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Archive for luglio 2012

Fotoreport a cura di LaMyrtha




http://www.negrita.com

TOUR
27 luglio 2012 – VENICE SHERWOOD FESTIVAL, Mestre (VE)
28 luglio 2012 – STADIO ADRIANO FLACCO, Pescara
01 agosto 2012 – FORTE DI BARD, Bard (AO)
03 agosto 2012 – ARENA CONCERTI, Majano (UD)
10 agosto 2012 – VILLA BELLINI, Catania
11 agosto 2012 – CASTELLO A MARE, Palermo
16 agosto 2012 – ARENA IL MOLO, Terracina (LT)
17 agosto 2012 – PARCO GONDAR, Gallipoli (LE)
24 agosto 2012 – PIAZZA LEOPARDI, Recanati (MC)
30 agosto 2012 – PIAZZA SAN BARTOLOMEO, Castagnole delle Lanze (AT)
01 settembre 2012 – METAROCK FESTIVAL, Pisa
07 settembre 2012 – MEDIOLANUM FORUM, Milano

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ETICHETTA: La Tempesta International
GENERE: Reggae

TRACKLIST:
Inna Jail
Something We Really Want
Dat’s Me (No Remedy)
Moses
She’s So Nice
Refugee
Something So Sure
Try Baby
Well Well Well
Man A Express
My Girl
Cry Out
Real Hot
Immigrant Star
Sunshine

Quindici perle di reggae raffinatissimo come in Italia non sentivamo da anni.
Un universo in levare da esplorare con grande attenzione, perché in alcuni tratti sembra di riesumare i miti non solo di Bob Marley ma anche di Peter Tosh e dei nostri primi Africa Unite. A volte si scivola in territori reggaeton o rocksteady, e questi sono i momenti peggiori, ma questo disco è davvero ben forgiato e in ogni momento, soprattutto “Man A Express”, “Cry Out”, ” Sunshine” e “She’s So Nice”, leggiamo con grande interesse la passione che trasuda da ogni nota pur in quei cliché tipici di questo stile.
Divertirsi è, comunque, d’obbligo. Del resto fare bene reggae significa anche convogliare grandi quantità di energia ad un pubblico particolarmente ricettivo, anche in termini di movimento sotto palco.

Manca un po’ di sforzo e di coraggio nel rielaborare un attimo i linguaggi triti e ritriti di un genere classicamente banale, ma stiamo parlando di un prodotto diretto ad un pubblico senza pretese e che sicuramente apprezzerà questo disco fino a considerarlo un piccolo capolavoro.

TOUR ESTIVO
28.07 ANIMAL FESTIVAL, Torreselle (PD)
01.08 ISOLA DELLA MUSICA, Pasiano (PN)
02.08 VENICE SUNSPLASH, Mestre (VE)
03.08 SUMMER FESTIVAL, Ponte dell’Olio (PC)
10.08 NUVOLARI LIBERA TRIBU’, Cuneo
11.08 FESTIVAL DI MAJANO, Majano (UD)
18.08 SO FAR SO GOOD, Abano Terme (PD)
24.08 SUMMEREND FESTIVAL, Claut (PN)
25.08 SARCEDO SUMMER FEST, Sarcedo (VI)
31.08 ALMENNO ROCK, Almenno San Bartolomeo (BG)
09.09 EDELWEISS PIRATEN FESTIVAL, Dusseldorf (GERMANIA)

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Fotoreport a cura di LaMyrtha




http://www.lemascherediclara.com/lemascherediclara.com/Home.html
Ne avevamo già parlato qui

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ETICHETTA: Killer Pool Records
GENERE: pop, rock, elettronica

TRACKLIST:
La Stabilità
Rondini
Settembre
Shooting Stars
Hiroshima
Suore
La Tempesta
Etica
Vincoli
L’Inganno
Vertigine

No. E’ questo il titolo scelto dai romani Kardia per la nuova uscita, che tentano con questo lavoro di abbandonare il terreno vastissimo dell’underground laziale per raggiungere i lidi meno affollati dell’alternative rock più mainstream. Non è casuale, quindi, il sound denso ma ripulito che costella questo disco, la forma-canzone concentrata in poche formule pop che sentiamo abbastanza ciclicamente ripetute nel disco e sferzate di elettronica modaiola. Detta così sembrerebbe che questo album non si faccia granché apprezzare, ma in realtà è sorprendente la coerenza del suo scorrere: piuttosto corto, nelle sue undici canzoni riesce in realtà a dare e darsi la possente concretezza synth-pop del primo Battiato, non disdegnando neppure i Bluvertigo e i nuovi lavori di Andy, qualche capatina nella new wave (Joy Division ma anche New Order), i The Smiths oppure il punk che contraddistinse il loro passato. “Rondini”, “Hiroshima”, “Suore” e “Vertigine” basterebbero, come quartetto, a far capire di cosa parliamo.

