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Archive for the ‘ETICHETTA: Ipecac Recordings’ Category

Recensione a cura di RENATO RANCAN
ETICHETTA: Ipecac
GENERE: Zu

TRACKLIST:
Ostia
Chthonian (feat. King Buzzo)
Carbon
Beata Viscera
Erinys
Soulympics (feat. Mike Patton)
Axion
Mimosa Hostilis
Obsidian (feat. Giulio Favero)
Orc (feat. Mike Patton)

Che suono avrebbero le illustrazioni anni ’80 di paesaggi ultra preistorici, dell’era dei dinosauri primordiali, se prendessero vita?
Foreste di felci altissime che spuntano da paludi lerce, ricoperte di velenose piante rampicanti, abitate da artropodi abnormi, scorpioni grandi come vitelli e libellule che potrebbero strapparti un braccio con un morso.
E acquitrini abitati da giganteschi anfibi ancestrali, Prionosuchus plummeri di nove metri, sperimentatori dell’evoluzione molto più viva che nei milioni di anni successivi.
Un ambiente maleodorante di umidità, privo di senno e armonia, ma incarnatore dell’incoscienza, dei mostri ciechi che ci portiamo dentro, della misteriosa vita feroce che ci scorre nelle vene figlia identica della madre dopo centinaia di milioni di anni di mutazioni.

Così appare la musica degli Zu, un terzetto romano, un’anomalia che da certo free jazz si sposta nel math rock fino all’hardcore, un’anomalia a partire dalla formazione: un sax dilaniato, un basso distorto più e più volte e una batteria vera protagonista dei ritmi sbilenchi in continuo mutamento della band.

In Italia inevitabilmente sono solo uno dei tanti gruppi, ma all’estero uno dei nostri maggiori vanti, tour in tutto il mondo dal Giappone agli USA, accompagnati da gente del calibro di Mike Patton, del divino King Buzzo e dalla stima di John Zorn, solo per fare qualche nome.
Carboniferous assieme ad Igneo è l’apice della loro intricata discografia, densa di collaborazioni e split, ed il primo ad avere un budget adeguato per la produzione (gran lavoro di Giulio Favero, mente del Teatro Degli Orrori). Rispetto ad Igneo è maggiormente centrale il basso di Massimo Pupillo che appesantisce e in qualche modo semplifica i brani, come sempre non c’è cantato, tranne in una traccia, ma i titoli delle canzoni e dell’album rendono bene a parole i paesaggi e le creature: Chthonian è mostro marino uscito dal mondo di Lovecraft, Erinys deriva dalla mitologia greca, quella più dionisiaca, Axion richiama teorie quantistiche di fredda materia oscura, Mimosa Hostilis è l’albero della pelle e infine Carboniferous quell’era di oltre 300 milioni di anni fa dove si son formati tutti gli archetipi delle creature odierne, un mondo misterioso perché così lontano, ma tremendamente vivo e nostro padre, saturo di acqua, di mille forme diverse che si accavallavano in un continuo movimento che oggi ci appare così mostruoso, ma che bene rappresenta cos’è la vera vita.
King Buzzo, Mike Patton e Giulio Favero hanno voluto metterci le mani, ma solo il primo con qualche utilità, anzi il Patton alla Aphex Twin di Soulympics, pur rendendo più liquida l’avanzata degli Zu, ne fa perdere consistenza e l’aura fuori dal tempo, anche per colpa del suo ricercare costantemente l’assurdo, che alla fine lo rende prevedibile e scontato.

Dopo l’uscita del brano “Maledetto Sedicesimo” per la compilation “Il Paese è Reale” degli Afterhours, quasi un’outtake di Carboniferous, l’amara notizia: il batterista Jacopo Battaglia l’11 febbraio 2011 lascia la band per dedicarsi ad altri progetti, come gli interessanti Ardecore, che rivisitano gli stornelli romani.
Viene sostituito da Gabe Serbian, bravo batterista dei Locust, ma ancora non si hanno notizie di concerti o di nuovo materiale in lavorazione.

Visti due volte dal vivo all’Unwound di Padova (quanto mi manca quel locale…) sono un’esperienza totale, vedere la fila di pedali distorsori di Pupillo accendersi in sequenza con i sincopati di Battaglia che insistono sulle urla del sax ti trasporta in altri luoghi inumani, non ho mai visto pogo, come potrebbe far supporre una musica così hardcore, ma solo gente in estasi perduta per i paesaggi abominevoli creati dal terzetto: tornate su un palco Zu, ci mancate!

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