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Archive for the ‘ETICHETTA: One Little Indian’ Category

Recensione scritta per INDIE FOR BUNNIES
ETICHETTA: One Little Indian
GENERE: Indie rock, post-punk, new wave, alternative

TRACKLIST:
1. Draw In Light
2. Caretaker
3. Delight in Temptation
4. Pale Fire
5. LHC
6. Carnations
7.  Swirling Shards
8. The (Never Ceasing Ever Increasing) Cavalcade
9. To The Lighthouse
10. Not Wing Clippers

Accendiamo i riflettori sopra questi Wild Palms, londinesi, provenienti da un universo post-punk che in questo disco quasi scompare lasciando solo piccole tracce nell’universo più pop in cui provano, con esiti più che positivi, ad affondare. Essenzialmente la proposta dei Wild Palms non si scosta molto da quella delle decine di band new wave revival che hanno riempito le charts di tutti i paesi del mondo negli ultimi quindici anni, anche se è una sostanziale capacità di approfondimento e personalizzazione dei suoni a far comprendere i reali punti a favore del disco. Si perché Until Spring riesce a unire post-punk e pop in una maniera incredibile: lo fa con la linearità delle ritmiche che tendono però a disperdersi in alcuni tempi più irregolari, qualche sincope, cambi che, per quanto prevedibili, esulano dal classificarsi come “puramente post punk”; lo fa anche con l’estrema pulizia del sound di tutti gli strumenti, un basso in primo piano ma senza eccessi, una voce fin troppo limpida e una chitarra che non si preoccupa di soffocarsi dietro all’insieme. “Caretaker” e “Carnations” perfette per comprendere questi aspetti. Unendo queste due caratteristiche otteniamo la formulazione più onesta di un indie rock sia britannico che internazionale, che guarda oltre le barriere dell’imitazione, grazie ad alcuni accenni di novità che toccano soprattutto riff e metriche vocali (“Draw In Light”, “Not Wing Clippers”). Rintracciamo ora quali sono i punti deboli dell’album: la durata eccessiva di alcuni brani, in realtà ben costruiti ma che tendono a ripetersi un po’ troppo sino a scadere nel ritornare di modelli che sanno troppo di già sentiti: “LHC”, “To The Lighthouse”; il neanche tanto velato tentativo di rendere il suono più new wave grazie allo stato depressivo di alcuni passaggi lirici, come nella già citata “Carnations” o in “Swirling Shards”, che questa volta cadono troppo in quell’insieme di cliché eighties che non fanno altro che ricordarci, di nuovo, di Joy Division e New Order e forse anche dei Depeche Mode.

Until Spring è un ottimo disco di debutto, questo si, forse preché la sua levatura morale minima e senza pretese gli permette di osare senza dover rendere conto a nessuno, e un po’ anche perché i Wild Palms sono una formazione molto buona. Incredibilmente bravi a proporre cose che non hanno niente di nuovo sorbendosi la responsabilità di “caratterizzare” il sound fino a quel punto in cui li puoi davvero riconoscere, sperando che ci sia ancora qualcuno disposto ad ascoltare band come questa.In ogni caso, ve li consigliamo.

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