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Archive for the ‘ETICHETTA: Vaggimal’ Category

RECENSIONE SCRITTA PER INDIE FOR BUNNIES
GENERE: Folk pop
ETICHETTA: 42, Vaggimal

TRACKLIST:
1. Casual Things (wall, book, dawn)
2. Rather than Saint Valentine’s day Part 1
3. Rather than Saint Valentine’s day Part 2
4. Wejk Ap
5. Low-Sir
6. The Moka Efti Crazy Bar
7. Solanje

Come dire, la prima cosa interessante di questo disco è la sua immagine, ottenuta da una presentazione particolare che gli conferisce quest’aura di lavoro “pane e vino” nato tra i monti dove “il sindaco, il panettiere, il mugnaio e lo spazzacamino cantavano con loro a messa”. Allora uno cosa si dovrebbe aspettare? Suoni tirolesi o d’orchestra trentina d’altri tempi, al limite quelle bande da festa paesana a cui sono abituati i Comuni della Val di Fassa o della Carnia? Si, sembrerebbe, ma poi il disco si presenta semplicemente come l’ennesima sorpresa indie folk pop che noi italiani sappiamo fare molto bene.
I C+C Maxigross viaggiano veloce alla scoperta di quello che è l’interesse mediatico ancora troppo acceso nei confronti dell’universo folk americaneggiante d’importazione, genere che si salverà solo il giorno in cui lo faremo diversamente e riusciremo ad esportarlo più che fagocitarlo immeritatamente. Però suonano bene, i motivetti reggono e si ascoltano (e canticchiano) con piacere (“Rather Than Saint Valentine’s day Part 1”), con il suo strascico pop che comunque ha anche le sue retroscene beatlesiane (la part 2 del pezzo appena citato), quasi da paragonare per alcuni versi ai Babyshambles, finendo per rendere il disco la giusta accozzaglia di elementi folk pop moderni. Bon Iver, Suede, tradizione popolare, Fleet Foxes e Iron & Wine. Se manca ancora qualcosa, ascoltate “Low-Sir”: è la chiave di volta britannica, candidato a singolo, un brano veramente molto radio-friendly che si ricorderà nel tempo se a qualcuno fregherà pubblicizzarlo.

Supera che non serviva fare un disco così, e avrai comunque una perla italiana come poche, candidato tra i dischi dell’anno (nel genere, non in generale) per quella patina veramente “popolareggiante” ma ancora indie che ormai sporca ogni lavoro sedicente folk. E’ un bene quando, come nel caso dei C+C Maxigross, trovi gente che sa suonare.

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