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Archive for the ‘ETICHETTA: Alka Records’ Category

La rubrica Multireview torna con un triplo appuntamento tutto italiano. 

MARIA ANTONIETTA – MARIA ANTONIETTA (Picicca Dischi, 2012)
GENERE: Cantautorale, punk, alt-rock

Maria Antonietta, nome d’arte di Letizia Cesarini, è entrata di diritto nella lista degli artisti più importanti di questo periodo, insieme ai Cani, allo Stato Sociale e al suo produttore Brunori SAS. L’attenzione un po’ smodata era facilmente prevedibile, così come lo è lo stile dei testi, mirati ad un realismo e ad una quotidianità di facile presa, con un lessico semplice che non disdegna i semplici riferimenti al “tutto un po’” che piace ai nuovi hipsters. Zen Circus, Vasco Brondi e Dario Brunori tra i più simili, in questo senso (ma anche DiMartino). “Quanto Eri Bello” è una di quelle perle indie che piacciono molto agli italiani, forse perché strappa facili consensi con il suo piglio radiofonico, di nuovo presente in “Tu Sei La Verità Non Io”, con influenze più garage sporcate da una tagliente verve punk. Rapporti di coppia in primo piano negli argomenti delle liriche, che presto o tardi vestiranno questo lavoro di un riconoscimento di “album generazionale” che molti già gli affibbiavano a scatola chiusa. Il miglior brano rimane “Santa Caterina”, perfetto per i concerti, grazie ad una grinta assolutamente alt-rock che qui da noi non può che andare bene. Forse la voce a volte risulta un pochino noiosa, ma è alto il grado di personalizzazione che si avverte lungo tutto il disco, ricercando un’originalità talvolta esagerata ma che funziona nel risultare innovativa.
Della serie “può non piacere, ma è un’uscita importante e ve la beccate lo stesso”.

GIOVANNI PELI – TUTTO CIO’ CHE SI POTEVA CANTARE (Kandinsky Records, 2012)
GENERE: Cantautorale, rock italiano

Kandinsky Records e un’altra bella uscita: Giovanni Peli sa lavorare bene con il cantautorato, manipolandolo con grande abilità in una lunghissima serie di altri linguaggi, dal blues al folk, il tutto ricoperto da un’impalpabile e nitidissima patina pop. “Viene La Notte” ha la sua anima Tenco, così come il rock di “Tutto Quello Che Fai” sembra un misto di Benvegnù, Casale, Edda e Battisti. “Tu Amore Perduto” è molto più malinconica, si ripulisce in una sorta di mellifluo Manuel Agnelli che sposa la causa dei primi La Crus e il lirismo di Dalla. “Corallo” è un brano più pensato, impegnando le parole in qualche gioco superiore alla media del resto del disco, ma senza strafare. I testi di altre perle come “Incrocio” non esagerano mai nel barocco e le levigatissime rifiniture di certe evoluzioni lessicali non fanno altro che confermare un songwriting preciso, completo e mai acerbo, anche dal punto di vista letterario.
Un disco di cantautorale classica ma dall’irresistibile facciata modernista.

VIOLASSENZIO – NEL DOMINIO (Alka Records/New Model Label, 2012)
GENERE:  Rock

A Ferrara gli artisti di un certo livello esistono, e i Violassenzio lo confermano. Efficaci musicisti di grande bravura, qualitativamente in grado di superare di gran lunga la media della loro zona, pur esibendo in questo disco tutte le loro influenze in maniera fin troppo scintillante. Anni settanta e ottanta sono miscelati con tutta la new wave che da loro è scaturata, e l’ombra è quella dei Tuesday’s Bad Weather, band pugliese completamente identica a questi emiliani. Il disco è comunque interessante, e a parte alcune oscure somiglianze fila liscio in tutti i suoi tre quarti d’ora. “Amo Chi Sogna”, “Nelle Fabbriche”, “Per Un Re” e “Il Falso E’ Andato Oltre” contestualizzano l’orecchiabilità che fa da sfondo al tutto, un prodotto senz’altro radiofonico e catchy (“Rinchiusi In Una Scatola” e “La Storia Quando E’ Numeri”) che prende il volo quando si giunge di fronte agli ottimi testi, ritratti di una disillusione che non può che accompagnarci tutti quanti fino alla tomba in questi anni di crisi nera, non solo economica. Poca politica diretta, tanti riferimenti alla contemporaneità che tracciano una linea netta tra ciò che vogliamo e ciò non possiamo ottenere. E’ questo espressionismo moderno e dark che salva un album molto derivativo ma suonato ottimamente e con una qualità strumentale che senz’altro molto gli invidieranno. Consigliato, in ogni caso.

