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Archive for the ‘ARTISTA: Rebis’ Category

Recensione scritta per Music Opinion Network

ETICHETTA: Nessuna
GENERE: Popolare

Naufragati nel Deserto è il titolo perfetto per questo disco, i cui richiami principali anche dal punto di vista musicale si rifanno all’elemento acquatico del Mediterraneo, un mare certamente vicino al concetto di naufragio, ma anche alle aride lande sahariane dell’Africa centro-settentrionale, fino al suo affacciarsi, di nuovo, sul Mare Nostrum. Folk, pop, jazz, echi spagnoli di musica gitana ma anche flamenco, un fiume infinito di idiomi diversi dal francese all’arabo passando per il sicilianu, tutto condensato in quella che risulta infine un’eccelsa padronanza culturale in primis plurilinguistica, ma variopinta anche nella sua essenza identitaria, perché questo duo in realtà risiede a Genova, aggiungendo un altro punto di riferimento anche geografico alle diverse chiavi di lettura che si possono applicare a questo loro nuovo album.

Un duo, dicevamo, produzione Primigenia che Alessandra Ravizza e Andrea Megliola hanno saputo sfruttare al meglio, dandosi visibilità anche con partecipazioni più che meritate a rassegne come Mediterrarte Festival, il Festival Italiano di Suzhou in Cina e Sanremo Off, tra gli altri. L’ultima edizione di Mediterrarte, inoltre, ha visto la partecipazione della cantante Antonella Serà, rappresentante di un orizzonte canoro non troppo distante da quello della Ravizza. Di Naufragati nel Deserto, tuttavia, non vengono ricordate solamente le voci, ma più che altro gli arrangiamenti più complessi, quelli che mettono in piena evidenza la qualità dei musicisti coinvolti. I momenti più vivaci sono scanditi da violini e intrecci di chitarre classiche ed acustiche, mentre i clarinetti fanno pensare alla tradizione ebraica, come il klezmer di Norman Nawrocki (che in realtà e’ canadese). Se dobbiamo muovere una critica a questo lavoro è forse la mancanza d’incisività dei brani o l’assenza di una direzione che renda comprensibile l’obiettivo di questo prodotto. Piacere a tutti o piacere a pochi? Alcuni pezzi più catchy farebbero pensare alla prima strada, ma la risposta è forse più nella seconda, perché alcuni assoli e fraseggi non ci faranno mai sentire estratti da questo disco nelle radio più popolari. Di conseguenza, se potessimo identificare questo disco come un’esercizio di stile e una naturale composizione proveniente da un multiculturalismo di ispirazione mediterranea, come si diceva all’inizio, l’apprezzamento sarebbe d’obbligo. In definitiva, bella prova da parte di questi genovesi che dimostrano ancora una volta come la Liguria sia patria di artisti di qualità, dentro e fuori il mondo della musica popolare.

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