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Archive for the ‘ARTISTA: Frightened Rabbit’ Category

Recensione a cura di ANDREA MARIGO
ETICHETTA: Atlantic
GENERE: Indie pop, alt-pop

TRACKLIST:
Acts of Man
Backyard Skulls
Holy
The Woodpile
Late March, Death March
December’s Traditions
Housing (In)
Dead Now
State Hospital
Nitrous Gas
Housing (Out)
Oil Slick

Bisogna fare un po’ d’attenzione a quando si parla di Frightened Rabbit perché si rischia di confondersi con due band diverse. Gli scozzesi da Selkirk che sono usciti col bellissimo Sing the Greys del 2006, e gli scozzesi da Selkirk che dopo un bel secondo disco hanno fatto un passo falso tradendo le radici folk per strizzare l’occhio al mainstream in The Winter of Mixed Drinks. Sono gli stessi, evidentemente, ma l’anima della band è, in un certo senso, cambiata così tanto da renderli una sorta di caso di band indie bipolare. Partiti, difatti, da un estremamente interessante alt pop che sembrava quasi fondere Bob Dylan, Wilco e Decemberists, si è finiti ai cori da stadio alla Coldplay su una base che attinge dai peggiori Grizzly Bear (che anche nei momenti peggiori sono migliori di questi Frightened Rabbit, e questo anche perché i Grizzly Bear sono una gran band ma non solo…), sfruttando il trucchetto del sedile eiettabile per cacciare fuori dall’abitacolo tutte le buone influenze folk prendendo solo le più ovvie, sterili, inutili manifestazioni dell’indie pop moderno. Inutile, intendiamoci bene, significa che passa su MTV nei programmi fintamente “underground” o cose del genere.
Dopo questo inizio di pulsante cattiveria, un po’ di serenità è doverosa, perché delle dodici tracce che questo disco contengono ce ne sono almeno una metà che nella loro orecchiabilità tracciano un percorso, non tanto nuovo ma comunque diverso e omogeneo, in grado di dare credibilità al corso più recente dei cinque. Le prime tre, poi “State Hospital” e “Dead Now”, materialmente, sorreggono l’intero Pedestrian Verse che, a questo punto, non è poi così brutto: è ben suonato, ben composto, ben prodotto, si fregia anche di qualche singolo piuttosto ben vendibile, e non fa neanche così schifo rispetto a tante menate indie degli ultimi anni, Animal Collective in primis, che però hanno fatto qualche ottimo disco tra cui Here Comes the Indian. Se poi lo vogliamo definire diversamente e lo definiamo alternative e allora non fa neanche così schifo rispetto a tante menate alternative degli ultimi anni, tipo i Band of Horses, che hanno fatto tanta bella roba e non sono per niente uno schifo, ma il paragone regge comunque perché dopotutto i Frightened Rabbit non sono da meno. Tutto sommato la colpa di questa band è quella di aver preso una direzione tanto diversa da quella iniziale e tutti gli ascoltatori di musica più intelligenti sanno bene che criticare un progetto per questo è da stronzi, stupidi e, tendenzialmente, da hipster, dunque su The Webzine tendiamo a considerarla una bella cosa, perché tutto sommato dimostra se i musicisti, detta in maniera molto elementare, “ce sanno fà”. E questi ci sanno fare. Per cui andremo a sfogare tutta questa rabbia repressa contro il plotone di centinaia di rocker traditori della patria che si buttano sulla dubstep improvvisamente e senza preavviso, perché quello è un passaggio davvero insensato. Bel disco.

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