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Archive for the ‘ARTISTA: Uncle Dog’ Category

[introduzione e intervista a cura di RENATO RANCAN; rispondono alle domande Lele, Mauro, Fiore e Nicolò degli Uncledog]

Con questo numero si vuole inaugurare una serie di interviste legate al progetto 3 Rivers Underground, una nascente associazione di band racchiuse geograficamente dai tre principali fiumi veneti: Po, Adige e Brenta.

Iniziamo con gli Uncledog, un giovane gruppo rock della bassa padovana che tra un EP registrato in un prestigioso studio negli USA e varie date in Europa sta facendo di tutto per far parlare di sé. Ma, oltre a questo approccio internazionale, a stupire è l’impegno costante che di settimana in settimana si rinnova nella loro sala prove a Solesino (PD) dove siamo andati a trovarli.

La cosa più bella sarebbe stata riportare integralmente i tre quarti d’ora di chiacchierata, per farvi respirare il clima allegro e scanzonato che anima sempre le loro serate, condite pure da qualche litigata, ma per doveri editoriali ahimè si farà una sintesi.

Quando si intervista una band che non ha ancora “sfondato”, anche se con gli Uncledog ci son tutte le avvisaglie, si finisce sempre per parlare di scena emergente, delle difficoltà che ha un gruppo nel proporsi al grande pubblico, ed il guaio è che alla fine non si parla più del gruppo in sé; in questo caso invece cercherò invece di parlare in poche parole principalmente della musica e della storia della band.

Renato:  Buonasera bella gente! So che vi trovate in questa saletta anche quattro o cinque sere ogni settimana, prove su prove, colpisce questa costanza, cos’è che vi spinge? Cosa vi ha portati qua stasera?
Lele“Ciao, sono il bassista! Beh stasera ci ha portati la macchina…no dai, siamo spinti da tanta semplice passione, ci siam trovati con un sogno comune e poi si è creata tutta la questione gruppo, rapporti umani. Questa è la nostra terza saletta, in origine eravamo a Este ma il prete proprietario della sala prove ci ha buttati fuori, lì eravamo i Retroverse, tutti noi tranne il cantante, Nicolò, che tra l’altro non è stato affatto semplice trovare in quanto non tutti i cantanti sanno cantare bene (risate), ma a volte basta fidarsi, capire la persona, il giovincello al tempo aveva 16 anni, non parlava e si adattava a tutto ma lo abbiamo fatto crescere bene più o meno. Da quando è arrivato lui siamo gli Uncledog.” 

Renato: Si può dare un nome alla vostra musica? Identificarla con un genere?
Lele: “Hardrocche un po’ lounge con delle sembianze metal…”
Fiore: “Lele fa un hardroco perché Lele è roco.”
Nicolò: “La nostra musica è influenzata da mille cose, il bassista legato agli anni ’70, il batterista al prog, il tastierista più epico, il chitarrista anni ’80 e il cantante anni ’90. Senza poi contare tutto ciò che non è musicale ma che influenza la nostra musica.”

Renato:  Molto precisi! Mi date almeno qualche gruppo di riferimento? Pensate ai poveri lettori dell’intervista…
Nicolò: “Non saprei proprio, non è che vogliamo dare l’idea di esser totalmente innovativi. Tante persone ci hanno paragonato ai Toto o ai Rush e non ce lo aspettavamo.” 
Mauro: “Noi ci sentiamo vicini invece a Wolfmother e Velvet Revolver. Guarda, abbiamo iniziato da poco proprio un processo per iniziare a capirci, siamo sempre in difficoltà ad identificarci in un genere.”

Renato: Sì infatti, non sembrate neanche appartenere ad una scena precisa, penso a quello che succede invece con i gruppi metal-core delle nostre zone.
Mauro: “Lo notiamo anche noi, tanti gruppi con i quali suoniamo son molto incentrati su un genere, che da un lato è pure positivo perché si riesce ad identificarli subito mentre magari nel nostro caso una canzone è hard- rock, una più pop, una alternative. Tante mescolanze, figlie di tante diverse influenze appunto.”
Lele: “Una nostra particolarità sta nel fare, spontaneamente, arrangiamenti complessi che vanno oltre il semplice riff ripetuto.”

Renato: Avete quindi un processo compositivo particolare?
Mauro: “Da quando siamo nati fino a due mesi fa si suonava tutti insieme in sala prove, una jam attorno ad un giro proposto. Si partiva molto dall’estetica musicale, così ci han detto, e solo alla fine si aggiungeva la voce. Basso batteria chitarra tastiere, improvvisazioni, tante registrazioni facilitate dal suonare in cuffia. Noi adesso abbiamo 12 canzoni ufficiali in 4 anni che suoniamo, senza ovviamente contare quelle scartate, col le quali però arriveremmo ad una ventina, quindi poco comunque. E’ che siamo molto pignoli, prima che una cosa vada in scaletta ce ne vuole.”

