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Archive for the ‘ARTISTA: Muse’ Category

Pubblicare filmati o documentari relativi a concerti direttamente nelle sale cinematografiche sembra essere diventata una moda, soprattutto per quelle band che sono in grado di permettersi grosse spese di ripresa e di distribuzione. Lo hanno fatto di recente i One Direction e i Metallica, ora è toccato a Marco Mengoni e ai Muse. Va da sé che il trio (quartetto sul palco) britannico, ormai celebre per mettere in piedi concerti spettacolari sia dal punto di vista tecnico-musicale che scenografico, supera in qualità e forse anche in stile gli artisti citati, producendo non a caso una piccola perla di cui si parlerà per molto.

Allo Stadio Olimpico di Roma, filmano così il primo live della storia ad essere ripreso in 4K, selezionando una ventina di canzoni delle ventisette lì eseguite per farne un pacchetto di circa un’ora e mezza che, a visione terminata, lascia veramente di stucco. Innanzitutto, toglie il dubbio anche ai detrattori del trio, accusati spesso di essersi commercializzati e di aver perso la carica e la precisione degli esordi, che in un live come questo sono invece presenti nonostante una scaletta ovviamente concentrata più che altro sugli ultimi dischi (nessun brano di Showbiz, ad esempio, anche se comunque l’unico eseguito sarebbe stato Unintended). La nitidezza e la perfezione delle immagini in 4k permettono di cogliere i più minimi dettagli del gigantesco palco, dei visual sempre diversi canzone per canzone, anch’essi degni di un concerto mastodontico in ogni suo aspetto (e difatti Bellamy e soci non hanno potuto nascondere che si tratti del loro tour più grosso anche dal punto di vista della produzione, e non serviva certo una loro dichiarazione per notarlo), del pubblico, spesso ripreso in pose ed espressioni facciali ai limiti del ridicolo, i costumi di scena abbastanza pessimi, le mille chitarre del frontman. Non sembra esserci neppure molto lavoro di sovraincisione di voci o altra postproduzione, anche perché stiamo parlando di una band la cui eccellenza sul palco è indiscussa anche da chi li taccia di essersi venduti già dai tempi di Time is Running Out, della cui resa live in questo video toglie il fiato la panoramica dei sessantamila dello Stadio Olimpico che saltano tutti insieme, lusso che si possono permettere pochissime band in questo momento. Tra i brani tolti che potevano risultare molto bene in questa versione cinematografica dispiace soprattutto per Stockholm Syndrome, non tanto invece per Blackout e la solita Map of the Problematique, mentre si possono ammirare in versioni molto più grezze che su disco le nuove Panic Station, SurvivalFollow Me, quest’ultima tra le più apprezzate dal pubblico. Altri momenti salienti sono stati senz’altro il finale con Starlight, Uprising, ResistancePlug In Baby, anche questa fortunatamente capace di agitare un pubblico formato principalmente di giovanissimi che all’epoca di Origin of Symmetry probabilmente non erano mai andati a un concerto. Durante alcune canzoni, come AnimalsFeeling Good, la band porta sul palco, e sopra il palco nel caso della ballerina appesa alla lampadina gigante di Guiding Light,  attori in carne ed ossa, in momenti tragicomici che con altre band risulterebbero pacchiani e inutili, ma che i Muse riescono invece ad incastrare perfettamente in uno show pomposo e dai toni epici dal primo all’ultimo secondo. Bastano le ciminiere che eruttano fuoco continuamente da sopra il palco per capire di cosa stiamo parlando.

Tra le infinite dediche all’Italia, paese di adozione di Bellamy per un periodo, i saluti al pubblico, le esplosioni di fuochi d’artificio e fumogeni, i giochi con le telecamere, i cambi d’abito, gli occhiali tamarrissimi di Matthew con il testo in scorrimento sulle lenti durante Madness, papa Bergoglio, Hollande e la Merkel che ballano in caricature sul megaschermo, è sorprendente come la musica rimanga a farla da padrona non facendosi mettere in secondo piano dall’aspetto visuale, che rimane comunque uno dei motivi per cui questo live doveva assolutamente finire al cinema.