Concettualmente un’uscita discografica interessante, che punta in alto senza svendersi, per questo originale produzione seminale che può ingenerare novità di grande rilievo nella loro carriera e, eventualmente, in qualche imitatore.

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Fotoreport a cura di LaMyrtha



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ETICHETTA: Autoproduzione
GENERE: Cantautorato

TRACKLIST:
1. La Migliore che Ci Sia
2. Il Mio Rumore Bianco
3. Il Male Minore
4. Complicitè

sassi caduti dal cielo altro che fabbriche di desideri, altro che simbolo di educazione
sassi sparati da dentro un cannone

sassi tenuti lontano, sassi che a volte ti scappan di mano
sassi che portano rivoluzioni

“La Migliore che Ci Sia”, il brano inaugurale di questo EP, ci spiega subito a cosa si riferisce il titolo del disco. Questi sassi dal forte valore metaforico e allegorico, che ci guidano ad un album pieno di simbologie e di testi da digerire a fatica, dopo averli studiati bene. E’ cantautorato fatto con una certa cura, musicalmente impreziosito da una raffinatezza di toni e di maniere che lo rende quasi lo specchio lucido e luccicante della bellezza delle sue liriche. “Il Male Minore” e “Il Mio Rumore Bianco” serpeggiano verso direzioni più languide e malinconiche, dalle parti di certo grande dream-pop d’oltreoceano e oltremanica, e “Complicitè” regala all’album la veste candida e semplice che il suo bilinguismo (italiano-francese) tende ad appesantire. La tristezza rabbiosa di alcune parti dei testi non basta a mettere di malumore: questo disco è veramente una spiazzante sorpresa, incipit, si spera, di una sua espansione che derivi verso territori sempre così originali e intensi, con la possibilità di raccontare più cose con una durata maggiore.
Lo sbigottimento non è mai troppo, di fronte alla musica ben fatta che latita sempre di più nei nostri stereo. Ascoltare questo EP è la sconvolgente prova che la nostra scena cantautorale è finita: il capolavoro-eccezione che conferma la regola che, non a caso, proviene da Pisa. Squisito.

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Come lo si descrive un concerto dei Gogol Bordello?
Pogo, salti, urla, sudore, divertimento. E’ come partecipare ad una gara di atletica in cui l’unico sport che si può praticare è spintonarsi allegramente in una bolgia di puro calore umano. Molti vorrebbero impartire a performance analoghe un significato politico o perlomeno etnico ma non è quello che faremo qui, giacché basta spiare le biografie dei componenti della band per capire che la diversità delle origini (dall’Ecuador all’Etiopia, passando per Ucraina e Israele) dei membri del gruppo e il gypsy punk che portano in giro possono compromettere molto dell’ordine socio-politicamente precostituito che orbita anche nel campo delle arti. In una gara di resistenza di forza muscolare, capacità polmonare e tenacia delle corde vocali se ne vanno velocemente due ore di frenesia ritmica a metà tra cultura gitana, balcanica, reggae, punk e ska. Solo con questa multietnicità è possibile spiegare il loro enorme successo, ovviamente impreziosito da una tecnica che gli permette di fare praticamente qualsiasi cosa sul palco, scatenando tutto il caos di cui sopra. Noi c’eravamo e basta indicare la scaletta per far capire, a chi li conosce e forse a chi non li conosce, cosa significa un concerto dei Gogol Bordello.

intro
ultimate
immigrant punk
not a crime
my companjera
sally
immigraniada (we comin’ rougher)
wonderlust king
trans-continental hustle
break the spell
tribal connection
pala tute
think locally, fuck globally
start wearing purple
-encore-
jam jelem
santa marinella
harem in tuscany
alcohol

Ovviamente i presenti erano molti, come dimostra qualcuno dei video sottoriportati. Non serve giustificare il divertimento dei presenti quando si può avere tutto questo, dalle bestemmie di “Santa Marinella” (in realtà un collage di parole sentite dal carismatico e singolare frontman della band Eugene Hutz durante un soggiorno nella nostra capitale) all’impossibilità di stare fermi che scaturisce da “Pala Tute”, “Immigrant Punk” e, sostanzialmente, una qualsiasi delle altre loro hit.

I live dei Gogol Bordello sono esperienze che consigliamo a chiunque non sia debole di cuore. Nella nostra Italia anestetizzata dalle preoccupazioni che attanagliano quotidianità, futuro e società forse un buon concerto liberatorio servirebbe. Magari con una birretta e una cannetta, giusto per corollare il tutto.


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