Gli artisti di questo articolo in tour:
MARIA ANTONIETTA
28.04 NEVERLAND FESTIVAL @ BLOOM, Mezzago (MB)
29.04 SECRET CONCERT, Vicenza
30.04 APARTAMENTO HOFFMAN, Conegliano Veneto (TV)
01.05 PARCO MIRALFIORE, Pesaro
03.05 KONTIKI, San Benedetto del Tronto (AP)
04.05 LIO BAR, Brescia
11.05 CIRCOLO AGORA’, Cusano Milanino (MI)
14.05 SALONE DEL LIBRO, Torino
18.05 LOCOMOTIV CLUB, Bologna
19.05 ARCI DALLO’, Castiglione delle Stiviere (MN)
31.05 MORGANA, Benevento
01.06 YEO YEO, Albano Laziale (RM)
02.06 FESTINALENTE, Aversa (CE)
15.06 INDIETIAMO, Sassocorvaro (PU)
16.06 LA DARSENA, Castiglione del Lago (PG)
21.06 NUVOLARI LIBERA TRIBU’, Cuneo
22.06 STADIO DEL RUGBY, Monza
14.07 BAR DELLA SERRA, Ivrea (TO)
15.07 POPSOPHIA 2012, Civitanova Marche (MC)
28.07 FESTA DELLA MUSICA, Chianciano Terme (SI)
06.08 SAMMAUROCK, San Mauro Pascoli (RN)
12.08 ANGURIARA FARA, Fara Vicentino (VI)

VIOLASSENZIO
28.04 IL MOLO, Ferrara 

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E’ in release con ALKA Record Label/Ammonia Records, SORRY, NO DUB! secondo full lenght dei DUBBY DUB.

Ad un anno dal debutto “Rock ‘n’ roll head” che aveva segnato la svolta artistica degli ex H-Strychnine Mauro e Andrea Pulga verso sonorità più ricercate e vicine al vintage rock rispetto all’hard-core di provenienza, i DUBBY DUB tornano con un nuovo album, ricco di sfumature sonore, conservando l’attitudine diretta e “in your face” del loro mood originario.

SORRY, NO DUB! perché, a dispetto del nome, i DUBBY DUB NON fanno quel “sottogenere del reggae sorto in Giamaica durante la fine degli anni sessanta (Wikipedia)”. La proposta del combo ferrarese è invece “uno stoner rock incalzante, “tentacolare”, sporcato da chiazze del grunge più ruvido degli anni ’90.” – spiega Mauro Pulga, chitarrista – “Tutti noi ascoltiamo veramente tanta musica: Enrico il nostro batterista, che scrive i testi, ha una collezione di qualche migliaio di dischi, casa sua sembra un negozio di dischi, di quelli molto bene riforniti e io non riesco a far passare un mese senza aver ascoltato almeno 20 dischi nuovi…è una mania. Se dovessimo indicare delle influenze su questo album direi Fugazi, Husker Du (ecco da dove vengono le 2 u puntate dei nome) Queens of the stone age, Dinosaur Jr, The Hives, tanto per dirne alcuni. Abbiamo impiegato quasi un anno di prove per scrivere i brani. La nostra sala prove è in un’ex scuola elementare, la scuola che frequentava Andrea…praticamente suoniamo in quella che era la sua classe, dove ha imparato a scrivere…”

Per comprendere lo spessore dei DUBBY DUB, vi basti sapere che SORRY, NO DUB! è stato registrato in presa diretta “come i dischi rock di una volta”, pressoché interamente buono al primo take e anche su questo lavoro, come nel precedente, la band ha optato per escludere completamente il basso dalla produzione: oltre alle tre chitarre e alla batteria, il quartetto ha invece suonato anche ukulele e glockenspiel.

Il risultato? 11 tracce al fulmicotone in STREAMING per pochi giorni a questo LINK. Nessun ospite, nessuna cover, tutto farina dal sacco DUBBY DUB.

Tracklist:
1. LOVE KILLS
2. PLEASURE
3. SETTLE DOWN
4. SPACE CONTROL
5. MY HEAVEN IS FAR
6. POSSIBILITY
7. FLIPPER
8. LOCK THE HOUSE
9. WHATEVER
10. OH LIAR!
11. ENVELOPE

SORRY, NO DUB! sarà disponibile nei negozi a partire dal 27 marzo, distribuito da Andromeda.

DUBBY DUB presentazione nuovo CD LIVE:
23 marzo DUBBY DUB + Fuzz Orchestra
Ferrara @ Arci Bolognesi

http://www.dubbydub.com

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ETICHETTA: ALKA Record Label
GENERE: Rock, alternative rock

TRACKLIST:
1. Carolynn
2. Online Song
3. Hi Senorita
4. Bright Stars

Following Friday, dei Following Friday, è un disco ineccepibile in quanto ad estrazione temporale, collocandosi nel giusto lasso per approfittare delle chart e della congiuntura positiva della momentanea assenza dalle classifiche di band che possono somigliare (All Time Low, Paramore, Panic At The Disco, Simple Plan, qualcosa dei Weezer, ecc.). Essenzialmente stiamo parlando di un disco “da classifica”, che prende a piene mani dai linguaggi pop punk delle band di cui sopra, rimpastandole con tecniche più alternative, con il giusto dosaggio che noi italiani da sempre sappiamo infondere come fondamentale tratto genetico (dai CCCP in avanti). Non si può parlare di post-punk, ma la natura è quella.
“Online Song” è la principale bandiera del genere e del prodotto proposti, con quel ritornello così catchy da rischiare di produrre fastidio ma che trova nella sua struttura semplice ed aggressiva un momento quasi catartico di reinterpretazione di quel pop rock americano che tanto piace agli adolescenti, ma che poco potrebbero apprezzare suonato dai romagnoli.

