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Archive for the ‘ARTISTA: Elbow’ Category

CONTINUATO IRREGOLARE DEL PRIMO APPUNTAMENTO DI IERI.
TAGLI DEI FONDI ALLA CULTURA? C’E’ THE WEBZINE CHE CONTINUA A CONSIGLIARVI I DISCHI GIUSTI.

ELBOW – Build a Rocket Boy (Friction, 2011)
Il ritiro a Manchester, l’accesso a sonorità progressive ottenuto tramite copiose concessioni strumentali (“The Bird”), il pop coldplayiano che è solo di contorno quando si notano corrugamenti radioheadiani, sprazzi new wave d’atmosfere decadenti (“Lippy Kids”), dove regna la nostalgia dell’infanzia, del tempo passato. A noi che ne canta sempre Guccini, una lezione che piace molto. Cinque dischi, i primi quattro tutti molto belli, che lasciano a questo Build A Rocket Boy la necessità di dare risposte a chi chiede conferme circa l’abilità della band: beh, la conferma arriva, con una forma-canzone meno rispettata, tentativi di perseguire tante strade differenti che diventano troppe, e se i dubbi esistono, si sa anche che le potenzialità della band sono molto superiori a questo disco, che è comunque molto MOLTO bello. Consigliato.
VOTO: 3.5 SU 5

THE STROKES – Angles (Rough Trade, 2011)
Problemi di droga durante le registrazioni a parte, gli Strokes sono da anni sulla cresta dell’onda: dal fulminante esordio di Is This It? al più sperimentale e “maturo” First Impressions Of Earth, la band ha avuto bisogno di un po’ di tempo prima di questo Angles, che si presenta così: niente fronzoli, chitarre come sempre molto originali nel genere, virate indie e post-punk di fattura più che pregevole, con grandi inserti eighties (la bellissima e, finalmente, diversa, “Macchu Picchu”). Il singolo “Undercover of Darkness” funziona TANTISSIMO, ma il resto del disco è abbastanza carente in quanto ad inventiva e probabile “resa live”: sembra che manchi della freschezza che ha reso grande la band con tre ottimi dischi, nonostante la beatlesiana “Call Me Back” che porta gli americani verso nuovi lidi. Tante possibilità di espandersi, un insieme di bei brani che disperdono potenzialità ad ogni nota, dando comunque l’impressione di avere a che fare con una band ulteriormente maturata. Un disco molto equilibrato, ma niente di più.
VOTO: 3 su 5

EXPLOSIONS IN THE SKY – Take Care, Take Care, Take Care (Bella Union, 2011)
Poco da dire: un altro disco post-rock. C’è un lato positivo nel prendere un genere e portarlo avanti all’infinito: si può dimostrare di saperlo fare bene, si può concretizzare una fan base a volte molto solida (mo guarda gli Ac/DC?), si ottiene un’etichetta che ci si porta dietro tutta la vita; la lista delle cose negativa inizia con l’ultimo punto di quella positiva e continua con: si scade nella banalità, ci si rinchiude in linguaggi estremamente codificati che non presumono né dimostrano nessuna evoluzione o maturazione nel sound. Gli EitS hanno questo problema: sono solo ed esclusivamente post-rock vecchia maniera, come tanti, come tutti questi gruppi. I Mogwai si evolvono, gli Explosions restano lì. Per il resto, nel post-rock è fatto BENISSIMO, ma chi è disposto a valutare “criticamente” un disco che non ha veramente niente da offrire se non una copia del precedente?
VOTO: 2.5 SU 5  

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