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Archive for the ‘ARTISTA: The Horrors’ Category

ETICHETTA: XL Recordings
GENERE: Indie rock, alternative rock

TRACKLIST:
1. Changing the Rain
2. You Said
3. I Can See Through You
4. Endless Blue
5. Dive In
6. Still Life
7. Wild Eyed
8. Moving Further Away
9. Monica Gems
10. Oceans Burning

Garage? Macché. Punk? Macché. Indie? Macché.
Nessuna definizione calzerà mai a pennello con l’abbigliamento e soprattutto con la musica degli Horrors. Ma come, direte, non c’è scritto forse “indie rock” nella categoria genere qui sopra? Si è vero, ma come meglio li definireste? Gli Horrors sono in realtà una delle creazioni più geniali dell’Inghilterra del nuovo millennio, figlia ovviamente di quello precedente ma poche volte per davvero (visto che molti sono più occupati a copiarsi a vicenda che a derivare da qualcosa in maniera intelligente), sicuramente in grado di azzoppare, anche solo con i dischi finora prodotti, metà della scena da chart che conosciamo bene.
Sgangherati e oscuri, liquidano con una grazia da persone perbene una decina di brani di tutto rispetto, tutti egualmente belli, tutti egualmente ben composti: gli angolini più nascosti della new wave anni ottanta che prima erano sottobosco della loro produzione ma non terreno fertile, ora sono ben esposti e si tirano in ballo alla luce del sole le atmosfere più synth-pop che però negli Horrors hanno una declinazione se vogliamo molto più energica, grazie all’approccio aggressivo delle chitarre. C’è però molto di più dentro Skying, una deriva psichedelica che quasi citando i Pink Floyd pietrifica l’ascoltatore più attento, dentro a vortici di malinconia e sentimentalismi pseudodark che in “Still Life” come in “Oceans Burning” non possono che ricordare le meravigliose ballad di Gilmour e soci, ma anche di certi Flaming Lips. E si finisce con piccoli frammenti noise che speculano sul futuro della band vista la possibilità di una presa di posizione evidente in favore di questo filone, ma non vogliamo scommetterci. “Dive In” lo conferma. L’anima post-punk dei predecessori di Skying non è morta, ma si è sepolta per bene sotto una coltre di malinconia e pallori à-la Echo and the Bunnymen.
Essenzialmente ci si diverte, in questo disco, a scoprire da che pozzanghera si sono abbeverati per ogni singolo brano, ma a parte i giochi malati da recensore pignolo quale il sottoscritto (non) si vanta di essere, la coesione con cui dieci brani simili ma dissimili contemporaneamente si fanno trovare è veramente qualcosa di sconvolgente. Da eccezionali collanti scorgiamo da un lato le ritmiche di basso e batteria, più soffuse e distese che in passato, ma sempre molto vigorose, e dall’altro il sound, più etereo e sognante in certi punti, lontano da smanie progressive ma vicino ai più intensi delay psichedelici di Slint e Sonic Youth. Che, sia chiaro, non assomigliano per niente a quanto gli Horrors propongono.

Skying poteva essere il primo passo falso nella loro discografia ma non lo è stato. Con gli occhi puntati al dio denaro e gli strumenti puntati al fare musica sul serio, sfornano una piccola perla che in questo duemilaundici era necessaria, perché l’Inghilterra si sta facendo soffiare il suo scettro di vera culla del rock indipendente. Ok, escono con XL, e quindi? Questo disco s’ha da ascoltare, veramente sopra ad ogni mediocre uscita indie di quest’anno. A maturità raggiunta da tempo, e con l’età pensionabile ancora distante, hanno scelto di sbizzarrirsi raggiungendo, per ora, l’apice, artisticamente parlando, della loro carriera musicale.

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