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Archive for the ‘ARTISTA: Fractale’ Category

Recensione a cura di Claudio Milano
ETICHETTA: Autoproduzione

LINEUP:
– Julian Julien / alto sax
– Vivien Philippot / tenor sax
– Patrice Cazeneuve / trumpet
– Jennifer Quillet / trumpet
– Jon Lopez de Vicuna / Electrified baryton sax
– Lorenz Steinmueller / Electrified tuba
– Benjamin Vairon / drums

Progetto, segnalatoci appena oggi, ispirato al libro Tomorrow in the battle think on me di Javier Marias che si presenta con inedite geometrie di fiati ad aprire questo dischetto dal vivo assolutamente imperdibile per ogni estimatore che si rispetti del Frank Zappa di Hot Rats, dei Gong di Flying Teapot e capace di rinnovare, mai così intenso, il ricordo della generazione più viva del Canterbury sound fuso al jazz rock degli anni ’70, alla psichedelia più legata a suoni analogici e “astrali”, qui dovuti all’elettrificazione di fiati, all’esperienza degli Air e ad arrangiamenti mediati dal Rock In Opposition più oscuro e meno cerebrale (Magma), le musiche per matrimoni e funerali di Goran Bregovic. Il tutto, non bastasse, data la combinazione degli elementi citati, riletto con un’ identità fiera e assolutamente originale, cosa più che rara di questi tempi in cui l’identità progressiveè ormai relegata a clichè antichi, discutibilissimi, quanto distanti da un contesto socio-culturale autenticamente contemporaneo. Già la formazione è di per sé quanto di più bizzarro e interessante ci sia stato dato da ascoltare e accogliere ad oggi: sei fiatisti (in qualche caso, come anticipato, elettrificati) e una batteria. Assenti basso (il cui ruolo è spesso affidato a una tuba), chitarra elettrica (qui appannaggio di un sax baritono, of course, elettrificato), tastiere, voci.

Per quanto la musica si riveli da subito nella sua forza espressiva è con Partie V e Partie XVI (qui assolutamente eccezionale il contributo di aerofoni) che la musica dei Fractale del compositore e in questo caso la definizione è assolutamente appropriata, Julian Julian, prende quota e si rivela nella sua essenza più autentica, carica di elementi di interesse. Intervalli inusuali ma mai sgradevoli; capacità di creare atmosfere suggestive, imponenti talvolta quanto sfuggenti, ma mai trionfali e fini a sé stesse; organizzazione formale delle composizioni compatta e mai prevedibile. Al tutto va aggiunta la capacità di gestire il colore musicale in maniera davvero affascinante, da pittori e architetti al contempo. Da segnalare, come cameo, il solo di sax alto dello stesso Julien in Sans-Papiers, sostenuta da un ostinato di tuba e sax baritono che rimane nella mente a lungo e la litania funebre ritmata, della conclusiva Clementine. Altro punto a favore, il dono della sintesi, questa release dura meno di 30 minuti, cosa che a fronte della natura della musica, risulta solo un pregio, tale da non portare a definire il dischetto un EP, ma un album completo, così come nella tradizione più attuale (ricordo diversi, acclamati, album italiani degli ultimi anni, di 12- 20 minuti presentati come dischi compiuti, a testimonianza che ormai, finalmente, non è la durata, ma il contenuto di un lavoro a giustificarne il valore).

Unico neo di Suranné, invece la scarsa profondità nel mixaggio e nel mastering, l’artwork amatoriale, che certo non scoraggerà chi deciderà di avvicinarsi ad un progetto talmente valido.

Un disco probabilmente non “bello” nell’accezione comune del termine (è un po’ come mettere sullo stesso piano un capolavoro del cinema indipendente e un film hollywoodiano), ma che rimane nella mente assai a lungo scavando un posto tutto suo, come solo la creazione autentica o ARTE, termine odiosamente abusato al punto tale che ormai se ne sono perse le coordinate, è capace di fare ed essere. Uno dei dischi più ed emozionanti e di maggiore interesse realizzati fin qui giuntoci, pur con ritardo, nel 2012.

Voto? 7,5 approssimato ad 8 sulla base di una musica che di giorno in giorno si ricava uno spazio nella mente e in quell’astrusa cosa che chiamiamo… “anima”, sempre più grande e vero.

Voto: 8

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