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Archive for the ‘ARTISTA: Antennatrash’ Category

S’intitola Pyramids il nuovo singolo degli Antenna Trash, in anteprima lunedì 7 maggio su DSLO e disponibile sul bandcamp del gruppo.
Il nuovo singolo è stato registrato al TUP di Brescia nel dicembre 2011, con la produzione di Stefano Moretti dei Pink Holy Days, autori del remix del brano, anch’esso contenuto in questa nuova release digitale.
Pyramids segna l’ennesima evoluzione nel sound degli Antenna Trash, che ormai ha un’impronta ben riconoscibile nella sua costante e vitale metamorfosi.
L’ansia di sperimentazione, la necessità di esplorare nuovi territori della creatività musicale, il bisogno di rimescolare le carte in tavola, fanno di Pyramids un brano dalle molteplici sfaccettature artistiche: le atmosfere scure del precedente ep si aprono in un pop colorato e distorto.
Il remix ad opera dei devastanti Pink Holy Days conferisce al brano un valore aggiunto, che si traduce in un intrigante viaggio psichedelico.
Pur trattandosi di una release digitale, il download è accompagnato da un vero e proprio artwork. L’interpretazione grafica è curata da Nicolò Eugenio Pedrollo, graphic designer fine bevitore e artigiano dell’immagine psicotropa, appassionato di dub e tropicalismi.

Pyramids è disponibile in anteprima su DSLO da lunedì 7 maggio e in download gratuito sul bandcamp degli Antenna Trash, che ci regalano questa inedita release digitale prima del nuovo e imminente album.

Credits
Pyramids è stato registrato e Mixato al TUP Studio di Brescia da Stefano Moretti
Master di Andrea Suriani
Tromboni suonati da Paolo Comparin
Artwork: Nicolò E. Pedrollo

bandcamp: http://antennatrash.bandcamp.com/
facebook: https://www.facebook.com/antennatrash1
fan pagehttps://www.facebook.com/pages/Antenna-Trash/43334670221
contatto band: antennatrash@gmail.com

Ufficio stampa INDIEMENO
(Lidia Tagnesi)
info@indiemeno.it


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ETICHETTA: Autoprodotto
GENERE: Elettronica, indietronica

TRACKLIST:
1. Fill Every Corner
2. Nuclear Sand
3. Magnets
4. Law

Non è che individuando un filo conduttore semantico nei titoli delle canzoni si risolva tutto, però devo ammettere che, senza nemmeno rifletterci tanto, ascoltando il disco e poi leggendo il retro del CD, ho avuto, per un momento, questa impressione. E poi un nuovo ascolto, e l’impressione ha iniziato a svanire, mentre divampava il calore new wave da una Verona dove il genere è quasi inedito, soffocato dall’onda metallara che fatica a spegnersi (e dal poco interesse dei locali). Antenna Trash è un progetto molto interessante, che già visivamente, per l’artwork, richiama i bei momenti della carriera dei Joy Division; ma, una volta analizzate le quattro tracce, dischiude un mondo infinito di possibilità interpretative che neanche la Divina Commedia. Nel senso che i riferimenti sono molti e il songwriting della band è senz’altro abbastanza complesso e maturo da non lasciar adito a dubbi circa la preparazione storico-musicale, strumentale e forse anche letteraria della band.
Le atmosfere, dense di anni ottanta e derivati, almeno nell’elettronica moderna (vedi glitch, hop, indietronica), pullulano di costanti “electro” come pochi artisti della scena internazionale hanno saputo fare; motivi fortemente devoti ad una causa dance che ricordano i disturbi dei Justice quando sono più orecchiabili,  i The Glitch Mob nei momenti di incontenibile soffocamento industriale (“Nuclear Sand”), anche un po’ post-punk nel modus operandi, nel comporre un pezzo e nel dargli sostanza e credibilità. La tendenza a rumori e suoni che catapultano il tutto in un universo più noise, e quindi più moderno, come in “Magnets”, svolge la funzione catalizzatrice più importante per l’espressione “di genere” di Ded Comes For Ded, come dire che il ponte tra passato e presente è rappresentato da inserimenti elettronici che desumono dal groove ballabile un contesto più ampio di ricerca del suono. Non è una frase astrusa come può sembrare, il succo è tutto lì, la cura negli arrangiamenti e nella scelta del sound, così come si palesa man mano che si ripete l’ascolto del breve disco una forzata strizzata d’occhio alle tre decadi passate come biglietto d’ingresso per tracciare le regole per il futuro della musica elettronica, perlomeno in ambito europeo: italiani o non italiani, potrebbero anche sfondare all’estero, se solo qualcuno prendesse in mano l’idea di esportarli.

Una band assolutamente geniale, nel modo di presentarsi, nella loro opposizione all’acerbo manierismo di certa elettronica imbizzarrita e priva di stimoli che si frappone tra tutto ciò che di serio ancora esce dalla nostra penisola; l’exploit positivo di questi ragazzi veneti potrà senz’altro fungere da sprone o da leva d’avviamento per altre approfondite esplorazioni dell’universo tutto moderno della indietronica più studiata, tranquilla nelle pose ma intensamente nebulosa nel processo di costruzione che nasconde. Grandissima prova, davvero.

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