Renato: Hai detto fino a due mesi fa, è cambiato qualcosa ultimamente?
Mauro: “In previsione del prossimo disco stiamo lavorando con una persona per rivoluzionare il metodo compositivo cercando di dare un ruolo più centrale alle liriche e alla voce. Ci stiamo impegnando in una cosa che non era per nulla nostra, stiamo cercando di trovare messaggi più definiti, per una questione di identità di gruppo, anche solo dalle melodie di voce per poi solo successivamente costruire estetiche musicali così da non creare difficoltà al nostro cantante. La principale critica che ci veniva posta era una mancanza di identità che a noi all’inizio sembrava addirittura un pregio.”

Renato: So che siete andati a registrare il vostro primo EP in California da Sylvia Massy (Tool, System Of A Down, Red Hot Chili Peppers, Johnny Cash ecc), come vi eravate preparati?
Lele: “Noi di esperienza in studi del genere non ne avevamo, era un’esperienza imprevedibile, incredibilmente bella ma anche stressante, ora invece sappiamo come funziona. Ci eravamo preparati sia dal punto di vista psicologico sia da quello musicale, lavorando sulla tecnica individuale e sugli arrangiamenti per paura che lei giudicasse le nostre canzoni troppo blande e semplici.”
Mauro: “Mi ricordo proprio che abbiamo fatto un demo, il terzo, con i brani scritti dopo il primo contatto con lei, eravamo imparanoiatissimi per mandare brani registrati bene, speso pure bei soldi per il demo, e impiegato 3-4 mesi a canzone, lavoro morboso, canzoni che sprofondavano distanti dal nostro solito. Lei ha ascoltato le canzoni e ha detto: “ma potevate mandare anche canzoni registrate col cellulare. 4 canzoni in sette mesi? Malissimo, dovete scrivere scrivere.” Così in due mesi son saltate le due nuove canzoni dell’EP tra cui proprio Face On The Floor, che ha dato il titolo all’EP e da cui abbiamo anche ricavato il nostro primo video..”

Renato: Una volta oltreoceano com’è andata?
Lele: “E’ stato difficilissimo prendersi, là sono abituati a lavorare dalla mattina a sera in studio con professionisti e, nel caso di Sylvia, mostri sacri della musica… ma tu vedi tutto per la prima volta e l’impatto è forte.”
Mauro: “Di lì era passata gente che sapeva lavorare in studio da trent’anni, si davano per assodate delle cose che per noi erano “what the fuck?!”. Un nostro rimpianto, o meglio presa di coscienza, è che L’EP, come suoni, è venuto fuori principalmente da un lavoro loro, c’erano decine di macchine che non sapevamo neanche cosa fossero, ed in più era tutta roba vintage. Quindi a livello di produzione dei suoni, a parte scegliere gli amplificatori ed effetti, ci siamo affidati alle loro mani. Se dovessimo ripetere l’esperienza oggi lo faremmo con un piglio diverso, più sciolti e meno passivi, magari ci prepareremmo di più proprio su questi aspetti di produzione…non che non sia venuto bene sia chiaro. Ma c’era un mixer dei Led Zeppelin, un compressore dei System Of A Down… difficile non lasciarsi andare”.
Lele: “Diciamo che c’ha servito a molto, si può dire chasservitoamolto?” (risate)

Renato: Ultima domanda: mi parlate un po’ del progetto 3 Rivers Underground?
Mauro: “E’ un’associazione di gruppi delle nostre zone, si parte dall’esperienza positiva del Delta Underground, basterebbero anche solo due tre locali, una data a gruppo al mese con una cinquantina di persone e sarebbe già tanto. Noi non abbiamo difficoltà a trovare date però ci son tanti gruppi che magari son validi come o più di noi ma non hanno l’intraprendenza, la capacità o la fortuna di trovare locali. Il progetto di Marco (l’organizzatore n.d.r.) è agli alborissimi, e i musicisti son gente strana ma sono fiducioso, su Facebook si è già scelto simbolo, ci son già ruoli assegnati, così si darà possibilità a chi non ne ha e qualche certezza in più a chi ne ha.”

Renato: Se volete lasciate un messaggio di saluto
Lele: “Ti ringraziamo per il tuo tempo”.

Renato: Bene grazie a voi ragazzi
Lele: “Bona, vao fare la pipì.”


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