NME l’ha definito “un divertimento esagerato” e, vogliate crederci o no, non è nient’altro che questo. Si spera in un’edizione DVD completa dei brani stralciati, ma in ogni caso ne consigliamo caldamente l’acquisto, attendendo il tour europeo che, purtroppo, vista la vomitevole situazione dei nostri festival, non arriverà in Italia.

il video di anteprima rilasciato da Nexo Digital

la scaletta del concerto di Roma. In grassetto quelle incluse anche nel DVD
Supremacy
Panic Station
Plug In Baby
Map of the Problematique
Resistance
Animals
Knights of Cydonia
Dracula Mountain (Lightning Bolt cover)
Explorers
Interlude
Hysteria
Monty Jam
Feeling Good
Follow Me
Liquid State
Madness
Time is Running Out
Stockholm Syndrome
Unintended
Guiding Light
Blackout
Undisclosed Desires
encore
The 2nd Law: Unsustainable
Supermassive Black Hole
Survival
encore 2
The 2nd Law: Isolated System
Uprising
Starlight

* l’immagine a inizio articolo è ripresa da Troublezine.it che ringraziamo

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ETICHETTA: Helium 3, Warner
GENERE: Pop rock

TRACKLIST:
Supremacy
Madness
Panic Station
Prelude
Survival
Follow Me
Animals
Explorers
Big Freeze
Save Me
Liquid State
The 2nd Law: Unsustainable
The 2nd Law: Isolated System

The 2nd Law è, a conti fatti, la sesta (settima con Hullabaloo, live ma contenente molti inediti) fatica discografica del trio di Teignmouth. Giunti ad un punto della loro carriera in cui, allo stesso modo di band come U2 o Coldplay, sono in grado di riempire stadi anche senza produrre materiale di gran qualità, la svolta tanto declamata risulta immediatamente assente, anche ad un ascolto disinteressato. Note storiche: i Muse degli inizi, quelli di Showbiz e del perfetto Origin of Symmetry, si accavallavano tra tonnellate di potentissimi riff di chitarra, liriche apocalittiche e un pianismo molto particolare e moderno, componendo un rock mai banale che nonostante particelle di pop nascondeva una realtà di innovazione che sconvolse il panorama mainstream. Absolution fu la prova del nove, rito iniziatico, però, di quel percorso discografico in discesa che li ha portati in vetta alle classifiche e ai minimi storici, con questo The 2nd Law, in termini di personalità ed originalità. E se Black Holes and Revelations e The Resistance riuscivano ancora a presentarsi come dischi completi, dove ogni brano era contemporaneamente autosufficiente e in grado di dare senso al resto del lavoro, era comunque evidente che di nuovo non si poteva intravedere più nulla.
The 2nd Law è la realizzazione definitiva della chimera di trasformarsi nei loro idoli, una volta raggiunto il successo. E’ per questo che anche i brani migliori sono simili a qualcos’altro: Panic Station è Another One Bites the Dust dei Queen cantata da Prince con degli accenti di Stewie Wonder; Survival inizia con un piano alla Chopin per poi diventare una ballad epica che interessa principalmente per i suoi assoli baldanzosi e ipercarichi, che danno il meglio dal vivo (e la voce è di nuovo Freddie Mercury); Animals prova a rappresentare quell’universo Radiohead che la voce di Bellamy ha sempre ricordato (meno ultimamente) con degli arpeggi tipicamente pinkfloydiani; la migliore del disco, la cavalcata ledzeppeliniana d’apertura Supremacy, ricorda prima Kashmir poi i Rage Against The Machine nei riff di chitarra, infine Follow Me e una delle due tracce strumentali conclusive, Unsustainable, espungono dalla lista dei generi mai trattati dai Muse anche la dubstep, tirando in ballo quel sound graffiante, rallentato ma comunque ballabile portato in cima alle chart da Skrillex negli ultimi tempi. Anche il secondo singolo estratto, il tormentone Madness, risulta quasi un’autocitazione di Undisclosed Desires, ma rispetto a quella si fa memorizzare con più facilità e fa pienamente il gioco di questo disco, quello di creare brani che nessuno dimenticherà più, volenti o nolenti. Big Freeze e Explorers scivolano via senza nemmeno farsi ricordare molto, invece, se non per essere più o meno una sintesi di quanto fatto dai Muse negli ultimi tre dischi, riecheggiando Soldier’s PoemInvincible e, nei momenti migliori, Guiding Light.

