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Archive for the ‘ARTISTA: Riccardo Prencipe’s Corde Oblique’ Category

GENERE: Folk mediterraneo
ETICHETTA: Priskonovénie

TRACKLIST:
1. A Hail of Bitter Almonds
2. Together Alone
3. Arpe di Vento
4. Paestum
5. La Madre che non C’è
6. Slide
7. Le Pietre di Napoli
8. Jigsaw Falling Into Place
9. Crypta Neapolitana
10. Gioia di Vivere
11. Red Little Wine
12. The Man of Wood
13. Le Piccole Cose
14. Pietra Bianca
15. Su un Dipinto di Giovanni Bellini

Quarta uscita discografica per il cantautore folk Riccardo Prencipe, cantastorie che da sempre trasforma in musica il suo grande amore per Napoli e la tradizione mediterranea, sia in senso culturale che artistico, congiungendo la natura tipicamente folk pop della sua chitarra classica e un songwriting complesso ma limpido, dalle sonorità tiepide (appunto, mediterranee) che si avvicinano alle esondazioni progressive rock dei frangenti meno psichedelici della carriera pinkfloydiana, per arrivare a quelle più leggere dei Dreamtheater o degli Anathema, citati anche nel retro copertina.
Nei quindici brani le trame sempre molto raffinate della chitarra classica del main musician si intrecciano con la band che da sempre accompagna il buon Prencipe, ovvero Notarloberti (violino), Sica (batteria), Lepore (basso e contrabbasso) e i cantanti (che, bisogna ammetterlo, danno un contributo fondamentale): Claudia Sorvillo, Floriana Cangiano, Caterina Pontrandolfo, Annalisa Madonna e Sergio Panarella. “Together Alone” è il momento più delicato, pregno di quell’anima acustica tipica della tradizione cantautorale italiana, mentre “The Man of Wood” sfocia un pianoforte protagonista che sobbalza di virtuosismi possenti e vigorosi, dando quell’anima rock al brano che percepiamo in ogni suo istante. Recalcitrante ma espressivamente molto valido il flauto di pan di “Slide”, episodio strumentale che si staglia su di una struttura palesemente progressive che non disdegna i seventies d’oro del nostro periodo. Le distese mediterranee di atmosfere più folk sono comunque contemplate in ogni singolo brano, e lo sentiamo sempre in maniera particolare negli inserimenti di voce e negli arrangiamenti delle chitarre e degli altri strumenti a corda, in prevalenza in “Gioia di Vivere” e “Arpe di Vento”. Da segnalare è senz’altro anche la rivisitazione, seriamente molto valida, di “Jigsaw Falling Into Place”, celeberrimo brano dei Radiohead che dagli stessi riprende l’aura art rock per essere riproposto con quegli stilemi folk che più di ogni altra cosa contraddistinguono il sound del progetto Corde Oblique.

Lo avete capito, vero, che questo è un gran disco?

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