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Archive for the ‘ARTISTA: System of a Down’ Category

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E così per quarantamila persone è arrivato il momento della reunion dei System of a Down, una delle band più famose, amate e originali uscite dal calderone nu metal di fine 20° secolo. Cinque anni di silenzio e poi rieccoli a calcare i palchi con una tournée americana/europea che si diceva destinata a lasciare il segno. E’ stato davvero così?
Premettendo che sono la band preferita di chi sta scrivendo e che ogni cosa che hanno fatto è stata consumata e adorata fino al logoramento della dignità personale, sono costretto a sollevare subito un muro di critiche:
– la scaletta di ventisei brani (trenta nel tour americano) suonati tutti di fila senza quasi mai considerare il pubblico, accelerando quasi tutti i brani, come se ci fosse bisogno di finire presto per scappare a letto
– la freddezza dei componenti sul palco, a volte intenti a ridere tra di loro ma generalmente distaccati e più concentrati su sé stessi che sulla band
– il sound veramente penoso che si è originato solamente durante il loro concerto mentre per i quattro opening acts era tutto molto buono. La batteria di John e la chitarra di Daron avevano un mix veramente pessimo, gonfio di alti, che ha contributo non poco a rovinare il mood collettivo.

Detto questo, si inizia a parlare delle cose positive. La setlist è stata senz’altro costruita in maniera intelligente, inserendo elementi da tutti i dischi: le sorprese di “Darts” e “I-E-A-I-A-I-O” ci stavano, piccole varianti sul tema dalla già arcinota scaletta statunitense (assenti gloriose “Attack”, “Soldier Side” e “Pluck” che a dire il vero ci sarebbero state molto bene); ottimi momenti da pogo selvaggio “Cigaro”, “Bounce” e “BYOB”. L’esecuzione strumentale è stata sopra la media rispetto a come si ricordavano i System, soprattutto l’intonazione di Serj che negli ultimi due tour 2005-2006 iniziava a cedere e la chitarra di Malakian, quasi sempre preciso nonostante qualche trovatella poco geniale (ad esempio nel bridge di “Needles”); la batteria di John, al di là del suono veramente osceno, è stata declassata ad accompagnamento, ma non per questo l’armeno ha suonato male (lasciamo stare un megascazzo su “Lost In Hollywood”), infilando qualche fill extra interessante in quasi tutti i brani.

“Italy deserves a better prime minister than Silvio Berlusconi” è stata una delle poche frasi pronunciate da un Serj che si dichiara un po’ malato, ma questo non incide sulla performance a livello tecnico, anche se perdere il tempo su “Question!” non era certo necessario. In generale, il buon Sergio (come viene chiamato dai cori tra la folla) ha svolto veramente un gran lavoro, senza urlare, ma mantenendo sempre il controllo della situazione.
Potremo dire che a fronte di una freddezza evidente, i veri protagonisti sono stati i presenti: migliaia di persone a ballare, pogare e urlare ogni singola parola, un clima veramente di festa come non se ne vedevano da tempo. E dentro qualche esagerazione fisica si è nascosto il vero succo della giornata: l’amore dei fans per questa grande band.

Una grande giornata di movimento si è consumata anche grazie alle band di apertura. Con l’eccezione di Danzig, pessimo e addirittura cacciato a suon di bottiglie di vetro, le altre band hanno contribuito allo spettacolo in maniera determinante:
gli Anti Flag ad aprire le danze hanno scatenato subito un vero disastro, grazie anche ad una fighissima cover di “Should I Stay or Should I Go” e la discesa del batterista nel pubblico con tanto di cassa e rullante. Tipica punk band da pogo. I Volbeat, band molto particolare con un genere indefinibile, vedono l’interesse scemare man mano che la performance avanza ma riescono comunque a strappare l’approvazione del pubblico. I Sick of It All si candidano invece ad highlight della giornata, forse addirittura meglio dei SOAD stessi: il loro hardcore punk ha veramente distrutto ogni equilibro tra la gente, moshpit ovunque (compreso il famoso “wall of death”). Fantastici, veramente.

Da non dimenticare anche il sillogismo nato da un gruppo di urlatori:
“Vasco Rossi pezzo di merda”
“Berlusconi pezzo di merda”
“Berlusconi sei Vasco Rossi”
Non fa una piega.

La distesa di cemento su cui si erge la fiera di Milano è destinata a diventare il tempio della musica live? Ci sono molti grossi eventi quest’estate e sicuramente i System of A Down sono stati la ciliegina sulla torta, l’unico (per ora) sold-out. I prezzi di parcheggio e cibarie erano veramente esagerati, ma ormai la gente è abituata a questi latrocini per cui si è soliti premunirsi. Per il resto che dire: una grande giornata, veramente una grande giornata, con i suoi alti e bassi, come tutte le grandi giornate dovrebbero essere.

SETLIST:
SYSTEM OF A DOWN
Prison Song
Soldier Side (intro)
B.Y.O.B.
I-E-A-I-A-I-O
Needles
Deer Dance
Radio/Video
Hypnotize
Question!
Suggestions
Psycho
Chop Suey!
Lonely Day
Bounce
Kill Rock’n’Roll
Lost in Hollywood
Forest
Science
Darts
Aerials
Tentative
Cigaro
Suite-Pee
War? (extended version)
Toxicity
Sugar

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