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Archive for the ‘ARTISTA: When Saints Go Machine’ Category

Recensione scritta per INDIE FOR BUNNIES
ETICHETTA: K7!
GENERE: Electro, indie, dance

TRACKLIST:
1. Konkylie
2. Church and Law
3. Parix
4. Chestnut
5. The Same Scissors
6. Jets
7. Kelly
8. On The Move
9. Whoever Made You Stand So Still
10. Add Ends

I When Saints Go Machine sono un premiatissimo quartetto danese che da qualche anno attira una crescente attenzione dei media attraendo, ovviamente, anche la nostra. Konkylie è il primo full-length ma segue un bellissimo EP, Fail Forever, che un po’ ci aveva dimostrato il soffice dance pop di una band delicata ma abile a far ballare in quattro quarti con inserimenti sperimentali levigati ma ancora limitati. E’ con questa nuova uscita che il sound si perfeziona, aprendo le porte a sferzate di electro-pop britannico in grado di balzare dagli MGMT ai TV On The Radio, senza disdegnare Talking Heads e Eurythmics, includendo quindi inserti più banali à-la-nuovanewwave. Il songwriting modesto ma originale della band nordeuropea si sente soprattutto nella title-track, in “Parix” e in “Kelly”, dove furoreggiano con un synth pop semplicistico e di facile comprensione, istantaneo nella presa, e di piena ispirazione scandinava. Non mancano incroci con la musica orchestrale più sinfonica (“Church and Law”), così come non si tengono lontani neppure i Depeche Mode, che lasciano un’ingenua ma indelebile traccia in molti dei brani più pop.

Una produzione fresca, intelligente e normodotata ci presenta un disco genuino e pulito, forse un pochino troppo lindo; le sbavature non sono contemplate e questo può piacere, ma un’anima più live poteva giovare ai momenti più (realmente) dance, come ci insegnano Justice e Does It Offend You Yeah!, giusto per accostare nuovamente la band ad orizzonti indie più moderni.
Essenzialmente il disco non eccelle in nessuna sua caratteristica, ma si colloca in quella fascia in cui originalità, precisione chirurgica e un estro creativo profondo e mai acerbo riescono a renderlo interessante. A prescindere. Lo si ascolta volentieri, ma si aspetta il probabile salto di qualità definitivo.

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