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Archive for the ‘ETICHETTA: Self’ Category

ETICHETTA: Novunque, Self
GENERE: Pop rock

TRACKLIST:
1. Sogno Antico
2. Il Mio Canto
3. Dea
4. Tutte le Parole
5. Goccia a Goccia
6. Incanto
7. Prova a Cercarmi
8. Il Tuo Ritorno
9. Giochi Ancora
10. Lontano

Il Salento alternativo pullula di artisti interessanti. Una compilation di XL di pochi mesi fa, Puglia Sounds Now, ne portò al grande pubblico alcuni (altri erano già mainstream da tempo) e tra questi non mancava Lucia Manca. Spinta da un personaggio di innegabile fama ed importanza come Giuliano Dottori degli Amor Fou, la cantautrice esordisce con un album destrutturato, volutamente semplice, dai toni tiepidi e solari, completato in maniera assolutamente geniale dall’esterofilia delle musiche sormontate da testi in italiano di ottima fattura. Mai sottovalutare il valore letterario di un disco, del resto.
Dal pop-rock in salsa indie/western di “Prova a Cercarmi”, al folk rock di “Il Tuo Ritorno”, “Il Mio Canto” e “Giochi Ancora”, passando per ingredienti vagamente vintage e inserti che ricordano non solo Pj Harvey, ma anche Bjork, i Sigur Ròs e i Mumford and Sons, non manca niente, una variazione continua di registro che riesce comunque a trovare coerenza e continuità nell’alternarsi delicato e deciso delle dieci tracce. Si potrebbero citare anche Beirut, gli Arcade Fire, i The National e Neil Young, per chiudere il cerchio e capire da dove questo self-titled prende tutta la sua forza comunicativa, imbrigliata forse da alcune soluzioni un po’ troppo prevedibili e già sentite, ma mai evitando di stupire con cambi di tempo e d’intensità degni di un lavoro molto più maturo di quello che sembra in superficie. I dettagli molto curati ed esplorati con attenzione per ricavarne il massimo risultato (non necessariamente con il minimo sforzo, vista la ricercata espressività, dal forte impatto, di un brano come “Goccia a Goccia”), donano a questo lavoro una patina di stagionatura, come segni evidenti di una crescita intellettuale ed artistica della quale è impossibile non rimanere sorpresi.

Un disco così è sicuramente poco appariscente e faticherà a trovare un posto nelle attenzioni degli hipster o dei fissati del “cantautore del momento” che popolano il sottobosco del blogging musicale italiano. Tutto sommato, i tantissimi spunti si trasformano in scintille che, viste le premesse più che discrete, riusciranno a raggiungere qualche materiale infiammabile per divampare e diventare, nel prossimo full-length, qualcosa di più solido, corposo e degno di nota. Un album prescindibile ma sicuramente di grande pregio.

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ETICHETTA: Novunque/Self
GENERE: Cantautorato italiano

TRACKLIST:
1. Come Ieri
2. Caos
3. Non Capiranno
4. Retrocattiva
5. L’Ultimo Giorno Che Ho
6. Stanze Vuote
7. Io Qui Ci Sono Già Stato
8. Cercando Un Senso
9. Via di Qui
10. Senza Una Ragione
11. Non Ci Sono Altre Domande

Passare dai tour con la Nannini agli album solisti non dev’essere proprio automatico. Sarà che spesso fare il “turnista”, insomma quello che interpreta canzoni altrui senza metterci mano, induce un certo sopore creativo che ha anestetizzato molti grandi; sarà che uno non riesce a farsi l’idea veramente di cosa girare con Pelù ti possa suscitare nel cervello; per questi e altri motivi, noi il debutto di Davide Ferrario ce lo immaginavamo diverso.
Pensavamo fosse un disco fragile, commerciale e banale; pensavamo fosse un disco insipido e up-to-date, avvezzo all’orecchiabilità di coretti da stadio e liriche melodrammatiche e scontate. Davamo anche per certo che non ci sarebbe piaciuto. E invece no.
F, l’iniziale del suo cognome, è una piacevole sorpresa, un bunker esplosivo di pop italiano come pochi ancora fanno, abile nel mescolare la pesantezza lirica di Bianconi con le schizofrenie del suo ex compagno di palco Franco Battiato, senza disdegnare Zampaglione, Tenco, Morgan, e non passando neppure tanto al largo dell’influenza impalpabile dei nuovi cantautori, soprattutto Brunori SAS. Si raccontano storie che per intensità assumono una compostezza più folk-indie (“Non Capiranno”, “Io Qui Ci Sono Già Stato”), ma anche ballad un pochino più downgraded, maggiormente radio-friendly, come l’introversa “Senza Una Ragione”.
Musica italiana vera e propria, che attinge dal suo universo e dallo stesso vuole fuggire. Che si compone di aria ogni giorno respirata pur volendola rigettare e distruggere. F è un esordio più che discreto, che se non altro, nella gradevolezza che il suo ascolto produce, induce anche il cauto ottimismo di chi pensa ancora che in Italia si possa fare musica senza farsi fagocitare dai meccanismi ben oliati dei talent e dei gradi network radiotelevisivi. Il pollice? Verso l’alto, naturalmente.

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