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Archive for the ‘ETICHETTA: Sounday Music’ Category

ETICHETTA: The Stream Records, Sounday Music
GENERE: Folk, world music, pop rock

TRACKLIST:
1. Have No Fear
2. Cosmic Scenery
3. Memories
4. Close My Eyes
5. Perfect Day
6. Taylor Rain
7. Sleep With Me
8. Mr. Lomax
9. Time To Move On
10. Africa
11. The Melody
12. Shine
13. Lucky Number 13
14. Yellow Tree
15. Iowa

Un collettivo artistico, come tanti, ma sostenuto da una formazione ufficiale attorno alla quale sono imperniati tantissimi featuring, collaborazioni e comparsate. Per non iniziare ad ascoltare un disco così con i soliti clichè da collettivo world music, bisogna subito chiarire che non si tratta delle solite menate etniche che vanno tanto di moda in Francia, ma che l’album contiene più di qualche influenza di assoluto interesse, che ci sono brani molto importanti e spessi dal punto di vista compositivo e che questa gente, tutto sommato, ci sa fare davvero.
Vengono da diverse nazioni le ventuno persone che hanno dato il loro contributo a Have No Fear, e la prima cosa che si percepisce è proprio la diversità di toni che produce un’eterogeneità certamente favorevole alla buona riuscita di questa sorta di concept sul quotidiano, sulla politica, sulla cultura e sulle guerre (“Africa”), abbandonando ove possibile i luoghi comuni per provare a tessere un intreccio più originale possibile, anche dal punto di vista del writing. Buone le presenze di Shane Christiansen e Hollydish, due rapper rispettivamente dalla California e dal Quebec, che colorano con sfumature palpabilmente americaneggianti alcuni dei brani meno movimentati. “Perfect Day” e “Have No Fear” sono i due episodi più intensi, mentre “Taylor Rain”, ballad dal gusto vagamente retrò, le atmosfere si placano e rifulgono di una luce più gelida. Il calore è comunque l’elemento essenziale di questo disco, sicuramente lontano dal voler essere una novità, però rientrante in un’orbita di musica folk studiata ed impegnata ascoltata da persone senza troppe pretese. Peccato, dovrebbe essere il contrario.

I brani sono tutti molto buoni, ben concepiti e prodotti. Lo spettro è molto ampio, toccando anche alcune nuances di stampo trip hop che in Italia abbiamo sentito negli ultimi anni da artisti come i LetHerDive. Strumentalmente niente di particolarmente degno di nota, ma si sottolineano senz’altro la presenza, essenziale per riempire, di archi e chitarre acustiche.
La necessità di certi dischi è finita da tempo. Ma li accogliamo sempre a braccia aperte, soprattutto per dei contenuti dai quali è ideologicamente impossibile prendere le distanze, se si ha una coscienza.

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