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Archive for the ‘ETICHETTA: Doug The Dog’ Category

Recensione di GIACOMO “JACK” CASILE

ETICHETTA: Doug The Dog
GENERE: Indie/Psychedelic Rock

TRACKLIST:
1. Any Minute Now
2. Sloop Jay B
3. Trapped in the GRA
4. Crash City
5. Big Daisy
6. Miles Monroe
7. Cheap-com
8. From Head to Twelve
9. Iranian Doom
10. Too Many Mistakes
11. Parallelepyped Song
12. Their Own, Not Each Others

Sterbus è il progetto solista di Emanuele Sterbini, cantante polistrumentista romano autore di una musica particolare e fuori dagli schemi, debitrice tanto al progressive anni ’70 quanto all’alternative dei ’90. “Iranian Doom” è il terzo lavoro in studio dell’artista dopo il full lenght “Chi Ha Ordinato gli Spinaci?”, uscito poco più di un’anno fa, e l’EP “Eva Anger” del 2007, due buoni lavori che già avevano fatto intuire le potenzialità del progetto. Questo nuovo album riprende l’idea di collage musicale dei due precedenti, migliorando però nelle strutture dei brani e nella qualità complessiva del prodotto. Sterbus si muove nei generi più disparati in piena tradizione zappiana, però sempre con criterio e mai in maniera caotica, riuscendo ad amalgamare il tutto in un unico stile personale. “Iranian Doom” parte con un intro piuttosto curioso dove a sonorità progressive si interseca uno stacchetto musicale che cita “The Rocky Horror Picture Show”. Si prosegue con “Sloop Jay”, rivisitazione dei Beach Boys di “Pet Sounds”, con un risultato molto vicino a certe sperimentazioni di Beck. Aumenta l’intensità con “Trapped in GRA”, sicuramente la traccia più aggressiva e movimentata dell’album, caratterizzata da un arrangiamento superbo in grado di far coesistere grunge, stoner rock e coretti alla Beatles. In “Crash City” invece predomina la psichedelia, le melodie soffuse del brano si avvicinano molto alle atmosfere dei francesi Air. Proseguendo nell’ascolto ci si imbatte in pezzi strumentali come “Big Daisy” e “Cheap-com”, dove a farla da padrone è il collage ironico e spericolato, per passare poi ad altri bizzarri come “Miles Monroe” che nel finale sfoggia una melodia che sembra essere un rifacimento della sigla di Beautiful. Nella seconda metà del disco abbiamo invece i due episodi più riusciti, ovvero “Parallelepyped Song” e la title track; la prima rappresenta il mix perfetto tra le varie influenze presenti nel full-lenght, la seconda invece ricorda l’Elliot Smith più ispirato per il suo incedere ipnotico e alienante. L’unico aspetto dell’album che ho trovato un pò sottotono è la produzione; per il suo essere troppo fredda e lo-fi rende un pò ostico l’ascolto a chi non è avvezzo al genere. In sintesi consiglio vivamente questo “Iranian Doom”, perchè, pur non facendo gridare al miracolo, si tratta di un lavoro di qualità e abbastanza insolito, realizzato da un’artista preparato che ama la musica in tutte le sue sfaccettature.

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