sensazioni ti vengono vomitate addosso direttamente dagli strumenti e dagli amplificatori, prendere o lasciare.

– Che ne pensate della situazione discografica italiana? Pensate che i social network stiano contribuendo positivamente alla scena?

INCONSCIO – In realtà abbiamo mandato Timoteo a girar nudo in tutte le città d’Italia con la scritta Astolfo sulla Luna non dico dove. Ebbene si, c’entrava tutta. TIMES NEW ROMAN 96

CONSCIO – La situazione discografica italiana è troppo varia per essere semplificata in due righe. C’è sicuramente tanta roba valida, immersa in tanta altra roba, e che prova ad emergere, a volte riuscendoci, a volte no. In questo i social network e più in generale tutti gli strumenti di condivisione che l’era della comunicazione ci ha portato, sono un’arma a doppio taglio: da un lato è diventato più facile dare in pasto ad un vasto pubblico la propria proposta; dall’altro è così facile che la proposta è aumentata a dismisura, superando di gran lunga la voglia di ascoltare roba nuova. E quindi alla fine non si sfugge, bisogna sempre “farsi il mazzo”, proporsi, cercare di suonare e farsi conoscere il più possibile in tutti i modi, e sperare di piacere.
Usando tutti questi strumenti, in poco più di un anno, alcune centinaia di persone si sono accorte di noi e di questo non possiamo che essere contenti.

– Se volete ricordare qualche vostro recapito, dove trovare il disco e le prossime date, avete tutto lo spazio che desiderate. Grazie di aver partecipato a questa intervista.

Chiunque volesse approfondire trova tutto il necessario su http://www.astolfosullaluna.it

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ETICHETTA: Cave Canem D.I.Y.
GENERE: Doom

TRACKLIST
The Dark Passenger
Run Out
Measure
Monstro
Lose

Tornano gli spettrali Quiet in The Cave a portare un po’ di oscurità nella scena italiana. Le cinque canzoni di Tell Him He’s Dead incardinano percettibilmente tutto ciò che la precedente produzione della band aveva creato come riquadro riconoscibile della loro attività, le scure demarcazioni chitarristiche di un doom marziale, eccessivamente cadenzato, la batteria che marcia come un macigno continuo e le atmosfere assolutamente dark, onnipresenti. Non lontani dai Candlemass più lenti, agli inizi, finiscono con questo disco verso contesti più post-rock, vicini agli ultimi Isis, ma con una pesantezza generale più accentuata da un’aria greve, quasi irrespirabile, di polverosa e lugubre desertificazione. E’ space rock quasi à la Motorpsycho quello di Run Out, ovviamente concepito in maniera più propriamente doom, così come Monstro emette cattiveria pura lungo tutta la sua durata. La catalessi continua di questo disco è quasi catastrofica, e se non altro la potenza con cui vomita certe frequenze ha un effetto antiemetico. Il disco, infatti, è più che gradevole, nonostante il suo progredire lunatico. La scelta di suoni più post-qualcosa è volutamente un passo avanti verso un’orecchiabilità maggiore, ma che viene continuamente disturbata da interferenze quasi drone e black metal. Il risultato è un ottimo tentativo di essere sé stessi con la voglia di evolvere, riuscendoci appieno. In sintesi, ne avevamo bisogno.

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Recensione a cura di ANDREA MARIGO

ETICHETTA: Columbia
GENERE: Country rock

TRACKLIST:
Knock Knock
How to Live
Slow Cruel Hands of Time
A Little Biblical
Shut-In Tourist
Dumpster World
Electric Music
Everything’s Gonna Be Undone
Feud
Long Vows
Heartbreak On The 101