Non è esattamente brutto, The 2nd Law, e tutto quanto riportato sopra riguarda le citazioni, le influenze troppo eterogeneamente riconoscibili. Analizzandolo sotto una veste pop raggiunge senz’altro interessanti livelli di appeal radiofonico, incastrando anche i suoni più deboli in un quel velo epico che l’immagine “futuristica” della band tende a incastonare dovunque. Il lavoro sul sound è notevole, così come gli inserimenti di fiati e archi che, degnamente, regalano una veste magniloquente e pomposa a molti dei brani (soprattutto alla potente Supremacy, già scelta come opener dei live, per il cui ruolo è senz’altro perfetta). Ad innalzare il livello compositivo intervengono soprattutto gli assoli di chitarra, lontani dall’essere innovativi, ma che ricordano ai più che i Muse non sono senz’altro una band incapace di suonare e che stanno già creando la tradizionale sequela di imitatori su YouTube (alcuni con la signature di Bellamy, la celebre glitterati), e il nuovo protagonismo vocale del bassista, che canta da solo in un paio di brani, molto interessanti (Liquid State e Save Me), tematicamente legati al suo passato da alcolista.

In sintesi, la decenza di questo disco non risiede nella novità, o nella “linea” che Wolstenholme dichiarava di “voler tirare” su un certo periodo della loro carriera. Convive con la grandezza di una band che è riuscita a reinventarsi nel pop dopo aver inventato tutt’altro, è insita nella loro capacità di non scrivere mai brutte canzoni anche quando sembrano collage di pezzi altrui, anche quando il confine tra authorship e plagio è a un tiro di schioppo. Il clima giocoso di certe loro esibizioni dal vivo ricorda anche che questa è una band che si diverte e, se dal punto di vista discografico e critico questo non significa niente, ricordiamoci che sono comunque esseri umani, che diventare fenomeni dello spettacolo non è solo negativo, e che se si riesce a fare un disco così mantenendo alta la barra della qualità anche quando si è dentro un personaggio che ti racchiude così strettamente forse un minimo di intelligenza e maturità compositiva bisogna pur averla. Come dire, non tutto il pop è fatto per piacere a scatola chiusa (vedi gli ultimi dischi degli U2).
Morta la capacità creativa della band, rimane la futuribile ricerca di un linguaggio electro-pop che, sicuramente, accompagnerà la loro esibizione da prima band nello spazio e, di conseguenza, la loro carriera da qui a venire. I vecchi fan dei Muse, in un modo o nell’altro, dovranno abbandonare la nave, o perlomeno sembra questo il triste presagio.
Concluderei così: The 2nd Law è perfetto per i fan degli ultimi dischi, esalazione dell’ultimo respiro di sopportazione per quelli di Origin of Symmetry.

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Lo sconcertante trailer del nuovo dei Muse non ci lascia nessuna certezza su come sarà il disco, The 2Nd Law, sesta fatica in studio che uscirà in Italia il 18 Settembre (ma 4 giorni prima esce in Svizzera, Germania e altri stati!).
La band comunque sarà in Italia per due date, che non potremo perdere.

16.11 UNIPOL ARENA, Casalecchio di Reno (BO)
17.11 ADRIATIC ARENA, Pesaro

Dall’interessante scelta di Pesaro come seconda location, possiamo senz’altro citare anche l’improponibile scelta di Ticketone e degli organizzatori di rubare ai fan più di sette euro di diritti di prevendita, un vero furto che molti però saranno disponibili a spendere per i Muse. Anche noi di The Webzine ma ciò non toglie che possiamo dire: Ticketone e compagnia bella…vaffanculo.

Ecco una perla dal tour precedente:

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