L’essenza del pensiero italiano applicato a quello americano: un ottimo disco, seppur scarico a livello di originalità, che dimostra come la maturità nella composizione e una gran voglia di suonare (con il giusto sound) possano produrre ottimi risultati anche in generi che hanno già superato la data di scadenza.

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ETICHETTA: Alka Records
GENERE: Pop Rock

TRACKLIST:
1. Indifferente
2. Funerale di Un Automa
3. I Wanna Wake Up

The Bankrobber, formazione di Trento.
Quattro ragazzi, e tutti, almeno una volta, nel disco hanno cantato.
I brani sono tre, meno dei componenti. Beh, del resto è un EP.

Contenuti: Un pop rock italiano fortemente contaminato dai Pulp, un po’ anche dai Suede, e dalla musica vintage di certi seventies, forse anche sixties; un sapiente uso di sintetizzatori e forti guitar tunes dall’animo molto, a volte troppo, radiofonico. Le due voci principali, quelle di Oberti e della chitarrista Lorenza Piccinelli, fanno un ottimo lavoro, si sostengono a vicenda, sono fondamentali nel “colorare” ulteriormente di toni brit i tre brani. La title track, in qualche modo il singolo, è il brano migliore.
Il risultato è un trittico di pezzi semplici, quasi stringati, per questo d’impatto, dove le voci e le chitarre da protagoniste sorreggono, più che essere sorrette, un comparto ritmico, pure questo, decisamente lineare e compatto. Ne guadagnano i brani e quella sensazione di “sicurezza” che quasi ci assicura della capacità di songwriting e di esecuzione strumentale dei quattro trentini. Un disco consigliato a tutti i cultori della buona musica pop fatta senza essere volutamente sbanca-classifiche.
Da sottolineare il ritorno, come in precedenti uscite, di Enrico Ruggeri, che scrive il testo della bella “Funerale di Un Automa” per la band. Il sound, come avrete letto sopra, è molto dissimile da quello a cui ci ha abituati il “rocker “milanese e sapere che queste parole sono state scritte da lui, in qualche modo, ne aumenta l’effetto sorpresa.

Inevitabile concludere questo articolo dicendo che di questa band aspettiamo al varco il disco, per sapere se quanto detto fino a qui con i tre brani del cortissimo EP Indifferente è da confermare o semplicemente da accantonare. Speriamo proprio di no, le premesse, effettivamente, sono piuttosto consistenti.

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ETICHETTA: Alka, Shinseiki
GENERE: Noise, post-hardcore

TRACKLIST:
1. Do It Or Let Me Go
2. The Head
3. Sorrysmile
4. Revolt Party
5. Dubby Little Thing Called Dub
6. In-Coming Disaster
7. I’m Ok
8. Won’t You Save Yourself?
9. The Hand
10. Think ‘bout Your Health
11. It’s So Easy

Poooooooooooooooowerful.
Rock’n’roll Head è una piccola perla di noise, fuso con le impennate garage e post-hardcore di certe band nordiche, americane e del nostro territorio peninsulare (anche recenti), che arriva come un’accetta d’acciaio sulla nostra testa proprio quando sembrava che il genere stesse morendo. Prolifici come non mai, sfornano dodici fucilate, furiose, devastanti, al fulmicotone: perdersi nelle loro mitragliate di chitarra (“il mio mitra è un contrabbasso”, stavolta, non presenta nessuna figura retorica), nelle lente tirate che si concludono sempre con impennate noise che stridono, scuotono l’udito, si schiantano contro una batteria abbastanza ingenua ma sempre al passo con il livello degli altri del gruppo. Per la cronaca, un livello alto. I Love in Elevator molto più bravi a suonare, molto più resistenti nel tenere brani di uno certo spessore (e anche loro nell’ultimo disco sono stati ottimi, ma qui non si scherza).
“The Head”, “Sorrysmile”, “In-Coming Disaster” e “The Hand”, sostanzialmente, compongono il quartetto essenziale per definire il sound della band: potente, caldo, post-nirvaniano (soprattutto nel primo dei quattro episodi citati), impegnato ad essere strafottente con tutto e tutti. Le strutture dei brani non sono mai particolarmente complesse, se comparate alla media del genere, ma dimostrano una capacità di songwriting che riesce contemporaneamente ad essere efficace e letale. Dinosaur Jr. e Queens of The Stone Age su tutti quelli che apprezzerebbero l’ascolto di Rock’n’roll Head.

Un enorme lassativo che ci permette di cagare fuori la nostra rabbia. Si sa, tutti ne abbiamo tanta. GRAN DISCO.

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