Voto: 3/5

Succede a volte che non si riesca a spiegare cosa manchi a qualcosa per raggiungere un livello dove si possa affermare che sia tutto perfetto (o quasi), che ogni cosa sia al suo posto, e che le aspettative siano soddisfatte.Tornano di scena i Band Of Horses con il loro quarto lavoro dove il concetto di cui sopra, spiega gli undici brani di Mirage Rock.
Il successore di Infinite Arms non è un disco deludente, il problema è che Ben Bridwell ci aveva abituato troppo bene con i precedenti tre album, anche se lʼ ultimo aveva fatto storcere il naso a più di qualche vecchio fans.
Mirage Rock presenta diverse facce: brani indie-pop dalle sfumature solari come How To Live e A Little Biblical che appaiono canzoncine allegre un poʼ banali; Knock Knock e Feud, caratterizzate da un rock energico, molto apprezzabili soprattutto per il sound del comparto ritmico; le ballate acustiche country da cielo stellato come Long Vows e Everything’s Gonna Be Undone che affermano il nuovo corso della band.
La sintesi invece, del percorso fatto sin qui dai 5 di Seattle, riesce in Shut-It Tourist e Dumpster World senza però mai entusiasmare troppo.
Dove sta il problema quindi? Sono tutti buoni brani si, ma di certo non hanno quella magia che traspirava da vecchie glorie come No Oneʼs Gonna Love You, The Funeral, Ode to LRC o Factory.
Solo ascoltando Slow Cruel Hands Of Time, unico brano capolavoro di questo disco a mio avviso, traspare realmente cosa questa band sia in grado di fare.
Esiste anche la versione deluxe, che contiene un secondo disco (Sonic Ranch Sessions) con 5 brani prodotti dalla band e non da Glyn Johns come invece accade per gli altri 11.
Cinque canzoni che sono senza ombra di dubbio superiori a quelle del disco, sia per qualità compositiva che per impatto emotivo: Bock, Irmo Bats e Relly’s Dream sono capolavori, dove emerge la perfetta fusione di ciò che i Band Of Horses erano e ciò che sono ora.
Vuoi vedere che ha cannato Johns?
Do It Yourself ragazzi.

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ETICHETTA: DreaminGorilla
GENERE: Rock

TRACKLIST:
Spoiled
It Ends With A Smile
Axolotl
Fall From Grace Together
Wintertown
An Intruder
Porcelain
Morning Lights

E’ Humoresque il nuovo album dei pisani Novadeaf, ed è “humoresque” per davvero. Per chiarire, ci si riferisce qui più all’umore che all’umorismo, a qualcosa di passionale, che movimenta l’animo, una cosa che questo disco fa certamente. Lo fa con una certa disillusione, una tristezza quasi amara che percorre un po’ tutto nel disco, dal suo background di rumore e musica elevata quasi ad un senso di misticismo chitarristico ai testi, in cui raramente si sorride, se non per qualche ghigno beffardo. Manca, in realtà, l’ironia che lo avrebbe sollevato da una certa pesantezza lirica, chiariamoci, pesantezza positiva, di stampo quasi poetico. Rappresenta con un inglese molto curato e raffinato, per quanto italianizzato in certe strutture sintattiche, tutta la ritirata compassione per ciò che ci colpisce di più, come la morte di una persona cara, o l’incapacità di raggiungere l’obiettivo di una vita. I momenti più leggeri e morbidi sono quelli più elevati e nobili, nel portare una certa cornice romantica in primo piano: “Come What May” e “Reconstruction of the Body” si contrappongono all’impegno politico diretto di “Man On Fire”, brano di stretta attualità, potremo dire, che narra di Alfredo Ornando, scrittore siculo che si diede fuoco nel 1998 in Piazza San Pietro per protestare contro l’atteggiamento omofobo del Vaticano.

A suggerire l’interpretazione migliore rimane sempre la musica, forte delle più diverse sfumature, dal jazz al pop al noise, fino a degli accessi d’ira più propriamente grunge. Si palesa in ogni momento una sfumatura nuova in questo Humoresque, che i Novadeaf hanno dipinto come un grande quadro da ammirare con sempre maggiore precisione, scorgendovi sempre qualche dettaglio prima sfuggito. Una grandissima qualità compositiva, nonché una certa capacità strumentale che si definirebbe ineccepibile fossero stranieri (in Italia si tendono ad ignorare queste cose), completano il cerchio. Di questo disco, c’è da essere soddisfatti, sia ad averlo prodotto che ad averlo ascoltato. La più tenera e concreta maniera di acculturarsi con l’amarezza di un buon testo all’italiana, ma in lingua anglosassone, che sia uscita nel duemiladodici.

