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Archive for the ‘ARTISTA: Sakee Sed’ Category

A Maggio esce “A Piedi Nubi”
per Appropolipo Records
Sakee Sed sul web:
www.myspace.com/sakeesedfamily
Facebook: Sakee Sed

Dopo l’album d’esordio “Alle Basi Della Roncola” e il fortunato “Bacco Ep“, i Sakee Sed, band bergamasca composta da Marco Ghezzi (voce/chitarra/rhodes) e Gianluca Perucchini (batteria), ritornano con “A Piedi Nubi“.

 L’album, pur senza abbandonare quella vena di folk sghembo che da sempre li caratterizza, si preannuncia un disco dai toni più rock rispetto ai lavori precedenti.
I dieci brani presenti nel disco sono stati registrati dalla band al TunnelWood, lo studio costruito dai due nei momenti liberi tra una data e l’altra del tour che li ha visti, da Aprile 2010 a Dicembre 2011, suonare nei principali locali e festivals di tutta Italia.
“A Piedi Nubi” uscirà a Maggio 2012 per la Appropolipo Records.
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SAKEE SED
4
 concerti per festeggiare la fine del tour!

Sicuramente tra i gruppi più attivi e pazzi del panorama italiano, i Sakee Sed suoneranno gli ultimi 4 concerti del loro fortunatissimo tour prima di ritirarsi in studio per la registrazione del nuovo disco.
Per salutare degnamente il proprio pubblico, questa banda di guasconi annuncia ospiti a sorpresa e sorprendenti sorprese…ne vedremo delle belle!

Ecco le date confermate:
18.11.11 BLOOM, Mezzago (MB)
27.11.11 LA TERRA TREMA @ CS LEONCAVALLO, Milano
02.12.11 CIRCOLO DEGLI ARTISTI, Roma
10.12.11 LA LIMONAIA, Fucecchio (FI)

Gli altri nostri articoli sui Sakee Sed
ALLE BASI DELLA RONCOLA
BACCO EP 

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Recensione scritta per Indie for Bunnies
ETICHETTA: Autoproduzione
GENERE: Folk Rock

TRACKLIST:
1. Bacco
2. C’è Stato Un Party
3. Oggi
4. Repetitia Iuvant
5. Trallalala

Il duo bergamasco più conosciuto torna con un EP carico di ospiti e di sorprese. Evidentemente sfornare un ottimo disco come Alle Basi Della Roncola non era abbastanza, e poco tempo dopo rieccoli ad autoprodursi un EP con un discreto quintetto di brani che ora andiamo ad analizzare.
Nel mezzo del cammin di nostra vita, non ci saremo mai sognati di ascoltare tanta musica italiana figa in poco tempo, tant’è che un papabile declino del lato commerciale si sta accompagnando, negli ultimi tre anni, di un progressivo pullulare di ottime band, come questa. L’EP Bacco però tradisce un po’ le aspettative, e per la fretta molto probabilmente Ghezzi e Perucchini si sono lasciati abbeverare un po’ troppo dalla banalità folk-country che è comunque stata loro preminente influenza per l’apprezzabilissimo disco di debutto. Così ci si accorge che la virata dal panorama rurale a cui semanticamente le canzoni della Roncola si riferivano a questo elastico elogio del dio del vino, porta con sé una malcelata voglia di autoreferenzialità e conferma del proprio estro, come a voler dimostrare a quelli che non li avevano già capiti e graditi che invece lo dovrebbero fare. Però, spogliata la parte critica del nostro cervello da queste considerazioni di per sé inutili, si trovano cinque canzoni sicuramente valide dal punto di vista letterario e musicale, e soprattutto ascoltando “Repetitia Iuvant” ci si può accorgere di come la cupezza dei toni del primo album siano stati ripresi e portati all’estremo, forse all’ultimo gradino prima di doverli smettere di sopportare. Frangenti indie tipici dell’alternative rock italico si respirano nelle parti più accelerate, e in particolar modo dentro la traccia già citata e “Bacco”, la title-track che più di ogni altro episodio dell’album rende manifesta la cultura cantautorale di cui i due si sono nutriti, trasportandola anche nella loro musica. Gli altri due brani sono la stessa identica ignoranza trasformata in subdola intelligenza musicale che trovavamo nel loro precedente lavoro, e risultano, nel contesto dell’EP nella sua interezza, elementi funzionali atti a sorreggere il tutto senza farlo crollare alla prima folata di vento, cosa che effettivamente rischierebbe di accadere se quelle nuances di folk, di country e di pop cantautorale d’autore scomparissero dal tutto.
Detto questo, è evidente che i due sanno suonare, sanno comporre e hanno davanti una carriera tutta in salita, e se la presenza di Anna Carrazzai dei Love in Elevator e di altri ottimi musicisti come Alfonso Surace, Sergio Rastasax e Marco Carrara, tra gli altri, aggiunge poco al “tono muscolare” del disco, rimane comunque uno scheletro solido ed imperturbabile che ci permette di apprezzarlo come una prosecuzione logica del cammino già precedentemente intrapreso, senza del quale, ammettiamolo, la loro carriera non sarebbe comunque ristagnata più di tanto. Ottima conferma del loro valore musicale.

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