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Archive for the ‘ETICHETTA: Island Records’ Category

ETICHETTA: Island Records
GENERE: Punk rock, alternative rock

TRACKLIST:
1. Reason to Believe
2. Screaming Bloody Murder
3. Skumfuk
4. Time for You To Go
5. Jessica Kill
6. What Am I To Say
7. Holy Image of Lies
8. Sick of Everyone
9. Happiness Machine
10. Crash
11. Blood in My Eyes
12. Baby You Don’t Wanna Know
13. Back Where I Belong
14. Exit Song

L’Ontario come orizzonte invisibile dei Sum 41 si cela dietro una cortina abbattuta in questo disco dalle prominenti visioni lacustri che nella storia sempre affascinarono ed inquietarono poeti ed artisti decadenti. La band del neodivorziato (per fortuna) Deryck Whibley si poteva dire già defunta dopo il primo cambio di formazione, nonostante non si possa certo ignorare la presenza di alcune perle (dal punto visto della vendibilità) in tutti i loro dischi, compreso l’ultimo fortunato ma sopravvalutato “Underclass Hero”. Cosa ci si poteva quindi attendere da un quinto? Beh, la morte della band come prima cosa, ed infatti non è stato così: tra tentativi di evoluzione ed involuzioni involontarie, capogiri punk rock (o punk pop?) che si scontrano con nuovi mood di ispirazione più dark ed inflessioni metal, i Sum si confermano una delle principali band della scena punk commerciale, con tutti i pro e i contro che potete dedurre da questo assunto.
Nel disco almeno tre sorprese: “Reason To Believe”, in apertura, “Skumfuk” e “What Am I To Say”, principali testimonianze di questa virata tanto vigorosa quanto evidente, difficile forse da digerire per chi si stava abituando a quell’ammorbidimento del sound che li ha portati sul filo del tracollo. Certo, la presenza di brani ancora troppo legati alla loro fase negativa coincidente più o meno con i non-singoli del quarto disco (come “Time For You To Go”) potrebbe anche alterare l’assorbimento completo dell’album come entità unica, però c’è anche da dire che il fattore sorpresa gioca un ruolo determinante nello spiegare quanto Screaming Bloody Murder sia utile per la sopravvivenza della band. Il più cattivo e forse anche il più studiato.
La tecnica della band non sarà questa gran cosa, così come la produzione potrà, in alcuni casi, tentennare (nonostante i milioni spesi), ma i Sum 41 resteranno sempre gli alfieri del punk rock commerciale dopo la morte dei Blink 182, l’invecchiamento esagerato del versante californiano Offspring e l’infighettamento un po’ troppo caparbio da sopportare di Billie Joe e soci. Non so, potrei anche ricredermi su questa ultima affermazione, ma su quella che sta per venire no: questo disco mi è piaciuto.

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