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ETICHETTA: Helium 3, Warner
GENERE: Pop rock

TRACKLIST:
Supremacy
Madness
Panic Station
Prelude
Survival
Follow Me
Animals
Explorers
Big Freeze
Save Me
Liquid State
The 2nd Law: Unsustainable
The 2nd Law: Isolated System

The 2nd Law è, a conti fatti, la sesta (settima con Hullabaloo, live ma contenente molti inediti) fatica discografica del trio di Teignmouth. Giunti ad un punto della loro carriera in cui, allo stesso modo di band come U2 o Coldplay, sono in grado di riempire stadi anche senza produrre materiale di gran qualità, la svolta tanto declamata risulta immediatamente assente, anche ad un ascolto disinteressato. Note storiche: i Muse degli inizi, quelli di Showbiz e del perfetto Origin of Symmetry, si accavallavano tra tonnellate di potentissimi riff di chitarra, liriche apocalittiche e un pianismo molto particolare e moderno, componendo un rock mai banale che nonostante particelle di pop nascondeva una realtà di innovazione che sconvolse il panorama mainstream. Absolution fu la prova del nove, rito iniziatico, però, di quel percorso discografico in discesa che li ha portati in vetta alle classifiche e ai minimi storici, con questo The 2nd Law, in termini di personalità ed originalità. E se Black Holes and Revelations e The Resistance riuscivano ancora a presentarsi come dischi completi, dove ogni brano era contemporaneamente autosufficiente e in grado di dare senso al resto del lavoro, era comunque evidente che di nuovo non si poteva intravedere più nulla.
The 2nd Law è la realizzazione definitiva della chimera di trasformarsi nei loro idoli, una volta raggiunto il successo. E’ per questo che anche i brani migliori sono simili a qualcos’altro: Panic Station è Another One Bites the Dust dei Queen cantata da Prince con degli accenti di Stewie Wonder; Survival inizia con un piano alla Chopin per poi diventare una ballad epica che interessa principalmente per i suoi assoli baldanzosi e ipercarichi, che danno il meglio dal vivo (e la voce è di nuovo Freddie Mercury); Animals prova a rappresentare quell’universo Radiohead che la voce di Bellamy ha sempre ricordato (meno ultimamente) con degli arpeggi tipicamente pinkfloydiani; la migliore del disco, la cavalcata ledzeppeliniana d’apertura Supremacy, ricorda prima Kashmir poi i Rage Against The Machine nei riff di chitarra, infine Follow Me e una delle due tracce strumentali conclusive, Unsustainable, espungono dalla lista dei generi mai trattati dai Muse anche la dubstep, tirando in ballo quel sound graffiante, rallentato ma comunque ballabile portato in cima alle chart da Skrillex negli ultimi tempi. Anche il secondo singolo estratto, il tormentone Madness, risulta quasi un’autocitazione di Undisclosed Desires, ma rispetto a quella si fa memorizzare con più facilità e fa pienamente il gioco di questo disco, quello di creare brani che nessuno dimenticherà più, volenti o nolenti. Big Freeze e Explorers scivolano via senza nemmeno farsi ricordare molto, invece, se non per essere più o meno una sintesi di quanto fatto dai Muse negli ultimi tre dischi, riecheggiando Soldier’s PoemInvincible e, nei momenti migliori, Guiding Light.

Non è esattamente brutto, The 2nd Law, e tutto quanto riportato sopra riguarda le citazioni, le influenze troppo eterogeneamente riconoscibili. Analizzandolo sotto una veste pop raggiunge senz’altro interessanti livelli di appeal radiofonico, incastrando anche i suoni più deboli in un quel velo epico che l’immagine “futuristica” della band tende a incastonare dovunque. Il lavoro sul sound è notevole, così come gli inserimenti di fiati e archi che, degnamente, regalano una veste magniloquente e pomposa a molti dei brani (soprattutto alla potente Supremacy, già scelta come opener dei live, per il cui ruolo è senz’altro perfetta). Ad innalzare il livello compositivo intervengono soprattutto gli assoli di chitarra, lontani dall’essere innovativi, ma che ricordano ai più che i Muse non sono senz’altro una band incapace di suonare e che stanno già creando la tradizionale sequela di imitatori su YouTube (alcuni con la signature di Bellamy, la celebre glitterati), e il nuovo protagonismo vocale del bassista, che canta da solo in un paio di brani, molto interessanti (Liquid State e Save Me), tematicamente legati al suo passato da alcolista.

