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Archive for the ‘GENERE: Electro Funk’ Category

ETICHETTA: Nessuna
GENERE: Electro-funk, elettronica, wave

TRACKLIST:
1. What I Can
2. Attack
3. Tanzen Dusseldorf
4. Evil Heaven
5. Don’t Talk
6. SMS Bottle
7. Don’t
8. This Time
9. Desert Line
10. Mean It

Due persone. Una batteria. Una manciata di sintetizzatori. Ecco Attack.
Questo disco è la risposta giusta se cercate una sorta di spintarella anfetaminica per risollevarvi il morale o semplicemente riprendervi dopo una dura giornata di lavoro. E’ rock funkeggiante, ma fortemente elettronico, come se i Primal Scream più elettrici si fossero dimenticati di attaccare le chitarre e avessero voluto plagiare un po’ di Kraftwerk.
Il materiale di base è a suo modo radio-friendly, con qualche sferzata dark wave, qualche delirio ambient che ricorda il Brian Eno più schizzato e rilassato (“This Time”, “Desert Time, con comparsata di Collini degli Offlaga Disco Pax, e “Evil Heaven”), mentre artifici synth-pop riportano la memoria ai bei tempi di The Man-Machine (“Tanzen Dusseldorf”). Tutte le caratteristiche del disco sono egualmente curate, a partire dall’intersecarsi sempre molto attento delle voci con le strutture delle canzoni, pulsanti di continui cambi di suoni e tempi, nonostante sia il 4/4 a prevalere, senza mai risultare banale. E’ qui la vera chiave per comprendere il valore del disco: é un album semplice, integralmente devoto ad una cultura popolare nell’essere pura violenza electro-funk, e riesce comunque a non somigliare troppo a nessun’altro artista recente. Trasportano con grande consapevolezza e creatività alcune menomazioni post-punk in declinazioni eighties che difficilmente escono dalla testa (“What I Can”, la title-track, “SMS Bottle”), e senza neanche accorgersene scrivono una pagina storica del genere per quanto riguarda la nostra stanca Italia.

Si potesse definire funk wave, avremo risolto il dilemma, ma del genere ce ne freghiamo. Sappiamo solo che è ben suonato, ben composto, supercarico ed è pure originale (e italiano). Gli autori del nostro paese sono sempre pronti a sfornare dischi di un certo valore, il problema è che nessuno lo viene a sapere. Che ne dite, iniziamo a diffondere la parola? I Don Turbolento sono un buon punto di partenza. Non lasciatelo in disparte, merita sul serio.

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ETICHETTA: DFA
GENERE: Punk rock, new wave, alternative rock

TRACKLIST:
1. Sail Away
2. Miss You
3. Blue Bird
4. Come Back To Me
5. In The Grace Of Your Love
6. Never Die Again
7. Roller Coaster
8. Children
9. Can You Find A Way
10. How Deep Is Your Love?
11. It Takes Time To Be A Man

I Rapture sono una rappresentazione musicale sintomatica dei problemi della nostra contemporaneità discografica: il consumo di musica è troppo vorace, l’appagamento è istantaneo e presto spento, la produzione è veloce e sfuggevole, mentre la pubblicità rovina decine di artisti prima dell’uscita dei rispettivi dischi. Se i Rapture sono un prodotto di quella favolosa hype mediatica che li ha lanciati, preambolo di qualche buon tour e di singoli di successo che molti di voi ricorderanno (“House Of Jealous Lovers”, “Love Is All” e “Sister Saviour”), ne sono stati poco dopo una triste vittima: il baratro dell’oblìo li ha quasi colpiti tra chi non mastica dance-punk commerciale delle meno liquide, ma si sono egualmente risollevati salvandosi dal burrone della dimenticanza, indovinando qualche buon appiglio che li ha rimessi in carreggiata.
In The Grace Of Our Love è tutto questo, un manifesto della resurrezione di una band mai declinata dal punto di vista artistico (solo in quello della fama) e che nel frattempo ha esplorato in lungo e in largo il punk-funk e le connotazioni alternative più chitarristiche, sempre in salsa dance ballabile, generando comunque simpatici e temerari cloni; è il contraltare perfetto per una scena post-punk in avanzato stato di decomposizione che si è già coniugata con gli elementi classic rock che in questo nuovo lavoro i Rapture riportano alla luce, nelle sonorità quasi loureediane accentate da sommovimenti dei primi U2, dei primi Rem e forse anche di qualche pop anni ’80 figlioccio dei migliori Kraftwerk (anch’essi presenti in alcuni accenni kraut). Si ritorna anche alla dance europea più commerciale, al nuovo filone punk-funk à-la-Klaxons, a qualche sonorità più sperimentale che ricorda gli ultimi MGMT, gli Animal Collective e gli Half Japanese. Si chiuda il cerchio parlando del continuo palesarsi dei Cassius (anzi, solamente del loro Philippe Zdar) alla produzione, nel senso che ogni momento di chiara distinguibilità del loro electroclash salta subito alla mente l’esclamazione “ma sembrano proprio i Cassius!”.

Mitologia a parte, qualche volta dalle proprie ceneri si risorge per davvero. La parabola evolutiva segna questa volta un acme che difficilmente si potrà eguagliare. Ma lo dicevamo anche altre volte, e loro ci sono riusciti. Ottimo lavoro, lontano da scelte coraggiosissime ma comunque impavido nel procedere con coerenza verso una electro music addomesticata a dovere, per non uscire dai ranghi (e diventare troppo pop). For you.

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ETICHETTA: Autoproduzione
GENERE: Electro funk

TRACKLIST:
1. Revolution
2. RBN
3. Understand
4. Brodda&Sista
5. Understand the Lake (Bonus Track)

Ballare, ballare, ballare. Il nuovo imperativo che ci arriva dall’alto, non da chi controlla le chart, ma da chi la musica la vuole fare come gli piace. I Chocolate Collective (Buffoli, Nobile, Rigoni e Beltrami) da poco tempo si sono votati alla causa del funk ballabile, un genere che scatena dancefloor, dj set post-concerto nei locali e nei party dedicati, scegliendo quindi di scendere in piazza con un prodotto fresco ma, se vogliamo, omologato. Facciamo scomparire subito i dubbi: il disco è MOLTO bello. Ci si fa largo tra tracce più funkeggianti e altre più elettroniche, gonfie di synth che aprono la strada a momenti danzerecci tipicamente house, con qualche infarcitura latineggiante. Essenzialmente abbiamo già detto tutto, ma ci soffermeremo brevemente sulla qualità degli arrangiamenti, impavidi indicatori di come la maturità nel songwriting si può trasferire anche in brani di caratura pop tesi semplicemente a scatenare il movimento fisico dell’ascoltatore. Che spesso è visto dai fighetti dell’alternative come una sorta di reato federale. Si punta al crescendo, al momento da ricordare, all’esaltazione dell’orecchiabile.

Chocolate Collective è un nome che, trovando una strada leggermente più personale, ha la possibilità di imprimersi a fuoco sulla scena, lasciando un segno indelebile in questo effervescente filone della musica dance. Seguiamoli.

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