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Archive for the ‘GENERE: Chamber pop’ Category

ETICHETTA: Deutsche Grammophon
GENERE: Pop da camera, chamber music

TRACKLIST:
1. Shattering Sea
2. Snowblind
3. Battle of Trees
4. Fearlessness
5. Cactus Practice
6. Star Whisperer
7. Job’s Coffin
8. Nautical Twilight
9. Your Ghost
10. Edge of the Moon
11. The Chase
12. Night of Hunters
13. Seven Sisters
14. Carry

Ed ecco il dodicesimo capitolo della discografia di Tori Amos, la cantautrice/pianista del North Carolina che da venticinque anni presenzia senza sosta nella scena pop con la sua voce e il suo art rock mai troppo arzigogolato, tutto sommato molto godibile. In una dozzina di album l’evoluzione naturale di un sound comunque sempre molto melodico l’ha portata dalle parti di certe band chamber pop (o dream pop) che poco hanno a che fare con le classifiche. Ma Tori Amos è pur sempre Tori Amos, e le sue gesta attirano sempre un minimo di “indie”-attenzione. C’è chi l’accusa di aver gettato al vento la carriera, mandando al macero i già marginali contenuti rock degli albori, chi invece ne supporta la scelta radicale di svoltare verso sonorità molto diverse da quelle iniziali.
Night of Hunters a The Webzine è stato percepito in maniera molto individuale, regalando alla soggettività dell’ascolto il pregio di essere ancora protagonista dell’assorbimento musicale come esperienza di trasporto emotivo. Le quattordici tracce appaiono in superficie tutte molto simili, ad essere sinceri, rappresentazioni solipsistiche di un viaggio interiore che ha a che fare sicuramente più con il proprio io piuttosto che con un sentimento presumibile dai più. Tagliando così fuori gli ascoltatori, ancora una volta, da un’interpretazione univoca, la cantante riveste in realtà Night of Hunters di un’aura lucente di mistero, a partire dalla ricerca di un significato che difficilmente si riesce ad attribuire senza scandagliare attentamente le brillanti liriche. Gli arrangiamenti, come e forse più del precedente Midwinter Graces, esemplificano uno stile barocco di concepire il pop, riconnettendolo alle sue origini classiche (tant’è che brani come “Fearlessness”, “Battle of Trees” e “Shattering Sea”, le tre migliori dell’intero lavoro, presentano sia melodie vocali che svolazzamenti strumentali degni dei migliori Debussy e Chopin). Nei vocalizzi tipici della Amos, grazie a quella timbrica bambinesca che spesso in altri dischi recenti ha rappresentato un aspetto negativo, ad esempio nei comunque belli The Beekeper e Abnormally Attracted to Sin, si ritrova il suo gusto rock dei primi tempi, seppur trasportato in una sorta di mondo fatato e fiabesco che evoca atmosfere dark ma, ripetendo, immerse in un contesto più antico, con innesti strumentali che assumono in pieno l’aspetto di ballad pianistiche à-la-Bach nonostante toni di epicità moderna più radiofonica. Superando la scontatezza di un paio di momenti (“Star Whisperer” e “Job’s Coffin”), in ogni caso degni di un ascolto approfondito per carpirne l’essenza popolaresca più celata, abbiamo un lavoro maturo, equilibrato e completo, senza momenti stantìi ne ripetizioni troppo evidenti di episodi già visti nella sua carriera. Sostanzialmente, il dodicesimo capitolo di una saga ancora tutta da scrivere. Qualche momento lento in meno e sarebbe stato molto più godibile, ma Tori Amos e la sua leggiadria sono anche questo. Impossibile gridare al miracolo, ma altrettanto impossibile non apprezzare un album veramente ben concepito. Per (quasi) tutti.

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