In sintesi, la decenza di questo disco non risiede nella novità, o nella “linea” che Wolstenholme dichiarava di “voler tirare” su un certo periodo della loro carriera. Convive con la grandezza di una band che è riuscita a reinventarsi nel pop dopo aver inventato tutt’altro, è insita nella loro capacità di non scrivere mai brutte canzoni anche quando sembrano collage di pezzi altrui, anche quando il confine tra authorship e plagio è a un tiro di schioppo. Il clima giocoso di certe loro esibizioni dal vivo ricorda anche che questa è una band che si diverte e, se dal punto di vista discografico e critico questo non significa niente, ricordiamoci che sono comunque esseri umani, che diventare fenomeni dello spettacolo non è solo negativo, e che se si riesce a fare un disco così mantenendo alta la barra della qualità anche quando si è dentro un personaggio che ti racchiude così strettamente forse un minimo di intelligenza e maturità compositiva bisogna pur averla. Come dire, non tutto il pop è fatto per piacere a scatola chiusa (vedi gli ultimi dischi degli U2).
Morta la capacità creativa della band, rimane la futuribile ricerca di un linguaggio electro-pop che, sicuramente, accompagnerà la loro esibizione da prima band nello spazio e, di conseguenza, la loro carriera da qui a venire. I vecchi fan dei Muse, in un modo o nell’altro, dovranno abbandonare la nave, o perlomeno sembra questo il triste presagio.
Concluderei così: The 2nd Law è perfetto per i fan degli ultimi dischi, esalazione dell’ultimo respiro di sopportazione per quelli di Origin of Symmetry.

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Il festival METAL del mese a Bologna!
NON MANCATE!!!

Sabato 20 ottobre @ Blogos
Via dei mille 26, 40033 Casalecchio di Reno (BO)

ore 20.00
Ingresso 5€

DISEASE ILLUSION
MOURN IN SILENCE
THE BURNING DOGMA
NEMORALIS
NECANDI HOMINES

Link all’evento facebook:
https://www.facebook.com/events/427150574008332

Ecco i dettagli dei gruppi della serata:

DISEASE ILLUSION – Melodic Death Metal – Bologna
https://www.facebook.com/diseaseillusion
Di ritorno dal tour in Repubblica Ceca e Croazia i Disease Illusion presentano per la prima volta in Italia la loro nuova formazione colpendo i vostri timpani con il loro moderno melodic death metal!

MOURN IN SILENCE – Symphonic Gothic Death Metal – Imola
https://www.facebook.com/pages/Mourn-in-Silence/76194071763
Band Symphonic Gothic Death Metal in attività dal 1997, ritorna in scena in grande stile presentando in anteprima il nuovo album in uscita: “Until the Stars won’t Fall”

THE BURNING DOGMA – Death Doom Metal – Bologna
https://www.facebook.com/theburningdogma
The Burning Dogma nascono nell’autunno del 2006 a Bologna, e dopo numerosi cambi di formazione e svariate esibizioni live in provincia e dintorni, arrivano ad incidere, nel 2012, il primo EP dal titolo “Cold Shade Burning”, che vede in formazione Joy Lazari (voice/lyrics), Maurizio Cremonini (guitar/songwriting, ex-Suspended in Dusk), Diego Luccarini (guitar), Davide Laugelli (bass, ex-373°K), Giovanni Esposito (keys) e Marco DeCrescenzo (drums, ex-Regna).
Dopo la finale regionale del contest Emergenza Festival 2012, DeCrescenzo lascia il gruppo per far spazio ad Antero Villaverde (Hate In Silence, ex-Obsession, ex-Microcode), con cui il gruppo inizia il tour di promozione dell’EP.

NEMORALIS – Symphonic Gothic Metal – Bologna
https://www.facebook.com/pages/Nemoralis/119966134740914
La loro musica richiama il sound del nord-europeo Gothic Symphonic Metal, con molta enfasi nell’alternarsi delle atmosfere più oscure e sognanti alle più aggressive e potenti, in una costante “armonia degli opposti”. Le loro canzoni sono una fine trama, che spaziano dalle intrecciata di influenze dal power, al progressive, al gothic metal. La melodiosa voce della front woman è sempre sostenuta da potenti parti strumentali, creando un notevole impatto.

NECANDI HOMINES – Black Doom Metal – Jesi
https://www.facebook.com/NecandiHomines
I Necandi Homines propongono un Black Metal caratterizzato da influenze Doom le cui sonorità accentuano il senso di alienazione ed inferiorità dell’uomo nei confronti di ogni dimensione che lo circonda, tramite elementi cadenzati e atmosferici che richiamano l’abissale profondità della morte, dello spazio e del tempo.

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A cura di Jacopo Ravagnan

Ci sono atteggiamenti che mi fanno proprio incazzare, poco da fare.
Argomenti triti e ritriti su cui tutti devono ‘mettere bocca’, pur non sapendone assolutamente niente.
Gente che “ho sentito un amico a cui hanno detto”, “ho visto un servizio delle Iene”(che per alcuni vale molto più della sacra bibbia), “ho saputo da un tizio che ho conosciuto ad un concerto”. La saga delle mille perifrasi, che servono solo ad evidenziare la cronica mancanza di voglia di informarsi e perdere, grazie al web, non più di cinque minuti per saperne quel poco in più.
Facebook è ormai un concentrato di luoghi comuni e di ‘condividi’ da altre persone, senza porci quel minimo di grano salis che, a detta degli etologi, la razza umana dovrebbe avere.
La grande era del ‘copia&incolla’, che genera delle bufale mostruose e che al sottoscritto causa sintomi molto vicini a quella della dissenteria, non risparmia neppure l’argomento spinoso per eccellenza per il musicista: la SIAE( prima di scrivere questo orrendo acronimo mi sono munito di collana d’aglio).
Mi capita spesso di poter parlare con musicisti e, purtroppo, per quanto mi dolga ammetterlo, spesso anche chi dovrebbe fare cultura(perché, per quanto ne dica lo stato italiano, fare musica è cultura) è più impegnato a valutare il mixaggio o a rendere la copertina del cd ‘fica’, piuttosto che capire quale sia la corretta via per tutelare il diritto d’autore.
Perché diciamocelo: musica e SIAE è chiaramente un ossimòro.
Un carrozzone obsoleto in cui personaggi grigi riparati da una giurisdizione nebulosa e assai lacunosa esigono oboli, spesso pure consistenti, da poveri autori che credono di tutelare così la propria opera.
Una sorta di Santa Inquisizione del diritto d’autore.
Non starò qui ad annoiarvi oltre con le mie fisime e le mie paranoie, ma per chi abbia voglia di ‘vedere’ qualcosa di diverso impiegando non più di cinque minuti: http://www.creativecommons.it/
Un altro mo(n)do è possibile, qui ci sono numerosi esempi:
http://www.utopicmusic.com/main/Main.html
Se non vi ho ancora annoiato a morte o se non vi ho ancora generato dolorosi crampi intestinali, ci risentiamo presto ‘su queste frequenze’ per approfondire cosa vuol dire Creative Commons ( Trent Reznor docet).
Dio salvi la regina…e, se ha tempo, anche la musica.

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03/10/2012 – GOLDEN DISKO’ SHIP e JASMINA MASCHINA @ La Mela di Newton, Padova
04/10/2012 – GAZEBO PENGUINS @ 4 GIORNI DELLE ARTI, Ferrara
05/10/2012 – MARTIN HAGFORS @ LA MELA DI NEWTON, Padova
05/10/2012 – IL TRIANGOLO @ COVO CLUB, Bologna
05/10/2012 – MAURO ERMANNO GIOVANARDI @ STUDIO 2, Vigonovo (VE)
05/10/2012 – BUD SPENCER BLUES EXPLOSION e SAKEE SED @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
06/10/2012 – RENEGADES OF BUMP + NAPO e VAIPER DESPOTIN @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
06/10/2012 – NOEL GALLAGHER AND THE FLYING BIRDS @ FUTURSHOW STATION, Casalecchio di Reno (BO)
06/10/2012 – AFTERHOURS @ ESTRAGON, Bologna
06/10/2012 – THE MOTHERSHIP @ TETRIS, Trieste
07/10/2012 – REFUSED @ ESTRAGON, Bologna
10/10/2012 – ORATIO e NICOLO CARNESI @ LA MELA DI NEWTON, Padova
10/10/2012 – WILCO @ GRAN TEATRO GEOX, Padova
12/10/2012 – GAZEBO PENGUINS @ CENTRALE DELL’ENEL, Verona
12/10/2012 – IORI’S EYES e JD SAMSON dj set @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
12/10/2012 – CRIMINAL JOKERS @ COVO, Bologna
13/10/2012 – TOWN OF SAINTS @ LA MELA DI NEWTON, Padova
13/10/2012 – THEE SPIVS e PETE BENTHAM AND THE DINNER LADIES @ COVO CLUB, Bologna
13/10/2012 – THE HANGOVERS @ LOCOMOTIV CLUB, Bologna
14/10/2012 – HURRAY FOR THE RIFF RAFF e SAM DOORES @ LA MELA DI NEWTON, Padova

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